Una pagina di follia () è un film del 1926 diretto da Teinosuke Kinugasa.
Si tratta di un film muto privo di intertitoli; le proiezioni giapponesi dell'epoca prevedevano infatti la presenza in sala di un narratore, detto Katsudō benshi, , termine derivato da Katsudō shashin , la denominazione usata di frequente per il cinema.
Per decenni la pellicola fu considerata perduta, finché nel 1971 lo stesso Kinugasa non la ritrovò casualmente in un recipiente di latta, con sia il negativo che il positivo in perfette condizioni, nel magazzino della sua casa di Kyoto. Il regista ne curò personalmente un nuovo montaggio a 24 fps provvisto di accompagnamento sonoro, denominato .
Trama In un ospedale psichiatrico, un ex marinaio lavora come inserviente. Durante una notte di pioggia intensa, una giovane paziente comincia a ballare senza sosta nella sua stanza. L'inserviente percorre il corridoio e si ferma davanti alla stanza successiva, quella di sua moglie. La donna è mentalmente instabile, non lo riconosce e gioca con un bottone. Un flashback mostra che tentò di annegarsi insieme al figlioletto: il neonato morì e lei fu tratta in salvo.
Un mattino, la figlia della coppia si reca in ospedale, tuttavia rimane scioccata quando vede che lì c'è anche suo padre. Si reca dalla madre per annunciare il suo fidanzamento, ma non ottiene alcuna risposta sensata dalla donna.
Durante il giro di controllo, il primario visita la donna, così l'inserviente prova a chiedere informazioni sul suo stato di salute, ma il dottore non sa che lui è il marito e gli intima di allontanarsi. Padre e figlia si ritrovano nel giardino dell'ospedale. Anche la madre è stata accompagnata fuori per una passeggiata e i due la osservano a distanza. All'improvviso, un paziente con la barba corre verso la figlia e la fa scappare, venendo poi immobilizzato.
Tempo dopo, la giovane ballerina ricomincia a danzare nella sua stanza, causando un'eccitazione collettiva fra i pazienti e scatenando il caos. Mentre il personale sanitario cerca di contenere la situazione, il paziente barbuto tira accidentalmente un pugno alla moglie dell'inserviente, così quest'ultimo si scaglia sull'uomo e lo colpisce. Tornata la calma, il primario redarguisce l'inserviente per il suo comportamento.
Dopo aver concluso il suo turno come tipografa, la figlia sale su un treno e si reca in visita dal fidanzato.
Il figlio del portiere avvisa l'inserviente che sta per passare una parata. L'uomo guarda fuori dalla finestra e immagina di vincere alla lotteria del festival il primo premio, una commode. Gioisce di avere un regalo di nozze per la figlia, che lo abbraccia, ma poi si rende conto che era soltanto un sogno.
Successivamente, la figlia va a trovarlo e gli spiega che i piani per il matrimonio non procedono bene, dal momento che si è saputo che la madre è ricoverata nell'ospedale. Dopo un diverbio fra i due, la figlia se ne va bruscamente.
L'uomo arriva così a meditare di far evadere la moglie. La donna però è terrorizzata dal buio e torna presto indietro nella sua stanza. Per non farsi scoprire, il marito fugge via, ma perde per terra le chiavi che aprono la porta del corridoio.
L'uomo, rassegnato, ha un'altra allucinazione: nel tentativo di far fuggire nuovamente la moglie, si scaglia violentemente contro il primario e si fa strada fra i pazienti deliranti. Poi arriva un'automobile con a bordo sua figlia e il paziente barbuto, in abiti da sposi. Compare anche un carro funebre, su cui salgono il primario e altri. Svanito l'incubo, sopraggiunge un'ultima allucinazione: l'inserviente porta in ospedale un cesto pieno di maschere sorridenti che richiamano il teatro Nō e le fa indossare a tutti i pazienti. Anche lui e sua moglie ne indossano una.
La vita nell'ospedale procede come sempre. Trovando la porta del corridoio sbarrata a chiave, l'inserviente non può raggiungere la stanza della moglie e continua rassegnato a pulire il pavimento.
Produzione
L'opera rappresenta il primo esempio di cinema muto d'avanguardia giapponese ed è l'unica pellicola prodotta dalla casa cinematografica indipendente fondata dai membri del movimento letterario .
Sceneggiatura L'idea iniziale nacque da una visita del regista e produttore Teinosuke Kinugasa all'ospedale psichiatrico Matsuzawa di Setagaya (Tokyo). La stesura fu affidata a Yasunari Kawabata, futuro premio Nobel per la letteratura nel 1968 ed esponente di punta della Shinkankaku-ha insieme a Riichi Yokomitsu. Kinugasa era da tempo interessato ai romanzi sperimentali di Yokomitsu e fu proprio quest'ultimo a fargli incontrare Kawabata e altri letterati. Fu così che si costituì la dopo una riunione al Tokyo Station Hotel nel quartiere di Marunouchi. Questo nome, «Lega del cinema della nuova sensibilità», o «delle nuove percezioni», fu coniato arbitrariamente dal cronista di spettacolo del quotidiano , Fujio Nakadai, che ne diede notizia sull'edizione dell'11 aprile dopo aver fiutato la riunione in corso all'hotel. La denominazione finì poi per essere adottata come nome ufficiale della casa di produzione.
Sebbene Yasunari Kawabata figurasse come autore del soggetto originale e lo avesse pubblicato su una rivista dopo il completamento delle ripreseYasunari Kawabata, "Una pagina folle", in Romanzi e racconti, pp.1059-1082, alla sceneggiatura collaborarono attivamente anche altri membri del gruppo, tra cui lo stesso regista Kinugasa, Bankō Sawada e Minoru Inuzuka.
Per esprimere il dramma della follia e dell'istituzionalizzazione, l'opera si concentra su una serie di dualismi contrapposti: follia e normalità, spazio interno ed esterno, reclusione e libertà, stasi e movimento, ombra e luce.
Gli autori tennero inoltre presenti diversi modelli del cinema d'avanguardia tedesco e francese, tra cui:
Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari) di Robert Wiene (1920) La rosa sulle rotaie (La roue) di Abel Gance (1923) Entr'acte di René Clair (1924) L'ultima risata (Der letzte Mann) di Friedrich Wilhelm Murnau (1924)
Riprese Le riprese ebbero luogo nel maggio del 1926 presso gli stabilimenti della Shochiku situati nel quartiere di Shimogamo a Kyoto. Trattandosi di una produzione indipendente, il film fu girato in un solo mese con un budget estremamente ridotto, a una frequenza di 18 fps rispetto ai 16 fps standard dell'epoca. Per sopperire alla scarsità di lampade d'illuminazione sul set, si ricorse allo stratagemma di dipingere d'argento le pareti dello studio per riflettere maggiormente la luce.Robert Cohen, A Japanese Romantic, Teinosuke Kinugasa, Sight and Sound, estate 1976
Fotografia La direzione della fotografia fu affidata a Kōhei Sugiyama e in qualità di assistente lavorò anche un giovane Eiji Tsuburaya, qui a una delle sue prime esperienze prima di diventare il creatore degli effetti speciali di Godzilla e del genere tokusatsu.
Gli stati del subconscio, i sogni, gli incubi e le ossessioni dei personaggi sono rappresentati visivamente attraverso l'uso di immagini sfocate o distorte, doppie esposizioni della pellicola, inquadrature oblique e rovesciate, effetti ottici ottenuti mediante lenti deformanti. A livello iconografico, la composizione visiva ricorre in modo ossessivo a elementi simbolici quali sbarre, corridoi, serrature, cancelli e porte che si chiudono.Max Tessier, Une page folle, in Écran, n. 35, aprile 1975.
Montaggio Il ritmo della pellicola e la rappresentazione delle alterazioni psichiche sono realizzati attraverso l'impiego di schermi divisi (split screen), panoramiche velocissime e un montaggio accelerato.
Distribuzione
Data di uscita Kurutta ippēji fu presentato in anteprima al cinema Musashino-kan di Tokyo per una settimana a partire dal 24 settembre 1926, con la narrazione del celebre benshi Musei Tokugawa, per poi uscire in contemporanea in altre sale giapponesi con diversi benshi ad accompagnarlo.
La New Sound Version, presentata in anteprima a Tokyo il 27 aprile 1971, circolò all'estero e in Europa in varie rassegne e proiezioni speciali, come la Mostra del cinema di Venezia del 1972, prima di essere presentata a tutto il pubblico giapponese il 10 ottobre 1975 all'Iwanami Hall di Chiyoda (Tokyo).
A partire dagli anni 2000, in Italia è stato proiettato in alcune edizioni del festival delle Giornate del cinema muto di Pordenone, con diversi accompagnamenti musicali e con la presenza di benshi.
Accoglienza
Incassi Al suo debutto, nel settembre del 1926, fu distribuito nelle sale specializzate in film stranieri: una scelta precisa per posizionarlo non come un classico film giapponese, bensì come un'opera ricercata al pari dei titoli d'autore occidentali, ottenendo un notevole successo di critica.Robert Cohen, A Page of Madness, in Film quarterly, n. 4, Estate 1976. Dal punto di vista degli incassi fu però un fallimento commerciale: venne proiettato solo in pochi cinema e non fu ampiamente distribuito in tutto il Giappone, così la Shinkankaku-ha Eiga Renmei Productions non recuperò i costi di produzione e si sciolse poco tempo dopo. Al Musashino-kan di Tokyo incassò 1500 yen e il ricavo totale fu di 7500 yen, a fronte di 20 000 yen per la produzione.
Critica Freddy Buache, conservatore della Cinémathèque suisse afferma:
Note
Bibliografia Brunetta Gian Piero (a cura di), Dizionario dei registi del cinema mondiale, Torino, Einaudi, 2008. ISBN 978-88-06-19070-5 Kawabata Yasunari , "Una pagina folle" (trad. di Costantino Pes), in Romanzi e racconti (a cura di Giorgio Amitrano), Milano, Mondadori, 2003, pp. 1059-1082. ISBN 88-045-0320-3 Morris G., A Page of Madness, in "Take one", n. 11, settembre 1975. Novielli Maria Roberta, Storia del cinema giapponese, Venezia, Marsilio, 2001. ISBN 88-317-7754-8 Tessier Max, Breve storia del cinema giapponese, Torino, Lindau, 1998. ISBN 88-7180-261-6
Voci correlate Film ritrovati
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Collegamenti esterni
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