La diocesi di San Severo ( o Severopolitana) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Foggia-Bovino appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2023 contava 103.500 battezzati su 115.400 abitanti. È retta dal vescovo Giuseppe Mengoli.

Santi patroni

Patroni egualmente principali (aeque principales) della città e diocesi di San Severo sono: la Beata Vergine Maria del Soccorso, eletta con decreto della Congregazione dei Riti del 10 settembre 1857;Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. san Severino abate, patrono precipuo ab initio, venerato come secondario nel corso dell'Ottocento e confermato principale con decreto della stessa Congregazione l'8 aprile 1908; e san Severo vescovo, venerato dal XVIII secolo, ma non costituito canonicamente. Nella liturgia le loro feste si celebrano rispettivamente l'8 maggio, l'8 gennaio e il 25 settembre; i solenni festeggiamenti patronali, unitari, si svolgono tra la terza e la quarta settimana di maggio.

Territorio Il territorio diocesano si estende per 1.270 km², e coincide con la città di San Severo e nove dei comuni più settentrionali della provincia di Foggia: Apricena, Chieuti, Lesina, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, San Nicandro Garganico, San Paolo di Civitate, Serracapriola e Torremaggiore.

Sede vescovile è la città di San Severo, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta.

Divisa in 3 vicarie, la diocesi conta 35 parrocchie: Vicaria urbana (14 parrocchie): San Severo (Cattedrale, San Severino, San Giovanni Battista, San Nicola, Croce Santa, Maria Santissima delle Grazie, Maria Santissima della Libera e San Sebastiano, Cristo Re, San Bernardino, Immacolata Concezione, Madonna della Divina Provvidenza, Sacro Cuore, San Giuseppe Artigiano, Sacra Famiglia); Vicaria nord-ovest (10 parrocchie): Chieuti (San Giorgio, Stella Maris), Serracapriola (Santa Maria in Silvis e San Mercurio), San Paolo di Civitate (San Giovanni Battista, Sant'Antonio da Padova), Torremaggiore (San Nicola, Santa Maria della Strada, Maria Santissima della Fontana, Gesù Divino Lavoratore, Spirito Santo); Vicaria nord-est (11 parrocchie): Apricena (Santi Martino e Lucia, Santo Rosario, Sacra Famiglia), Lesina (Santissima Annunziata, Stella Maris), Poggio Imperiale (San Placido), Rignano Garganico (Santa Maria Assunta), San Nicandro Garganico (Santa Maria del Borgo, Maria Santissima del Carmine, San Biagio, Maria Santissima delle Grazie).

La cattedrale e il capitolo

La cattedrale, dedicata a santa Maria Assunta, è una chiesa del XII secolo più volte ampliata e ristrutturata, in prossimità della quale sorgono l'austero episcopio fondato nel 1668, che unisce due corpi di fabbrica, l'uno ottocentesco e l'altro sei-settecentesco, e il secentesco palazzo del seminario, fondato da Carlo Felice de Matta nel 1678.

Alla sua fondazione, il capitolo della cattedrale contava tre dignità (arcidiacono, arciprete e primicerio), dodici canonici e due benefici minori, portati a quattro nel 1585 dal vescovo Germanico Malaspina. Nel 1729 Adeodato Summantico aggiunse cinque mansionari (o cappellani), cui s'aggiunse un sesto nel 1859 e altri due nel 1878. Nel 1855 si istituì un ulteriore canonicato, soppresso nel 1867 per effetto di una legge che riduceva il capitolo a dodici canonici, comprese le dignità, secondo i titoli: Arcidiacono, Arciprete, Primicerio, San Giacomo Maggiore, San Giacomo Minore, San Giuda Taddeo, San Paolo, San Filippo, San Bartolomeo, Sant'Andrea, San Matteo e San Giovanni. A questi s'aggiungevano i canonici abati o cappellani minori, secondo i benefici intitolati: Canonico Diacono, San Girolamo, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino e San Gregorio Magno, risultando soppressi quelli di San Pietro e San Tommaso.

Fino al 1729 il capitolo ebbe per insegne dei dignitari e dei canonici le sole almuzie sulla cotta, di merinos violetto con pelliccia bianca per l'inverno e di seta cremisi per l'estate; i beneficiati usavano l'almuzia di seta bianca con pelliccia cinerina. Nel 1729 i canonici ottennero rocchetto, cappamagna allungata e le insegne del capitolo di Nazareth e di San Giovanni Maggiore a Napoli, consistenti in mozzetta vescovile con cappuccio di velluto di seta rossa, orlata di pelliccia bianca per l'inverno, e papalina di raso rosso; nei giorni feriali i canonici indossavano la mozzetta semplice di castorino violaceo o di seta cremisi, a seconda delle stagioni. Nel 1823 si ottennero le insegne minori extracorali, cioè fascia violacea con fiocchi al cappello e calze e collarino dello stesso colore. Nel 1853 Pio IX concesse ai canonici le insegne prelatizie e il privilegio dei pontificali ad instar abbatum. Nel 1867 si aggiunse l'uso dello zucchetto nero nei pontificali, mentre i cappellani o mansionari ottennero la mozzetta blu sul rocchetto. Dalle restrizioni d'uso delle insegne capitolari generalmente imposte da Pio X col motu proprio del 21 febbraio 1905 i capitolari severopolitani furono esonerati con particolare concessione dell'11 luglio 1907.

Storia

La diocesi di San Severo trae origine dalla medievale diocesi di Civitate, la cui sede venne trasferita a San Severo nel 1580.

La diocesi di Civitate In seguito alla riconquista bizantina della Capitanata, il catapano Basilio Boioannes aveva costituito attorno al 1018 una linea fortificata a sostegno delle difese settentrionali dei possedimenti bizantini in Puglia. Questa linea era costituita dalle città di Troia, DragonaraAbitato oggi scomparso, nel territorio dell'odierno comune di Torremaggiore., Civitate e Castel Fiorentino, ognuna dotata anche di una sede episcopale.Pasquale Corsi, Strutture ecclesiastiche ed amministrative della Capitanata in epoca normanna, in 3º Convegno sulla Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia. San Severo, 27-28-29 novembre 1981, p. 303.

La diocesi di Civitate è enumerata tra le diocesi suffraganee di Benevento in una bolla di papa Stefano IX del gennaio 1058.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 58, nº 24. Il primo vescovo documentato è Amalgerio, attestato già in un diploma del 1057; nel mese di giugno del 1061 partecipò al sinodo indetto dal metropolita Ulderico di Benevento, e nel 1065 è destinatario di una bolla di papa Alessandro II. Suo probabile successore fu Rogerio, che prese parte al sinodo lateranense del 1068, partecipò alla consacrazione della basilica di Montecassino nel 1071 ed è menzionato in un placito del metropolita Milone del 1075. Per l'XI secolo è noto ancora il vescovo Landolfo, che nel 1089 fu tra i partecipanti del terzo concilio di Melfi.

Con gli inizi del XV secolo la diocesi entrò in crisi. Dal 1412 al 1439 il suo governo fu affidato ad amministratori apostolici, finché papa Eugenio IV non decise l'unione della diocesi di Civitate con quella di Lucera; l'unione tuttavia durò fino al 1471, quando Civitate tornò ad avere un vescovo proprio. Risale a questo periodo una bolla di papa Callisto III del 1445, in pessime condizioni di conservazione, dove si accenna ad un "vescovo di San Severo"; secondo Pasquale Corsi, questa presenza "enigmatica" potrebbe inserirsi in un contesto «che vedeva in contrapposizione il disegno espansionistico di Lucera e la volontà di autonomia di San Severo, che era la città più importante all'interno della diocesi di Civitate. L'apparizione di un vescovo a San Severo, nel pieno di questo braccio di ferro, si spiegherebbe nel quadro di alternanze, più o meno prolungate, di pressioni in un senso o nell'altro, magari anche approfittando dei disordini conseguenti al Grande Scisma e della creazione occasionale di gerarchie parallele.»Pasquale Corsi, La Capitanata nel Quattrocento: problemi e prospettive, in 18º Convegno sulla Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia. San Severo, 29-30 novembre 1997, San Severo 1999, pp. 10-11.

Tra i vescovi di Civitate si possono ricordare Luca Gaurico (1545-1550), noto astronomo, e il cardinale Francesco Alciati, che fu anche l'ultimo vescovo.

La diocesi di San Severo Il 21 febbraio 1580 papa Gregorio XIII con la bolla Pro excellenti trasferì la sede della diocesi da Civitate a San Severo; contestualmente, al territorio dell'antica sede fu unito quello della soppressa abbazia nullius di San Pietro Terrae Maioris e probabilmente anche quello della diocesi di Dragonara, di cui non si hanno più notizie dopo il 1554.

Bandito un apposito concorso, quale nuova cattedrale il pontefice scelse la chiesa parrocchiale di santa Maria, che tra le quattro parrocchie allora esistenti (San Severino, San Nicola, Santa Maria e San Giovanni) era sì la terza per fondazione e prestigio, ma la prima per ricchezza di beni.

Fu primo vescovo il gesuita Martino de Martini, aquilano, che morì appena un anno dopo aver preso possesso della nuova cattedra. Due vescovi, Germanico Malaspina e Fabrizio Verallo, furono cardinali durante munere: Malaspina fu anche nunzio apostolico in Austria dal 1584 al 1586, poi in Polonia e morì a Cracovia non avendo ancora ricevuta la berretta (era, infatti, cardinale in pectore); Fabrizio Verallo, cardinale del titolo di Sant'Agostino dal 1608, fu nunzio apostolico in Svizzera.

A Germanico Malaspina si deve anche la celebrazione del primo sinodo diocesano nel 1598. A questo ne sono seguiti altri tredici: il secondo con Francesco Antonio Sacchetti (vescovo dal 1635 al 1650); il terzo con Leonardo Severoli (1650-1651); il quarto con Francesco Densa (1658-1670); il quinto con Orazio Fortunato (1670-1677); il sesto, il settimo, l'ottavo e il nono con Carlo Felice de Matta (1678-1701); il decimo, l'undicesimo e il dodicesimo con Adeodato Summantico (nel 1721] nel 1726 e nel 1735); il tredicesimo con Giovanni Camillo Rossi (1826) e il quattordicesimo e ultimo con Francesco Orlando (1949).

Nel 1678 il vescovo Carlo Felice de Matta fondò il seminario vescovile, il cui palazzo, contiguo all'episcopio, fu ampliato nel 1780 da Giuseppe Antonio Farao e nel 1832 da Bernardo Rossi.

Adeodato Summantico, agostiniano, istituì nel 1718 il monte frumentario per soccorrere gli agricoltori, mentre Bartolomeo Mollo (1739-1761) dedicò particolari attenzioni alla cattedrale, che durante il suo episcopato fu notevolmente ampliata e completamente ristrutturata, assumendo nobili forme barocche e arricchendosi di importanti opere d'arte. Anche Giulio de Tomasi (1832-1843) si fece promotore di un profondo restauro del duomo, ma soprattutto donò al seminario la ricca biblioteca personale e fece i poveri della diocesi eredi di buona parte dei suoi non pochi beni. Mosso da uguale sentimento, Rocco de Gregorio (1843-1858) istituì il Monte di Pietà per sovvenire agli indigenti, così come l'infermo Antonio La Scala (1859-1889), che pure volle la cattedrale ricca di magnifici paramenti e adorna di una nuova facciata, fece memorabili opere di carità, da ultimo lasciando i suoi averi al seminario e ai poveri.

Il XX secolo ha visto, tra l'altro, il battagliero fervore di Bonaventura Gargiulo, dottissimo cappuccino (1895-1904), e l'energica azione pastorale di Oronzo Durante (1922-1941), che celebrò l'incoronazione del simulacro della Madonna del Soccorso nel 1937 e il primo congresso eucaristico diocesano nel 1938; un secondo congresso eucaristico è stato celebrato durante l'episcopato di Michele Seccia nel 2004.

In origine la diocesi era costituita dalla città di San Severo e dai comuni di Torremaggiore e San Paolo di Civitate. Il 23 febbraio 1916 in virtù del decreto Archidioecesis Beneventana della Sacra Congregazione concistoriale confluirono nel territorio diocesano Lesina e Poggio Imperiale, che un tempo costituivano l'antica diocesi di Lesina, in seguito compresa nell'arcidiocesi di Benevento. Decreto Archidioecesis Beneventana, AAS 8 (1916), pp. 102-103.

Nel 1972Dal sito web della diocesi. Il decreto di cambiamento dei confini non è stato pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis. si aggregarono i comuni di Serracapriola e Chieuti, fino ad allora di pertinenza della diocesi di Larino (oggi diocesi di Termoli-Larino).