Con protoslavo o proto-slavo si intende l'ipotetica lingua comune appartenente alla famiglia indoeuropea che ha dato origine successivamente alle moderne lingue slave.

Definizione Il protoslavo non è una lingua attestata, non possiede nessun corpus letterario (Corpussprache), né abbiamo a disposizione una minima traccia scritta (Restsprache). Questa lingua è stata totalmente ricostruita attraverso la filologia, come è stato fatto per il germanico comune.

È importante non confondere il protoslavo con l'antico slavo ecclesiastico. Anche se quest'ultimo è largamente servito da base per la ricostruzione del protoslavo, esso è una lingua attestata, con testi e scritte, e anche se rimane molto unitaria all'interno delle lingue slave, dimostra dei caratteri tipici delle lingue slave meridionali.

Storia

La storia del protoslavo si può suddividere in tre periodi: La nascita del protoslavo; Il protoslavo come slavo comune; Dal protoslavo alla differenziazione delle lingue moderne.

Nel primo periodo il protoslavo si separò dagli altri dialetti indoeuropei, assorbendo i tratti comuni agli altri rami della famiglia ma differenziandosene lentamente, diventando la lingua delle primitive tribù slave.

La seconda fase iniziò con l'affermazione del protoslavo come lingua indoeuropea indipendente. Essa veniva parlata dalle tribù slave stanziate nell'Europa centro-orientale. L'individuazione del luogo dove veniva parlato il protoslavo è stata effettuata attraverso il lessico, che dimostra l'assenza generica di termini riguardanti la steppa ed il mare, ma l'abbondanza di termini riguardanti acque continentali, foreste e animali tipici di zone boscose e temperate; perciò è stata identificata come patria originaria della lingua protoslava la zona tra i Monti Carpazi ed il fiume Dnepr, tra la Polonia, la Slovacchia e la Polesia.

È in questa seconda fase che si affermarono le caratteristiche comuni a tutte le lingue slave odierne, fonetiche, morfologiche, sintattiche e anche lessicali.

Questa fase si inquadra relativamente tardi rispetto alla differenziazione subita dalle lingue romanze e germaniche. Infatti il protoslavo si delineò molto probabilmente verso gli ultimi secoli del I millennio a.C. e si sviluppò nei primi secoli del I millennio d.C.

All'inizio del VI secolo d.C. cominciarono le migrazioni dei popoli slavi e con queste si rafforzarono le differenze tra i vari dialetti della protolingua che vanno a formare le distinte lingue slave, cioè la terza fase. È all'inizio della terza fase che la prima lingua slava, l'antico slavo ecclesiastico, viene messo per iscritto. In quel momento vi era stata una minima differenziazione e le lingue slave erano ancora probabilmente intelligibili fra loro. L'antico slavo ecclesiastico ne è la testimonianza perché veniva facilmente compreso dai popoli slavi, usato infatti come lingua ecclesiastica comune, anche se aveva come base il dialetto slavo di Salonicco, e un'impronta slava meridionale.

Fonetica: dall'indoeuropeo al protoslavo Consonantismo Il sistema fonologico dell'indoeuropeo secondo la ricostruzione neogrammaticale prevedeva una fricativa dentale sorda (s), quattro sonoranti (m, n, l, r) e 20 occlusive: labialidentalilabiovelaripalatalivelarisordenon aspirateptkʷk'k aspiratepʰtʰkʷʰk'ʰkʰsonorenon aspiratebdgʷg'g aspiratebʰdʰgʷʰg'ʰgʰ

Lo schema tripartito tradizionale invece prevede tre sorde non aspirate (p, t, k), tre sonore non aspirate (b, d, g) e tre sonore aspirate (bʰ, dʰ, gʰ): labialidentalivelarisordenon aspirateptksonorenon aspiratebdg aspiratebʰdʰgʰ

Trasformazioni del consonantismo 1) Trasformazione delle occlusive sonore aspirate (bʰ, dʰ, gʰ). Le occlusive sonore aspirate perdono l'aspirazione: *bʰ → b *dʰ → d *gʰ → g

labialidentalipalatalivelariocclusivesordept(ḱ)k sonorebd(ǵ)gfricativesorde s sonore

2) Trasformazione delle occlusive velari - satemizzazione: le lingue slave appartengono al gruppo delle lingue satem e perciò rinnovano profondamente il sistema delle occlusive velari:

Le occlusive labiovelari passano a velari semplici *k → k *g → g *g → g

Le occlusive palatali passano a fricative *ḱ → š *ǵ → ž *ǵ → ž.

labialidentalipalatalivelariocclusivesordept k sonorebd gfricativesorde sš sonore ž

3) Legge di Pedersen. La /s/ passa a /x/ nel protoslavo:

labialidentalipalatalivelariocclusivesordept k sonorebd gfricativesorde šx sonore ž

4) Retroflessione della /s/. La fricativa dentale sorda preceduta da /r, u, k, i/ si retroflette quando è seguita da vocale o da sonorante: labialidentalipalatalivelariocclusivesordept k sonorebd gfricativesorde s x sonore z

5) Le sonoranti liquide e nasali /m, n, l, r/ in posizione sillabica sviluppano vocali d'appoggio /ĭ, ī, ŭ, ū/ generando 16 dittonghi: ĭmĭnĭlĭrīmīnīlīrŭmŭnŭlŭrūmūnūlūr

Vocalismo Il protoindoeuropeo tardo constava di 10 fonemi vocalici (5 lunghi e 5 brevi): alteĭ, ī ŭ, ūmedie ĕ, ē ŏ, ō basse ă, ā

Si formarono allora 36 dittonghi composti da /ă, ā, ĕ, ē, ŏ, ō/ + /i, u, m, n, l, r/: ăiăuămănălărĕiĕuĕmĕnĕlĕrŏiŏuŏmŏnŏlŏrāiāuāmānālārēiēuēmēnēlērōiōuōmōnōlōr

Trasformazioni del vocalismo In protoslavo o e a confluiscono. Perciò il sistema ricostruito per il protoindoeuropeo tardo si trasforma nel seguente: anteriori (non labializzate)posteriori (labializzate)alteĭ, īŭ, ūbasseaĕ, aēă, ā

Fonetica: dal protoslavo allo slavo comune tardo Armonia endosillabica 1) Prima palatalizzazione (regressiva)

a) Riguarda le due velari occlusive indoeuropee e la velare fricativa nata dalla retroflessione della fricativa dentale indoeuropea. Davanti a vocale anteriori le suddette velari mutano in questo modo: *k + i,e → č *g + i,e → ž *x + i,e → š

b) Riguarda i nessi *sk, *zk, *tk, (*gk) + vocale anteriore. I loro esiti sono gli stessi della iodizzazione delle dentali (cfr. in seguito).

2) Iodizzazione

Consiste nella modifica che le consonanti subiscono trovandosi seguite da jod (cioè /j/).

a) Le velari si palatalizzano secondo la prima palatalizzazione: *k + j → č *g + j → ž *x + j → š

b) Le sibilanti si trasformano in scibilanti: *s + j → š *z + j → ž

c) Le labiali sviluppano una /l/ epentetica davanti alla /j/ consonantica: *p + j → plj *b + j → blj *m + j → mlj *v + j → blj

d) Le dentali hanno esiti diversi nelle varie zone della Slavia. In protoslavo sono: *t + j → št’ *d + j → žd’ Nelle lingue slave orientali si sviluppano come * *t + j → č * *d + j → ž Mentre nelle lingue slave occidentali si sviluppano come * *t + j → c * *d + j → z

e) Le liquide e la nasale /n/ si iodizzano: *l + j → lj *r + j → rj *n + j → nj

f) Le liquide e la nasale n, iodizzate, possono iodizzare la consonante che le precede: *s + lj → šl’ *z + lj → žl’ *s + nj → šn’

*z + nj → žn’ *d + rj → ždr’ *(s)t + rj → štr’

3) Metafonia palatale

Dopo jod /j/ le vocali labializzate (posteriori) spostano la propria articolazione in avanti e quindi si delabializzano (diventando anteriori):

*ju → ji *ja → je

Legge della sillaba aperta La struttura delle parole nel passaggio dal protoslavo allo slavo comune tardo subisce una profonda ristrutturazione secondo la legge della sillaba aperta:

a) Una sillaba può terminare solo in vocale o sonorante (sillaba aperta). L'ultima sillaba (e quindi la parola) può terminare solo in vocale. Una sillaba non può essere chiusa (cioè terminare per consonante).

b) Le consonanti che seguono la vocale finale di parola cadono (con o senza tracce).

c) Le consonanti che si trovano alla fine della sillaba nel corpo della parola passano alla sillaba successiva.

d) La vocale può essere preceduta da un massimo di 4 consonanti (di cui l'ultima può essere solo jod).

e) Non esistono consonanti doppie.

f) La sequenza di consonanti nella sillaba deve rispettare la sonorità crescente: nessuna consonante che si trovi davanti ad una consonante meno sonora o di uguale sonorità può rimanere in quella posizione: sibilanti e scibilantis z š žlabiali, dentali e velarip b t d k g x č c džlabiodentali e nasaliv m nliquide e vibrantil rsemivocalij wvocalii ae a u

Le sillabe slave possono essere formate quindi solo come:

CV, CCV, CCCV o CCCjV.

1) Semplificazione dei nessi consonantici

Se una consonante si trova in una posizione non prevista tra quelle sopra indicate, avviene quanto segue:

a) Davanti a /s, z, š, ž/ (le meno sonore) qualunque altra consonante (esse comprese) cade.

b) Se una /z/ precede una consonante del secondo gruppo /p, t, k, x, č, c/ si modificano come segue: *z + p → s *z + t → s *z + x → s *z + č → s *z + c → št

c) Se le sibilanti /s/ e /z/ incontrano la liquida vibrante /r/, avviene l'inserzione di una dentale: *s + r → str *z + r → zdr

d) Se due consonanti del secondo gruppo /p, b, t, k, g, x, č, c, dž/ si trovano vicine la prima delle due cade, con queste eccezioni: *t + t → st *d + t → st *k + t’ → št *g + t’ → št *b + v → b

e) I nessi formati da consonanti del secondo gruppo /p, b, t, k, g, x, č, c, dž/ e consonanti nasali e liquide /m, n, r, l/ si modificano come segue: *sk + n → sn *p + n → n *b + n → n *t + n → n *d + n → n *d + m → m (*d + l → l) (*t + l → l)

f) La /n/ dei nessi *vъn, *sъn, *kъn si conserva quando la sillaba iniziale della parola seguente inizia per jod. Quando invece *vъn e *sъn sono fusi con il sostantivo, la /n/ si conserva anche davanti a vocale.

2) Monottongazione dei dittonghi in semivocale

La legge della sillaba aperta fa sì che ci sia la necessità di abolire anche le sequenze vocale + semivocale.

a) Se la sillaba successiva comincia in vocale, l'elemento semivocalico si sposta all'inizio di quella sillaba.

b) Se la sillaba successiva comincia in consonante, il dittongo si trasforma in una vocale lunga anteriore o posteriore, a seconda di come era la semivocale: anterioriposterioriai >aē, ī ai > ū2aeu >ī aeu > 'ū2

Esistono ora tre differenti tipi di u: la /*u/ indoeuropea e le nuove ū2 e 'ū2: ū + C,# > *uu > *ŭi >ъiū + V > *ŭŭ > *ŭu >ъvau > ū2 >uaeu > 'ū2 >ю

Ecco quali sono le mutazioni dei dittonghi in semivocale: dittongo + Vdittongo + C*āi >a + jVē2 + C,#*ăi >o + jVē2 + C,# / ī2 + #*aēi >e + jVī2 + C,#*aĕi >ъ + jVī2 + C,#*āu >a + vVū2 + C,#*āu >o + vVū2 + C,#*aēu >ě + vV'ū2 + C,#*aĕu >e + vV'ū2 + C,#

3) Consonantizzazione delle semivocali

a) Davanti a consonante e in fine di parola si sviluppano come vocali /i, u/.

b) Davanti a vocale si sviluppano come consonanti /j, w/.

4) Sviluppo di jod protetico

Si forma davanti alle parole che iniziano per vocale (non sempre la resa è evidenziata a livello grafico): j + i = ij + ъ = ij + e = jej + ě = jej + ę = jęj + u2 = ju

5) Seconda palatalizzazione (regressiva)

Davanti alle nuove vocali anteriori ě2 e i2 le velari subiscono nuovi processi di palatalizzazione: *k → c *g → z *x → s

6) Semplificazione dei dittonghi in nasale V+N in vocale nasale

I dittonghi in nasale sono: an, en, in, un, am, em, im, um.

a) Davanti a vocale il dittongo viene reinterpretato come sequenza VC e questa viene rigettata sulla sillaba seguente.

b) Davanti a jod si formano le palatali n', ml' che passano a far parte della sillaba che segue.

c) Davanti ad un'altra consonante nasale la prima cade senza lasciare traccia.

d) Davanti alle restanti consonanti o al silenzio (#) in posizione interconsonantica: *in/im/en/em → ę *un/um/an/am → ǫ

7) Terza palatalizzazione (progressiva)

Gli esiti della seconda palatalizzazione delle velari si ottiene anche quando la velare viene a trovarsi dopo vocali che risalgono alla *i indoeuropea.

8) Nuova metafonia palatale

Dopo le nuove consonanti molli le vocali posteriori di ascendenza indoeuropea diventano anteriori: *a → e *u → i

9) Dittonghi in liquida

I dittonghi in liquida sono: al, aer, al, ar, il, ir, ul, ur

a) Davanti a # le liquide cadono.

b) Davanti alle vocali il dittongo viene reinterpretato come sequenza VC e la liquida rigettata sulla sillaba seguente.