I flussi migratori in Sardegna ebbero inizio sin dal Paleolitico; gli abitanti di quell'epoca vivevano esclusivamente di caccia e raccolta, questa condizione mutò col NeoliticoGiovanni Lilliu, Le origini della storia sarda, in AA.VV., Storia dei Sardi e della Sardegna, volume I, Milano, 1989, p.43. La cosiddetta rivoluzione neolitica, che si attuò nel Vicino Oriente e nell'Asia minore, provocò grandi cambiamenti anche nel tessuto primitivo dell'isola, che grazie alla presenza dell'ossidiana (allora materiale essenziale all'attrezzatura materiale) entrò nei traffici commerciali del Mediterraneo occidentaleG. Lilliu, cit., p.44. Dalla fase finale del Neolitico la Sardegna è parte integrante della dinamica delle varie genti nel bacino del MediterraneoG. Lilliu, cit., p.57.
Preistoria Le migrazioni nel Paleolitico e Neolitico
Delle pietre scheggiate rinvenute a Perfugas (SS), sono databili al Paleolitico inferiore (un periodo di tempo compreso tra i 400.000 ed i 150.000 anni a.C). Resti di ossa umane appartenenti all'Uomo moderno sono stati ritrovati dagli archeologi nella grotta di Corbeddu a Oliena e sono databili al Paleolitico Superiore cioè in un periodo di tempo compreso tra 35.000 e i 10.000 anni a.C. Nel Mesolitico nuove genti si spinsero in Sardegna dall'Italia continentale e peninsulare, le loro tracce sono state individuate nella grotta di Su Coloru a Laerru. Il più antico scheletro umano completo (ribattezzato Amsicora) è stato rinvenuto nel 2011 nel territorio di Arbus, risalirebbe a circa 9000 anni fa, periodo di transizione fra il Mesolitico ed il Neolitico.
L'isola fu colonizzata stabilmente nel Neolitico antico (VI millennio a.C.) da popolazioni provenienti presumibilmente dalla penisola italiana e sicuramente anche dalla penisola iberica; i primi insediamenti sono stati rinvenuti sia nel versante settentrionale che in quello meridionale. Nella Sardegna settentrionale si sviluppa un aspetto neolitico, detto facies di Filiestru, accomunabile a quello corso-toscano (gruppo di Basi-Filiestru-Pienza) e ligure mentre nella Sardegna meridionale compare un aspetto Neolitico, denominato facies di Su Carroppu, che presenta forti somiglianze con l'aspetto neolitico dell'area franco-iberica.
Ma già nel Neolitico recente si scorgono sull'Isola vari segni di un notevole progresso dovuto molto probabilmente a uomini venuti da Oriente, forse dalle Cicladi o da Creta. Questi contatti favorirono lo sviluppo della cultura di OzieriGiovanni Lilliu: Prima dei nuraghi in La società in Sardegna nei secoli, pag. 9 considerata una delle più importanti culture prenuragiche. Nello stesso periodo le tombe a circolo della Gallura marcano il debutto del megalitismo, che mostra strette similitudini con quello dell'area pirenaica.
Durante l'Età del rame e del bronzo
Tra il 2400 e il 2100 a.C., durante l'Età del rame, sull'isola si diffuse la cultura di Monte Claro, ritenuta da vari studiosi di origine allogena in quanto segna, per molti aspetti, una rottura con le culture precedenti. Si tratterebbe di piccoli gruppi umani giunti da oriente, attraverso l'Italia meridionale e la Sicilia..
Fra la fine del periodo Calcolitico e la prima Età del bronzo apparve in Sardegna la cultura del vaso campaniforme (2100-1800 a.C.), diffusa in gran parte dell'Europa centro-occidentale. Elementi caratteristici di tale cultura, oltre al vaso a forma di campana rovesciata presente in tutte le zone dell'Europa ove si diffuse, sono da citare il brassard, ossia una sorta di bracciale di protezione indossato dagli arcieri per proteggersi dal rinculo dell'arco, i pugnali in rame e i bottoni in osso con perforazione a V.
I primi apporti provennero dall'area pirenaica franco-iberica mentre nelle fasi più tarde si avverte la comparsa di elementi centro-europei ed infine poladiani che daranno origine alla successiva cultura di Bonnanaro. Le genti portatrici di questa cultura si insediarono in Sardegna attraverso numerose piccole ondate migratorie, amalgamandosi rapidamente con le popolazioni preesistenti.
Popoli del mare
La tarda Età del bronzo fu il periodo in cui nel Mediterraneo si verificò un vasto movimento guerresco e verso il 1200 a.C., secondo alcune ipotesi non universalmente riconosciute, la Sardegna e la Corsica furono invase da popolazioni di navigatori-guerrieri provenienti da Oriente: i Popoli del mare, e tra essi gli Shardana (o Sherden), popolazione ben conosciuta dagli antichi Egizi che li citano in numerosi documenti e che rappresentarono nei grandi bassorilievi come quelli del tempio di Medinet Habu (XII secolo a.C.) a Tebe.
Secondo altri studiosi gli Shardana furono lo stesso popolo che eresse i nuraghi, quindi le popolazioni autoctone dell'isola.
Storia antica Fenici, Punici e Romani
I Fenici frequentarono le coste sarde a partire dal IX secolo a.C. circa, dove impiantarono alcuni insediamenti generalmente in località protette quali penisole (Bithia, Nora, Tharros ecc.) o isole come nel caso di Sulki. In quest'epoca la Sardegna ebbe un ruolo rilevante nei circuiti di commercio internazionaleSandro F. Bondi,La colonizzazione fenicia, in AA.VV., Storia dei Sardi e della Sardegna, volume I, Milano, 1989, p.165.
I Cartaginesi subentrarono ai fenici a partire dal VI secolo a.C.; a differenza dei predecessori (i Fenici, interessati quasi esclusivamente al commercio limitarono la loro presenza alla fascia costiera da dove intrattenevano scambi di merci con le popolazioni nuragiche) i Punici penentrarono gradualmente verso l'interno dell'isola fino ad estendere il loro dominio a tutta l'area meridionale e centro-occidentale della Sardegna. La parte settentrionale e centro-orientale, così come nel periodo fenicio, anche nel periodo punico (come testimoniato dalla scarsità di insediamenti fenicio-punici di rilievo nell'area, ad eccezione di OlbiaG.Pisanu - Olbia punica e il mondo tirrenico) rimase pressoché immune alla presenza straniera. Durante la dominazione cartaginese ci fu flusso d'immigrazione nell'isola di genti puniche dal Nord AfricaQuesti flussi sono testimoniati nell'orazione di Cicerone Pro Scauro, cfr. Sandro F. Bondi,La dominazione cartaginese, in AA.VV., Storia dei Sardi, cit., p.181.
In seguito alla sconfitta di Cartagine nella prima guerra punica (238 a.C.) la Sardegna passò assieme alla Corsica sotto il controllo della Repubblica di Roma. In periodo romano, lo sviluppo agricolo e demografico, portò un , principalmente nel periodo imperiale, con mirabili effetti culturali, sociali ed economici. Una prima migrazione di Italici in Sardegna si ebbe probabilmente già in epoca preromana (IV secolo a.C. circa) quando i coloni Falisci provenienti dall'Etruria meridionale fondarono la città di Feronia (forse identificabile con l'attuale Posada) sulla costa nord-orientale dell'isolaAttilio Mastino, Storia della Sardegna antica, p.413-414. Ad un'epoca remota potrebbe risalire anche lo stanziamento dei Siculensi nel Sarrabus, forse Siculi venuti direttamente dal Lazio prima della loro migrazione in Sicilia. Successivamente alla conquista del III secolo, i Patulcenses Campani, molto probabilmente provenienti dall'attuale regione della Campania, si stabilirono a nord di Caralis, forse nel Parteòlla. Nell'area dove sorge l'attuale Porto Torres venne fondata la città di Turris Libisonis popolata dai veterani di Giulio Cesare originari di Roma; coloni romani giunsero anche ad Usellus, nella Marmilla. Forte nell'isola era inoltre la presenza di armatori e mercanti italici nonché dei legionari che contrastavano le rivolte delle popolazioni dell'interno, in particolare gli Iliensi e i Balari.
Come di consuetudine, anche in Sardegna i Romani deportarono un consistente numero di schiavi che venivano utilizzati principalmente per lavorare nei latifondi. Queste genti provenivano anche da posti molto lontani, sia geograficamente che culturalmente, come dimostrato, ad esempio, dalla recente scoperta di alcune tombe sarmatiche all'interno della necropoli di Pill'è Matta a Quartucciu; è stato ipotizzato che questi sarmati furono condotti sull'isola dai romani per migliorare la coltivazione della viteLa necropoli punico-romana di Pill'e Matta (Quartucciu-CA): antropologia e archeologia - Rosalba Floris , Roberto Angioni , Davide Camboni , Andreina Catte , Giovanni U Floris , Emanuele Pittoni , Donatella Salvi , Enea Sonedda , Elena Usai.. Nel 19 d.C. l'imperatore Tiberio inviò sull'isola 4.000 liberti seguaci dei culti egizi ed ebraici con lo scopo di contrastare i frequenti atti di brigantaggioGavini, Alberto - I Culti orientali nella Sardegna romana. Una piccola comunità ebraica crebbe poi per tutto il Medioevo fino a quando non fu costretta ad abbandonare la Sardegna nel 1492, a seguito del decreto di espulsione degli ebrei da tutti i territori appartenenti alle due corone ibericheFrancesco Cesare Casula - La storia di Sardegna (1994) pg.442-443.
Col tempo, la lingua delle genti sarde subì profonde trasformazioni con l'introduzione del latino che, soprattutto nelle zone interne, penetrò lentamente ma alla fine si radicò a tal punto che, fra le lingue romanze, il sardo è quella che ne conserva più chiaramente i caratteri; si ritiene che nella zona centro-settentrionale la variante del sardo parlata sia quella maggiormente affine all'idioma dei latini per la pronuncia.
Medioevo ed epoca moderna Vandali, Bizantini e Goti
Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, la Sardegna venne a far parte del regno dei Vandali, popolazione germanica proveniente dal Nord Europa. Il nuovo regno comprendeva, oltreché l'ex provincia di Sardegna e Corsica, anche le isole Baleari, la Sicilia occidentale e i territori nord-africani della ex provincia romana chiamata Africa. I Vandali confinarono nell'isola alcuni esuli africani tra cui vescovi cattolici e dei Mauri, provenienti dalla Mauretania.
Secondo una tesi dibattuta, questi gruppi di Mauri furono deportati nel territorio del Sulcis; pare però che questo equivoco sia dovuto all'assonanza tra i termini Meurreddus e Maureddus. Il termine Meurreddu deriva non già dai Maurusii (Berberi), bensì dal termine meurraNelle altre varianti della lingua sarda il termine è maúrra o miurra (, M. Puddu) (dal latino turdus merula) che tradotto in italiano significa "merlo": il costume tradizionale maschile del Sulcis ha la particolarità di essere colorato interamente di nero, indossato il quale gli uomini si dicono "vestiti a modo di merlo" (bistiu a meurreddu) cioè vestiti di nero come nero è il colore del merlo. La storicità del termine meurreddu è attestata anche dal complesso nuragico Meurra nel comune di Giba (basso Sulcis) che nel lontano passato ebbe grande importanza.
I gruppi di Mauri, con le loro mogli, furono inviati sull'isola probabilmente con funzione di presidio militareFrancesco Cesare Casula - La storia di Sardegna (1994) pg.127. Secondo Procopio di Cesarea i Mauri, situati nei "monti vicino a Carales" e divenuti circa 3000, si diedero al saccheggio guadagnandosi l'appellativo di "barbaricini"Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, p.401. Sono poi localizzati nei pressi di Forum Traiani (Fordongianus), dove, nonostante le opere di fortificazione, continuarono le loro scorrerie. Contro questi il pretorio del prefetto bizantino Salomone pianificò una spedizione militare per l'inverno del 537Pier Giorgio Spanu - La Sardegna Bizantina fra VI e VII secolo (1998) pg.174. L'elemento germanico in età bizantina appare invece pienamente integrato con il sostrato localeA cura di Silvia Lusuardi Siena, Fonti archeologiche e iconografiche per la storia e la cultura degli insediamenti nell'Altomedievo, 2003, pp. 306-314.