Gallicano nel Lazio (usualmente Gallicano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.
Geografia fisica Territorio Gallicano nel Lazio è situato a 241 metri sul livello del mare, nella parte orientale dell'area metropolitana di Roma (da cui dista circa 25 km) e alle falde dei monti Prenestini. Il centro abitato si sviluppa lungo un colle tufaceo, in una posizione dominante rispetto alle vallate scavate dall'erosione fluviale e circondato da varie zone boscate.
Clima Classificazione climatica: zona D, 1659 GR/G
Origini del nome Gallicano nel Lazio (la specificazione risale al 1872) è un toponimo di origine prediale, che risale al nome personale latino Gallicanus, con varie attestazioni nel Medioevo.
Storia Gallicano nel Lazio in epoca romana si trovava presso l'antica Pedum, anche se non tutti concordano sull'esatta ubicazione e forse Pedum era dove ora c'è la località Corcolle.
La prima menzione scritta in cui si parla del Castello di Gallicano risale al 984 ed è il diploma con cui Giovanni e Crescenzio, principi, donano la chiesa di San Benedetto agli abitanti del Castrum Gallicani. Successivamente gli stessi lo cedettero ai monaci benedettini di Subiaco i quali, sul crinale di tufo ove ancora oggi sorge il paese, fortificarono il castrum, difeso naturalmente da due lunghi e larghi fossati a destra e a sinistra del borgo, edificandovi anche la chiesa parrocchiale, intitolata a sant'Andrea apostolo.
Accanto al Castello, sul colle poi denominato di Santa Maria, accanto ad una chiesa intitolata alla Madre di Dio, edificarono un monastero, stanziandovisi. In questa chiesa posero in venerazione un'immagine mariana molto antica, che fu poi denominata Madonna delle Grazie. Passato successivamente all'abbazia di San Paolo fuori le Mura di Roma, divenne proprietà della potente famiglia Colonna agli inizi del XIII secolo.
Per quasi quattro secoli, la famiglia possedette Gallicano, coinvolgendolo sempre nei suoi dissapori con il Papato e facendo di esso un ponte con la vicinissima Roma. Ma anche tempi di pace sorsero sul paese che poté ospitare la villeggiatura di Martino V (Oddone Colonna) nel 1424. Ad essi si deve, inoltre, il passaggio del monastero dei benedettini di Santa Maria in convento francescano, mentre era ancora in vita san Francesco (quindi prima del 1226).
Nel 1501 fu espugnato dai Borgia i quali lo tennero fino alla chiusura del pontificato del loro papa, Alessandro VI (1503), poi tornò ai Colonna. Durante le ulteriori lotte tra il casato e il papa dell'epoca, Clemente VII, il castello di Gallicano fu distrutto nel 1526.
Ricostruito dalla tenacia degli abitanti, dal 1530 fu amministrato dal principe Alessandro Colonna, che gli diede gli statuti, ancora conservati nell'Archivio Vaticano e che ricostruì la Rocca oggi detta Palazzo Baronale. Il passaggio dei Colonna è ancora oggi ricordato dallo scudo con il loro stemma che campeggia sulla porta nord del borgo, detta del "Santo Salvatore". La dinastia dei Colonna lasciò definitivamente la supremazia su Gallicano nel 1622 quando il principato passò al cardinale Ludovico Ludovisi, arcivescovo di Bologna, nipote di Gregorio XV. Questo papa visitò il paese nello stesso anno e celebrò la messa nella chiesa di Sant'Andrea.
Nel 1628 venne eretta all'ingresso del paese la chiesa dedicata a san Rocco che, secondo la leggenda, apparendovi avrebbe liberato il luogo dalla peste.
Nel 1668 i Ludovisi vendettero poi il feudo di Gallicano al principe Giovanni Battista Rospigliosi., a cura di Davide Shamà (accesso 22 giugno 2015).
Tra i suoi discendenti il principe Nicolò Pallavicini e la sua consorte Vittoria Altieri vengono ricordati per la loro munificenza nei confronti degli abitanti di Gallicano, soprattutto per la ricostruzione ex novo dell'antica chiesa di Sant'Andrea in forme barocche su progetto di Ludovico Rusconi Sassi negli anni 1732-1734 e della fondazione di una scuola pubblica gratuita per le ragazze, aperta nel paese da Santa Lucia Filippini su invito della principessa Altieri Pallavicini (1726).
Nel 1734 giunse anche in Gallicano il corpo di sant'Aurelio Sabazio, martire, tratto dalle Catacombe di Priscilla. Nello stesso periodo, la principessa Pallavicini ospitò a Gallicano per le missioni popolari il famoso predicatore francescano, poi santo, Leonardo da Porto Maurizio (1741). Tuttavia, in questo periodo Gallicano visse traumaticamente la soppressione del convento francescano di Santa Maria delle Grazie e l'incameramento dei suoi beni da parte del convento omonimo di Zagarolo (1748). Al paese rimase come un tesoro la sola vetustissima immagine della Vergine. Nel colle opposto rispetto a quello un tempo occupato dai francescani era sorto a metà del secolo XVII un convento domenicano, intorno all'antica chiesa in cui sono ancora oggi conservate le reliquie di san Pastore Martire. Oggi è sede estiva del Pontificio Collegio Germanico Ungarico.
I Pallavicini rinunciarono ai loro diritti feudali su Gallicano solamente nel 1849, quando esso divenne comune libero. Nel 1872, infine, al nome del paese fu aggiunta la specificazione "nel Lazio" per distinguerlo dal Gallicano in provincia di Lucca. Nel 1905 il cardinale Vincenzo Vannutelli, vescovo di Palestrina, incoronò la Madonna delle Grazie quale regina di Gallicano ad imperitura memoria di una devozione millenaria, ancora oggi molto viva.
Durante la seconda guerra mondiale subì diversi bombardamenti che causarono tra l'altro la distruzione parziale del Ponte Amato di epoca romana.
Dagli anni novanta del XX secolo Gallicano ha visto un notevole incremento demografico dovuto al basso costo degli immobili rispetto alla vicinissima Roma.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 5 febbraio 2005.
Il gonfalone è un drappo di giallo con la bordatura di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo
Le prime testimonianze documentarie relative alla chiesa di sant'Andrea apostolo risalgono al 1290. In quell’epoca viene ricordata un’offerta di 1.500 fiorini d’oro da parte di Pietro Colonna, che successivamente scelse il luogo sacro come sede della propria sepoltura.Nel XVIII secolo la principessa Vittoria Altieri Pallavicini, constatando le gravi condizioni strutturali dell’antica chiesa, ne dispose la demolizione e finanziò integralmente la costruzione dell’edificio attuale. La nuova chiesa venne arricchita con arredi sacri e con le reliquie del martire Sant’Aurelio Sabazio. I lavori terminarono alla fine di aprile del 1734 e, l’8 maggio dello stesso anno, la chiesa fu benedetta e consacrata alla Beata Vergine Maria, a San Giuseppe, a Sant’Andrea Apostolo e a San Gallicano da mons. Ludovico Valdina Cremona, vescovo di Ermopoli, con autorizzazione del cardinale Tommaso Ruffo, vescovo di Palestrina.
L’edificio presenta una navata unica di forma quadrangolare con un ampio presbiterio. All’interno si trovano un soffitto decorato a riquadri, cinque altari, una cappella e un organo risalente al Settecento. Nel corso del tempo la chiesa è stata interessata da diversi interventi di restauro e manutenzione: il rifacimento del pavimento fu promosso da don Romolo Sabbi, mentre don Piero Oddi seguì opere riguardanti il tetto, il soffitto, il recupero delle decorazioni, della facciata e del campanile, oltre all’adeguamento del presbiterio alle norme liturgiche contemporanee. L’altare maggiore è rimasto invariato, mentre davanti ad esso è stato collocato un nuovo altare in marmo contenente reliquie di santa Lucia Filippini, fondatrice delle Maestre Pie Filippini, che visitò Gallicano nel 1726.
All’interno della parrocchiale è custodita anche la venerata immagine della Madonna delle Grazie, tradizionalmente ritenuta proveniente da Costantinopoli e presente a Gallicano fin dall’XI secolo. Alla chiesa sono annessi la sagrestia, la canonica e un oratorio dedicato ai giovani. Accanto all’edificio si trova inoltre l’oratorio della Confraternita del Crocifisso, dove è conservato un pregevole Crocifisso ligneo del XVI secolo, particolarmente caro alla devozione popolare e portato in processione durante il Venerdì Santo. Chiesa di San Rocco
La chiesa fu edificata nel 1628 dalla comunità di Gallicano nel Lazio come ex voto, in segno di ringraziamento per essere stata preservata dall'epidemia di peste che, secondo le cronache dell'epoca, colpì gran parte dei territori a sud-est di Roma all'inizio del XVII secolo. La tradizione locale attribuisce tale protezione all'intercessione di San Rocco, patrono invocato contro le pestilenze.
La data di costruzione è è incisa su una pietra angolare posta sul lato meridionale dell'edificio, tra la navata e il presbiterio. L'iscrizione, rimasta nascosta per lungo tempo, è stata riportata alla luce durante i restauri eseguiti nel 1999.
Al momento della sua edificazione la chiesa sorgeva al di fuori del nucleo abitato; solo con le successive espansioni urbanistiche venne inglobata nel tessuto cittadino. La sua collocazione dominante sulla campagna circostante, allora occupata prevalentemente da vigneti e uliveti, rifletteva l'importanza economica di queste coltivazioni per la comunità locale e il valore simbolico attribuito alla protezione religiosa delle attività agricole.
Nel XIX secolo l'edificio fu oggetto di interventi di ampliamento e ristrutturazione. La chiesa presenta un'architettura semplice, di carattere sobrio e rustico: La facciata è molto semplice e termina con un tetto a capanna con due piccoli campanili ai lati; l'interno conserva tre altari: l'altare maggiore, dedicato a san Rocco, un altare dedicato a san Domenico e un terzo altare che custodisce la statua di sant'Antonio Abate. Sono inoltre presenti un fonte battesimale risalente al XVII secolo e una cantoria lignea in stile barocco. Architetture civili
Palazzo Baronale
Siti archeologici L'intero territorio è attraverso da una parte del cosiddetto Anello dei Giganti dell'acqua, ossia i resti di monumentali architetture idrauliche che i Romani costruirono nell'antichità per far arrivare l'acqua a Roma, in particolare gli acquedotti Anius Vetus e Aqua Marcia.
via Praenestina Antica ponte Amato
Società Evoluzione demografica Al 1º gennaio 2024 i cittadini stranieri residenti nel comune ammontano a 763 unità, pari all'11% della popolazione complessiva. La comunità straniera è costituita prevalentemente da cittadini di origine rumena, che rappresentano circa il 75% del totale. Seguono, con percentuali sensibilmente inferiori, i residenti provenienti dall'Africa (poco più del 6%), dall'America Latina (circa il 5%) e dall'Asia (circa il 3%).
Cultura Musica Banda parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo Banda Città di Gallicano nel Lazio
Cucina
Prodotto tipico del paese è il Ciambellone di Sant'Antonio, biscotto salato a forma di nodo intrecciato.
Infrastrutture e trasporti Strade Il comune è attraversato dalle seguenti Strade provincialiDIPARTIMENTO VII "Viabilità e Infrastrutture Viarie" ELENCO STRADE CITTA' METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE.: SP53/b Colonna - Gallicano: San Cesareo - Zagarolo - Gallicano SP56/a Gallicano - Poli: Gallicano - Roma - Poli SP51/ab Maremmana Inferiore II: Tivoli - Gallicano - Zagarolo SP13/b Osa - Gallicano: Roma - Monte Compatri - Zagarolo - Gallicano SP55/a Pedemontana I: Gallicano - Palestrina SP47/b Pratonovo Scossite Cancellata Grande: Gallicano - Zagarolo SP29/a Le Tende: Palestrina - Gallicano - Castel San Pietro Romano
Amministrazione Nel 1872 Gallicano cambia denominazione in Gallicano nel Lazio.
Altre informazioni amministrative Fa parte della Comunità montana Castelli Romani e Prenestini. Frazioni: Acquatraversa e Passerano Presente Gruppo di Protezione Civile "Nucleo Volontari Protezione Civile Gallus Canit"
Gemellaggi
Sport Gallicano Cricket Club ASD Gallicano nel Lazio Calcio Note
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