La Legione del Mistero è una storia di Dick Fulmine scritta da Andrea Lavezzolo e disegnata da Carlo Cossio, originariamente pubblicata in puntate settimanali dal 26 ottobre 1945 al 20 aprile 1946. È l'unica storia originale del personaggio pubblicata su Fulmine, giornale dalla breve vita stampato all'inizio del secondo Dopoguerra. Cronologicamente dovrebbe essere la 264ª avventura del personaggio a partire da La banda del pazzo (Albi dell'Audacia #2, Casa Editrice Vittoria, 1938), ma è convenzionalmente contrassegnata 292a nella cronologia ufficiale poiché non apparterrebbe alla serie "regolare"G. Bono, L. Gori, Cronologia, in Dick Fulmine. L'avventura e le avventure di un eroe italiano, Federico Motta Editore, 1997, p. 225. Sul piano filologico, la nota distintiva di questa storia è data dal fatto che fu pubblicata incompleta per la chiusura improvvisa del giornale che scandiva le sue puntate. 6 pagine fungenti da conclusione, disegnate da Renato Polese, furono aggiunte soltanto nel 1989.

Con questa storia gli autori vollero dare il patentino di "eroe democratico" a Dick Fulmine, personaggio colluso col regime fascista fino a poco prima della LiberazioneL. Tamagnini, La verginità del gigante, in Fulmine - La Legione del Mistero, A.N.A.F., 1989, p. 2, facendolo scontrare coi responsabili e i continuatori della tragedia convenzionalmente più significativa del Novecento, all'epoca ancora calda. Dick Fulmine è l'unico personaggio italiano a fumetti compromesso col regime ad aver potuto proseguire la sua carriera nel Dopoguerra, indisturbato o quasi.

Il grintoso e massiccio detective italo-americano Dick Fulmine in questa storia si trova in un albergo di Parigi (tra l'altro è la città dove Lavezzolo è nato). Da qui inizia a trovarsi alle prese con una sfilza di avvenimenti enigmatici quali: signori che camminano tranquillamente con un pugnale conficcato nella schiena, politici e industriali che spariscono dalla circolazione per poi ricomparire comportandosi come se nulla fosse accaduto, strani suicidi nella malavita e giornalisti impazziti mentre sono sulle tracce di un caso. Alla fine, collaborando con la polizia locale, scopre l'orrenda verità: è tutto un complotto di una misteriosa associazione - controllata da un famoso nazista la cui identità è celata fino alla fine - che vuole prendere il controllo della Francia e poi di tutta l'Europa con l'utilizzo di insospettabili automi. La sospensione senza preavviso della storia non permise la fruizione, da parte del pubblico, del momento clou: cioè lo svelamento dell'identità del savant fou che capeggia l'intera organizzazione.

Trama Parigi. L'affascinante violinista polacco Jgor Stransky, terminato il suo concerto serale, rincasa a piedi al suo albergo passando per vicoli. In uno di questi viene aggredito da una coppia di scippatori che lo pugnalano alla schiena. Dato che sembra non accusare dolore, i rapinatori fuggono per lo spavento. Stransky, col pugnale conficcato tra le scapole, rientra nella propria stanza d'albergo notato dalla sua vicina, la giovane contessa Yvonne de Choiseul la quale, giustamente inorridita dalla situazione, caccia un urlo e cade svenuta. Impiegati e inquilini dell'albergo subito accorrono, e tra di loro vi è anche il detective italo-americano Dick Fulmine, che si trova anche lui - momentaneamente - a Parigi, nel medesimo albergo. Nessuno crede alla storia che la contessa - rianimatasi - racconta, ma Fulmine, interessato alla faccenda, sfonda la porta della camera del violinista, constatando che è vuota. Il violinista è dunque scomparso.

Fulmine, ritenendo che, se Stransky era stato pugnalato, probabilmente la causa era uno scippo, si reca l'indomani in una serie di osterie malfamate per poter carpire informazioni utili. In una di queste, la Pere Jacob, incappa in 2 tizi che stanno discutendo proprio della faccenda del violinista: pare che un loro conoscente, il "Rosso", abbia appunto pugnalato la sera prima un violinista, e che quest'ultimo non abbia sbattuto ciglio. Fulmine riesce con la violenza a farsi dire dai due l'indirizzo del "Rosso", ma una volta introdottosi nel suo appartamento lo trova impiccato, mentre su una parete campeggia la firma "La Legione del Mistero". Fulmine convoca la polizia e poi discute con l'ispettore Belotte, che vuole che Fulmine non si allontani dalla città e si mantenga a loro disposizione.

Nella metropolitana Fulmine, poco dopo, quasi cade vittima di un attentato alla sua vita, ma riesce a cavarsela. Tornato in albergo trova ad attenderlo un biglietto anonimo che gli intima di non occuparsi più delle faccende legate alla Legione del Mistero.

Nel frattempo Lamercier, direttore del Credit Lyonnais, viene rapito e condotto in aperta campagna, all'interno di una strana villa (dall'architettura razionalista) nelle cui vicinanze sorge una casupola solitaria dominata da un grande serbatoio in cemento: qui vive il "Professore", la mente dell'intera operazione. Lamercier è portato all'interno della villa e accolto dal serafico Clodius, il quale gli fa intendere che quella sarebbe la sede della Legione del Mistero. Il giapponese Hashimoto, chiamato da Clodius, si siede e traccia uno schizzo di Lamercier, poi se ne va. Lamercier è quindi condotto nei locali sotterranei della villa e rinchiuso in una cella. I sotterranei sono pieni di prigionieri: tutte personalità di alto rango, e tra queste anche vecchie conoscenze di Lamercier, il quale è sconvolto dall'apprendere che Bougeaud è lì prigioniero da una settimana, mentre lui è convinto di averci conferito il giorno prima.

L'indomani vediamo Lamercier recarsi regolarmente alla sede del Credit Lyonnais, ove detta alla sua segretaria una lettera da inviarsi al magnate dell'industria Jean Cristien. Nella lettera Lamercier fa sapere a Cristien che per difficoltà inattese non può essergli concesso il fido che egli aveva richiesto. Jean Cristien riceve la lettera e sente rovinato, dunque si spara nel suo ufficio. La sua morte genera panico in borsa e molte ditte satellite tracollano.

In serata Fulmine decide di recarsi a un meeting operaio che si svolge in un quartiere periferico della città, sperando di poter assistere a una rissa coi fiocchi. Il relatore è un certo Chaudron, che durante un blackout si accascia sulla cattedra. Tornata la luce riacquista i sensi, dichiarando di aver avuto soltanto un piccolo malore.

L'occhio degli autori si sposta in contemporanea all'Opera, dove vediamo che il momentaneo blackout ha fatto perdere i sensi anche al Ministro degli Interni.

La faccenda è certamente curiosa, dunque Fulmine incarica l'autista di una macchina di piazza di seguire l'auto dell'oratore Chaudron, una volta che il comizio si è concluso. Purtroppo il suo autista, che è in combutta coi malviventi, ferma l'auto sul ponte che conduce a Notre-Dame, millantando noie al motore e costringendo Fulmine a scendere. Così l'autista colpisce Fulmine alla testa con una chiave inglese e chiama i suoi complici che si trovano nell'auto di Chaudron. Tutti insieme raccolgono Fulmine da terra e lo gettano, privo di sensi, nella Senna, credendo così di essersi sbarazzati definitivamente di lui.

Fulmine in realtà è ancora vivo e viene raccolto da due marinai di una chiatta, Jacques e Paul, i quali si occupano di lui nel tempo necessario per portarlo dal vecchio alcolizzato Albert Sarre, detto "Buenos-Ayres". Costui 30 anni prima era uno studioso di medicina macchiatosi di un delitto passionale: per questo aveva passato 10 anni in galera e in seguito parecchi in Argentina (ove il rimorso lo fece attaccare alla bottiglia), prima di far ritorno in Francia. Buenos-Ayres prima rifiuta, poi per compassione accetta di mantenere Fulmine nella propria casupola, e sotto le sue cure il detective si rimette presto in forze. Contemporaneamente vediamo che anche il prefetto viene rapito da emissari della Legione e rimesso in circolazione il giorno dopo, apparentemente immemore di quanto gli è accaduto. Dunque il mistero continua e le vittime della Legione sono sempre di più.

Fulmine, guarito, torna al suo albergo. Qui viene immediatamente arrestato da un sottoposto dell'ispettore Belotte e condotto alla sede centrale. A nulla valgono le sue dichiarazioni di fronte alle autorità. Dato che ha contravvenuto all'obbligo di mantenersi reperibile, l'ispettore Belotte vuole trattenerlo in cella. Fulmine salta dunque dalla finestra atterrando su un carro di passaggio, riuscendo poi a seminare i motociclisti lanciati alle sue calcagna. Risale all'indirizzo di un certo Lafond - venditore di vini all'ingrosso - dalla targa dell'auto di Chaudron, memorizzata durante l'inseguimento avvenuto giorni prima. Prima di introdursi nel locale si accorge di essere seguito da un tizio, che si rivela per un giornalista del "Globe", tale Feval. Insieme si intrufolano nei magazzini di Lafond, nei quali trovano una gran quantità di bare con dentro uomini senza volto. Feval prorompe in una rista isterica perché uno degli uomini privi di faccia si solleva dalla bara e inizia a sparare, colpendolo tra l'altro alla spalla. Il proprietario Lafond accorre nelle cantine con un complice e ha luogo una sparatoria. Nel frattempo il Professore vede tutto quello che succede da uno speciale schermo.

Fulmine riesce a fuggire illeso dai locali di Lafond, portandosi a spalla il giornalista Feval ferito. Inforcata una vettura, lo lascia di fronte a un ospedale, sperando che una volta ripresosi testimoni in suo favore. Ma nulla da fare: Feval ha avuto un collasso nervoso a causa di quello che ha visto, dunque ha perso il lume della ragione.

Fulmine si fa ospitare da Babila Lapipe (di cui gli ha parlato Buenos-Ayres), un vecchio straccivendolo che vive in un vagone ferroviario in disuso. Qui Fulmine sarà costretto, con l'aiuto di Lapipe, a fronteggiare - con successo - l'assalto del malvivente Charles e dei suoi amici, i quali vogliono vendicare la morte del "Rosso", che essi credono responsabilità di Fulmine. Anche l'ispettore Belotte viene a sapere che Fulmine si rifugia nella casa di Lapipe (che viene rinchiuso in una cella), quindi la fa circondare da un manipolo di rinforzi pronti a sparare nel caso Fulmine intenda ancora sfuggirgli.

Ma Fulmine non torna, poiché è in giro a investigare, ben truccato in modo da non farsi riconoscere. Nel contempo avviene uno strano fatto: un perfetto sosia di Dick Fulmine (la Legione si è intanto accorta che Fulmine non è morto) scorrazza per la città rubando auto e rapinando gioiellerie, con grande costernazione del vero Fulmine.

Nella sede della Legione, intanto, il direttore della France-Moteurs (la più grande fabbrica francese di motori) Bougeaud è costretto dietro tortura a firmare un documento in cui cede la società, e i suoi dipendenti sono dunque licenziati. Ciò causerà un'enorme sommossa operaia, certo alimentata da individui pagati dalla Legione. La polizia interviene con la violenza per sedare le manifestazioni sventolanti bandiere con falce e martello, dunque il caos è totale e la Francia passa dei brutti momenti: la popolazione è stanca delle manovre politiche e vuole un nuovo presidente, mentre la Destra e Sinistra si accapigliano addossandosi le colpe a vicenda.

Fulmine stabilisce di introdursi in casa dell'ispettore Belotte per convincerlo della propria innocenza, e in un certo senso ci riesce: Belotte accetta di nascondere Fulmine in casa sua e nel contempo si reca alla sede della France-Moteurs per provare la teoria fantastica di Fulmine: avvicinando una fiammella alla mano di Bougeaud, costui non dovrebbe avvertire dolore poiché secondo Fulmine è un automa! Belotte mette in pratica i suggerimenti di Fulmine ed effettivamente Bougeaud si rivela essere la perfetta replica di un essere umano.