Repubblica marinara dall'XI al XV secolo, Pisa ha tracce antiche che, per quanto riguarda la presenza dell'uomo nell'area cittadina, sembrano risalire al Paleolitico superiore.

Le origini di Pisa

Le tradizioni sulle origini Le fonti antiche sulle origini di Pisa non sono concordi e orientano ora verso il mondo greco, ora verso quello etrusco, ora verso quello ligure.. La maggior parte delle tradizioni di matrice greca indica come luogo di provenienza dei fondatori l'Elide, la regione del Peloponneso in cui sorgeva l'omonima Pisa sul fiume Alfeo: Virgilio definisce la città «di origine alfea», Servio ne attribuisce la fondazione a Pelope, re dell'Elide, mentre Strabone e Plinio parlano dei Pisati, compagni di Nestore reduci dalla guerra di Troia. Il cosiddetto Servio Danielino riporta inoltre la tradizione di una fondazione da parte di Epeo, il costruttore del cavallo di Troia, e la notizia, risalente a Catone, di una fondazione ad opera dei Teutani, popolazione di lingua greca di incerta identificazione; una glossa dello stesso commento segnala infine la presenza in città di un elemento foceo o focidese. A una fondazione etrusca rimanda invece la tradizione riportata da Licofrone, che collega Pisa a Tarconte, discendente di Tirreno., con i passi delle fonti antiche.

Giovannangelo Camporeale ha proposto di leggere la distinzione tra Pelope e i suoi discendenti come traccia di due distinte ondate migratorie nella leggenda, una anteriore alla guerra di Troia e una legata ai nostoi, i ritorni degli eroi; il richiamo agli eroi troiani, comune ai racconti di fondazione di altre città etrusche, rientrerebbe in un programma di nobilitazione del passato cittadino.. L'ipotesi di un'origine ligure si fonda invece sui passi antichi relativi alla presenza di Liguri a Pisa e sulla riva destra dell'Arno, e alcuni studiosi hanno proposto di identificare gli stessi Teutani con i Liguri.

Le evidenze archeologiche Fino agli anni novanta del XX secolo la Pisa etrusca era nota quasi esclusivamente dalle fonti letterarie, tanto che Camporeale ha potuto definirla «una città antica senza antichità». Le ricerche condotte da allora nell'abitato, nelle necropoli e nel territorio hanno invece documentato una continuità di vita lungo l'intero I millennio a.C.: resti di capanne del Bronzo finale presso la confluenza tra l'Arno e l'Auser (l'odierno Serchio), un abitato di età villanoviana spostato di poco verso nord-ovest e la relativa necropoli lungo la via di Pietrasanta.. Gli scavi condotti a partire dal 2005 nel quartiere di Porta a Lucca (via Marche) hanno confermato la presenza dell'insediamento villanoviano...

Tra la fine dell'VIII e la prima metà del VII secolo a.C. sono documentati edifici a pianta circolare in mattoni crudi, il cui vasellame, che ammette la pratica del simposio, rimanda a un ceto emergente.. Al medesimo orizzonte appartiene il grande tumulo scoperto nel dicembre 1994 in via San Iacopo, del diametro di circa trenta metri: privo di sepoltura, conservava al centro una fossa rituale sormontata da un tridente di ferro con l'asta spezzata intenzionalmente e da un altare litico con coltello e spiedi. Lo scavatore, Stefano Bruni, lo interpreta come il cenotafio, una sorta di heroon, di un capo forse perduto in mare; dagli anni successivi al 650 a.C. circa la sommità del tumulo fu riutilizzata per le sepolture delle generazioni successive.; .

Dalla seconda metà del VII secolo a.C. l'abitato mostra una prima organizzazione regolare, con edifici a pianta quadrangolare e canalizzazioni per la regimazione delle acque, e nel VI secolo è probabile l'esistenza di almeno un edificio sacro. Le attività produttive documentate comprendono la siderurgia, con ematite proveniente dall'isola d'Elba attestata a Pisa e a San Piero a Grado in contesti tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.,. la lavorazione del marmo dei Monti Pisani, impiegato per crateri usati come cinerari e per cippi funerari, e la produzione di anfore vinarie da trasporto, di cui sono stati rinvenuti scarti di fornace in via Sant'Apollonia, esportate nella Valdera, a Gravisca e fino al golfo del Leone.; per la fornace di via Sant'Apollonia . Il rito funebre rimase costantemente l'incinerazione; attorno al 560 a.C. le necropoli registrano una trasformazione del costume funerario, con corredi di grande austerità e cippi in marmo come segnacoli, fenomeno per il quale Bruni ha ipotizzato l'esistenza di norme che limitavano il lusso funerario, analoghe a quelle note per Roma e per Veio..

Il sistema portuale La città sorse tra i due fiumi, in un paesaggio all'epoca lagunare, a poco meno di quattro chilometri dalla linea di costa, alla quale era collegata da corsi d'acqua e canali: non fu quindi mai una città costiera in senso stretto.. L'accesso al mare era garantito da un sistema di approdi che le fonti itinerarie di età romana registrano ancora in funzione, con un Portus Pisanus verso l'odierna Livorno e un approdo alla foce dell'Arno.. Un porto presso San Piero a Grado era attivo già nel VI secolo a.C., mentre il movimento commerciale del Portus Pisanus crebbe a partire dal V-IV secolo..

Gli scavi avviati nel 1998 presso la stazione di San Rossore hanno restituito oltre quindici relitti con parte dei carichi e installazioni portuali databili tra il VI secolo a.C. e il V secolo d.C. (il cosiddetto Cantiere delle navi antiche di Pisa).; . L'interpretazione del complesso è discussa: per Stefano Bruni San Rossore era il porto urbano di Pisa, dotato di un ampio bacino organizzato, mentre San Piero a Grado costituiva l'epineion, lo scalo marittimo principale della città; per Andrea Camilli, che ha proseguito le indagini, si trattava invece di un semplice approdo sulle rive dell'Auser, il Portus Pisanus descritto da Rutilio Namaziano andrebbe inteso come un porto lagunare e l'esistenza di un porto urbano attrezzato appare improbabile..

Periodo romano

Dal III secolo a.C. Pisa entrò nell'orbita di Roma e divenne una base per l'esercito, impegnato prima contro l'avanzata di Annibale e poi, tra il 238 e il 155 a.C., nei ripetuti scontri con i Liguri, che nel 193 e nel 187 a.C. devastarono la città e il territorio.. La colonia dedotta nel 180 a.C. nell'agro pisano, ricordata da Livio, era di diritto latino e viene per lo più identificata dagli studiosi con Lucca, mentre nel 177 a.C. fu fondata alla foce del Magra la colonia romana di Luni: con la definitiva sconfitta dei Liguri (155 a.C.) crebbe l'importanza del porto lunense e calò quella del Portus Pisanus.; , che sottolinea come dopo la seconda guerra punica Lucca e Luni restino le uniche colonie in territorio già etrusco. Quanto alla viabilità, è incerto se il tracciato originario della via Aurelia, costruita nel 241 a.C. in funzione antiligure, giungesse fino a Pisa,. mentre allo scorcio del II secolo a.C. la via Aemilia Scauri ricalcò l'antica direttrice che collegava la città a Vada e all'agro volterrano marittimo..

Dopo la guerra sociale Pisa divenne municipio, ascritta alla tribù Galeria, e nell'avanzata seconda metà del I secolo a.C. colonia di diritto romano, trasformazione che comportò un nuovo assetto dell'area urbana e la centuriazione del territorio.; per l'ascrizione alla tribù Galeria anche . Strabone descrive una città prospera per la fertilità del suolo, le cave di marmo e il legname dei boschi, impiegato per le costruzioni navali; Plinio ne elogia la vite «pariana» e il siligo, un grano da cui si ricavava farina di alta qualità.

In età imperiale la città fu dotata dell'acquedotto di Caldaccoli, che portava l'acqua delle sorgenti presso San Giuliano Terme alle terme oggi note come Bagni di Nerone. Era inoltre attestata l'esistenza di un teatro o anfiteatro, probabilmente localizzato al di là di un ramo dell'Auser nei pressi dell'abbazia di San Zeno. Il suburbio settentrionale, lungo la direttrice per Lucca, ha restituito con gli scavi di via Marche una necropoli in uso dall'età tardoetrusca alla piena età imperiale. Nel corso di scavi condotti nel giardino della chiesa di San Sisto nel triennio 2020-2022 sono emerse altre importanti strutture di epoca romana, ancora oggetto di studio e non visitabili dal pubblico.

Alto medioevo Con la caduta dell'impero romano, Pisa non subì la decadenza di altre città, grazie alla complessità del suo sistema fluviale di allora, che permetteva una facile difesa della città. Si deve infatti ricordare come a Pisa vi fosse un secondo fiume che confluiva nell'Arno, l'Auser, dal quale si staccava inoltre un ramo secondario, lAuserclus, che proteggeva la città da nord.

La combinazione del bacino delle acque con la difesa costituita dai Monti Pisani definivano un assetto geografico complessivo particolarmente favorevole alle necessità difensive dell'epoca. A ciò si univa la presenza di una flotta che ebbe una qualche importanza anche nell'alto Medioevo. Il rilievo militare della città pare infatti non essere stato scarso se, agli inizi del VII secolo, tale flotta sembra aver minacciato la prosecuzione delle trattative di pace tra Bizantini e Longobardi.

Inizialmente unico avamposto bizantino nella Tuscia conquistata dai Longobardi, Pisa entrò poi a far parte della Tuscia stessa, probabilmente non a causa di una guerra, ma in quanto lentamente assorbita nel periodo successivo al confronto tra i due regni, diventando il primo porto (Porto Pisano). Da questo momento inizia l'ascesa di Pisa al ruolo di porto principale del Tirreno e di centro degli scambi della Tuscia con Corsica, Sardegna e coste meridionali di Francia e Spagna.

Con la sconfitta di re Desiderio cui Pisa era fedele, l'avvento dei Franchi e la vittoria di Carlo Magno, la città visse una crisi dalla quale si risollevò comunque presto. Dal punto di vista politico, essa fu inserita nella contea-ducato di Lucca. Nel 930 fu trasformata in centro di contea, status che perdurò fino all'avvento di Ottone I, all'interno della Marca di Tuscia, che aveva in Lucca la sua capitale, ma in Pisa la città più importante, se è vero che, a metà del X secolo, Liutprando di Cremona chiamava Pisa Tusciae provinciae caput e, un secolo dopo, il marchese di Tuscia veniva comunemente chiamato "marchese di Pisa".

Dal punto di vista navale, invece, le incursioni dei saraceni nel IX secolo indussero Pisa ad allestire flotte autonome per contrastali. E furono proprio tali flotte la garanzia dell'espansione della città.

Le imprese navali iniziano nell'828 con una spedizione contro le coste africane. Nell'871 Pisa partecipò in forze alla difesa di Salerno dall'attacco saraceno. Nel 970 fornì un importante contributo alla spedizione dell'imperatore Ottone I, che sconfisse una flotta bizantina in Calabria.

XI secolo: la nascita della Repubblica di Pisa

Nel 1005 Pisa liberò Reggio Calabria dalla presenza saracena, poiché Papa Giovanni XVIII, intimorito dalla presenza degli invasori nella città dello Stretto, chiese aiuto ai pisani. Altre spedizioni antiarabe furono effettuate dalla famiglia Orlandi, che attuò la conquista e l'occupazione di Bona, l'odierna Annaba, nel 1034, la vittoriosa spedizione contro la città saracena in Tunisia di El Mehedia nel 1087-1088 insieme a Genova e Amalfi nella cosiddetta Crociata di Mahdia e il saccheggio di Palermo nel 1063, con i cui marmi si diede inizio alla costruzione della Piazza del Duomo.

Nel corso dello scontro con gli arabi vi furono i grandi accrescimenti territoriali della città, che nel 1016 contribuì alla cacciata dalla Sardegna di Mugahid, detto Musetto, nel 1052 conquistò la Corsica e nel 1115 le Baleari. Quest'ultima impresa, peraltro non duratura, avvenne a seguito di una guerra iniziata nel 1113 e promossa da Pisa insieme a papa Pasquale II e a cui parteciparono anche il conte di Barcellona e contingenti di altri alleati provenzali e italiani, poi quasi interamente ritiratisi. Tra questi, a differenza delle precedenti spedizioni in Sardegna e Corsica, non vi furono i genovesi.