Paterno è una frazione di abitanti del comune di Avezzano (AQ), in Abruzzo.

Geografia fisica Il paese marsicano, situato alle pendici del monte Uomo di Paterno ( ) e della cima Tre Monti ( m), è adagiato sul bordo nord-ovest della piana del Fucino. Il centro è posto a est del territorio comunale di Avezzano e dista circa cinque chilometri dalla sede comunale, confina con San Pelino a ovest e con Celano a est. Più distanti, a nord-nord ovest, si trovano le vette dei monti della Magnola e del Velino, mentre sul versante opposto è collocato il monte Tino.

L'abitato originario era situato a circa m, mentre il nuovo nucleo urbano si è sviluppato dopo il terremoto del 1915 più in basso nei pressi della strada statale Tiburtina Valeria, via che collega Roma a Pescara, e verso la piana del Fucino in località Pietragrossa. Parallelamente in basso il suo territorio è attraversato dalla linea ferroviaria Roma-Pescara, mentre nella parte alta a ridosso dell'area montuosa, dall'autostrada A25. La piana del Fucino, nel territorio paternese, è caratterizzata dalla presenza di un piccolo residuo del lago fucense collocato in località Pozzone.

Origini del nome Sulle origini del nome di Paterno non si hanno notizie certe. Sarebbe legato a quello di una villa di epoca romana che avrebbe acquisito il toponimo del fundus Paternianus, dal nome del suo antico proprietario. Di quest'ultimo però non si hanno certezze, né Muzio Febonio né altri storici e ricercatori infatti hanno potuto chiarire chi fosse. Pietro Antonio Corsignani, Rosato Sclocchi e Andrea Di Pietro sostennero la tesi del console Paterno, non specificando però di quale console o prefetto del pretorio si tratti, giacché ne esistettero diversi.

Mario Di Berardino rilanciò invece l'ipotesi dell'origine del nome legata alla villa collocata in località Panciano a San Pelino, attribuita a Lucio Vitellio il Vecchio, console e censore nel I secolo e padre dell'imperatore Vitellio; non distante era situata la villa di Publio Tarutieno Paterno, console e generale di Marco Aurelio. Lo storico locale Fabiano Blasetti alla fine dell'Ottocento avanzò l'eventualità che si potesse trattare di Ovinio Paterno, praefectus urbi nell'anno 281. Stando ad un'altra supposizione il poleonimo deriverebbe dal sintagma fundus paternus, atto a indicare le terre del signore del luogo ereditate dal padre.

In alcuni documenti storici il paese è riportato anche con i nomi di Paterniano, Paderno o Paterno dei Marsi..

Storia Origini e Medioevo

Innumerevoli attestazioni archeologiche testimoniano come sin dal Paleolitico superiore gruppi umani stanziassero in modo continuativo nell'area perilacustre del lago Fucino e sulle alture circostanti, grazie alle favorevoli condizioni ambientali e climatiche. In seguito alle campagne di scavo, condotte a cominciare dagli anni settanta nel settore settentrionale al margine dell'ex alveo fucense, fu recuperata la statuetta di Paterno, ascrivibile al tardo Neolitico e raffigurante una sagoma umana su un piccolo blocco di arenaria alto circa tre centimetri e mezzo.

Gli ocres delle genti safine fucensi, risalenti alla prima Età del ferro, erano collocati lungo la cresta della catena montuosa dei Tre Monti, sulle alture di Paterno, San Pelino e, a nord, Castelnuovo..

Più in basso, a ridosso degli insediamenti fortificati, furono edificate le ville di epoca romana come quelle di Panciano, di età sillana, e della località anticamente nota come Secunzano (Secundianus), con ambiente termale ed acquedotto. Poco distante, lungo la strada montana per Celano, era collocata la villa romana di Porciano (Porcianus)..

Il territorio di Paterno, situato al confine geografico settentrionale dei Marsi con quello degli Equi, era pressoché equidistante dai municipia di epoca repubblicana di Marruvium e di Alba Fucens. Nel I secolo, grazie al sistema dei cunicoli e dell'emissario ipogeo, l'imperatore Claudio prosciugò per la prima volta il sottostante lago Fucino. In epoca imperiale, nel periodo di Traiano, fu potenziato l'antico tracciato della via Valeria con il raccordo a una strada di collegamento tra la contrada di Albanello (Magliano-Cappelle) e Paterno, che consentisse di oltrepassare più agevolmente la collina albense. Quella che acquisì in seguito il nome di "antica via del Sale" permetteva di dirigersi a Celano oltre l'arco della monumentale Fonte Vecchia.

Il nucleo più antico del paese primordiale, La Rocca di Paterno Vecchio, costituì un fortilizio situato in posizione strategica per l'avvistamento e la difesa sulla sponda settentrionale del lago Fucino. Le fonti storiche attestano come sin dall'epoca romana l'area di Paterno fosse ricca di uliveti, frutteti, e soprattutto vigneti.

Il toponimo "Paterno" è documentato chiaramente per la prima volta in un diploma di conferma dell'VIII secolo del re dei franco-longobardi Carlo Magno e nella seconda metà del IX secolo, quando appare citato (Sancti Gregorii in Paterno) tra i possedimenti confermati dall'imperatore Ludovico II al monastero benedettino di Sant'Angelo in Barregio, come successivamente riportò Leone Marsicano nell'opera Chronica monasterii Casinensis. Nella precedente attestazione del Registro dell'abbazia di Farfa (Regesto Farfense) di Gregorio di Catino sono riportati i toponimi prediali dei fundi tardo-antichi di Secunzano e Porciano con l'antica chiesa scomparsa di Sant'Adriano.

In epoca medievale il centro con la curtis paterniana acquisì una certa importanza ecclesiastica come è attestato anche dalle bolle pontificie di Papa Pasquale II del 1115 e di Papa Clemente III del 1188 dove sono riportate nei confini della diocesi dei Marsi le chiese di Santa Maria in Paterniano, San Giorgio e San Sosio sulla Rocca di Paterno Vecchio, San Felice a Porciano, San Lorenzo in Cuna verso la collina di San Pelino.

L'originaria chiesa parrocchiale di San Sebastiano di Paterno Vecchio (inizi del XVI secolo) e la scomparsa chiesa con l'annesso monastero benedettino di San Salvatore (XIII secolo), situata in basso, sono citate in molti documenti ecclesiastici successivi e anche nell'opera seicentesca Historiae Marsorum, in cui Muzio Febonio descrisse anche La Rocca di Paterno Vecchio come una piccola fortezza, collocata in quella che la prima cartografia unitaria dell'IGM riporta come località di San Silvestro., con funzioni militari e di avvistamento, la prima parrocchia di "Santa Maria in Paterniano" (riportata nei documenti storici ed ecclesiastici anche come "Santa Maria del Paradiso" o "Santa Maria di Casanuova"), l'eremo di Sant'Onofrio e, situata sulla collina verso San Pelino, la chiesa di San Lorenzo in Cuna.

Fu proprio nel Medioevo che il nucleo abitato s'ingrandì grazie all'arrivo di alcune popolazioni provenienti dai vicini villaggi lacustri, abbandonati per via delle esondazioni del lago Fucino. Gli abitanti, rei di aver parteggiato per Federico II di Svevia, vennero puniti nel 1222 dal conte Tommaso da Celano che incendiò e rase al suolo l'antico abitato. Paterno, incluso nella contea dei Marsi e con la dominazione dei Normanni in quella di Albe, come è anche riportato nel Catalogus baronum, passò nel corso del XIII secolo sotto il controllo della contea di Celano. In seguito alla vittoria della battaglia di Tagliacozzo del 1268 Carlo I d'Angiò, succeduto agli Svevi sul trono imperiale e su quello di Sicilia, divise in due il Giustizierato d'Abruzzo attraverso il diploma di Alife; Paterno fu incluso nell'Abruzzo Ultra.

Un documento del 1269 attesta come gli "homines" che governarono Paterno e le sue pertinenze avrebbero potuto riparare, in caso di necessità, il regio castello di Ovindoli, al pari dei nuovi amministratori di Foce, San Giovanni in Celano e AvezzanoEduard Sthamer, Die Verwaltung der Kastelle im Königreich Sizilien unter Kaiser Friedrich II. und Karl I. von Anjou, Lipsia, 1914. (online); ristampa in italiano: L'amministrazione dei castelli del Regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo I d'Angiò, (a cura di) Hubert Houben, Adda editore, Bari, 1995, pp. 61, 1212, nn. 221, 129..

Nel periodo aragonese fu regolamentato il regio tratturo Celano-Foggia, a cui Paterno era geograficamente molto vicino, e venne potenziata una delle più frequentate vie pastorali della transumanza tanto da farla divenire un cardine dell'economia locale..

Età moderna e contemporanea

In Età moderna fu sottoposto alla fine del Quattrocento al totale controllo dei nobili Colonna, signori del ducato di Tagliacozzo. All'epoca della rivolta di Masaniello nel 1647 qui avvenne un grave saccheggio; allo stesso periodo risale la costituzione della sua autonoma universitas. Nel 1799 si registrò il passaggio delle truppe francesi, infine agli inizi dell'Ottocento, in seguito alle leggi eversive della feudalità, Paterno, incluso nel distretto di Avezzano, divenne una frazione di Celano. L'ultimo stemma di Paterno, ufficialmente riconosciuto il 16 agosto 1807, raffigura al centro del sigillo di forma ellittica una torre dorata fondata su un monte di colore verde dominante le acque agitate d'azzurro e d'argento del lago Fucino, riportante la scritta "UNIVERSITÀ Paterniense". Lo stemma precedente, risalente almeno al 1779, è un sigillo circolare con al centro la lettera maiuscola "P" su un fondo di colore azzurro e la scritta "COMUNITÀ PATERNO" posta intorno alla corona circolareFrancesco Belmaggio, Storia e araldica della Città di Avezzano (rist.), A.I.L., Torrazza Piemontese, 2021, pp. 162-163..

Successivamente al prosciugamento del lago Fucino, operato dai Torlonia, alle successive lotte contadine per i diritti dei lavoratori e alla riforma agraria del 1950 che portò ad un miglioramento delle condizioni economiche e sociali, si registrò un importante incremento demografico. Come gran parte dei centri marsicani anche Paterno venne distrutto dal terremoto del 1915. Su duemila abitanti ci furono appena 360 superstiti, nel paese vecchio scomparve il 15% dei nuclei familiari. Nel centro abitato ricostruito più a valle, tra il 1938 e il 1939, venne edificata la nuova chiesa di San Sebastiano.

Nella seconda guerra mondiale Paterno fu pesantemente bombardata da attacchi aerei alleati miranti a colpire i convogli militari e i depositi di bombe dei nazisti che si pensava erroneamente fossero dislocati nei pressi della distrutta fontana di Pietragrossa. Il bombardamento più violento avvenne il 10 novembre 1943. Faticosamente rialzatosi dai danni materiali e spirituali inflitti dal conflitto, il paese nel 1954 divenne, con decreto del presidente della Repubblica del 31 luglio, una frazione del comune di Avezzano.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di San Sebastiano Chiesa parrocchiale edificata nel 1938, prese il titolo della chiesa primordiale cinquecentesca. Nel 1902 fu dichiarata "monumento degno di essere conservato"; lo storico e architetto Ignazio Carlo Gavini la descrisse come uno dei "più tardi esempi di derivazione gotica esistenti in Abruzzo"Ignazio Carlo Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo - 2 voll., Adelmo Polla editore (rist.), Avezzano, 1983.. Crollò completamente in seguito al terremoto della Marsica del 1915 che la danneggiò in modo irrimediabile. Il portale originario in stile tardo gotico fu recuperato dalle macerie e successivamente allocato presso un deposito del palazzo municipale di Avezzano.