La chiesa di San Giacomo apostolo e San Vincenzo levitaIl libro di Bruno Caccia Antica cattedrale di san Vincenzo martire in Bergamo identifica l'origine della devozione a San Vincenzo nella bergamasca, alla comunità dell'alta valle formata dai dannati del metallo, ebrei cristianizzati e schiavi romani usati per i lavori nelle miniere del ferro e dei metalli, che divenuti liberti, vi si stabilirono raggiungendo anche la città di Bergamo, iniziando la devozione nel santo martire è il principale luogo di culto cattolico di Gromo, in provincia e diocesi di Bergamo; fa parte del vicariato di Ardesio-Gromo.
L'edifcio è situato in località Bettuno Basso, dove era l'antico percorso viario che collegava la zona alle frazioni di Boario e della Ripa. Vi si può accedere attraverso un viale pavimentato in ciottolato di fiume..
Storia Una pergamena conservata presso l'archivio della Curia Vescovile di Bergamo attesta l'esistenza della chiesa di Gromo già nel 1184, il documento nomina l'investitura da parte del vescovo Guala, sotto forma di eredità, al chierico Marinono e successivamente al presbitero Alberto della chiesa dei santi Giacomo e Vincenzo di Betuno sopra il Golio. La chiesa nel documento è collocata presso la valle de Ardese e precisamente in quella del Goglio, per l'investitura di terreni in Valgoglio al prezzo di 25 soldi imperiali. Segue un documento datato 1217 per arrivare a quello del 10 luglio 1297 dove per l'elezione dell'arciprete di Clusone, viene citato Albertus de Parre clericus Santi Iacobi de Gromo.
Documentata nel 1238 un'"assemblea dei vicini" nei giardini della chiesa citata come: ecclesie sanctorum Iacobi et Vincenci de Butuno vicinancie Gromi, per la formazione del primo Statuto, a testimonianza dell'autonomia concessa dal vescovo Guala, e dalla Pace di Costanza tra Federico I e i comuni. L'assemblea era composta da sedici rappresentanti compresi quattro notai, che stilarono e consegnarono al podestà Nantelmo de Crema e ai quattro consoli il primo documento della comunità.
L'elenco della nota ecclesiarum Civitatis et Episcopatus Bergomi del 1360 voluto da Bernabò Visconti per conoscere le taglie e le decime imposte al clero e alle chiese da papa Innocenzo VI, ma che i Visconti stessi volevano, essendo Barnabò contro il papa desideroso di incassare il frodo per usarlo contro Roma, indica la chiesa facente parte della pieve di Clusone.
Bisogna poi andare fino al 1392 per ritrovare menzionata la Ecclesiam S. Jacobi et Vincentii de Gromo seu de Butuno nell'atto di descrizione dei confini di Gromo conservato presso la Biblioteca apostolica vaticana. Nel 1443 si staccarono le chiese dei paese vicini, Gromo San Marino e Gandellino con atto del notaio Salvetti Gio Francesco, successivamente quelle di Novazza, Valgoglio e Boario. Rimase compresa nella pieve di Clusone fino al 1568. La chiesa risulta fosse consacrata nel 1453 dal vescovo Giovanni Barozzi, come riportato dal registro dei censuali redatto da Vittore Soranzo.
Atti notarili e visite pastorali che si susseguirono, raccontano come la chiesa si sia modificata e ampliata nel tempo. Dettagliata è la descrizione nei verbali della Visita pastorale del 30 settembre 1575 compiuta dal convisitatore di san Carlo Borromeo, il teologo Giovanni Andrea Pionio.
Descrizione
La chiesa si trova in posizione lontana dal centro della località, ma che anticamente era il punto d'incontro con le frazioni e le località più vicine diventando il baricentro del territorio. L'edificio si presenta composto da più volumi che sono, oltre alla chiesa e alla parte presbiteriale, le diverse aule ospitanti le tante confraternite, che aumentavano, con l'incremento demografico, modificando non solo l'esterno con nuove cubature ma anche l'interno con nuovi altari intitolati ai santi delle relative congregazioni. Nella relazione del 1666 da Giovanni Giacomo Marenzi risulta che vi fossero molte congregazioni e confraternite del Suffragio, del Rosario, del Santissimo Sacramento, dei disciplini battuti che si legavano alla chiesa di Santa Maria Maddalena di Bergamo, la scuola della Dottrina cristiana e quella della Beata Vergine. Vi era inoltre entro la circoscrizione parrocchiale un istituto della Misericordia...
Esterno La chiesa conserva la struttura originaria romanica nella facciata a sud con le monofore con contorno a sguincio di conci di pietra sagomati sulla parete a sud. Del Quattrocento sono gli affreschi trovati sulla parete del porticato che presenta parte di una crocifissione con l'immagine della Madonna e angeli che raccolgono il sangue eucaristico. Il porticato con cinque aperture ad arco sorrette da colonne in pietra poggianti su di un muro in sassi, è di epoche diverse. La prima e la quinta colonna sono sicuramente le più antiche poi adattate. La chiesa è priva di una vera e propria facciata, i quattro accessi all'aula sono tutti laterali.
L'ingresso principale è posto sulla facciata rivolta a mezzogiorno, questo perché la struttura della chiesa ha subito nel tempo notevoli rifacimento. L'abside è rivolta a oriente, e oltre i due ingressi a sud, altri due sono posti sul lato nord.L'accesso principale, rivolto a mezzogiorno, è dotato di un portale cinquecentesco in marmo di Ardesio, con stipiti a forma di pilastri sopra i quali si poggia l'architrave monolitica con al centro il Trigramma di san Bernardino. Per periodo e per stile architettonico, il manufatto propone in alcune parti lavori di Mauro Codussi, in particolare i portali del palazzo dell'Arciprete di Bergamo, e riprende il portale della chiesa di Sedrina, opera sempre del Codussi. L'apertura è seguita da una scala a scendere di otto gradini che conduce all'interno della chiesa.
Interno L'interno, con il classico orientamento liturgico, è suddiviso in tre navate, di cui quella centrale più alta e coperta dal tetto di legno a due spioventi, suddivisa da tre grandi archi a sesto acuto in muratura, che la dividono in quattro campate. Le navate laterali, più basse, sono coperte da volte incrociate ricche di stucchi secenteschi. Ogni navata è ulteriormente suddivisa in quattro campate. Le campate a sud poggiano su due grosse colonne del XIV secolo, mentre a nord vi è solo una colonna centrale.
Navata a sud
L'ingresso principale è posto nella navata rivolta a sud con la gradinata che conduce all'interno della chiesa. Lungo la navata si trova la Pala di Ognissanti, opera di Antonio Marinoni datata 1527 circa La pala era sull'altare ligneo rimosso durante la restaurazione novecentesca.
Vi sono alcune statue fra questa quella del santo patrono, san Giacomo, realizzata negli anni '60 del Novecento da Angelo Gritti.
Le diverse congregazioni religiose presenti, hanno costruito e ampliato nel tempo gli altari e le cappelle presenti nella chiesa:
Altare del Crocifisso ex Santa Maria Maddalena o dei Disciplini Consacrato nel 1520 dall'arcivescovo Gabriele Castelli alla Beata Maria Maddalena venne fatto costruire dalla congregazione dei disciplini, cambiò poi la sua denominazione prendendo il nome dalla pala che lo adorna di ignoto autore raffigurante il Crocifisso con ai lati le Marie Dolenti e san Giovanni, nella parte inferiore due disciplini in preghiera. L'altare ottenne i benefici del lascito della chiesa di San Rocco distrutta nella frana del 1º novembre 1666.. Il dipinto pur non essendo di alto valore artistico è particolarmente preciso nella raffigurazione dei due disciplini posti nella parte inferiore della tela. I restauri del 1991 riportarono il colore originale dell'opera. Nel medesimo tempo fu ristrutturata anche l'ancora lignea dorata che ospita la tela.
In una nicchia sotto la pala, si trova la statua lignea di Cristo morto Grazioso Fantoni che viene portata in processione la sera del Venerdì santo per le strade del paese. Risulta presente la nota negli archivi della fondazione Fantoni con la data del 1º Maggio 1571 con la descrizione Un Cristo deposto nel sepolcro, questo è andato perduto. La bottega fantoniana aveva nel 1699 realizzato la Madonna del Rosario per la confraternita dei morti.
Navata a nord Sul lato a nord, sopra l'ingresso detto degli uomini vi è il polittico di autore ignoto opera del 1530-50 proveniente dalla piccola chiesa della Crocetta nel 1883, la tela centrale raffigurante la pietà è opera del XVII secolo, di valore è la cornice in barocco alpino, con la rappresentazione di Dio padre sulla parte superiore centrale così come era consentito prima del Concilio di Trento, in alto a destra santa Lucia, e sinistra santa Caterina, mentre sul piano inferiore san Giacomo e san Vincenzo.
Altare del Rosario L'altare si trova sul lato a nord della chiesa, in legno dorato, aveva ai lati due statuette raffiguranti l'Annunciazione rubate negli anni '90. La pala raffigurante sempre il tema dell'Annunciazione è ornata da fregi in stucco raffiguranti angeli e Dio che sorregge il mondo. Gli stucchi posti sull'arcata si collegano all'altare, tra questi vi è rappresentato Re David che suona la cetra e i profeti Geremia, Isaia e Ezechiele, mentre i medaglioni rappresentano la Nascita della Vergine, L'annunciazione, e una Madonna col Bambino. Sul lato a fianco vi sono le statue dei santi Ambrogio raffigurato con il flagello, e Agostino, dottori della chiesa e una nicchia che ospita la statua della Madonna Immacolata.
Sulla controfacciata della navata due santi domenicani sorreggono il grande stucco, dove sono dipinti a fresco i 15 misteri del rosario.
Altare del Suffragio La seconda campata a nord presenta l'altare di fine Seicento in marmo nero e stucco, con il tema del memento mori è tutto una raffigurazione della morte con teschi e tibie incrociate, anime purganti tra le fiamme e teschi alati sul paliotto, opera dei maestri comacini. Due elegantissime colonne a tortiglione in stucco nero con angeli a cariatide incorniciano la pala raffigurante la Madonna con Gesù e i santi Giovanni evangelista e Giovanni Battista. Il paliotto è diviso in tre parti da cariatidi a forma di angeli. L'ingresso in stucchi raffiguranti un papa e vescovi con anime purganti nelle fiamme ricorda a tutti che l'essere peccatore ha la sua conseguenza.. Mentre i dipinti a fresco rappresentano scene della vita di san Giovanni a richiamo del polittico posto sul lato a est. Gli stucchi laterali rappresentano san Gregorio magno con la colomba dello Spirito Santo sulla spalla, e san Girolamo negli abiti cardinalizi, a completare i quattro dottori della Chiesa.
Sulla controfacciata vi il dipinto a fresco rappresentante la Trinità che accoglie le anime sante del purgatorio.
Di probabile opera dei Marinoni è il polittico posto sulla navata di destra intitolato a Giovanni Battista raffigurato nella sezione inferiore tra i santi Giacomo e Martino, mentre sulla sezione superiore vi sono i santi Sebastiano e Giovanni Evangelista. L'intaglio della cornice, forse lavoro di Donato Prestinari data l'affinità con la cornice del Polittico della Pentecoste del Bergognone e di quello della chiesa di Santa Maria Assunta di Valgoglio e con i pilastrini del coro della basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo eseguite sempre dal medesimo intagliatoreLa bottega di Bussolo aveva eseguito tante opere in alta val Seriana e Donato Prestinari era uno dei più attivi alunni dell'artista milanese . Il polittico era posto sull'altare dedicato a san Giovanni Battista di cui resta documento del 1422 edificato con beneficio di Salvino Buccelleni.
Fonte battesimale