La Prima Categoria fu la classificazione data ai giocatori del massimo campionato italiano di calcio dal 1904 fino al 1922, anno della grande riforma del calcio nazionale nota come Compromesso Colombo.
Fino al 1912 rappresentò la divisione unica del campionato per quanto riguarda le società, esistendo poi una Seconda e una Terza Categoria per i giocatori di riserva; successivamente e in conseguenza all’aumento delle squadre tesserate venne invece creato il campionato di Promozione come torneo inferiore dedicato ai club che non avevano ancora guadagnato un titolo sportivo abilitante alla massima serie.
La manifestazione evolse negli anni partendo da una formula ad eliminazione diretta per poi introdurre un mutevole meccanismo basato su gironi regionali ed interregionali.
Storia I primi anni Il Genoa si aggiudicò il torneo nel 1904, ancora incentrato sui regolamenti dei campionati passati nonché al relativo trofeo, la Coppa Fawcus. Dal 1905 al torneo venne abbinata la nuova Coppa Spensley, donata dall'omonimo socio genoano. Il regolamento della trofeo, come per le precedenti Coppa Fawcus e Coppa Duca degli Abruzzi, prevedeva che esso sarebbe stato assegnato in via permanente alla società che se lo fosse aggiudicato per tre annate consecutive o per cinque complessive.
Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse la FIF (dal 1909 FIGC), appena iscrittasi alla FIFA, ad una riforma del campionato a partire dal 1905, sostituendo alle gare secche una serie di gironi eliminatori regionali, propedeutici al girone finale nazionale, ed introducendo le partite di andata e ritorno. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere la sua prima vittoria dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.
Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblù, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie ad essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906, dopo la rinuncia della Juventus a disputare la ripetizione della gara di spareggio per la assegnazione del titolo, e nel 1907.
Intanto, già nel 1906 soci dissidenti della Juventus si erano riuniti a sportivi orfani delle altre defunte squadre del capoluogo piemontese, fondando il Torino.
La crisi del 1908 e l'italianizzazione del torneo
Verso la fine del decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Club e diede largo spazio alle Società Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italici e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione della Ginnastica. All'assemblea del 20 ottobre 1907, infatti, il presidente della Doria, Oberti, presentò un ordine del giorno con cui proponeva di dividere la Prima e la Seconda Categoria (ma non la Terza) in due competizioni parallele: una italiana (che assegnava il tradizionale titolo di "Campione d'Italia" e la nuova Coppa Romolo Buni) per i soli giocatori del Belpaese, e una federale (assegnataria del neonato titolo di "Campione Federale d'Italia" e della prestigiosa Coppa Spensley) che fosse aperto sia ai calciatori nostrani che a quelli stranieri.
I Football Club contestarono duramente la separazione de iure fra i due campionati, in quanto sottraeva agli atleti stranieri il diritto di competere per il titolo di "Campione d'Italia" e li relegava a disputarsi il minor riconoscimento di "Campione Federale". Malgrado la FIF avesse pubblicamente definito il torneo federale "maggior gara" rispetto a quello italiano, tale deminutio capitis apparve evidente quando il Milan, maggior candidato alla conquista definitiva della Coppa Spensley, annunciò il 1º gennaio 1908 la propria decisione di rinunciare a disputare entrambe le competizioni «in segno di protesta contro l'illegale ed arbitrario procedere della Federazione»: secondo La Stampa, infatti, «il Milan Club aveva inviato la propria iscrizione al Campionato Federale, subordinandola ai diritti acquisiti con vincere per due anni consecutivamente la Coppa Spensley, con il titolo di Coppa del Campionato Italiano. La Federazione non poteva aderire al desiderio del Milan Club, sconfessando le deliberazioni di una vasta maggioranza, che volle per l'avvenire destinata al Campionato Federale tale Coppa, mutando così titolo e significato alla medesima; e in questo senso il Comitato direttivo della FIF rispose al Milan Club, aggiungendo che in caso di nuova vittoria si sarebbe cercato di salvaguardare i diritti preesistenti.»
Questa considerazione, e in più il timore che l'accettazione della politica nazionalistica della Federazione sarebbe stata il primo passo verso la completa epurazione degli stranieri, portò la maggioranza dei Club a ritirarsi per protesta dal torneo federale, vinto poi dalla Juventus. A vincere il torneo italiano, snobbato anch'esso dai Club, fu la debuttante Pro Vercelli: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali. I cambiamenti non finirono però qui, poiché a Milano, il 9 marzo 1908, il Milan subì un'analoga secessione che diede origine all'Inter.
A settembre si tenne nel capoluogo lombardo una riunione delle società, nella quale i club ribelli, onde mediare con la Federazione, proposero di chiamare i due tornei Campionato Italiano Nazionale e Campionato Italiano Federale e di istituire una finale tra i due vincitori per il titolo assoluto, con lo scopo di eliminare la differenziazione giuridica fra i due tornei.La Stampa Sportiva #36 (1908), p. 4. All'assemblea dell'8 novembre 1908, si decise di assegnare definitivamente la Coppa Spensley al due volte detentore Milan a titolo risarcitorio (fatto che contribuì a invalidare il campionato federale del 1908 e a far riconoscere come unico campionato regolare quello italiano), tuttavia fu mantenuta anche per la stagione successiva la formula dei due campionati federale e italiano, rifiutando la concessione ai dissidenti del cambiamento di denominazione del campionato federale.La Stampa Sportiva #46 (1908), p. 5. La reazione dei Football Clubs al nuovo affronto subito fu stavolta più tattica: agendo esattamente all'opposto rispetto all'anno prima, parteciparono al gran completo al campionato federale in modo da renderlo il solo campionato di rilievo, continuarono il boicottaggio del campionato italiano e rinviarono all'anno seguente la ricomposizione del braccio di ferro con la Federazione. La Pro Vercelli vinse così la Coppa Zaccaria Oberti abbinata alla vittoria del Campionato Federale, il quale venne poi riconosciuto negli albi d'oro come vero titolo di "Campione d'Italia", mentre il Campionato Italiano vinto dalla Juventus fu a posteriori disconosciuto.Chiesa, p. 21.
Nel frattempo la Federazione, ora ridenominata FIGC, fece una parziale marcia indietro riaprendo a quote di stranieri, ma soprattutto decise una drastica riforma del campionato. Sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un girone unico: esso avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo federale, ovvero di "Campione d'Italia", mentre alla squadra "pura italiana" che avrebbe totalizzato più punti negli scontri diretti sarebbe stato assegnato il titolo italiano, di secondaria importanza e di lì a poco nuovamente disconosciuto.Chiesa, p. 24. Alla fine della stagione, essendo l'Inter e la Pro Vercelli campione italiana appaiate in classifica, si dovette ricorrere ad uno spareggio per il titolo federale: il successo tricolore arrise ai nerazzurri dopo una grandissima polemica dei vercellesi contro la FIGC riguardo alla scelta della data della disputa della gara, schierando la quarta squadra comprendente giocatori dagli 11 ai 15 anni, che persero 10-3.Chiesa, pp. 25-32. Per il forte comportamento antisportivo, la Pro Vercelli subì una squalifica. Dopo il 1910 la separazione fra i due titoli cessò ufficialmente di esistere, e venne ripristinato lo status quo precedente al 1907.
L'allargamento del torneo + Campionato dell'Italia Meridionale (Prima Categoria) Stagione Vincitore 2º posto Risultato finalissima 1912-13 0 - 6 (vs. Pro Vercelli) 1913-14 1 - 9 (vs. ) 1914-15 Interrotto per cause belliche.La FIGC interruppe il torneo quando giunse la notizia della mobilitazione contro l'Austria. Le classifiche furono dichiarate definitive, nonostante mancasse l'ultima giornata delle semifinali. Non si giocarono né la finale del centro-sud, né la finalissima nazionale. 1919-20 2 - 3 (vs. Inter) 1920-21 1 - 2 (vs. Pro Vercelli) La Federazione era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde dargli davvero una valenza nazionale, ma il problema era la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale a seguito dell'istituzione del "Comitato Regionale Veneto-Emiliano", a cui partecipò anche il Bologna, unica squadra transpadana cui fu riconosciuto il livello di Prima Categoria. Nel 1911 furono inserite in Prima Categoria il Vicenza e nel 1912 il a sfidare i campioni occidentali, ma in entrambi i casi dato il troppo elevato valore tecnico la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, inflisse loro sonore lezioni con cinque gol al passivo per i biancorossi e addirittura tredici per i neroverdi lagunari.
Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria. Data la disparità del numero delle società affiliate, per raggiungere l'obiettivo prefissatosi la Federazione non poteva non attuare una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria per le squadre in possesso di un campo cintato di dimensioni , pur non essendo tali raggruppamenti minimamente paragonabili al livello tecnico raggiunto da quelli del Nord ed apparendo dunque tale ricatalogazione puramente fittizia. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i gironi eliminatori regionali propedeutici al girone finale, gli incontri conclusivi fra i campioni del Nord e quelli del Sud presero il nome di girone finalissimo o, semplicemente, di finalissima. Questo piano di riforma rese necessaria l'introduzione di promozioni e retrocessioni con la nuova Promozione, il cosiddetto progetto Valvassori-Faroppa, che venne approvato all'assemblea federale del 31 agosto 1912. Il nuovo campionato, che per la prima volta introduceva il concetto di titolo sportivo, prevedeva: la disputa di tre gironi regionali: Piemonte, Lombardia-Liguria e Veneto-Emilia nell'Italia settentrionale di massimo sei squadre ciascuno; le migliori di ogni girone si sarebbero qualificate alle finali Nord Italia mentre l'ultima di ogni girone sarebbe retrocessa;