La storia di Siracusa in epoca medievale comprende un vasto arco di tempo durante il quale la città di Siracusa vide il susseguirsi di varie dinastie. Termina con l'avvento dell'epoca rinascimentale.
Siracusa medievale Periodo vandalo-ostrogoto
Periodo bizantino
Periodo arabo Nel 625 e nel 669 vi furono due distinte spedizioni con navi saracene provenienti da Alessandria d'Egitto che saccheggiarono per un mese la città pur essendo capitale dell'isola. Seguirono altri attacchi nel 728 e nel 740 da parte del principe musulmano Habib. Un nuovo attacco fu portato a Siracusa nel 752.
Nel 827 inizia l'invasione islamica della Sicilia da Mazara del Vallo. Il generale persiano Asad ibn al-Furat sceglie di puntare direttamente verso la capitale della Sicilia, ma ricevette un'ambasciata per chiedere di fermare la sua avanzata a fronte di un tributo. Siracusa così ebbe più tempo per organizzare la propria difesa. Il generale si accamperà presso le latomie di Siracusa con 8 000 uomini iniziando l'assedio che si concluderà con la morte del generale Asad e il ritiro delle armate presso Mineo.
Nel 859 l'imperatore bizantino preoccupato per i continui successi dei musulmani invia 300 navi a Siracusa per rafforzare le difese in Sicilia.
Nel 863, Khafāja ibn Sufyān inviò suo figlio Muḥammad a devastare i sobborghi di Siracusa, ma fu sconfitto dai Bizantini e costretto al ritiro. Nell'estate del 867, Khafaja stesso tornò a devastare i sobborghi della città, stessa cosa fece l'anno successivo. Nel 869 Khafāja oltre a compiere devastazioni pose sotto assedio Siracusa per breve tempo prima di tornare a Palermo dove poco dopo troverà la morte per mano di un soldato berbero.
L'avanzata è inesorabile, nel 872 e 873 la città venne posta sotto assedio da Khafāja b. Sufyān b. Sawdān (o Sawādan), cadendo poi il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco e al termine d'un implacabile assedio condotto dal generale Ja'far ibn Muhammad che si concluse col massacro di abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi.
L'assetto giuridico della città
Dopo la conquista, la successiva distruzione e la deportazione dei suoi abitanti, Siracusa stette probabilmente per qualche anno in uno stato di torpore, poiché non si ha alcuna notizia nelle fonti storiche. Le informazioni ricominciano non appena gli Arabi si sentirono di avere ben saldo il potere in mano, per cui riprende la vita a Siracusa e con essa anche le notizie su di essa.
Sotto l'aspetto giuridico e amministrativo per prima cosa gli Arabi divisero l'Emirato di Sicilia in tre diversi valli: Val di Mazara; Val Demone e Val di Noto. Siracusa rientrava nel territorio geografico e amministrativo del Val di Noto, del quale era anche il capoluogo.
Un testo arabo del X secolo, attribuito a Ibn al-Šabbat, rende l'immagine di una Siracusa nuovamente fortificata e attivaÈ stata attribuita sempre all'arabo Ibn al-Šabbat (stavolta collocato al XII secolo) la descrizione di tre pozzi da dove scaturiva petrolio, situati nella zona di Siracusa (vd. G. Musca, Uomo e ambiente nel Mezzogiorno normanno-svevo: atti delle ottave Giornate normanno-sveve, Bari, 20-23 ottobre 1987, ed. 1987, p. 243)::
Le città della Sicilia erano divise in vari assetti giuridici: vi erano le città indipendenti, le quali si trovavano per lo più nella parte occidentale dell'isola, vicino a Palermo; poi vi erano le città tributarie, le quali pagavano una tassa agli Arabi e le città vassalle, categoria nella quale sicuramente rientrava Siracusa, poiché comprendeva tutte le città assoggettate dopo la conquista bellica. Inoltre viene nominata, con Catania, città di possessori ovvero la gente del suo territorio poteva mantenere il possesso dei propri beni, pagando un tributo agli Arabi, dunque era città vassalla e tributaria.Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino al presenti, Volume 1. Rosario Gregorio
La città venne amministrata da un proprio emiro, conosciamo i nomi di alcuni di essi tramite testi storici: vi fu un Brusà nella Siracusa dominata dagli Arabi, il quale mandò a chiamare l'arcivescovo della città per fargli dire ai suoi preti che la smettessero di provocare i guerrieri islamici, poiché convivevano sia i cristiani formati dalla maggior parte dei siracusani e sia gli islamici formati dai governanti conquistatori e dai nuovi coloni venuti in città. (PDF) Poi vi fu un certo Ebrahim ben Giafar, che combatté contro le armate del bizantino Maniace quando questi proverà a sottrarre Siracusa dalla dominazione araba, inoltre pare che egli sposò la sorella di un noto emiro di Palermo, tale Chbir.Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi pubblicato per opera di Alfonso Airoldi. - Palermo, Reale Stamperia 1789-1792 Infine sappiamo che uno degli ultimi emiri siracusani fu Ibn al-Timnah, appartenente alla famiglia dell'emirato indipendente siciliano dei Kalbiti; egli diverrà noto per essere stato colui che chiamò in suo aiuto contro altri emiri di Sicilia, i Normanni.
La religione e la società
Secondo l'Amari dunque nella Sicilia orientale, e perciò anche a Siracusa, si mantenne più che altrove la religione cristiana e la lingua greca. Tali affermazioni, che hanno trovato molti pareri discordanti, troverebbero però conferma se si pensa che all'arrivo dei Normanni, Siracusa divenne un loro punto fermo per la riconquista cristiana e inoltre essi chiamavano i cristiani lì presenti greci per distinguerli da loro che arrivavano dalla Normandia e che si facevano chiamare latini.
Gli Arabi permisero ai cristiani di continuare a tenere la loro fede ma fecero di tutto per ostacolarli e scoraggiarli, invitandoli palesemente ad aderire all'islam. Ad esempio sappiamo che le leggi restrittive per i cristiani, e pure per gli ebrei che abitavano in città, prevedevano che portassero dei segni distintivi sui vestiti e sulle case, poi pagavano più tasse degli Arabi e non potevano pregare ad alta voce, né edificare nuove chiese, inoltre dovevano cedere sempre il passo davanti a un musulmano e le donne cristiane, o ebree, non potevano sostare accanto a una donna musulmana; era proibito loro avere cavalli o armi, il servizio militare era loro escluso in quanto concesso solo agli Arabi.
In quel periodo, quasi certamente, il Duomo di Siracusa venne trasformato in moschea. Le mura, dapprima distrutte, ora rivennero edificate e innalzate. A parte l'edificazione del Castello Marieth, qualche iscrizione araba e l'assetto viario di Ortigia, non risultano in Siracusa altre vestigia architettoniche di quel tempo che pure la coinvolse a pieno. Ciò secondo gli storici è dovuto al fatto che, nonostante fosse governata e ormai integrata nella società islamica, Siracusa non visse i fasti di una metropoli araba, né politicamente né socialmente; gli storici come Maccarrone sostengono che i coloni giunti nella parte orientale dell'isola furono troppo pochi e contrastati rispetto ad altre zone siciliane. Ovviamente c'è anche chi smentisce questa tesi sostenendo invece che i musulmani si impegnarono per riempire di nuovi coloni la parte orientale dell'isola, e che se a Siracusa non vi è più rimasta alcuna traccia architettonica di quel tempo ciò è dovuto solo al volere dei Normanni e dei cristiani dell'epoca che si impegnarono per cancellare ogni minima traccia del tempo arabo.
Innovazione dei terreni: agricoltura e zucchero
Il primo a portare lo zucchero in Europa fu Alessandro Magno che di ritorno dal suo lungo viaggio in Oriente aveva trovato e importato la canna da zucchero destinata nei secoli successivi a sostituire il miele, fino ad allora dolcificante principale. Ma la prima diffusione consistente la si ebbe sotto gli Arabi, loro infatti la importarono e la piantarono in Spagna e in Sicilia. Siracusa fu, insieme a Palermo, il principale centro di coltivazione della canna da zucchero, tanto che vi si può leggere nei libri quanto fiorente divenne il commercio di questo prodotto nelle campagne siracusane.Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi pubblicato per opera di Alfonso Airoldi. - Palermo, Reale Stamperia 1789-1792. Info a pag. 6 Altra innovazione importata dagli Arabi furono le nuove tecniche di irrigazione dei terreni; ciò comportò una migliore qualità per l'agricoltura, settore essenziale per una terra fertile come quella siciliana. Inoltre vi importarono anche molti dei frutti che oggi crescono in zona: come le arance (برتقال) che nel siracusano hanno trovato uno dei loro punti più caldi e congeniali per crescere, e i limoni (لیمو), frutto di cui Siracusa ne rappresenta tutt'oggi la maggiore produttrice italiana. Oltre ciò gli Arabi importarono altre colture come il cotone (جوسيبيوم), che a Siracusa venne coltivato saltuariamente fino al milleottocentoMemorie Patrie Per Lo Ristori Di Siracusa, Volume 2, di Tommaso Gargallo, pag. 159Del cotoniere e della sua coltivazione, di Charles-Philibert de Lasteyrie, Targioni, pag. 221, e poi ancora importarono il riso (رز أسيوي) il quale, come documentano le fonti storiche, venne piantato a Siracusa subito dopo l'arrivo degli Arabi, coltura che continuò fino al millenovecento.La produzione del granoturco e del riso in Italia: in base alla statistica del dodicennio 1909-1920 di Giuseppe Zattini.
Fu forse tutta questa abbondanza di commerci e coltivazioni che entusiasmò il viaggiatore e geografo arabo Idrisi, il quale, come molta gente orientale, conosceva l'illustre passato di Siracusa ed egli la rivedeva fiorente anche sotto questo periodo. Idrisi ne coglie le sfumature positive e ci fa capire come vedessero i musulmani la Siracusa araba:
Giorgio Maniace e la riconquista bizantina di Siracusa Durante il periodo islamico venne a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, insieme a un grande esercito costituito da Vichinghi provenienti dalla Scandinavia e dalla Normandia al comando di Harald Hardrate (futuro re di Norvegia), i quali riconquistarono nel 1040 parte della Sicilia orientale. A Siracusa litigò con il fratello dell'imperatore bizantino, Stefano il Calafato, il quale accusò Maniace di voler sottrarre l'impero a Michele IV il Paflagone. Con tale accusa venne richiamato e incarcerato a Costantinopoli. In seguito fu liberato e nominato imperatore dal suo stesso esercito. Ma venne infine ucciso da un suo soldato traditore in Macedonia. A causa delle discordie imperiali dunque, gli Arabi ebbero il tempo di riconquistare Siracusa.
Tra l'altro, durante la sua spedizione siciliana, Maniace si impossessò delle spoglie del corpo di Santa Lucia, la santa patrona dei siracusani, e le portò a Costantinopoli in dono all'imperatore e come prova che egli era riuscito ad entrare in Siracusa e a sottrarla agli Arabi. Da lì poi, il corpo della santa è finito a Venezia, dopo essere stato trasportato dai veneziani al termine dell'assedio e del saccheggio di Costantinopoli nell'ambito delle famigerate crociate sante. Il corpo della santa siracusana si trova ancora oggi nella città lagunare, anche se nel tempo si è fatta strada l'ipotesi che il corpo, anziché a Venezia, si trova in Francia a Metz.
Benavert emiro di Siracusa e l'assedio normanno
Dopo varie vicissitudini i Normanni, popolo nordico proveniente dalla Normandia, giunti sull'isola per la prima volta a seguito del generale bizantino Giorgio Maniace, adesso vi si ritrovavano una seconda volta come conquistatori ai comandi degli Altavilla, e nello specifico di Ruggero, figlio del conte Tancredi.