I Freedom Riders (in italiano "viaggiatori per la libertà") fu un gruppo di attivisti per i diritti civili (solitamente afroamericani) che percorsero in autobus delle tratte interstatali nel sud degli Stati Uniti d'America.
Premesse Le sentenze della Corte Suprema sui casi Morgan contro Virginia (1946) e Boynton contro lo stato della Virginia (1960), riconoscevano la segregazione razziale sui mezzi di trasporto come anticostituzionale. Gli stati del Sud, già dalla fine dell'Ottocento, avevano ignorato le leggi emanate dal governo federale oppure non facevano niente per assicurarsi che fossero applicate.
La sentenza Boynton rese illegale la segregazione razziale nei ristoranti e nelle sale di attesa dei terminal dei bus interstatali.Catsam, D. C. (2009). Freedom's Main Line: The Journey of Reconciliation and the Freedom Rides. Lexington, Kentucky: The University Press of Kentucky. Cinque anni prima di tale sentenza, la Interstate Commerce Commission (ICC) aveva emanato una sentenza con il caso Keys contro Carolina Coach (1955) con la quale denunciava la dottrina del "separati ma uguali", proveniente dal caso Plessy contro Ferguson del 1896, applicata anche ai mezzi di trasporto. La ICC, tuttavia, non riuscì ad imporre la decisione nel Sud, dove le cosiddette leggi Jim Crow rimasero in auge.
L'inizio I Freedom Riders presero l'ispirazione dalla Journey of Reconciliation del 1947, una marcia guidata dagli attivisti per i diritti civili Bayard Rustin e George Houser. Proprio come le Freedom Rides del 1961, anche la Journey of Reconciliation era stata fatta allo scopo di sensibilizzare la Corte Suprema affinché bandisse la segregazione razziale sui servizi interstatali. Rustin e qualche altro viaggiatore, tra cui membri di spicco del Congress of Racial Equality (CORE), furono arrestati e condannati ai lavori forzati in Carolina del Nord per aver violato le leggi Jim Crow locali.
La prima Freedom Ride (viaggio della libertà) si tenne il 4 maggio 1961. Guidati dal direttore del CORE, James Farmer, tredici viaggiatori (sette di colore e sei bianchi, tra cui Genevieve Hughes, William E. Harbour e Ed Blankenheim)FReedom Riders Freedom Rider, PBS. partirono da Washington DC su bus delle compagnie Greyhound e Trailways. Il loro obiettivo era passare attraverso Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud, Georgia, Alabama ed infine arrivare in Mississippi o a New Orleans, in Louisiana, dove effettivamente si concluse la prima delle Freedom Rides, il 17 maggio"1961 Freedom Rides Map", Library of Congress. Al raduno che si tenne in città parteciparono molti attivisti, specialmente tra i quaranta e i cinquant'anni di età.
La tattica di questi passeggeri era di avere almeno un compagno di un'altra razza seduto accanto e uno di colore seduto di fronte, specialmente seduti nei posti riservati ai passeggeri bianchi. Il resto della squadra, invece, si spargeva per il resto del bus, come se nulla fosse ma pronto ad intervenire. Uno del gruppo, infatti, doveva rispettare le regole ed essere sempre all'erta per avvisare, eventualmente, il CORE e pagare la cauzione di quelli che finivano in manette.
Nel viaggio attraverso Virginia e Carolina del Nord non ci furono problemi significativi. Giunti in Carolina del Sud, John Lewis fu attaccato a Rock Hill, altri furono arrestati a Winnsboro (qualcuno anche prima, a Charlotte) ed infine i pochi rimasti finirono in prigione a Jackson, Mississippi.
Casi di violenza a Birmingham e ad Anniston Freedom Rides ~ Civil Rights Movement Veterans.
Violenza a Montgomery In risposta alla chiamata dell'SNCC, i Freedom Riders della costa orientale si unirono a John Lewis e Hank Thomas, i due membri dell'SNCC che parteciparono alla prima delle proteste, rimasti a Birmingham. Il 19 maggio provarono a rimettersi in viaggio ma, terrorizzati dalla folla urlante che circondava il deposito degli autobus, gli autisti si rifiutarono di partire e così gli attivisti dovettero aspettare una notte intera per un autobus.
Dietro ad un'intensa pressione pubblica voluta dal governo Kennedy, la Greyhound fu costretta a dare a quei ragazzi un autobus pronto a partire. Dopo l'intervento diretto di Byron White, un legale, il governatore dell'Alabama John Patterson, seppur riluttante, promise che avrebbe protetto l'autobus dagli attacchi del Ku Klux Klan e dai cecchini sparsi per le autostrade tra Birmingham e Montgomery. La mattina del 20 maggio, il viaggio per la libertà riprese a bordo di un autobus diretto a Montgomery a circa 150 km/h, protetto da un contingente dell'Alabama State Highway Patrol.
Le pattuglie abbandonarono l'autobus appena arrivati alla periferia di Montgomery. Alla fermata di South Court Street li attesero dei bianchi pronti a fare a botte. Colpirono i Freedom Riders con mazze da baseball o bastoni di ferro. La polizia locale non fece niente per impedire il massacro. Di nuovo, i Freedom Riders divennero noti al pubblico per essere dei combina-guai, gente che attira azzuffate e insurrezioni varie. Alcuni reporter e fotografi furono picchiati e le loro macchine fotografiche o telecamere distrutte. Solo un reporter riuscì a salvare la sua fotocamera, scattando una foto di Jim Zwerg, qualche ora dopo, ricoverato in ospedale. La foto mostra la crudeltà con cui fu picchiato e ferito.Foto di Jim Zwerg picchiato e ferito. Consultato il 1º febbraio 2010. Seigenthaler, un funzionario del Dipartimento di Giustizia, fu picchiato e lasciato privo di sensi per la strada. Le ambulanze si rifiutavano di portare i feriti al pronto soccorso. Alcuni afroamericani locali prestarono loro soccorso e solo pochi fortunati giunsero in ospedale.
La notte successiva, domenica 21 maggio, più di 1500 persone affollarono la chiesa battista del reverendo Ralph Abernathy per onorare i Freedom Riders. Tra i predicatori vi fu anche Martin Luther King, da poco trasferitosi a Montgomery, il reverendo Fred Shuttlesworth e James Farmer. Al di fuori, oltre 3000 bianchi attaccarono i neri e solo l'intervento degli U.S. Marshals evitò assalti ed esplosioni alla chiesa. Con la città ed i suoi abitanti che non si impegnavano affatto a ripristinare l'ordine, i leader dei vari movimenti chiesero aiuto al Presidente. Kennedy minacciò il governatore di intervenire con le truppe federali se non avesse almeno tentato di proteggere tali persone. Patterson anticipò che avrebbe convocato la Guardia Nazionale dell'Alabama per disperdere la gente ed infine le acque si calmarono all'alba.
In un discorso del 2011, Bernard Lafayette raccontò che quella sera alcuni bianchi lanciarono sassi dalle finestre e gas lacrimogeni. Stando alla sua storia, King, dopo aver appreso che dei tassisti neri si stavano organizzando per correre a salvare le persone bloccate in chiesa, credette che questo avrebbe attirato ancora più episodi di violenza. Scelse dieci volontari, a cui fece promettere di essere nonviolenti, per scortarlo fuori nel mezzo al raduno di bianchi, che si fecero da parte per lasciar passare King e la sua scorta fino ai tassisti, a cui King chiese di andarsene per evitare altri attacchi. King riuscì con tutti gli altri a rientrare in chiesa senza pericolo.Bernard Lafayette Jr., "The Siege of the Freedom Riders", Opinion page, New York Times, 19 maggio 2011, carried at blog for Baltimore Nonviolence Center, accesso 24 febbraio 2012. Lafayette, in altre interviste radiofoniche come quella della BBC nell'agosto 2011, spiegò che in seguito tutti i presenti furono dispersi dalla Guardia Nazionale, giunta poche ore dopo."Witness: Freedom Riders", BBC, trasmessisione del 31 agosto 2011, link visitato il 24 febbraio 2012.
Nel Mississippi Il giorno seguente, lunedì 22 maggio, altri Freedom Riders dal CORE e dallo SNCC arrivarono a Montgomery per continuare a viaggiare per il Sud, prendendo il posto degli attivisti feriti ed ancora in ospedale. Dietro le quinte, l'amministrazione Kennedy abbozzò un accordo con i governatori dell'Alabama e del Mississippi. Tali uomini si misero d'accordo con la polizia statale affinché la Guardia Nazionale proteggesse i viaggiatori dalla violenza dei dimostranti. In cambio, il governo federale avrebbe dovuto non intervenire per impedire alla polizia locale di arrestare i Freedom Riders, considerati come fuorilegge, una volta giunti alle fermate degli autobus o se colti in flagrante.
Mercoledì 24 maggio, i Freedom Riders salirono su degli autobus diretti a Jackson, Mississippi. Circondati dalle pattuglie delle autostrade e dalla Guardia Nazionale, gli autobus giunsero a Jackson senza problemi. Appena arrivati, parte dei Riders fu immediatamente arrestata con l'accusa di aver usato servizi (tra cui anche l'essere scesi o saliti in zone riservate ai bianchi) al deposito degli autobus.
A Montgomery, un altro gruppo di Riders, tra cui il cappellano dell'Università Yale, Gaylord Brewster Noyce, insieme ad altri come Abernathy, Wyatt Tee Walker, fu arrestato con simili accuse che, a detta della polizia locale, erano una serie violazione delle ordinanze segregazioniste.
Questo schema si ripeté più volte, specie per coloro che si recarono in Mississippi e a Jackson, in particolare, dove rapidamente venivano condotti in prigione. La strategia ebbe comunque successo, perché nel riempire le prigioni (come il Mississippi State Penitentiary, detto Parchman Farm) ed attirando l'attenzione della stampa contribuì a sensibilizzare l'opinione pubblica americana. Tra i maltrattamenti si citano la reclusione dei Riders nell'unità di massima sicurezza, detta anche death row, ovvero "braccio della morte": qui si rinchiudono i detenuti condannati alla pena di morte e i Riders avevano addosso solo biancheria intima, non potevano muoversi troppo all'infuori della cella e non potevano scrivere o ricevere lettere. Quando alcuni di loro si rifiutarono di smettere di cantare delle canzoni sulla libertà, le guardie portarono via i loro materassi, le lenzuola e gli spazzolini. Nel frattempo continuarono ad arrivare nuovi detenuti tra i Riders, più di 300 solo nella Parchman Farm.
Celebri Freedom Riders
Bruce Fein Zev Aelony Rev. James L. Bevel Rev. Malcolm Boyd Stokely Carmichael Rev. William Sloane Coffin James L. Farmer, Jr. Sindaco di San Diego Bob Filner James Forman William E. Harbour Genevieve Hughes Rev. Bernard Lafayette Rev. James Lawson U.S. Representative John Lewis Robert Martinson, noto sociologo e criminologo Salynn McCollum Professor Charles McDew Diane Nash, organizzatrice Charles Neblett
Wally Nelson James Peck Charles Person Rev. Robert Laughlin Pierson Professor John C. Raines Cordell Reagon Rev. Charles Sherrod Rev. Fred Shuttlesworth Carol Ruth Silver Helen Singleton Giudice George Bundy Smith Ruby Doris Smith-Robinson Dr. Daniel N. Stern John Charles Taylor Henry James Thomas Joan Trumpauer Mulholland Rev. C. T. Vivian Rev. Wyatt Tee Walker James Zwerg
Soluzione e lasciti Giunti a settembre erano passati oltre tre mesi da quando Robert Kennedy aveva stilato la petizione. I leader del CORE e dell'SNCC tentarono di organizzare dimostrazioni di massa note come "Washington Project". Questo avrebbe mobilitato centinaia, forse migliaia, di dimostranti nonviolenti verso la capitale, allo scopo di fare pressioni sul governo e l'amministrazione Kennedy. L'idea stava già andando in fumo quando, alla fine, la ICC emise gli ordini necessari entro la fine del mese.Arsenault, Freedom Riders, 438. Le nuove politiche entrarono in vigore il 1º novembre 1961, sei anni dopo il caso Sarah Keys v. Carolina Coach Company. Dopo questa decisione, ai passeggeri fu permesso di sedersi ovunque volessero su treni e autobus interstatali; i cartelli "bianchi" e "neri" furono rimossi dalle stazioni e dalle fermate, così come servizi pubblici, fontane e sale di attesa cessarono di essere segregate. Spesso anche le tavole calde servivano già clienti di tutti i tipi, senza dare importanza alla razza.