Molti esponenti buddisti, durante la storia del buddismo, hanno sperimentato forme di persecuzione; queste possono riferirsi a imprigionamento indebito, stato di detenzione, percosse, tortura, fino ad esecuzione capitale. Con lo stesso termine di persecuzione si può anche fare riferimento alla confisca dei beni ed alla distruzione di proprietà, o l'incitamento all'odio nei confronti dei buddisti.
Persecuzioni premoderne del buddismo Persecuzione sotto Pusyamitra Shunga Pusyamitra Shunga, regnante dal 185 al 151 a.C., fu imperatore a seguito dell'avvenuto assassinio dell'ultimo sovrano legittimo dell'impero Maurya Brihadratha; successivamente egli fondò la dinastia Shunga.
A partire dalla metà del III secolo a.C., sotto Ashoka, il proselitismo buddista aveva cominciato a diffondersi anche al di fuori del subcontinente indiano; testi buddisti come l'"Ashokavadana" e l'antologia di racconti "Divyāvadāna" - scritti all'incirca quattro secoli dopo il regno di Pusyamitra - contengono testimonianze più o meno dirette della persecuzione subita dai buddisti alla sua epoca. Essi gli attribuiscono la demolizione di stupa e vihara fatti a suo tempo innalzare da Ashoka, di una taglia messa sulle teste dei monaci buddisti, descrivendolo come uno che volle annullare tutto il lavoro fatto in precedenza da AshokaAshok Kumar Anand, "Buddhism in India", 1996, Gyan Books, ISBN 81-212-0506-9, pg 91-93.
Tuttavia alcuni storici hanno respinto l'ipotesi di un'autentica forma persecutoria dei buddisti da parte del nuovo sovrano, mentre i racconti tradizionali vengono spesso descritti come alquanto esagerati, essendo stati paragonati ad una versione buddista della presa di potere da parte di Pusyamitra a discapito dei Maurya e rifletterebbe il rapido declino dell'influenza del buddismo all'interno della corte imperiale Shunga. Più tardi i re Shunga sono stati considerati anche come fautori del buddismo, per aver contribuito ad esempio alla costruzione dello stupa di BharhutAkira Hirakawa, Paul Groner, "A History of Indian Buddhism: From Sakyamuni to Early Mahayana", Motilal Banarsidass Publ., 1996, ISBN 81-208-0955-6 pg 223.
Il declino del buddismo in India viene fatto risalire all'epoca della dinastia Gupta.
Sassanidi Nel 224, con l'introduzione della dinastia sassanide, lo zoroastrismo divenne la religione ufficiale della Persia; da quel momento in poi nessuna delle altre forme religione sono più state tollerate nel territorio, interrompendo in tal modo la diffusione del buddismo verso ovestEhsan Yar-Shater, The Cambridge History of Iran, Cambridge University, 1983, ISBN 0-521-24693-8 pg. 860-861. Nel corso del III secolo i sasanidi invasero la regione della Battriana e rovesciarono il governo dell'impero KusanaAlexander Berzin, Historical Sketch of Buddhism and Islam in Afghanistan and Buddhists, November 2001, Online Article from the Berzin Archives. Last accessed 3 January 2007, la cui conseguenza fu l'incendio e distruzione di molti stupa.
Anche se forti sostenitori del profeta Zoroastro, i sasanidi si dimostrarono nonostante tutto relativamente tolleranti verso il buddismo, permettendo di volta in volta la costruzione di nuovi monasteri: è stato durante il loro regno che i seguaci Lokottaravāda (una delle prime scuole del Buddismo dei Nikāya Mahayana) eressero le due grandi statue di Buddha di Bamiyan.
Durante la seconda metà del III secolo, il sommo sacerdote zoroastriano Kirder dominò la politica religiosa dello stato; egli quindi ordinò la distruzione di numerosi monasteri buddisti presenti in Afghanistan, dal momento che l'amalgama del buddismo con lo zoroastrismo manifesta sotto una forma di divinità Buddha-Ahura Mazdā apparve come una vera e propria eresia. Nonostante ciò il buddismo recuperò rapidamente terreno subito dopo la sua morte.
Unni bianchi Il buddismo venne gravemente indebolito in Asia centrale e nell'India nord-occidentale durante il VI secolo in seguito all'invasione degli Unni bianchi, i quali seguivano come religione il culto di Tengri ed una forma di manicheismo. All'incirca nel 440 hanno conquistato la Sogdiana, in seguito il regno di Gandhāra e spingendosi avanti fino alla pianura indo-gangetica. Il loro re Mihirakula, che governò a partire dal 515, cercò di sopprimere il buddismo distruggendone i monasteri; questo prima che il figlio e legittimo erede non ne invertisse la politica. Langdarma del Tibet Langdarma era un re tibetano che regnò dall'838 all'841; si dice esser stato anti-buddista e un seguace della religione Bön legata allo sciamanesimo e all'animismo. L'imperatore Wuzong di Tang
Wuzong, imperatore della dinastia Tang che regnò dall'840 all'846, scatenò la prima grande persecuzione religiosa anti-buddista, risolvendo la propria crisi finanziaria assimilando indiscriminatamente le proprietà degli innumerevoli monasteri. Il buddismo si era sviluppato con gran vigore fino a divenire una potente forza religiosa in Cina durante il periodo Tang, con i propri monasteri che godevano dello status di esenzione fiscale.
Wuzong fece chiudere molti templi buddisti, confiscò interamente le loro proprietà, fino ad inviare i monaci e le monache a casa per un ritorno forzato alla vita laica. Oltre che a motivi prettamente economici, le motivazioni di Wuzong erano anche filosofico-ideologiche; difatti, in quanto zelante seguace del taoismo, considerava il buddismo niente più che una religione straniera alla madrepatria cinese, oltre che fortemente dannosa per la società di stampo confuciano.
Combatté anche le altre religioni straniere presenti, riuscendo a sradicare lo zoroastrismo e il manicheismo dalla Cina; perseguitò infine la chiesa cristiana dei nestoriani d'Oriente, che era molto cresciuta nel tempo, facendola così cadere in un declino da cui non si riprese mai più. Oirati mongoli Gli Oirati, facente parte delle popolazioni mongole occidentali, si convertirono al buddismo tibetano nel 1615. I Dzungar costituivano una confederazione di diverse tribù oirate emerse improvvisamente nei primi anni del XVII secolo; il Khanato Dzungar fu l'ultimo grande impero nomade dell'Asia.
Nel XVIII secolo i Dzungar furono annientati dall'imperatore Qianlong nel corso di diverse campagne militari: circa l'80% della popolazione Dzungar, da 500.000 a 800.000 persone, furono uccise durante o dopo il cosiddetto genocidio degli Dzungar, da parte dei Khalkha mongoli e dai soldati cinesi durante la conquista Manciù del 1755-57Michael Edmund Clarke, In the Eye of Power (doctoral thesis), Brisbane 2004, p37 .
Il Khanato dei Calmucchi venne fondato nel XVII secolo, adottando il buddismo tibetano quale religione principale, a seguito della precedente migrazione degli Oirati attraverso l'Asia centrale che li portò a raggiungere la steppa intorno alla foce del fiume Volga. Nel corso del XVIII secolo furono assorbiti dall'impero russo, che si stava espandendo da sud e ad est. La chiesa ortodossa russa mise sotto pressione molti Calmucchi perché si convertissero. Nell'inverso 1770-1771 circa 300.000 Calmucchi scelsero di ritornare nell'antica patria cinese; il loro obiettivo era quello di riprendersi il controllo della Zungaria sottomessa allora alla dinastia Qing.
Lungo il faticoso percorso furono attaccati e uccisi dai kazaki e dai kighisi, loro nemici storici basati sulla concorrenza intertribale per il possesso della terra, mentre molti altri morirono di fame e di malattia; dopo diversi mesi di viaggio, solamente un terzo appena del gruppo originale riuscì a raggiungere la meta, ma non ebbe altra scelta che quella di arrendersi ai Qing al momento dell'arrivo.
Persecuzione da parte di regimi militaristi Giappone imperiale I monaci buddisti sono stati costretti a tornare allo stato laicale, le loro proprietà vennero confiscate, le istituzioni buddiste chiuse e le scuole riorganizzate sotto il diretto controllo statale; il tutto in nome della modernizzazione (vedi Rinnovamento Meiji) del Giappone durante il periodo MeijiJames Edward Ketelaar, Of Heretics and Martyrs in Meiji Japan; ISBN 0-691-02481-2. L'opera di controllo oppressivo del buddismo - definito Haibutsu kishaku - era parte della politica imperiale giapponese sia in patria che all'estero, ad esempio in Corea e in altri dei territori conquistatiBrian Victoria, Zen War Stories, ISBN 0-7007-1581-9.
Persecuzione in Birmania
Il governo di Birmania ha tentato di controllare le istituzioni buddiste attraverso mezzi coercitivi, tra cui l'intimidazione, la tortura e l'assassinio dei monaci Translated by Ko Kyaw Ye Aung. Dopo che i monaci hanno svolto un ruolo attivo nei movimenti di protesta contro la dittatura militare nel 2007, lo stato ha usato la mano pesante contro i bhikkhu e i loro monasteri..
Persecuzione da parte di partiti politici nazionalisti Persecuzione nella repubblica di Cina (1912-49) sotto il Kuomintag Durante la grande spedizione del nord del 1926 nel Guangxi, il generale musulmano Bai Chongxi dell'esercito nazionale rivoluzionario (Guómín Gémìng Jūn) ed appartenente al Kuomintag condusse le proprie truppe alla sistematica distruzione dei templi buddisti con la scusa dell'annientamento dell'idolatria, trasformando molti monasteri in scuole statali e sedi di partito. È stato riferito che la quasi totalità dei monasteri buddisti esistenti nel Guangxi sono stati distrutti da Bai in questo modo.
Dopo aver rimosso dalle proprie sedi tutti i bhikkhu Bai ha condotto un'ondata di opposizione nei confronti degli stranieri in tutta la regione, attaccando in armi sia americani ed europei sia altri stranieri lì residenti in qualità di missionari, rendendo in tal modo la provincia non più sicura per il passaggio di stranieri. Gli occidentali sono presto fuggiti ed alcuni cristiani cinesi sono stati anch'essi attaccati con l'accusa di essere agenti dell'imperialismo.
I tre principali obiettivi del suo movimento erano l'aperta xenofobia, l'anti-imperialismo e l'odio contro la religione; Bai in quest'ultimo caso ha portato il movimento antireligioso a definirsi lotta di liberazione contro la superstizione. Per l'Islam qualsivoglia idolo è simbolo di superstizione e perciò considerato shirk, peccato da debellare; proprio la sua fede musulmana può aver influenzato Bai ad agire contro gli idoli nei templi e tutta la variegata congerie di pratiche superstiziose allora dilagante nell'intera Cina. Anche Huang Shaohong, membro anch'egli del partito nella regione e signore della guerra, ha sostenuto la campagna di Bai: Huang non era musulmano e la campagna antireligiosa è stata concordata da tutti i membri del Kuomintag dello Guanxi.
Durante la cosiddetta pacificazione del Qinghai contro le ribellioni dei Golok, popolazioni tibetane tribali, il generale musulmano Ma Bufang ha operato la distruzione dei monasteri buddisti tibetani con il fattivo sostegno del governo del Kuomintag; servendo come generale all'interno dell'esercito rivoluzionario ha cercando di espandere il controllo della repubblica cinese sull'intero Qinghai, nonché di tentare d'attuare la possibilità di portare il Tibet sotto il dominio della repubblica. Quando Ma Bufang ha lanciato una serie di sette spedizioni contro i Golog, ha sterminato migliaia di tibetani, il tutto appoggiato dal governo cinese. Lui ed il suo esercito ha spazzato via molti tibetani dal Qinghai del nordest ed orientale e distrutto i templi del buddismo tibetano.
Persecuzione da parte dei cristiani Corea del Sud Alcuni esponenti autorevoli del buddismo della Corea del Sud hanno denunciato aperte misure discriminatorie attuate nei loro confronti e contro la dottrina buddista da parte dell'amministrazione del presidente Lee Myung-bak, attribuendo a Lee di essere parte della chiesa presbiteriana della capitale Seul.