Le Forze terrestri dell'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran (, Nirvi-ye Zemini-ye Artesh-e Jimhuri-ye Eslâmi-ye Iran), acronimate NEZAJA (, NUZEJA) sono le forze terrestri dell'Esercito regolare della Repubblica Islamica dell'Iran.
Secondo il CSIS, nel 2007 si stima che l'esercito regolare iraniano contasse 357.000 persone (167.000 coscritti e 190.000 professionisti) più circa 350.000 riservisti per un totale di 700.000 soldati. È la nona forza di terra più grande al mondo, la nona forza corazzata più grande a livello globale e possiede la più grande flotta dell'aviazione dell'esercito del Medio Oriente. I coscritti prestano servizio per 21 mesi e hanno un addestramento militare professionale.
Storia Antichità In Iran, un esercito nazionale venne formato dopo l'istituzione dell'Impero persiano. Gli eserciti nazionali di solito apparivano in tutti i punti di forza del paese, mentre nei periodi di debolezza i mercenari e gli eserciti di leva venivano reclutati temporaneamente dai feudi. Il nucleo originale delle truppe a tempo pieno e delle guardie del corpo imperiali era chiamato Immortali e venne istituito nel 580 a.C. da Ciro il Grande. Questi vennero sostituiti dai Junishapur del Shâhanshâh (Re dei Re) durante la dinastia sasanide dopo un periodo di disunione e caos nel paese. In seguito all'invasione islamica dell'Iran e all'eventuale rinascita delle dinastie iraniane, venne formato un nuovo esercito a tempo pieno con il nome di Qezelbash nella dinastia safavide. Il periodo Qajar vide diversi tentativi di rimodellare l'esercito iraniano tradizionale basato su modelli occidentali. Questi vennero accolti con successo limitato al momento.
L'era Pahlavi
"Nel 1918 le forze armate Qajar consistevano di quattro unità militari separate, comandate da stranieri. Anche diverse forze provinciali e tribali avrebbero potuto essere attivate in caso di emergenza, ma la loro affidabilità era molto discutibile. Il più delle volte, queste si opposero ai tentativi di centralizzazione del governo, in quanto Teheran veniva percepita essere subordinata alla volontà delle potenze straniere. Le condizioni delle forze armate Qajar erano fonte di forte preoccupazione per il governo centrale: primo, per la rissosità mai sopita tra le tribù, soprattutto per motivi religiosi, e secondariamente la costante presenza di ufficiali stranieri nelle posizioni di comando."
"Leale, disciplinata e ben addestrata, l'unità di governo più efficace era la brigata cosacca persiana, composta da circa 8 000 uomini. Venne creata nel 1879 e sotto il comando di ufficiali dell'esercito imperiale russo fino alla Rivoluzione d'ottobre del 1917. Dopo tale data il comando passò in mano iraniana, rappresentando comunque il nucleo delle nuove forze armate iraniane. Ufficiali svedesi comandavano la Gendarmeria composta da circa 8 400 uomini,Più tardi chiamata "Gendarmeria Imperiale", mentre dopo il 1979 "Gendarmeria Islamica Iraniana". organizzata dal 1911 come prima forza di sicurezza interna. Il Regno Unito finanziò la formazione di 6000 fucilieri della Persia meridionale, comandati da ufficiali britannici fin dal loro inizio, avvenuto nel 1916. Il loro compito principale era quello di combattere le forze tribali fomentate da agenti tedeschi nel corso della prima guerra mondiale. La Guardia di palazzo Qajar, il Niẓām, comandata da un ufficiale svedese, era una forza originariamente composta da 2000 uomini, anche se calò rapidamente a causa di rivalità interne. Così, durante la prima guerra mondiale, i 24400 soldati di queste quattro distinte unità militari composero una delle forze più deboli della storia iraniana."Library_of_Congress_Country_Studies, Armed Forces: Historical Background, 1987.
Dopo la prima guerra mondiale, l'esercito si era ridotto, ma non molto sulla carta, contando apparentemente 25.000 in totale. Nel 1920 consisteva dei cosacchi persiani; la Gendarmeria, ampliata da due reggimenti rimasti fedeli; e i fucilieri della Persia meridionale e l'esercito regolare, ridotto alla Brigata centrale a Teheran, con una forza teorica di 2.200 uomini.Ward, 2014, pp. 125-126
Nel 1925, in seguito all'ascesa della dinastia Pahlavi, il nuovo esercito imperiale iraniano divenne una priorità. Nel 1941, era pari a 125.000 soldati, cinque volte la sua dimensione originale, considerato ben addestrato e ben attrezzato. Tuttavia, l'esercito si concentrò sulle operazioni di sicurezza interna, piuttosto che, Farrokh affermava, alla "lotta alle armate sovietiche e occidentali ben guidate e attrezzate".Kaveh Farrokh, Iran at War: 1500-1988, Osprey Hardcover, released 24 May 2011; ISBN 978-1-84603-491-6. Page Number required (Unclear from G-Books). Ward scrive che "le sedici divisioni dell'esercito erano sparse in tutto il paese nelle loro guarnigioni domestiche, e solo alcune delle divisioni occidentali avevano ricevuto rinforzi significativi di fanteria e artiglieria". Il mag. gen. Hassan Mogaddam, il comandante della 5ª Divisione, venne messo a capo di tutte le forze occidentali.Ward, 2014, pag. 154 La difesa dell'area di Khorramshahr-Ahvaz fu posta sotto il contrammiraglio della marina Gholamali Bayandor, con i suoi marinai più una brigata della 6ª Divisione dell'esercito.Ward, 2014, pag. 155
Nel 1941 i sovietici ed i britannici lanciarono l'Invasione dell'Iran, dal 25 agosto al 17 settembre 1941. Londra e Mosca avevano insistito affinché lo Scià espellesse la grande popolazione tedesca dell'Iran e consentisse alle spedizioni di rifornimenti bellici di attraversare il paese in rotta verso l'Unione Sovietica. Entrambe queste richieste si rivelarono inaccettabili per Reza Shah; era solidale con la Germania, e l'Iran aveva dichiarato la sua neutralità nella seconda guerra mondiale. La posizione dell'Iran era così strategicamente importante per lo sforzo bellico degli Alleati, tuttavia, che Londra e Mosca scelsero di violare la neutralità di Teheran. Da sud mosse la Paiforce britannica, sotto il comando del tenente generale Edward Quinan, costituita dalla 8ª e 10ª Divisione di fanteria indiana, più altre tre brigate. Nel frattempo, i sovietici invasero da nord. Tre armate, la 44ª, la 47ª e la 53ª Armata del Fronte Transcaucasico sotto il comando del generale Dmitrij Timofe'evič Kozlov, occuparono le province del nord dell'Iran.
Le forze Alleate travolsero l'esercito iraniano in soli tre giorni, mentre la neonata Forza Aerea Imperiale iraniana e la Marina Imperiale iraniana subirono gravi danni. I coscritti disertarono a migliaia. Con la base del suo potere istituzionale in rovina, Reza Shah abdicò in favore del suo giovane figlio, Mohammad Reza Pahlavi. In assenza di una vasta base del potere politico e con un esercito in frantumi, il giovane scià affrontò un compito quasi impossibile di ricostruzione. Non vi era alcuna simpatia popolare per l'esercito, in vista della percezione diffusa, e in gran parte precisa, che si trattava fino ad allora di un brutale strumento per sostenere un regime dittatoriale. Mohammad, nel 1942, distanziandosi dalle forze armate europee, invitò gli Stati Uniti ad inviare una missione militare per operare una ricostruzione dell'esercito.
Il piccolo, ma più sicuro esercito, sorto grazie alla formazione americana, fu sufficientemente in grado di partecipare alla campagna del 1946 in Azerbaigian per abbattere una ribellione separatista ispirata dal regime sovietico. Durante i tre anni di occupazione, Stalin aveva esteso l'influenza politica, sia in Azerbaigian, che nella zona curda nel nord-ovest dell'Iran. Il 12 dicembre 1945, dopo settimane di scontri violenti, venne fondata la separatista e filo-sovietica Repubblica Popolare dell'Azerbaigian e, verso la fine del 1945, la Repubblica Popolare Curda. Le truppe iraniane, inviate a ristabilire il controllo, vennero bloccate da unità sovietiche dell'Armata Rossa. Quando giunse il termine per il ritiro, il 2 marzo 1946, sei mesi dopo la fine delle ostilità, gli inglesi iniziarono a ritirarsi, ma Mosca rifiutò, con la giustificazione secondo cui vi erano potenziali minacce alla sicurezza sovietica, e scatenando la crisi iraniana del 1946. Le truppe sovietiche non si ritirarono dall'Iran fino al maggio del 1946, a seguito della denuncia ufficiale dell'Iran al neonato Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l'intensa pressione degli Stati Uniti.
A differenza del suo omologo del 1925, il Majles del 1946 era sospettoso dei piani dello Shah per la formazione di un forte esercito. Molti membri del parlamento temevano che l'esercito sarebbe stato ancora una volta usato dal potere politico. Per limitare la potenziale dominazione dello scià sul paese, l'assemblea limitò i bilanci militari.
Dall'edizione 1966-67 all'edizione 1969-70, l'IISS Military Balance elencò l'esercito iraniano con una divisione corazzata, sette divisioni di fanteria ed una brigata corazzata indipendente. Nell'edizione 1971-72 vennero elencate due divisioni corazzate, cinque divisioni di fanteria, la brigata corazzata indipendente ed altre brigate indipendenti. Nel giro di due anni, l'elenco passò rapidamente a tre divisioni corazzate e tre divisioni di fanteria.
Drammatiche riforme condussero nel paese molteplici consulenti occidentali, e, nel corso di più di tre decenni l'esercito, dal 1979, divenne il quinto più forte al mondo. Nel corso degli anni settanta le Forze di Terra Imperiali iraniane, come venivano chiamate allora, subirono una rapida trasformazione, seguito da un aumento dei reclutamenti. Durante questo periodo, l'Iran vide la formazione dell'aviazione militare, chiamata "Aviazione dell'Esercito Imperiale iraniano" (AEII), dotata soprattutto di aerei di fabbricazione americana.
Nei primi anni settanta il sultano dell'Oman, con il sostegno britannico. stava combattendo la guerra del Dhofar. Come risultato di iniziative diplomatiche del sultano Qābūs, lo Scià inviò una brigata di 1200 soldati e con i propri elicotteri per assistere le forze armate del sultano nel 1973. La brigata iraniana, per prima cosa, assicurò la liberazione della strada Salalah-Thumrait. Nel 1974, il contributo iraniano venne ampliato alla Task Force Imperiale iraniana. Tentarono di stabilire un'altra linea d'interdizione, nome in codice "Damavand Line", che andava dal Manston, a poche miglia ad est di Sarfait, alla costa vicino al confine con lo Yemen del Sud (la RPDY). La pesante opposizione dei ribelli, che comprendeva il fuoco d'artiglieria da dentro lo Yemen del Sud, ostacolò tale obiettivo per diversi mesi. Alla fine, la città di Rahkyut, che il FPLO aveva a lungo mantenuto come capitale del loro territorio liberato, si arrese alla task force iraniana., pp. 72-73, vedi anche John Akehurst, We won a war: the campaign in Oman 1965-1975, 82. La TFII rimase in Oman nel dicembre 1975, poi ad una forza di 3000 uomini.Area Handbook for the Persian Gulf States, 396.
Il volume Library of Congress Country Studies per l'Iran pubblicato nel 1978 scrisse che:Richard F. Nyrop (ed), Iran, a country study / Foreign Area Studies, The American University American University (Washington, D.C.). [Washington: Dept. of Defense, Dept. of the Army] : for sale by the Supt. of Docs., U.S. Govt. Print. Off., 1978. 3d ed. p401