Primiero San Martino di Castrozza (AFI: , ) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino-Alto Adige.

Comune sparso con sede a Fiera di Primiero, è stato istituito il 1º gennaio 2016 dalla fusione di Fiera di Primiero, Siror, Tonadico e Transacqua. Con oltre 200 km² di superficie, è il comune più esteso del Trentino e il settimo nel Trentino-Alto Adige. Gran parte del territorio fa parte del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, e una porzione di esso è stata dichiarata nel 2009 come patrimonio dell'UNESCO.

Geografia fisica Territorio Primiero San Martino di Castrozza, come la maggior parte dei comuni nel Trentino, è un comune di montagna e sorge sulla valle del Primiero, ai piedi delle Pale di San Martino. Il comune è diviso in varie frazioni: la sede comunale, Fiera di Primiero, si trova a 745 m.s.l.m.. La frazione più alta è San Martino di Castrozza, a 1450 m.s.l.m., mentre la più bassa è Pieve, a 700 m.s.l.m..

Geologia I gruppi montuosi principali attorno al comune sono le Pale di San Martino e la Catena del Lagorai.

Per molto tempo la regione delle Pale di San Martino rappresentò una zona di confine fra terre emerse e un mare poco profondo in cui si depositavano strati di arenarie rossastre e di calcari grigi. In seguito si formarono le scogliere di Dolomia dello Sciliar, che costituiscono il corpo massiccio delle Pale di San Martino. Alghe e coralli si accumularono fino a uno spessore di circa 800 metri; ne derivò una dolomia chiara, compatta e senza stratificazioni.

Le rocce che costituiscono la catena del Lagorai sono invece il risultato di ceneri e detriti incandescenti portati da una serie di eruzioni vulcaniche, originatesi nella zona di Bolzano circa 270 milioni di anni fa, le quali produssero le ignimbriti riolitiche.

Orografia La zona di Primiero San Martino di Castrozza sorge nella vallata ai piedi delle Pale di San Martino e della Catena del Lagorai ed è prevalentemente pianeggiante.

Contiene i territori dell'alta Val Cismon, della Valsorda, e la sinistra idrografica della media valle del Travignolo, il territorio tra Cima di Cece (2749 m s.l.m.) e Cavallazza (2322 m), ed include la cima del Cimon della Pala che costituisce il punto più elevato dell'area.

Idrografia La valle del Primiero contiene numerosi torrenti, ruscelli, laghi di fondovalle e laghetti di montagna. I torrenti principali sono il Cismon, il torrente Canali, il torrente Noana ed il Vanoi. Sono presenti anche laghetti di montagna, come il lago di Manna, i laghi di Colbricon, il Lago Calaita, il lago Pisorno e il laghetto Welsperg. Inoltre ricade per metà in territorio comunale anche il Lago di Paneveggio.

Profilo sismico Il Trentino presenta valori medio-bassi di sismicità. La zona di Primiero San Martino di Castrozza rientra nella zona 3 di sismicità, ossia zona con pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti.

Clima Il clima è caldo e temperato, con una piovosità significativa durante tutto l'anno, anche in gennaio, il mese più secco. La classificazione del clima è Cfb, con una temperatura media di 9.1 °C e una media annuale di piovosità di 882 mm.

Il mese con la temperatura media più alta è luglio, con 19.1 °C, mentre quello con la temperatura media più bassa è gennaio, con -1.7 °C.

Il mese più secco è gennaio, con 39 mm di pioggia, mentre il più umido è agosto, con 104 mm.Fonti

Origini del nome Il nome di Primiero San Martino di Castrozza in sé proviene dalla fusione dei nomi di Fiera di Primiero (o valle del Primiero) e San Martino di Castrozza (frazione dell'ex comune di Siror).

Il nome "San Martino di Castrozza" sembra che derivi da castrum, in quanto accampamento romano di supporto durante la conquista dei territori alpini lungo la Via Claudia Augusta. Attorno al 1000 l'ospizio, dedicato ai santi Martino e Giuliano, e la chiesa, di san Martino vescovo, che una volta costituivano la città, unirono a "Castrozza" il "San Martino", creando così "San Martino di Castrozza".

Storia

Origini e Medioevo Origini leggendarie Secondo la leggenda la conca del Primiero era originariamente ricoperta da un'enorme distesa d'acqua, circondata tutt'attorno dalle Pale di San Martino e dalle Vette Feltrine. Nel vasto lago alpino vivevano serenamente i pesci e una lontra solitaria. Finché un giorno la lontra, stanca della sua solitudine, riuscì con pazienza e determinazione a scavarsi un varco a valle della conca: le acque uscirono tempestose e si formò la gola dello Schenèr.

Il nobile gesto, che permise all'uomo di stabilirsi in valle, valse alla lontra l'onore di essere scelta come simbolo del comprensorio e campeggiare negli stemmi dei comuni della vallata.

Origini archeologiche e Alto Medioevo I siti archeologici dei laghetti del Colbricon testimoniano la presenza di cacciatori al tempo del Neolitico.

I più antichi documenti storici relativi alla valle del Primiero risalgono a poco dopo il Mille. Il territorio comunale apparteneva alla chiesa feltrina dalla discesa dei Longobardi in Italia, infatti durante il restauro della Chiesa Arcipretale di Fiera, sono state trovate le fondamenta di alcune chiese risalenti al V-VI secolo d.C. Dalle dimensioni delle chiese si evince che fosse già presente una comunità stabile.

Basso Medioevo Nel 1273 vengono concessi alla comunità di valle degli statuti, con i quali veniva costituito un consiglio formato dai borgomastri delle 4 principali regole (Imer e Casal San Bovo, Mezzano, Tonadico e Siror, Transacqua e Romanico) e dall'ufficiale del vescovo, che era il capitano del Castel Pietra a Tonadico. San Martino di Castrozza invece era la sede del Gastaldo, il preposto dal Conte di Feltre, in seguito deposto dal vescovo di Trento.

Inizialmente il paese di San Martino era costituito solamente da una chiesa (l'attuale chiesa di San Martino Vescovo, a San Martino di Castrozza) e da un ospizio in mezzo alle montagne, infatti il paese centrale della vallata fu Tonadico dall'XI secolo al XV, quando la valle passò sotto il dominio della dinastia Welsperg e il centro diventò Fiera.

L'ospizio ospitava, fino all'inizio del XV secolo, una comunità di frati, e aveva il ruolo di "rifugio" per viaggiatori e viandanti che transitavano lì, infatti i frati si occupavano di fornire loro cibo, acqua e riparo durante la permanenza.

Nel 1349 Carlo IV di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, conquistate Feltre e Belluno dopo una rapida incursione contro i Della Scala, eresse Primiero a giurisdizione e infeudò il suo territorio al Bonifacio Lupi. Da quest'anno cesserà l'influenza veneta sulla valle, che entrerà a far parte dei domini dei conti del Tirolo. Nel 1373 gli Asburgo, divenuti possessori del Tirolo, riconoscono i diritti concessi da Carlo IV a Bonifacio e la valle passa definitivamente sotto dominio austriaco.

Il 22 marzo 1401 il Duca Leopoldo, conte del Tirolo, concede a Giorgio Welsperg la valle del Primiero per 4000 fiorini d’oro. La dinastia Welsperg mantenne il controllo della valle del Primiero per più di quattro secoli, fino alla caduta del Trentino nelle mani francesi nel 1807.

Età Moderna Il paese si estese, ma l'ospizio di San Martino rimase il centro religioso dell'intera vallata, dove si svolgevano feste e processioni.

Con i Welsperg venne incentivata l’attività mineraria e pian piano Primiero diventò tra i più importanti bacini minerari d'Austria attorno al XV secolo. In quel periodo il borgo di Fiera diventò un piccolo centro commerciale, anche grazie al bilinguismo italiano-tedesco. Fu in questo secolo che venne costruita la chiesa arcipretale di Fiera.

Durante il XVI secolo l'attività mineraria fu progressivamente abbandonata, ma la zona del Primiero rimase un importante centro anche grazie al commercio, che sbocciò poi per tutto il XIX secolo. Durante le vicende napoleoniche, nel 1807, la valle passò sotto la Baviera per poi essere restituita agli austriaci, che la tennero dal 1809 sotto il dipartimento del Piave.

Età Contemporanea Fino all'Ottocento San Martino di Castrozza era solamente un paesino di modeste dimensioni. Ma dall'Ottocento il paesino cominciò a espandersi: vennero costruiti alberghi, baracche, edifici adibiti a deposito e una cantoniera a servizio della strada. Poi sorsero altre case private.

I primi che provarono a scalare, "scoprendo" di fatto la zona del Primiero dal punto di vista dei rilievi, le Pale di San Martino furono i due viaggiatori inglesi Churchill e Gilbert, nel 1862.

Vennero poi seguiti da altri viaggiatori, tutti inglesi, come Leslie Stephan, Edward Whitthell e Amelia Edwards. Fu proprio Edward Whitthell, nel 1870, il primo ad arrivare in vetta, quindi a completare la scalata, del Cimon della Pala. Amelia Edwards invece, nel 1872 lasciò un diario accurato del suo viaggio attraverso le Dolomiti e la Valle del Primiero.

Gli scalatori inglesi furono seguiti dopo da un barone tedesco, Theodor Wundt, che riuscì a scalare la montagna e lasciò anche un racconto e delle foto della sua scalataNel libro "Die Besteigung des Cimone della Pala".

In seguito alcuni alpinisti italiani, come Michele Bettega, Bortolo Zagonel e Giuseppe Zecchini, decisero di fare da guide turistiche agli scalatori e ai visitatori, dandosi il nome di Aquile di San Martino.

Qualche anno dopo vennero anche inaugurati dei rifugi: il primo, inaugurato il 13 agosto 1889, fu il rifugio Rosetta, di proprietà della Società Alpinisti Tridentini, seguito poi nel 1897 dai rifugi Pradidali e Canali.

Intanto nella seconda metà dell'Ottocento l'ospizio venne tramutato in locanda-albergo, gestito inizialmente da Leopoldo Ben, poi (dal 1888 al 1894) da Vittore Toffol che lo ingrandì e ammodernò.

Le miniere di ferro a Fiera vennero chiuse verso la fine dell'Ottocento e per la valle incominciò un periodo di forte emigrazione, e solo all'inizio del XX secolo la valle si riprese con l'arrivo del turismo.

Fiera venne colpita da diversi incendi in questo periodo, il più importante nel 1902, che distrusse vari edifici mai più ricostruiti. La popolazione dovette lottare anche contro le frequenti alluvioni, una delle più famose e distruttive fu quella del 1882.

Il paesino si espanse lungo la strada principale, e comincerà la sua espansione anche nei dintorni solamente dopo la fine della prima guerra mondiale, quando passerà definitivamente all'Italia nel 1918. L'ex ospizio venne distrutto durante la prima guerra mondiale e non venne più ricostruito, e tutto ciò che ne è rimasto è un ponticello sul rio Pez Gaiart.

Prima guerra mondiale La Prima guerra mondiale, come in tutto il Trentino-Alto Adige, ha lasciato il segno anche a Primiero San Martino di Castrozza. Il territorio si trovava all'epoca sotto l'Impero austro-ungarico, ma all'entrata del Regno d'Italia in guerra, unica nazione interessata al Trentino-Alto Adige per completare l'unità d'Italia, il 24 maggio 1915, l'impero asburgico si trovava in guerra già da un anno, e lasciò dunque quasi sguarnita la zona di Primiero. I pochi soldati presenti nella zona erano incaricati di schierarsi lungo la catena del Lagorai, che già offriva un'ottima difesa naturale.

Tra il 24 e il 25 maggio, prima di formare la linea difesa sulla catena, gli austriaci bruciarono completamente San Martino di Castrozza, incendio che distrusse diversi alberghi ma che lasciò intatta la chiesa di San Martino vescovo.

Ma con i soldati sulla catena del Lagorai la zona del Primiero finì senza difese contro gli italiani, difatti la zona venne conquistata inizialmente tra la fine di maggio e i primi di giugno 1915 fino a Caoria e San Martino, che divennero due paesi protagonisti di diversi pattugliamenti dai due eserciti, poi anche le due località vennero conquistate e da quel momento passarono tra Italia e Austria-Ungheria frequentemente, rimanendo un fronte aperto fino alla fine della guerra.