Per fonti e storiografia su Tiberio si intendono le principali fonti (letterarie, numismatiche, archeologiche ecc.) contemporanee alla vita dell'imperatore romano Tiberio, nonché la descrizione degli eventi di quel periodo e l'interpretazione datane dagli storici, formulandone un chiaro resoconto (logos), grazie anche all'utilizzo di più discipline ausiliarie.
Nella storiografia antica Fonti perdute
La reputazione che Tiberio lasciò dietro di sé fu tutt'altro che univoca: il suo precedente appariva nella lex de imperio Vespasiani, fu commemorato sotto i Flavi e sotto Traiano in dei conii di restituzione, ma non fu divinizzato e non si giurava sui suoi atti all'inizio di ogni anno; la tradizione storiografica relativa all'imperatore risulta così poco organica e per nulla omogenea, divisa fra valutazioni positive e negative, e se il filone predominante senz'altro calcava molto la mano sulla presunta dissimulazione di Tiberio, soluzione adottata anche per spiegare le informazioni contraddittorie riguardanti il principe,; .La dissimulazione fu un tratto cui Tiberio fu, molto probabilmente, già associato in vita, come sembra dimostrare la Tabula Siarensis, dove viene ribadito che l'imperatore non stava dissimulando il dolore per la morte di Germanico: ipse se uelle non dissimulare eodem libello testatus (). esisteva con tutta probabilità un'altra tradizione, più positiva, che ritraeva l'imperatore come un monarca astuto, saggio e clemente.. Già Seneca, sotto Nerone, divideva il regno di Tiberio in una prima parte, eccellente quanto il regno di Augusto, e un successivo deterioramento; plausibilmente le fonti che precedettero Tacito furono di questo tenore, marcando il punto di svolta del principato di Tiberio tramite o la morte di Germanico, o la morte di Druso minore.; ; . Forse molti degli aspetti più negativi del ritratto di Tiberio tramandatoci dalle fonti ostili provengono da un singolo autore ignoto, che conosceva molto bene l'imperatore e lo disprezzava profondamente.; per il ritratto di Tiberio in generale in Tacito, Svetonio e Dione, vedi .
Tiberio stesso scrisse delle memorie, che ebbero probabilmente un carattere apologetico. In esse, l'imperatore sosteneva che aveva punito Seiano poiché stava complottando contro i figli di Germanico. Si suppone che lo stile di queste memorie ricalcasse deliberatamente quello delle Res Gestae di Augusto.; ; .
Di Tiberio certamente parlò Lucio Anneo Seneca il Vecchio nella sua opera storiografica perduta, che andava dalle guerre civili proprio sino alla morte dell'imperatore; un frammento della sua opera, preservatoci tramite Svetonio, testimonia la sua versione della morte di Tiberio, che lo storica imputa a cause naturali.Poiché Seneca scriveva sotto Caligola, si è ritenuto che tale versione fosse quella più accettabile per il successore di Tiberio (; ). Scrivendo Seneca all'alba del principato di Gaio, forse dalla sua opera sarebbe emerso un ritratto tendenzialmente negativo di Tiberio, in contrasto con l'elogio riservato al suo successore; si è anche ritenuto che lo storico sia stata una delle fonti principali per gli ultimi anni del principato tiberiano, dalla caduta di Seiano sino alla morte dell'imperatore, sebbene la sua influenza sugli scrittori successivi sia una questione ancora aperta..
Furono comunque due gli autori principali che parlarono del principato di Tiberio, ovvero Aufidio Basso e Servilio Noniano. Il primo scrisse un'opera storiografica i cui limiti non sono ben chiari; generalmente, in base a Cassiodoro, si suppone che la sua opera andasse dall'8 a.C. sino alla caduta di Seiano. In un frammento proveniente dal suo Bellum Germanicum Basso parla positivamente delle imprese di Tiberio in Germania nell'8 a.C.; questo plausibilmente indica che Basso pubblicò la sua opera storica prima della morte dell'imperatore, e che il tenore di essa non fosse necessariamente ostile.. Il secondo, console nel 35, scrisse anch'egli un'opera annalistica, di cui però non sappiamo quasi nulla. In genere si è supposto che egli sia l'ignoto storico consolare citato da Svetonio come fonte di un aneddoto a cui l'autore avrebbe assistito e che ritrae Tiberio in una luce poco favorevole; poiché l'autore aveva esperienza come avvocato, si è anche ipotizzato che sia la fonte dietro la descrizione del comportamento di Tiberio nelle aule di tribunale; e, poiché si ritiene che Noniano abbia speso a un certo punto del tempo a Capri, si è anche suggerito che egli sia la fonte dietro i favoleggiati costumi sessuali di Tiberio sull'isola, o ancora l'autore che tramandò i vari esempi dell'umorismo sardonico dell'imperatore che emergono dalle nostre fonti.; ; . Generalmente, si suppone che Noniano fosse un autore profondamente ostile, o quantomeno poco favorevole a Tiberio; la sua opera fu in effetti pubblicata dopo la morte dell'imperatore, ed è stato suggerito che egli sia la fonte di molto del materiale ostile che raggiunse Tacito, Svetonio e Cassio Dione, in contrasto al più neutrale Aufidio Basso, ma non c'è modo di provare definitivamente nessuna di queste ipotesi.; .
Plutarco scrisse una biografia dell'imperatore; solo due frammenti sopravvivono, ed entrambi si riferiscono al soggiorno di Tiberio a Rodi: il futuro imperatore che testa le abilità del suo astrologo Trasillo, in una versione di un racconto che si trova anche in Tacito, Svetonio e Cassio Dione; e Tiberio che riceve da un asino un presagio del suo futuro potere.; per l'aneddoto dell'asino e di Trasillo, cfr. .
Velleio Patercolo
Velleio Patercolo è uno storico contemporaneo di Tiberio, che scrisse un'opera storica suddivisa in due volumi, gli Historiae Romanae, che spazia dalla guerra di Troia sino alla morte di Livia Drusilla nel 29. L'autore esprime giudizi fortemente positivi relativi a Tiberio, e pertanto la critica l'ha considerato a lungo un adulatore, mettendone in dubbio l'affidabilità come storico; in realtà, negli ultimi decenni, si è messo in luce come Velleio operasse in un filone storiografico e biografico cui facevano capo anche altri autori, come Tito Livio, ritenuti invece attendibili; l'utilità di Velleio quale testimone contemporaneo degli eventi da lui narrati è stata quindi rivalutata ed apprezzata..
Velleio introduce Tiberio nell'ultima porzione della sua opera, descrivendolo sin da subito come un giovane eccezionale e promettente, destinato di fatto al primato (principatus) nella vita pubblica, e le cui qualità sono provate dai successi conseguiti in Armenia e durante le campagne contro i Reti., con . Pertanto, la scelta improvvisa di Tiberio di ritirarsi a Rodi nel 6 a.C. risulta particolarmente funesta: per spiegarla, lo storico adotta quella che fu la giustificazione offerta dal futuro imperatore stesso, che non intendeva intralciare la carriera di Lucio Cesare e Gaio Cesare., con ; cfr. . L'attenzione di Velleio si focalizza dunque proprio su quest'ultimo, al seguito del quale, durante la sua spedizione in Oriente, lo storico venne introdotto alla vita militare; nella sua narrativa, i difetti caratteriali di Gaio Cesare rendono il giovane totalmente inadeguato per aspirare al principato, enfatizzando così ancora di più l'eccezionalità di Tiberio.. Dopo la morte di Gaio Cesare, il ritorno di Tiberio a Roma e la sua adozione da parte di Augusto segnalano un effetto salutare e benefico sulla concordia e sul morale di Roma., con ; . In seguito, Velleio servì Tiberio per otto anni in Germania e Pannonia come magister equitum e legatus.. Il futuro imperatore viene descritto come il generale ideale, che vive nel campo a stretto contatto con i propri uomini ed è giusto nel retribuire premi e punizioni fra i suoi soldati; Tiberio è pertanto ritratto come un uomo d'umanità pratica, dotato di cura, qualità ideali per colui che è destinato al principato., con .
Dopo la morte di Augusto, Velleio enfatizza la riluttanza con cui Tiberio accettò il potere: per lo storico essa è sintomo della moderatio del nuovo imperatore, che rifuggendo dalla gloria recusandi si può presentare come un servo pubblico, costretto a portare sulle spalle il peso del governo., con ; . Il principato di Tiberio è descritto come un periodo di restaurazione, e lo stesso imperatore si dimostra come di fatto l'unica persona in grado di esercitare il primato nella vita pubblica: egli è dunque per Velleio loptimus princeps, il leader esemplare, il punto culminante di tutti i principes che lo avevano preceduto., con ; . Il resoconto di Velleio però non è del tutto acritico: alla fine della sua trattazione, lo storico elenca brevemente le sventure che avevano caratterizzato il principato di Tiberio, come alcuni dei più importanti casi di maiestas, fra cui il processo contro Pisone, e gli intrighi dinastici che avevano portato all'esilio di Agrippina maggiore e suo figlio Nerone Cesare., con . Dunque Velleio conclude la propria opera con una preghiera, dove ancora una volta ricorre l'immagine di Tiberio quale servo pubblico, sulle cui spalle pesa la sorte dell'impero., con ; .
Tacito
Tacito dedica alla figura di Tiberio i primi sei libri degli Annales. La sua rappresentazione dell'imperatore appare non solo come fortemente personalizzata, seguendo le convenzioni della storiografia antica, ma anche incredibilmente complicata e contraddittoria: Tiberio ne emerge dunque come un personaggio letterario affascinante, impenetrabile e complesso, le cui azioni sono costantemente oggetto di uno scrutinio ossessivo da parte dello storico, che nonostante i tratti foschi di cui colora la figura del principe ha per questo un grande rispetto;Alcuni studiosi perseguono l'idea che Tacito abbia usato nella sua narrazione del principato tiberiano degli idioletti tipici dell'imperatore (). il carattere e le azioni dell'imperatore vengono immortalati da innumerevoli angoli, nessuno in contraddizione con l'altro ma che producono tutti un effetto diverso.; ; cfr. .
Il tratto di spicco del Tiberio tacitiano è la sua dissimulatio, tanto che lo storico asserisce che, persino poco prima di morire, l'imperatore perse prima le forze che la capacità di dissimulare. con ; . Tuttavia, anche gli stessi critici dell'imperatore appaiono nella narrazione di Tacito come detrattori sempre pronti a mal interpretare e ad attaccare Tiberio e le sue parole, qualunque esse siano. con . L'imperatore rappresenta per i suoi interlocutori un enigma, anche per via della sua lunga assenza, che lo sottrae agli occhi del pubblico., secondo cui la difficoltà nel leggere le intenzioni di Tiberio sia da rapportare all'ambiguità e all'oscurità del testo tacitiano Anche la riluttanza di Tiberio a diventare imperatore è ritratta in modo ambiguo: non c'è accordo, infatti, se Tacito stia dipingendo il principe come un ipocrita, o come genuinamente restio a farsi acclamare imperatore e infine vinto dal senso del dovere; ad ogni modo lo storico sostiene che di fatto Tiberio non accettò mai il potere, ma semplicemente smise di rifiutarlo.; ; ; ; cfr. anche .