Con decapitazione o decollazione si definisce il taglio della testa di un individuo, sia esso vivo, con lo scopo di provocarne la morte, oppure già cadavere.
Numerosi studiosi si sono dedicati a questo tema, giungendo a classificare i casi di decapitazione in tre sottocategorie: decapitazione sacra, decapitazione profana e decapitazione magica.
La sottocategoria più antica, la decapitazione sacra, è stata sovente applicata sia come metodo di esecuzione capitale sia come pratica a scopo propiziatorio. Un esempio calzante a tal proposito è il mito di Ifigenia condannata a subire la decapitazione per volere di Artemide ma poi salvata dalla dea stessa.Lucrezio, De rerum natura, I, 80. Tracce dell'analogo significato della decapitazione sono state rinvenute tra le fonti celtiche e in tempi più recenti tra i Bagobo presso i quali la decapitazione del nemico e la danza attorno alla sua testa esposta al pubblico costituivano un rito propiziatorio per il raccolto.. Invece per decapitazione profana si intende il trattamento riservato presso molti popoli al nemico ucciso. Infine con decapitazione magica si fa riferimento sempre alla decapitazione del nemico sconfitto ma in questo caso il trofeo viene conservato per servirsene a scopo d'oracolo o premonizioni.
Storia
Nel mondo antico la decapitazione era usata dagli Egizi e dai Romani. Nella Roma imperiale era la pena di morte riservata a chi possedeva la cittadinanza (in seguito all'istituzione della libertas repubblicana, la possibilità di procedere de capite nei confronti delle persone con cittadinanza venne meno per l'introduzione della provocatio ad populum, mentre era ancora usata per quelle persone che a tale strumento di difesa non potevano chiedere ausilio, principalmente gli stranieri) poiché ritenuta rapida e non infamante; per gli schiavi e i ladroni invece si applicava la crocifissione. Venne ampiamente usata anche nel Medioevo e nell'Età Moderna. Fino al XVIII secolo in Europa la decapitazione era considerata come un metodo di esecuzione "onorevole", riservata ai nobili, mentre i borghesi e i poveri erano puniti con l'impiccagione oppure con metodi crudeli, come lo squartamento.
In Cina, invece, era considerata la forma di condanna a morte più infamante perché, secondo la religione tradizionale, i corpi devono rimanere intatti. Nel 1905, con il nuovo codice penale cinese, vennero conservati solo decapitazione e fucilazione e nel 1949, con l'avvento al potere del regime comunista, rimase solo quest'ultima.
Il taglio della testa viene spesso eseguito dal boia tramite una spada, detta spada da esecuzione, anche se ha molte varianti: nel Regno Unito, per esempio, era usata una scure, mentre in Francia, dal 1792 al 1977, anno dell'ultima esecuzione (la pena di morte venne abolita nel 1981), la ghigliottina, che successivamente si diffuse in altri stati.
Situazione attuale A oggi solo l'Arabia Saudita conserva la decapitazione come metodo di esecuzione, anche se alcune organizzazioni non governative affermano che venga praticata da dittature africane e asiatiche. È usata spesso dai terroristi sugli ostaggi: ad esempio in Iraq sono state decapitate diverse persone prese in ostaggio e durante la prima guerra cecena i guerriglieri hanno decapitato molti prigionieri russi.
Aspetti fisiologici Un'esecuzione indolore Se l'ascia o la spada del boia era affilata e il taglio preciso, la decapitazione era un'operazione veloce e senza dolore per il condannato. Molti ad ogni modo sono stati i casi storici dove alle esecuzioni erano presenti lame poco affilate o boia inesperti, motivo per cui erano richiesti diversi tentativi per tagliare la testa al condannato, portandolo così alla morte solo dopo molte sofferenze. Secondo un'antica tradizione che si rifaceva alla figura di Caronte, il boia era visto come il traghettatore del condannato verso la morte e per questo era tradizione che il condannato desse al suo carnefice una moneta d'oro, assicurandosi anche che egli facesse il lavoro con precisione. Robert Devereux, II conte d'Essex, e Maria di Scozia richiesero tre colpi di spada ciascuno prima che la loro testa fosse tagliata. Stessa cosa avvenne all'esecuzione di Johann Friedrich Struensee, favorito della regina danese Carolina Matilde. Margaret Pole, VIII contessa di Salisbury, richiese addirittura dieci colpi prima che la sua esecuzione potesse dirsi compiuta. Relativamente a quest'ultima storia esistono diverse versioni: lo storico e filosofo inglese David Hume, ad esempio, riporta quanto segue:
Per assicurarsi che il colpo sferrato fosse fatale da subito, spesso le spade dei boia erano pesanti spadoni a due mani che, con il loro peso e la loro affilatura, assicuravano un taglio netto e preciso. In tempi più recenti, l'ascia divenne l'arma più utilizzata nelle esecuzioni per decapitazione.
Fisiologia della morte per decapitazione Colui che subisce la decapitazione perde la coscienza del mondo esterno in pochissimi secondi, e la morte sopraggiunge per paralisi dei centri nervosi dopo circa 10 o 15 secondi dal momento dell'inizio del troncamento del collo per la mancanza di ossigeno al cervello (ischemia cerebrale).Si veda a tal proposito la ricerca condotta dai ricercatori della Nijmegen University sotto la guida di Anton Coenen dal titolo: Wave of death signals time of death La morte cerebrale e la presenza di danni irreversibili al cervello sopraggiungono dopo 3-6 secondi senza ossigeno.
Nella letteratura antica e in quella rinascimentale vi sono non pochi esempi di personaggi decapitati che mantengono per un po' funzioni vitali, chi nella testa e chi nel busto: questi passi sono utili per capire quale parte del corpo fosse la sede dell'anima per i vari autori. La maggior parte dei medici oggi concorda nel ritenere tali movimenti come riflessi nervosi involontari più che veri e propri movimenti volontari, dal momento che la privazione di ossigeno causa un coma immediato e la morte sopraggiunge in brevissimo tempo. Cited in
Studi condotti sui topi per verificare le forme di eutanasia moderne hanno rilevato come questi perdano coscienza dopo 3-4 secondi dopo la decapitazione. Tali studi hanno evidenziato come, al di là della perdita di coscienza, la morte cerebrale avvenga ad ogni effetto un minuto dopo. Secondo altri studi, l'attività elettrica del cervello proseguirebbe per altri 13-14 secondi dopo il distacco della testa dal collo.
Alcuni animali (come gli scarafaggi) possono sopravvivere alla decapitazione, e muoiono non per la perdita della testa, ma per fame dal momento che senza di essa non riescono più a nutrirsi. Altri animali come galline (si ricorda a titolo esemplificativo Mike il pollo senza testa), serpenti e tartarughe possono in alcuni casi sopravvivere al taglio della testa dal momento che hanno un metabolismo lento ed il loro sistema nervoso può continuare a funzionare per un periodo di tempo limitato anche se la connessione col cervello viene perduta, rispondendo ad ogni stimolo vicino.
Anche se il trapianto di testa è stato effettuato con successo su alcuni animali, un vero e proprio trapianto di testa umana (con conseguente riparazione della spina dorsale, dei muscoli e di altri importanti tessuti dell'area) finora non è stato realizzato.
Esempi celebri Decapitazioni storiche
Asdrubale Barca Marco Tullio Cicerone San Giovanni Battista San Paolo apostolo San Cristoforo Santa Caterina d'Alessandria Ciriaco di Roma Santi Cosma e Damiano San Dionigi di Parigi San Gennaro San Giorgio Sant'Emidio Santa Colomba di Sens San Maurizio (con gli altri martiri della Legione Tebea) Santa Barbara e Santa Giuliana di Nicomedia San Placido (coi fratelli Eutichio e Vittorino, più 30 monaci) Rhahzadh Cosroe II Dallan Forgaill Rinaldo di Châtillon Corradino di Svevia e Federico I di Baden-Baden Marino Faliero Francesco Bussone Giovanni Battista da Montesecco Thomas Müntzer Anna Bolena Tommaso Moro Margaret Pole, VIII contessa di Salisbury Caterina Howard Jane Grey Maria Stuarda Pietro Carnesecchi Beatrice Cenci Robert Devereux, II conte d'Essex Walter Raleigh Carlo I Stuart Johann Friedrich Struensee Luigi XVI e Maria Antonietta Antonio Lavoisier André Chénier Georges Jacques Danton Maximilien de Robespierre Gennaro Serra di Cassano Felice Orsini Sante Caserio Hans Scholl e Sophie Scholl Lucien Botovasoa Yukio Mishima Vic Morrow Daniel Pearl Nicholas Berg Paul Marshall Johnson Jr. Kim Sun-il Georgi Lazov Mohammed Mutawalli Eugene Armstrong Jack Hensley Kenneth Bigley Shosei Koda Piotr Stańczak James Wright Foley Steven Sotloff David Cawthorne Haines Alan Henning Peter Kassig Haruna Yukawa Kenji Goto Samuel Paty
Asdrubale Barca, il generale cartaginese che combatté nella seconda guerra punica, fu decapitato durante la battaglia del Metauro, vinta dai Romani, che gettarono poi la testa nella tenda in cui si trovava suo fratello Annibale.
Si ricorda poi l'esecuzione di Marco Tullio Cicerone, politico e oratore romano del primo secolo a.C.; già fiero nemico di Cesare, si oppose anche ai disegni di Marco Antonio che avutolo in suo potere lo fece decapitare da uno dei suoi centurioni.
Dagli imperatori romani vennero condannati a morte tramite decapitazione molti santi per la loro fede in Gesù Cristo (San Paolo apostolo, San Cristoforo, Santa Caterina d'Alessandria, i Santi Cosma e Damiano, San Giorgio, San Maurizio insieme agli altri martiri della Legione Tebea); ma la tradizione cristiana ricorda anche, prima della morte di Gesù, la decollazione di suo cugino, San Giovanni Battista, per ordine del tetrarca Erode Antipa.Vangelo secondo Marco, cap. 6 vv 17-29
Durante la seconda crociata, Saladino fece prigioniero il nobile cristiano Rinaldo di Châtillon e lo decapitò personalmente.
Aveva solo sedici anni Corradino di Svevia, ultimo rampollo della celebre dinastia di imperatori, quando nel 1268 papa Clemente IV ne ordinò la morte. Corradino era stato fatto prigioniero da Carlo I d'Angiò nella battaglia di Tagliacozzo. Fu giustiziato a Napoli in Piazza Mercato a mezzo di decapitazione insieme all'inseparabile amico Federico I di Baden-Baden, di soli tre anni più vecchio.
Nel tardo medioevo italiano, sono da registrare le decapitazioni di Marino Faliero, Francesco da Bussone e Giovanni Battista da Montesecco, tutte applicate come condanne a morte.
Il secolo XVI vide morire decapitati dopo condanna a morte Pietro Carnesecchi, vittima italiana della ControriformaFonte: Antonio Rotondò, «CARNESECCHI, Pietro», in Dizionario biografico degli Italiani, volume 20, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1977: «Il 27 settembre Pio V ordinò che il 1º ottobre, con lo scadere della dilazione concessa, la sentenza venisse eseguita mediante decapitazione e rogo [...] La decapitazione avvenne senza indugi. Più lenta fu, invece, l'azione del rogo a causa della pioggia.», la giovane romana Beatrice Cenci, che aveva ordito l'assassinio del padre, e diverse figure legate alla monarchia inglese, tra cui due mogli di Enrico VIII d'Inghilterra (Anna Bolena e Caterina Howard, entrambe accusate di infedeltà coniugale), Giovanna Grey, Tommaso Moro, Walter Raleigh e Maria Stuarda.
Nel Seicento destò enorme scalpore l'esecuzione, tramite taglio della testa, subita dal re Carlo I Stuart, atto con cui culminò la Rivoluzione inglese.
Durante la Rivoluzione francese molti personaggi vennero condannati a morte per decapitazione mediante la ghigliottina: il re Luigi XVI, sua moglie Maria Antonietta, il chimico Antoine-Laurent de Lavoisier, il poeta André Chénier. Stessa sorte toccò poi a chi aveva promosso queste esecuzioni, come Georges Jacques Danton e Maximilien de Robespierre.
Nel 1799 a Napoli venne condannato a morte e quindi decapitato il giovane aristocratico Gennaro Serra di Cassano, uno degli artefici della Repubblica Partenopea, destinata a rapida fine.