Lodi Vecchio (Lod Vég in dialetto lodigiano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lodi in Lombardia.
Storia Laus Pompeia
A Lodi Vecchio sorgeva dal 600 a.C. uno dei primi centri delle popolazioni di origine celtica che dimoravano nella pianura padana. Plinio il Vecchio afferma che venne fondata dai Celti Boi, sebbene storicamente quel territorio sia sempre stato occupato dagli Insubri. In ogni caso non ci è stato tramandato il toponimo gallico dell'antico borgo, anche se la tradizione riporta il nome di Alauda (allodola, uccello sacro ai Galli) da cui ebbe poi origine il nome Laus. A tale proposito, l'immagine dell'allodola compare nello stemma civico in uso dagli anni '30 del XX secolo, fino al 1963.
I Romani vi giunsero tra il 223 a.C. e il 222 a.C., anni in cui i consoli (Publio Furio Filo e Gaio Flaminio Nepote prima, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione poi) attaccarono e sconfissero gli InsubriPolyb., II, 32-34. Questa prima occupazione durò poco in quanto gli Insubri, approfittando della discesa di Annibale, si ripresero la loro indipendenza e la mantennero per un paio di decenni.
Solo nel 195 a.C. la resistenza degli Insubri fu vinta definitivamente; da allora fino al 49 a.C., Laus fece parte della provincia della Gallia Cisalpina, situato lungo la via Mediolanum-Placentia, strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando da Laus. Proprio da Laus partiva una diramazione secondaria di questa strada che giungeva a Cremona (Cremona). Laus in epoca romana era quindi un importante snodo stradale e commerciale.
Dall'89 a.C. venne ridenominata Laus Pompeia in onore a Gneo Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno, che proprio quell'anno aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana. Giulio Cesare nel 49 a.C., in riconoscimento del contributo dato dalle popolazioni della Valle Padana alla sua causa, concesse a Laus Pompeia il titolo di municipium. Nel 7 d.C., in seguito all'istituzione delle regioni augustee e all'accorpamento della Gallia Cisalpina all'Italia, Laus Pompeia entrò a far parte della Regio XI Transpadana.
Tra l'agosto del 14 d.C. e il luglio del 23 d.C. fu collocata su una porta di Laus Pompeia l'epigrafe: «Tiberio Cesare Augusto, figlio di Augusto, e Druso Cesare, figlio di Augusto, fecero costruire questa porta»Al Museo civico di Lodi esistono sia l'epigrafe originale su marmo nero, sia una copia moderna.. Evidentemente quindi doveva esistere una cinta muraria. Il 12 luglio 303 vi furono decapitati i santi Nabore e Felice, soldati romani convertiti al cristianesimo, medesima sorte di Vittore il Moro.
Nella seconda metà del IV secolo divenne sede vescovile per volere di Sant'Ambrogio, che designò San Bassiano quale primo vescovo della Diocesi di Lodi. Subì le offese dei Barbari nel corso del V secolo e durante la guerra gotica nel VI secolo.
Il moto espansionistico di Milano ebbe con Ariberto d'Intimiano il primo impulso verso l'assoggettamento di Lodi. Nel 1036 si forma un fronte sudista (Lodi, Pavia, Cremona) contro Ariberto. Le milizie comunali milanesi vengono piegate nella battaglia di Campomalo.È tuttavia inevitabile la vittoria finale di Milano, favorita da forti motivi politico-economici.
Nel 1111 le milizie milanesi prendono d'assedio la città, i laudensi si difendono con l'aiuto dei pavesi e dei cremonesi ma, dopo aver resistito un mese, si arrendono e il 24 maggio la città di Lodi viene rasa al suolo. La pace imposta dai milanesi prevede la sudditanza ai milanesi e il divieto di ricostruire gli edifici distrutti. Il 24 aprile 1158 i milanesi incendiano il resto della città e Lodi viene completamente distrutta.
L'imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, per ribadire il proprio potere su Milano, ormai troppo autonoma, decide di riedificare Lodi a pochi chilometri di distanza ma in posizione maggiormente difendibile (sul Colle Eghezzone). Il 3 agosto 1158 Federico Barbarossa fonda la nuova città di Lodi.
La ricostruzione e le scorrerie medievali Divenuta cava da cui estrarre materiali di riutilizzo per edificare la nuova città, a poco a poco gli abitanti sbandati nelle vicinanze cominciarono a ritornare, facendo così sorgere il villaggio che prese il nome di Lauda Veteris (o Lauda Vetus).
Questo villaggio non cessò mai di essere bersaglio delle scorrerie dei milanesi, essendo posta sull'unica strada che collegava Milano con la nuova Lodi. Nel 1237 i milanesi vi posero campo, nel tentativo di impedire a Federico II di entrare a LodiGalvano Flamma, Manipolus florum seu Historia Mediolanensis, in Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Tomo XI, col.674.. Dopo la Battaglia di Cortenuova il legato pontificio Gregorio di Montelongo con le milizie milanesi devastò il villaggio, abbattendo tutti i campanili delle chiese rimaste integre, approfittando dell'interdetto e della successiva scomunica della diocesi lodigianaGiovanni Mussi, Chronicon Placentium, 1239..
Il 15 giugno 1250, l'esercito milanese viene sconfitto in battaglia dai lodigiani, supportati dai cremonesi. Il 18 gennaio 1268 Lodi Vecchio fu devastato da un incendio, fatto appiccare da Corradino di Svevia; l'anno successivo vi si accamparono le milizie di Napo della Torre.
Il 25 maggio 1278 il villaggio vide scontrarsi in battaglia le truppe di Cassone della Torre e quelle dell'arcivescovo Ottone Visconti, costretto alla fuga. Tre anni dopo il paese è nuovamente occupato dai milanesi capitanati dal marchese di Monferrato, onde assediare Lodi, fautrice dei TorrianiGalvano Flamma, Manipolus florum seu Historia Mediolanensis, in Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Tomo XI, col.708..
Nel maggio del 1294 Matteo Visconti occupa Lodi Vecchio, innalzando un castello di legnami e facendo scavare un fossato, per tener fronte ai lodigiani, che avevano elevato a loro comandanti Mosca ed Erreco della TorreCronica Parmense in RR. II. SS., a. 1295, T. IX..
L'epoca moderna Il compartimento territoriale del lodigiano risalente al Cinquecento vede, nello Stato di Milano, la presenza di alcune realtà che sarebbero poi entrate a pieno titolo a costituire quello che è l'odierno territorio comunale di Lodi Vecchio. A quell'epoca esistevano infatti il Comune di Lodivecchio, intorno alla chiesa di San Pietro, con Santo Stefano di Lodi Vecchio, il Comune di Gallinazza e Beni di Pol Codecà, Santa Maria di Lodivecchio, intorno all'antica cattedrale, con il Comune di San Bassiano di Lodi Vecchio e San Marco di Lodi Vecchio. Il 9 maggio 1648 il conte Baldassarre Masserati acquistò il feudo di Lodivecchio.
Con la riforma austriaca del 1757 nascono due Comuni: Lodi Vecchio e Santa Maria di Lodivecchio. In età napoleonica (1809-16) furono aggregati a Lodivecchio i comuni di Bagnolo, Cà de' Zecchi e Pezzolo de' Codazzi, ridivenuti autonomi con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. All'8 giugno 1805 il Comune di Lodi Vecchio conta 949 abitanti, mentre Santa Maria di Lodivecchio (che verrà aggregata definitivamente nel 1837) ne ha pochi di più: sono 1069.
Dopo la seconda guerra mondiale Lodi Vecchio ha conosciuto un forte sviluppo demografico ed economico. Su quattro parlamentari del P.C.I. espressi dal territorio lodigiano (ancora parte della Provincia di Milano) tra il 1946 e il 1991, due erano residenti a Lodi Vecchio: Francesco Zoppetti, parlamentare tra il 1972 e il 1987, e Lino Osvaldo Felissari, a Roma dal 1987 al 1994. Entrambi sono stati per diversi mandati eletti alla carica di sindaco di Lodi vecchio. Per tale motivo, e poiché dalla prima elezione del secondo dopoguerra ad oggi si sono succedute esclusivamente amministrazioni di sinistra e di centrosinistra, Lodi Vecchio è soprannominata "la Stalingrado lodigiana".
Come tutti i comuni del Lodigiano, anche Lodi Vecchio presenta la sua scurmagna. Dagli abitanti dei paesi vicini, i ludevegini venivano apostrofati con il soprannome di "curada" (polmone)Antonio Giovanni Riu, Briciole di saggezza contadina, Lodi 1985, p.96 Il 22 gennaio 2006 è stato attribuito a Lodi Vecchio il titolo di città.
Simboli Stemma
Il primo stemma dell'antica Laus viene descritto, indirettamente, da un anonimo comasco, nella cronaca dell'assedio della città lariana del 1118. Nell'occasione gli assediati, da lontano, scambiarono le insegne laudensi con le proprie (di rosso, alla croce d'argento), accorgendosi solo troppo tardi di aver confuso l'argento con l'oro. Da questa descrizione del 1126 lo storico lodigiano Alessandro Caretta evince che l'originario stemma cittadino ricalcava la Croce di Costantino (d'oro in campo rosso), per dichiarare la fedeltà della città alla causa ghibellina. Durante il ventennio fascista lo stemma civico presentava uno scudo identico, per disposizione dei colori, a quello di Lodi, con l'aggiunta di un'allodola nel primo quarto e del fascio littorio nel secondo. L'allodola, derivata dalla leggenda cinquecentesca che voleva questo animale all'origine del nome del villaggio celtico, mantenne la sua posizione nello stemma anche nel secondo dopoguerra, quando i colori appaiono invertiti rispetto a quello del capoluogo. Tale disposizione divenne ufficiale nel 1963. Dal 2009 è in uso il nuovo stemma, con gli ornamenti esteriori da città e il cartiglio riportante il nome romano della località.
Gonfalone
Bandiera Il comune di Lodi Vecchio dispone anche di una bandiera che riprende la blasonatura dello scudo araldico municipale (croce oro in campo rosso).
Il vessillo cittadino – unitamente al tricolore italiano e alla bandiera europea – è esposto a Palazzo Bulloni (sede municipale) e presso le sedi di alcune istituzioni legate al comune, quali Museo Laus Pompeia, scuole, e altri edifici pubblici.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Fra gli edifici più interessanti della città: la Basilica di San Bassiano la chiesa parrocchiale di San Pietro, che divenne parte dell'omonima abbazia benedettina che fu, dopo la distruzione di Laus, perno della rinascita di questo territorio. il settecentesco Palazzo Rho/Bignami. il Polo Culturale, composto dal Museo Laus Pompeia, dall'ex "conventino" di Santa Maria, e dagli adiacenti resti archeologici dell'antico foro romano e della Cattedrale di Santa Maria. la cappella votiva dei Santi Nabore, Felice e Vittore la cappella della Madonna della Valletta. la cappella campestre di Santa Maria Rossa. la cascina San Marco, che fu sede della primaPaolo Piva, Le chiese cluniacensi, Milano, Skira editore, 1998, p.105. abbazia dei monaci di Cluny in Lombardia. la cascina Gualdane, che conserva l'antico mulino del 1797 ancora funzionante.
Scavi archeologici
Dopo la distruzione del 1158, nessuna costruzione monumentale (mura comprese), restava visibile. Il successivo spoglio, ad opera dei laudensi per la ricostruzione di Lodi Nuova, completava l'opera di spoliazione. Tuttavia il sottosuolo restituiva bronzi ed altri manufatti ceramici, che venivano continuamente alla luce grazie a rinvenimenti occasionali. Si costituiscono così, tra la fine del Quattrocento e il Settecento, raccolte e collezioni archeologiche.