Portovenere (IPA: , Pòrtivéne in ligure e nella variante localeI toponimi dialettali sono citati nel libro-dizionario del ), è un comune italiano di abitanti della provincia della Spezia in Liguria. È il comune più piccolo della provincia spezzina per estensione territoriale urbana.

Nel 1997 Portovenere, insieme con le isole Palmaria, Tino, Tinetto e le Cinque Terre è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Il toponimo Portovenere (scritto tutto attaccato) è conosciuto internazionalmente come la variante più diffusa benché lo stesso statuto comunale, in virtù della tradizione storica consolidata, preveda la forma Porto Venere in tutti gli atti e documenti comunali ufficiali; l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), ente capofila e di rilevazione per lo Stato italiano, trascrive a sua volta nei suoi documenti e censimenti la forma attaccata.

Geografia fisica Territorio

Il comune di Portovenere sorge all'estremità meridionale di un promontorio il quale, distaccandosi dalla frastagliata linea di costa della riviera ligure di levante, va a formare la sponda occidentale del golfo della Spezia, detto anche "golfo dei Poeti"Portovenere, presso La Spezia, è una muraglia di case addossate alla roccia ed alte come torri, quasi uno scenario di torri accostate l'una all'altra, Guido Piovene, Viaggio in Italia, Mondadori,Milano, 1957. Alla fine di questa penisola si trovano tre piccole isole: la Palmaria, il Tino e il Tinetto; di esse solo l'isola Palmaria, sita proprio di fronte al borgo di Portovenere al di là di uno stretto braccio di mare, è in piccola parte abitata.

Molto note sono le spiagge del comprensorio, grazie all'acqua cristallina e alla forte corrente del mar Ligure, che in prossimità della costa raggiunge repentinamente discrete profondità. Da segnalare le spiagge del lato nordovest dell'Isola Palmaria, citate peraltro nella Guida Blu del Touring Club Italiano e Legambiente. Sul borgo antico del paese, sulla falesia e sulle isole dell'arcipelago insiste il parco naturale regionale di Porto Venere, gestito dall'omonimo ufficio comunale.

Clima

Il clima è tipico mediterraneo, pressoché privo di episodi di gelo in inverno. Tuttavia, le precipitazioni possono essere molto abbondanti, specialmente in autunno e primavera, a causa dell'orografia della riviera di Levante.

Nel territorio comunale, è ubicata la stazione meteorologica di Isola di Palmaria, i cui dati possono essere ritenuti simili a quelli che si verificano a Portovenere e nelle zone limitrofe.

Molto evidenti in primavera, estate e autunno sono le "termiche", ovvero i venti che soffiano influenzati dalle condizioni climatiche; di notte/prima mattina soffia il vento di terra, in dialetto chiamato "avaxia", proveniente da NE. Nella tarda mattinata si alza il "Maestralino", proveniente da NW, che entra dalle Bocche di Portovenere anche con una certa forza allietando dalla calura estiva il paese e i numerosi yacht in rada. In autunno il Maestralino prende anche il nome di "Provenzaccia" poiché proviene dalla Provenza (derivazione del Mistral), freddo e carico di umidità.

Il comprensorio Portovenere-Isola Palmaria è l'unico punto di ridosso nel mar Ligure tra l'Isola d'Elba e le Isole di Hyères, in Francia. Questo dato di fatto fa comprendere lo storico ruolo strategico svolto da Portovenere nella storia marinaresca.

Storia

Anche se le origini più antiche del borgo vengono fatte risalire al VI secolo a.C. e alla presenza dei popoli Liguri, le prime datazioni storiche di Portovenere risalgono a Claudio Tolomeo (150 d.C.) e all'Itinerario Marittimo (Itinerarium Maritimum Imperatoris Antonini Augusti) dell'imperatore Antonino Pio del 161 d.C.Fonte dal libro di nel quale il borgo viene definito come vicus (scalo) e poi castrum sito tra le località di Segesta Tigulliorum (l'odierna Sestri Levante) e Luni.

Il nome latino del borgo (Veneris Portus) deriva dal tempio dedicato alla dea Venere Ericina, che sorgeva sul luogo stesso sul quale oggi è la chiesa di San Pietro. La dedica a Venere era probabilmente legata al fatto che, secondo il mito, la dea era nata dalla spuma del mare, abbondante proprio sotto quel promontorio.

In epoca romana, e poi bizantina, il borgo antichissimo (castrum vetus) sorgeva sull'odierno piazzale Spallanzani, ma è oggi pressoché del tutto scomparso. I pochi reperti tardo romani rimasti consistono in una cisterna circolare sulla Punta di San Pietro, in alcune murature rinvenute sotto il piazzale Spallanzani e soprattutto con l'aula dell'antico sacello paleocristiano (incluso nella gotica chiesa di San Pietro).

Da semplice borgo di pescatori, alla metà del VI secolo Portovenere divenne base navale della flotta bizantina. Più tardi costituirà uno dei capisaldi marittimi della resistenza alla conquista longobardaCome, all'altro estremo della Liguria, Porto Maurizio ed altri centri rivieraschi..

Si ha notizia sicura di Portovenere come sede di abbazia dalle lettere di san Gregorio Magno a Venanzio di Luni nell'anno 594.

Il borgo di Portovenere fu assalito e devastato nel 643 da Rotari, re dei Longobardi nel corso della sua campagna di conquista della Liguria.

Anche dopo la fine del regno longobardo, nell'Impero carolingio Portovenere mantenne la sua importanza come scalo portuale.

Nell’ottobre del 801 il diplomatico ebreo Isacco, rientrato da Baghdad dove era stato ambasciatore di Carlo Magno presso il califfo Hārūn al-Rashīd, in viaggio verso la Francia, si fermò a Portovenere dove fece sbarcare l'elefante Abu l-Abbas, dono del califfo a Carlo MagnoDagli Annali del cronista franco Eginardo..

Come tanti altri borghi costieri liguri, tra i secoli VIII e XI dovette via via subire e difendersi dalle razzie di normanni e saraceni; nei secoli successivi dei turchi.

Dal X secolo Portovenere fu possedimento feudale dei Signori di VezzanoFonte dalla (vassalli dei Vescovi di Luni) che poi, verosimilmente nel 1139 lo cedettero, insieme alle isole prospicienti, alla Repubblica di Genova che intendeva farne un proprio caposaldo fortificato nell'estremo levante ligure.

Come testimoniano alcuni documenti, già nel 1113 Genova, per arginare l'espansione di Pisa, aveva inviato una colonia di suoi cittadiniLa colonia genovese mandata in quell'anno a Portovenere era composta di alcune nobili famiglie, fra cui i Demarini, i Di Negro, i Defornari, gli Interiana, i Dona e altri. U.Mazzini, Storia del golfo di Spezia ed aveva edificato il quadrangolare castello sulla punta meridionale del promontorio dell'Arpaia, accanto al luogo della chiesa di San Pietro. Sempre nello stesso periodo genovese vennero costruiti la chiesa di San Lorenzo e il borgo nuovo (castrum novum)Le case-fortezza genovesi del borgo nuovo sono costruite in schiera contigua così da formare un sistema difensivo perfettamente integrato; solo poche e strette scalinate, facilmente controllabili, si aprono tra le case per consentire la discesa al mare..

Sono del 1161 le mura guelfe che racchiudono entrambi i borghi, il vecchio e il nuovo, le tre torri, la porta di accesso originale. Infine, nel 1162, fu sancito formalmente il passaggio delle due chiese sotto la giurisdizione del vescovo di Genova confermando di fatto il completo dominio genovese sul borgo. Portovenere diventò così per Genova approdo fortificato e colonia di cittadini genovesi nel levante ligure con il duplice compito di essere base della guerra di corsa contro le navi pisane e della penetrazione genovese in val di Vara e in LunigianaTeofilo Ossian De Negri, Storia di Genova, Giunti Martello Ed., pag.316. La Repubblica di Genova, infatti, si serviva anche di corsari per combattere sia Pisa che il flagello di Saraceni e Turchi.

A Portovenere nacquero o ebbero base numerosi corsari: Trapelicino, Amiceto da Fino, Stefanello da Portovenere, Simonino Cavalleri, Giovanni e Simone Barbavara, Giacomo e Baldassarre Bardella, Giuseppe Graffigna detto il Cardinalino, Jacopo Gattilusio. La pirateria fiorì nel golfo della Spezia, allora chiamato Golfo di Venere, considerato rifugio ideale per dedicarsi a questa attività. La domanda sempre più crescente di naviglio e di equipaggi diede origine a una fiorente cantieristica e ad una grande domanda di equipaggi coraggiosi da imbarcare in questa marineria commerciale e corsaraIn una lettera del 1488 il governo di Genova intima alle comunità di La Spezia, Porto Venere e Lerici di moderare l’attività di Corsa o Piratesca dei seguenti corsari: Jacopo Bardella, Luca Seigalensa, Domenico Botarino, Pandolfo Amoroto, Acelino De Blaxia, Gatino Gato, Maione De Adano, Pellegrino De Costantino, Domenico De Tasarotis, Tommaso De Croxello, Iacopo Vinte detto Fraudalia, Roderico De Pisano.. La presenza a Portovenere del famoso mercante pratese Francesco Datini favorì lo smercio del bottino, piazzato altrove con buon guadagno per i corsari.

Le fortificazioni delloppidum di Portovenere subirono numerosi assalti nel corso della secolare guerra tra Genova e Pisa dando prova d'invulnerabilità, come nel 1242 in occasione dell'assalto a opera del fuoruscito genovese Ansaldo De Mari e della battaglia del Tino, descritta dal poeta e notaio Ursone da VernazzaUrsone da Sestri, Historia de victoria quam Ianuenses habuerunt contra gentes ab imperatore missas.

Nel 1245 giunse a Portovenere la flotta genovese che da Civitavecchia portava in salvo papa Innocenzo IV in fuga dall'imperatore Federico II.

Nel 1251 con il sostegno di papa Innocenzo IV viene siglata la decennale pace di Portovenere tra la repubblica genovese e la Repubblica di Venezia.

In una notte del gennaio del 1340 divampò un incendio improvviso che distrusse il castrum vetus nel piazzale di fronte alla chiesa di San Pietro.

Nel tardo XIV secolo le discordie interne nella Repubblica di Genova ne provocarono l'inevitabile declino e la fine dell'indipendenza: la base di Portovenere venne in possesso di Carlo VI di Francia e poi della Corona d'Aragona, secolare nemico di Genova e dei suoi commerci.

Dal XIV secolo, col sorgere della Spezia a capoluogo, il borgo comincia a perdere importanza politica e commerciale; rimane però una delle principali fortezze della repubblica genovese, e sarà di nuovo poderosamente munita nei secoli XVI e XVII contro le incursioni turche.

Nel 1411 Portovenere, Lerici e Sarzanello furono vendute a Firenze che succedette a Pisa nella secolare contesa per il confine orientale al Caprione e alla MagraT.Ossian De Negri, Storia di Genova, Giunti Martello editore. La base venne poi addirittura ceduta a Filippo Maria Visconti nel 1435 da Alfonso d'Aragona, che nello stesso anno vi soggiornò per qualche tempo prima di salpare per Gaeta e rivendicare la sua successione al Regno di Napoli.

Poco tempo dopo, nel 1437, il doge Tomaso Fregoso recuperò definitivamente a Genova il possesso di Portovenere.

Nel novembre del 1461 il doge Lodovico Fregoso affida ad Antonio Biassa la custodia della rocca di Portovenere contro gli assalti dei Milanesi.