La storia delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) in Russia e nei suoi antecedenti storici (cioè l'Unione Sovietica e l'Impero russo) è stata ampiamente influenzata dalle tendenze politiche del tempo e via via dai livelli di liberalismo e/o tolleranza dei suoi governanti. È stata inoltre variamente influenzata dalla natura storicamente proibitiva della religiosità ortodossa russa (vedi omosessualità e Chiesa ortodossa) per quanto riguarda la sessualità.

L'omosessualità è stata documentata in Russia per secoli; i primi divieti dell'espressività omosessuale documentati e datati con qualche certezza risalgono all'inizio ed alla metà del XVII secolo. Il diplomatico e scrittore Grigorij Karpovič Kotošikhin ebbe a registrare che durante il regno dello zar Alessio Michajlovič gli omosessuali maschi venivano messi a morte, affermando che anche le donne lesbiche potevano finire sul rogoLouis Crompton.

I tentativi governativi di prevenire le pratiche omosessuali ebbero inizio con il XVIII secolo, con lo zar Pietro il Grande il quale vieta le relazioni omosessuali all'interno delle forze armate nel 1716, come parte integrante del suo tentativo di modernizzare il paese. Nel 1832 un'ulteriore legislazione in senso restrittivo venne promulgata per criminalizzare alcuni atti sessuali commessi tra due maschi (specificamente il sesso anale); tuttavia in quello stesso secolo in Russia si sviluppò una vera e propria sottocultura, con molti personaggi conosciuti di nome e di fama che s'atteggiavano apertamente come bisessuali.

Nel 1917 la rivoluzione d'ottobre ha veduto il rovesciamento violento del governo zarista e la successiva formazione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa - il primo paese al mondo in cui il socialismo divenne dottrina di Stato - e seguita dalla fondazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dopo la fine della guerra civile russa nel 1922.

Il nuovo governo, dominato dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica, debellò le vecchie leggi in materia di relazioni sessuali, giungendo così di fatto a legalizzare l'attività omosessuale in tutta la Russia, anche se essa rimase illegale in altri ex territori dell'impero (ad esempio in Asia centrale). Sotto il comando di Lenin furono autorizzati a servire nel governo anche coloro che erano apertamente e dichiaratamente omosessuali.

Nel 1933 il governo sovietico, sotto la guida di Iosif Stalin, tornò a criminalizzare l'attività omosessuale con condanne ai lavori forzati fino a cinque anni. Nella metà degli anni cinquanta, con l'avvio della destalinizzazione, cominciò una certa liberalizzazione degli atteggiamenti nei confronti delle questioni sessuali in tutta l'Unione sovietica, ma gli atti omosessuali continuarono a rimanere illegali. Nonostante ciò, la cultura gay diventava sempre più visibile, in particolare dopo la politica della glasnost' e della perestrojka attuata dal governo di Michail Gorbačëv a partire dalla metà degli anni ottanta del XX secolo.

Dopo il crollo dell'URSS e la fondazione della Federazione russa nel 1991, il Consiglio d'Europa mise sotto pressione la nuova amministrazione perché legalizzasse l'omosessualità, portando il presidente Boris El'cin a farlo nel 1993. Tuttavia, continuano a sussistere ancora diverse restrizioni sulle attività legate all'omosessualità.

L'omosessualità in Russia è stata a lungo un tabù e un oggetto di persecuzione. È stata depenalizzata nel 1917 per poi tornare nel 1933 ad essere un crimine. Nel 1993 le leggi sono state nuovamente modificate per legalizzare l'omosessualità. Tuttavia, nel 2013, il presidente Vladimir Putin ha promosso una serie di leggi nocive e discriminatorie contro le persone che parlino pubblicamente di omosessualità.

Medioevo Sigismund von Herberstein, Adam Olearius, Juraj Križanić e George Turberville parlano della prevalenza dell'omosessualità nella nazione a seguito dei loro viaggi e delle loro esperienze. Lo storico del XIX secolo Sergej Michajlovič Solov'ëv scrive che

La Rus 'di Kiev La situazione degli omosessuali nella Rus' di Kiev è assai poco conosciuta. Basta una menzione nella letteratura conservata nella leggenda riguardante i principi Boris e Gleb; l'amore di Boris per il gentiluomo , che lui "amava oltre la ragione", diventa chiaro quando Boris viene ucciso e si getta sopra il suo corpo oramai senza vita, finendo pugnalato. Al momento della morte dice: "Non mi lasciare, mio amato Signore! Qui comincia ad appassire la bellezza del tuo corpo, e sicuramente anche la mia vita è finita". Boris e Gleb sarebbero stati canonizzati più tardi.

Lo studioso Vasilij Vasil'evič Rozanov ha voluto vedere nella storia di Moises d'Ungheria, fratello di Jorge, una storia che anche se è chiaramente basata sulla vicenda biblica di Giuseppe e della moglie di Putifarre, la punizione di un omosessuale molestato da una donna che non vuole o non può accettare un matrimonio eterosessuale.

L'introduzione del cristianesimo ortodosso in Russia ha avuto due influenze contraddittorie. Da un lato apparvero le cerimonie di gemellaggio (vedi adelphopoiesis) come promesse matrimoniali per due uomini e/o per due donne; tuttavia una visione negativa dell'omosessualità che, come l'adulterio e la masturbazione, erano passibili di esclusione dalla santa eucaristia, di digiuno e penitenze, si estese.

Principato di Mosca Dopo essersi liberati dalla dominazione mongola del Khanato dell'Orda d'Oro, che aveva ampliato sempre più i suoi territori dal XIII al XV secolo, il centro di potere si trasferì da Kiev a Mosca, capitale del granducato di Mosca. I viaggiatori occidentali del XVI secolo furono sorpresi e anche scandalizzati nel vedere che l'omosessualità era vissuta apertamente in Russia in tutte le classi sociali. Secondo Simon Karlinski, esperto di letteratura slava, il periodo moscovita è stato probabilmente "l'era di una maggiore visibilità e tolleranza per l'omosessualità maschile, che il mondo non aveva visto dai tempi dell'antica Grecia e di Roma".

Tuttavia tali affermazioni vanno relativizzate. Forse le storie sono vere, ma certamente sono state esagerate per evidenziare la natura primitiva e barbarica dei nativi agli occhi occidentali oltre che per screditare il cristianesimo russo ortodosso, opposto al cristianesimo cattolico e protestante dei relatori. Ai cronisti sorprendeva il fatto che, a differenza di quel che accadeva nell'Europa occidentale dove gli omosessuali erano perseguitati, imprigionati e giustiziati, non esistevano in Russia leggi menzionanti la sodomia. Ma in generale sia l'omosessualità sia il comportamento effeminato per gli uomini e quello mascolino per le donne, venivano visti come negativi.

Tra i monarchi il gran principe Basilio III di Russia arrivò ad avere problemi nel generare una discendenza; sembra che il principe fosse in grado di adempiere ai propri doveri coniugali soltanto se uno degli ufficiali della guardia si univa a loro nudo nel letto matrimoniale. Sua moglie Elena Vasil'evna Glinskaja era preoccupata, non per la presenza del funzionario, ma perché si poteva sospettare che il bambino non fosse un figlio legittimo.

Il figlio, lo zar Ivan il Terribile, nonostante le sue molte mogli e figli, mantenne il passatempo di godere di giovani uomini travestiti da donne; in effetti uno dei suoi ufficiali più spietati, Fiódor Basmanov, accolse il favore del sovrano con il suo abito da ballo femminile. La questione se molte di queste storie siano certe o solo calunnie create dai nemici è impossibile sapere.

Il fatto è che successivamente sono stati sfruttati sia nella letteratura che nel cinema; Aleksej Konstantinovič Tolstoj scrisse nel 1862 la storia tra Ivan il Terribile e Basmanov nel suo romanzo Il principe Serebrjanyj, mentre Sergej Michajlovič Ėjzenštejn vi si riferisce in una delle sue opere principali, la trilogia si Ivan ed in particolare ne La congiura dei Boiardi.

Nel complesso gli zar mantenevano una corte in cui uomini e donne vivevano vite totalmente separate; infatti tanto lo zar quanto la zarina mantenevano "compagni i camera" del loro stesso sesso che dormivano con loro. Vi furono tentativi di rendere la cosa più rispettabile utilizzando "compagni" già sposati, non è quindi chiaro se questa vicinanza fosse di natura sessuale o invece solo sintomo di un ambiente intriso di omosocialità; la corte, l'esercito, i monasteri e i bagni pubblici non sono mai stati studiati in profondità.

Nel frattempo la Chiesa ortodossa russa si oppose fermamente agli atti omosessuali. Nel sermone XII del metropolita Daniel, un religioso moscovita del decennio del 1530, descrive tutta una serie di tipologie omosessuali, alcune effeminate altre no. I libri penitenziali ortodossi menzionano spesso il travestitismo come un peccato, soprattutto se affettato; a volte si menzionano anche gli atti sessuali lesbici.

Principalmente la politica zarista faceva punire l'omosessualità e il travestitismo dalle autorità religiose o dalle proprie milizie, anche se fra il XV e il XVII secolo alcune fonti ci suggeriscono la presenza di relazioni omosessuali presso la nobiltà russa: la vicenda dello zar Ivan IV, detto Ivan il terribile è esemplare, sembrando che avesse una relazione intima con il giovane nobile Fëdor Basmanov, che era chiamato l'amante dello zar da molti contemporanei dell'epocaAnonimo Russia beyond the headlines 6 Agosto 2013; mentre quando uno dei pretendenti al trono per succedergli, il Falso Dimitri I di Russia, venne rovesciato, il suo corpo martoriato fu trascinato per le strade in compagnia del suo famoso amante maschio.

Impero russo Nel 1698 in Inghilterra fu arrestato un certo Edward Rigby, venne condannato per incitamento a compiere atti omosessuali. Il rapporto del processo, che si è in grado di leggere, descrive che durante il suo tentativo di sedurre un giovane abbia detto che atti omosessuali sono la cosa più normale del mondo; Rigby affermò di aver visto attraverso il buco di una serratura anche lo zar di Russia Pietro il Grande in compagnia di Alexander, un falegname che era stato elevato al grado di principe proprio dallo zar. Pietro aveva visitato l'Inghilterra in quell'anno ed effettivamente trascorse due mesi nei cantieri navali di Deptford, dove Rigby aveva presumibilmente veduto lo zar. L'uomo venne infine condannato alla gogna, multato di mille sterline e condannato ad un anno di carcere; riuscì tuttavia a fuggire in territorio francese.

Sembra che Pietro fosse eterosessuale, ma sembra che non disprezzasse la compagnia maschile, in particolare gli uomini con una pancia pronunciata, sui quali li piaceva riposare la testa. Altri Romanov implicati in avventure omosessuali furono Anna I di Russia, che lo riconobbe nelle sue memorie e Caterina II di Russia, anche se pare abbia avuto solo una breve relazione con la principessa Ekaterina Romanovna Voroncova.

È interessante notare che fu lo stesso zar Pietro I a promulgare nel 1716 un severo divieto dell'omosessualità maschile all'interno delle forze armate, la prima legge contro l'omosessualità nell'Impero russo; il divieto di sodomia era parte di un movimento di riforma più ampio destinato (secondo le intenzioni) a modernizzare forzatamente la Russia; mentre gli sforzi attuati per estendere un simile divieto anche alla popolazione civile vennero respinti fino al 1835.