La caduta di Trebisonda fu l'assedio che si concluse il 15 agosto 1461 e che decretò la caduta della città di Trebisonda, capitale dell'impero omonimo, a vantaggio degli ottomani guidati dal sultano Maometto II. L'assalto rappresentò il culmine di una lunga campagna militare condotta dagli osmanici, in quanto coinvolse un grande esercito e una flotta che agirono in maniera diversificata per portare a termine l'operazione militare. I difensori di Trebisonda avevano fatto affidamento su una rete di alleanze che gli poteva fornire supporto militare e manodopera quando gli ottomani iniziarono l'assedio, ma la mancanza di un'efficace strategia diplomatica dell'imperatore Davide II non permise alla città costiera di ricevere adeguati sostegni militari.
La campagna ottomana mirava inizialmente ad intimidire il sovrano di Sinope per arrendersi volontariamente senza combattere. I turchi si mossero per più di un mese attraverso disabitate montagne selvagge, vincendo diverse battaglie minori e trovandosi infine alle porte di Trebisonda. La tattica messa in atto dal sultano per espugnare l'insediamento passò per l'isolamento della città fortificata sia via terra che via mare, circostanza che costrinse l'imperatore Davide II ad accettare la resa della capitale alle sue condizioni. Quando ciò avvenne, in cambio del suo piccolo regno, si stabilì che Davide avrebbe potuto beneficiare di una serie di latifondi concessi in altre aree dell'impero ottomano, dove Davide II, la sua famiglia e i suoi cortigiani avrebbero potuto vivere liberamente. Il sovrano decise di accettare e arrendersi spontaneamente perché riteneva di non essere in grado di fronteggiare un assalto di vaste proporzioni.
Dopo che gli ultimi membri della dinastia dei Paleologi erano fuggiti dal Despotato della Morea l'anno precedente alla volta dell'Italia, Trebisonda rimaneva l'ultimo avamposto attivo della civiltà bizantina e la sua caduta determinò la fine dei romei.
Contesto storico
Le fonti del XV secolo differiscono nella loro spiegazione delle reali motivazioni dell'attacco di Trebisonda operato da Maometto II. William Miller, storico britannico, riprende Michele Critoboulos affermando che «la riluttanza dell'imperatore Davide di Trebisonda a pagare tributi [per mantenere la pace nella sua regione] e le relazioni matrimoniali con Uzun Hasan e la corte georgiana spinsero il sultano ad invadere l'impero».. Un'altra autorevole fonte, lo studioso turco Halil İnalcık, cita un passaggio dello storico ottomano del XV secolo Ibn Kemal, che scrisse:.
Entro il 1450, l'impero ottomano occupò o stabilì l'egemonia su gran parte dei territori che l'Impero bizantino deteneva prima che la Quarta crociata saccheggiasse Costantinopoli nel 1204 in Asia Minore e Anatolia. Le campagne espansionistiche avviate da Maometto II gli valsero nella storiografia il titolo di "Conquistatore". Il quadro politico della regione stava repentinamente cambiando: Enos cadde dopo una serie di operazioni belliche lampo nell'inverno del 1456;.. dopo aver mostrato insolita pazienza con i figli di Costantino XI che governavano la Morea, impegnati in lotte di potere interne, i turchi alla fine conquistarono Mistra il 29 maggio 1460;. Amasra fu espugnata dai genovesi nello stesso periodo.. Ad eccezione di diverse isole del Mar Egeo sotto il dominio di vari signori latini, Trebisonda era l'unico parte rimasta dell'antico impero romano d'Oriente ancora indipendente..
L'imperatore Giovanni IV era a conoscenza della minaccia che Maometto II rappresentava per lui già da qualche tempo e che occorresse rafforzare le alleanze già esistenti, tanto che nel 1451 il diplomatico bizantino Giorgio Sfranze arrivò a Trebisonda in cerca di una sposa per il suo sovrano, Costantino XI.. Giovanni aveva felicemente riferito al diplomatico in visita la notizia della morte di Murad II e che la giovane età del nuovo sultano significava che Trebisonda poteva forse ora durare più a lungo e ricostituirsi. Sfrante, tuttavia, spiegò a Giovanni IV che la giovinezza del regnante e l'apparente stato di quiete degli ottomani fosse solo una situazione temporanea e che incombeva una minaccia sia sul Bosforo che su Trebisonda.
Trebisonda poteva fare affidamento sulle sue imperiose fortificazioni per difendersi. Oltre alla cinta muraria, lungo le mura orientali e occidentali due profondi fossati rendevano più forti le difese, sebbene alcune zone della città giacessero al di fuori di esse, come il Meydan, uno dei quartieri più frequentati dell'attuale città turca, e i quartieri abitati da genovesi e veneziani.. Tali mura avevano resistito a molti assedi precedenti: per esempio, nel 1223, quando il complesso difensivo non era estesa come nella metà del XV secolo, i difensori avevano sconfitto un esercito selgiuchide.. Non più di qualche decennio prima dell'arrivo dei turchi alle porte di Trebisonda, Sheykh Junayd aveva tentato di cingere d'assalto la città ma, nonostante i pochi soldati disponibili per la difesa, l'imperatore Giovanni IV era stato in grado di preservare la roccaforte..
Gli storici moderni hanno ricostruito la fitta serie di alleanze poste in essere da Giovanni con gli emiri di Sinope, Karaman e i re cristiani della Georgia.. Si ritiene che suo fratello e successore Davide II Comneno commissionò Michele Alighieri, un mercante fiorentino e discendente di Dante che commerciava spesso in Turchia (assieme forse a Lodovico da Bologna) di recarsi in Europa occidentale nel 1460 alla ricerca di sostenitori.. L'alleato più potente e affidabile degli imperatori di Trebisonda appariva il sovrano degli Aq Qoyunlu (o Turcomanni della Pecora Bianca), Uzun Hasan. Nipote di una principessa della dinastia dei Comneni, Hasan aveva trasformato l'Aq Qoyunlu nella tribù più potente tra i turkmeni, sconfiggendo i loro rivali, le Pecore Nere. Egli aveva sentito parlare della bellezza della figlia dell'imperatore Giovanni, Teodora Comnena, nota anche come Despina Khatun, e si fece avanti chiedendo la mano della donna, offrendo in cambio protezione a Trebisonda con i suoi uomini, i suoi soldi e i suoi comandanti...
Nel 1456, le truppe ottomane guidate da Hizir Pascià sferrarono un attacco a sorpresa. Secondo lo storico bizantino Laonico Calcondila, Hizir fece irruzione nelle campagne, penetrando persino nel mercato cittadino e catturando complessivamente circa persone. La città si era spopolata a causa della peste e stava vivendo un periodo difficile; Giovanni IV accettò di pagare un tributo annuale di pezzi d'oro a Hizir in cambio dei prigionieri catturati. Giovanni inviò suo fratello Davide a ratificare il trattato con Maometto II in persona nel 1458, ma il sultano elevò la cifra a pezzi d'oro..
Un tributo di pezzi d'oro ogni anno dovette rappresentare un peso troppo significativo per le casse dell'erario, tanto da spingere Giovanni e Davide a chiedere ad Uzun Hasan di pagarlo in cambio della fedeltà di Trebisonda che a quest'ultimo da allora sarebbe stata riconosciuta. Hasan acconsentì e inviò degli araldi a Maometto II. Tuttavia, questi inviati non chiesero solo che il tributo venisse trasferito all'Aq Qoyunlu, avendo infatti altresì chiesto agli ottomani di saldare un debito che, secondo Hasan, era stato contratto dal nonno di Maometto nei confronti dei turcomanni e che non era stato ancora saldato.. Le fonti non concordano esattamente sulla risposta di Maometto II, ma le due versioni principali della vicenda parlano però di una risposta piccata del sultano. In una di queste cronache, si riferisce che replicò agli inviati «che non ci sarebbe voluto molto prima che avessero imparato cosa dovevano aspettarsi da lui».. Nell'altra, la sibillina risposta di Maometto II fu: «Vai in pace; l'anno prossimo mi ricorderò di queste cose e salderò il debito»..
Avanzata ottomana Pianificazione
Nella primavera del 1461, Maometto II allestì una flotta composta da 200 galere e dieci navi da guerra. Allo stesso tempo, attraversò lo stretto dei Dardanelli giungendo a Bursa e riunendo le truppe già stanziatesi in Europa con quelle giunte dall'Asia; si stima che la forza combinata consistesse in unità di fanteria e di cavalleria. Secondo lo storico bizantino Ducas, mentre il sultano allestiva i preparativi suscitò un tale timore che gli abitanti di luoghi lontani come Lykostomion (Chilia Veche) alla foce del Danubio, Caffa in Crimea, Trebisonda e Sinope, oltre alle isole del Mar Egeo a sud tra cui Chio, Lesbo e Rodi temevano tutti di essere i prossimi ad essere attaccati dai turchi. Pare che una simile strategia del terrore appagò il sultano, tanto che rispose accigliato a un confidente che gli chiedeva confuso quale obiettivo egli perseguisse effettivamente con un simile spiegamento di forze: «Stai certo che se dovessi scoprire che anche solo un pelo della mia barba risulta a conoscenza di quest'informazione, me lo strapperei e lo brucerei»..
Assalto a Sinope
Al comando del suo esercito, il sultano ottomano condusse le sue truppe di terra verso Ankara, fermandosi sulla strada per visitare le tombe di suo padre e dei suoi antenati. Dopodiché, scrisse al sovrano di Sinope, Kemâleddin Ismâil Bey, al fine di ricevere suo figlio Hasan ad Ankara per comunicargli un messaggio.. Il giovane era in realtà già lì quando Maometto II raggiunse la città e fu ricevuto con grande cortesia. Quest'ultimo si fece subito riconoscere per la sua schiettezza: secondo Doukas, informò Hasan affermando: «Riferisci a tuo padre che voglio Sinope e, qualora si arrendesse di propria volontà, lo ricompenserò con gioia assegnandogli la provincia di Filippopoli. Tuttavia, se rifiuterà, gli farò presto visita». Nonostante le ampie fortificazioni della città e i suoi 400 cannoni presidiati da artiglieri, Ismail Bey decise di cedere alle richieste, stabilendosi dunque nelle terre che Maometto gli assegnò in Tracia, dove redasse uno scritto sulle prescrizioni rituali islamiche chiamato Huulviyat-i Sultan e morendo poi nel 1479.
Il sultano aveva molte ragioni per impadronirsi di Sinope, soprattutto logistiche ed economiche, essendo situata in una posizione favorevole e vantava buoni porti. Inoltre, si trovava non troppo distante dal suo obiettivo finale, la città di Trebisonda. Critoboulos afferma che uno dei motivi principali per cui Maometto la acquisì fu dovuto al fatto di essere consapevole che Hasan Uzun la avrebbe potuta volere per sé: l'indagine del sultano avvenne sulla base «delle molte voci che gli giungevano e che lo resero più che mai determinato ad acquisirla».
Marcia in Anatolia
Lasciando Sinope in gestione al suo ammiraglio Kasım Pascià, Maometto si concentrò sulla necessità di condurre i suoi eserciti nell'entroterra turco.. Konstantin Mihailović, un soldato serbo che prestò servizio nell'esercito ottomano in questa campagna e che raccontò della sua esperienza decenni dopo non ricordò nei suoi testi nessun punto di riferimento situato tra Sinope e Trebisonda, pur avendo invece ancora bene in mente i travagli del viaggio:
Il percorso intrapreso dall'esercito ottomano non è noto. Critoboulos afferma che Maometto attraversò i Monti del Tauro, divenendo il quarto generale della storia ad averle attraversate (prima di lui Alessandro Magno, Pompeo e Tamerlano). Doukas asserisce che Maometto guidò i suoi uomini attraverso l'Armenia e il fiume Fasi, salendo quindi sulle vette del Caucaso prima di raggiungere Trebisonda. Questo percorso non assume molto senso se si esamina una carta geografica, poiché sia il Fasi che il Caucaso erano ben lontani a est della destinazione prefissata. Attenendosi a quanto riporta Mihailović, l'esercito marciò in Georgia, ragion per cui è plausibile, secondo alcuni, che Maometto cercò di intimidire i sovrani locali per farli desistere dall'ipotesi di affiancare il loro alleato costiero. In alternativa, se si vuole seguire una più semplice e realistica interpretazione, gli ottomani si erano smarriti.