Biografia Fritz Birzer aderì al NSDAP nel 1934 e fu tesserato con il numero di matricola 156009. Inquadrato nella 2ª Compagnia del Reggimento SA "München", il 30 gennaio 1937 fu promosso al grado di SS-Untersturmführer (sottotenente). Con lo scoppio della seconda guerra mondiale fu arruolato come ufficiale nelle Waffen SS. Nel 1942 prestò servizio come artigliere nella 1ª Brigata di fanteria SS e nella Leibstandarte. Tra il 1943 e il 1944 combatté sul fronte orientale, fu di stanza per un breve periodo a Monaco di Baviera e il 26 gennaio 1945 fu trasferito a Desenzano del Garda, assegnato al reparto contraereo 3/II SS Flak "Einheit" della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS".
Il sottotenente Birzer, al comando di una trentina di SS e SD del capitano Otto Kisnat, scortò Mussolini quando lasciò la residenza di Gargnano il 18 aprile, diretto alla prefettura di Milano. Ebbe l'ordine dal generale Karl Wolff di seguire il Duce, di giorno e di notte, in ogni suo spostamento, ovunque si fosse recato, di proteggere la sua persona in caso di necessità, eventualmente di impedirgli una possibile fuga in un paese neutrale: Svizzera, Spagna, Portogallo o Svezia anche con l'uso della forza. Birzer doveva "portarlo vivo in Germania o lasciarlo morto in Italia"Franco Bandini, Le ultime 95 ore di Mussolini, Milano Arnoldo Mondadori, pag. 155.
Fritz Birzer seguì il capo del fascismo a Milano e a Musso di Dongo il 27 aprile, quando la colonna fu fermata dai partigiani a un posto di blocco. Fu lo stesso ufficiale tedesco a intimare a Mussolini di indossare il pastrano e l'elmetto tedesco prima di salire su un autocarro per sfuggire ai controlli e mettersi così al sicuroJean Pierre Jouvet "Fritz Birzer: Ecco la verità sugli ultimi giorni di Mussolini", in L'Arena, 1° e 3 marzo 1981.. Abbandonato Mussolini al suo destino, Birzer proseguì la ritirata a nord e con i suoi uomini riparò, nel pomeriggio del 28 aprile, arrivando a Chiavenna al confine con la Svizzera per poi, il giorno successivo, superare il confine con la Germania a Martina diretto alla volta di Monaco di Baviera.
Nel giugno del 1945 Birzer fu catturato dagli statunitensi e internato per tre anni in un campo di concentramento. In questo periodo fu più volte interrogato da agenti dell'OSS e poi da quelli della CIA in merito alla cattura del capo del fascismo e i verbali redatti risultano ancor oggi secretati. Liberato, risiedette a Monaco, titolare di un'industria di legnami. Morì nel 1987.
Note
Bibliografia Luciano Galante, La presenza militare tedesca sulla costa occidentale del lago di Garda 1943-1945, Arco, 1994. U. Gandini, in Alto Adige, giugno 1973. Fabio Andriola, Carteggio segreto Churchill-Mussolini, Sugarco, 2007. Silvio Bertoldi, Salò, 2000. Mimmo Franzinelli, Il prigioniero di Salò, 2012. Arrigo Petacco, Dear Benito, Caro Winston: verità e misteri del carteggio Churchill-Mussolini, A. Mondadori, 1985. Piero Agostini, Trentino provincia del Reich, 1975. Alberto Maria Fortuna, Incontro all'Arcivescovado, 1971.
Categoria:Militari delle Waffen-SS Categoria:Personalità della Repubblica Sociale Italiana