Biografia
L'infanzia
Nacque a Verona nel 1885, figlio di un commerciante, ma già nel 1886 la famiglia si trasferì a Magonza proprio a causa del lavoro del padre. Romano vive lì la sua infanzia e la sua adolescenza insieme ai tre fratelli Gino, Mario e Aleardo. Anche se la sua formazione sarà sostanzialmente tedesca, l'influenza della famiglia italiana, soprattutto quella della madre, farà comunque parte del suo bagaglio personale.
Del padre dice:
Uno dei meriti del padre è sicuramente quello di aver comunicato al figlio l’interesse per Dante Alighieri, una figura che diventa importante nella sua vita: diversi sono gli studi che egli compie sul poeta italiano.
L’attività del padre, ereditata dal nonno, consente alla famiglia di vivere nel benessere e influenza anche l’aspirazione dei figli: i fratelli di Romano seguono le orme del padre e lui stesso eredita delle capacità gestionali non indifferenti.
Particolare è anche il rapporto con la madre, nettamente a favore dell’appartenenza italiana: ella non accoglie di buon animo il trasferimento a Magonza ed una volta in Germania mantiene un atteggiamento chiuso verso ogni aspetto della vita tedesca, cercando d'inculcare ai figli il medesimo atteggiamento. Di lei scrive un amico di Guardini, Felix Messerschmid:
I genitori trasmettono ai figli una fede molto asciutta: oltre alla messa domenicale e alle preghiere quotidiane, in famiglia non si parla molto di religione.
Nella sua educazione in casa vi sono aspetti negativi e positivi:
Talvolta le considerazioni di Guardini sulla sua adolescenza sono piuttosto dure:
La giovinezza Guardini frequenta il “Ginnasio Umanistico” a Magonza dal 1894 al 1903, così come fanno in seguito i suoi fratelli. Anche da studente Guardini dimostra una personalità originale, intrisa di serietà e religiosità, orientata alla preghiera e distaccata dai coetanei. Tuttavia frequenta una piccola cerchia di amici, in cui si discutono argomenti alti come filosofia, religione, arte e letteratura, e in cui Romano spicca per il suo amore precoce per Dante.
Il giovane Guardini è indeciso fra due tensioni: il sentirsi legato alla propria famiglia, ma allo stesso tempo la voglia di una rottura e la conquista di una vita propria fuori dall'orbita dei genitori. Questa insicurezza traspare poco dalla sua produzione successiva.
Dopo un viaggio in Italia, in cui non avviene nulla di particolare, si avvia in studi accademici di vario tipo. Guardini è cosciente di avere molte potenzialità, ma non ha nessuna tendenza particolare. L'università comunque rappresenta per lui il primo stacco effettivo dalla famiglia.
Il primo tentativo di studi accademici del 1903 è quello di chimica alla facoltà di Tubinga, con l’idea di seguire un compagno di scuola. La scelta si rivela presto un fallimento e Guardini passa dei mesi terribili, comprendendo di non essere portato per la matematica e le scienze naturali. Inoltre pensa che il metodo d’insegnamento sia poco efficiente e non trova compagni che lo sostengano.
Un secondo tentativo è quello di scienze politiche, a Monaco nel 1904. Il risultato però è lo stesso: poco interesse da parte sua, grande solitudine ed incapacità dei docenti. Inizia a redigere una tesi, ma comprende presto che l’argomento non lo interessa veramente e ne sente il peso. Unico motivo di sollievo è l’atmosfera della città: l’arte e la cultura della metropoli sono uno stimolo per il giovane studente.
Suo fedele sostegno è l’amico Karl Neundörfer, conosciuto nel tempo dell’adolescenza. L’amico Karl è una presenza costante e importante nella vita del futuro teologo. Con lui conduce lunghi e appassionati dialoghi, condivide vicende di vita, come gli anni del seminario e l’ordinazione presbiterale e addirittura lo nomina erede di molte sue opere nel testamento del 1914 (durante la guerra). Karl ha un orientamento differente: laureato in legge a Giessen, s'interessa poi al diritto canonico e alle strutture pubbliche della Chiesa. La differenza fra i due dà luogo a un confronto fecondo e la morte prematura di Neundörfer, nel 1926 sarà un duro colpo per Guardini, tanto da non partecipare nemmeno alla cerimonia funebre.
Monaco sarà una città importante per Guardini perché sarà il luogo della sua crisi mistica. La ricerca della propria vocazione lo spinge a cercare un confronto presso i monaci benedettini, ricevendo luce, ma non ancora una chiarezza definitiva, anzi presto la crisi si fa più radicale:
L’amico Karl Neundörfer lo accompagna in questa difficile fase e, ritornando insieme a lui a Magonza, nota come in Romano stia crescendo una nuova fede, non più passiva bensì risoluta. Così scrive Guardini:
Tuttavia egli ancora non prende una vera e propria decisione. Continua gli studi di economia politica a Berlino nel 1905 con scarso interesse, anzi approcciandosi ad altre materie come filosofia e storia dell’arte. Lentamente comprende che la sua via non è in quel genere di studi.
Comincia a pensare alla propria consacrazione dato che già da diversi anni conduce una vita di preghiera non comune. Questa predisposizione è la base per la scelta che intraprende e dopo alcune riflessioni si orienta verso il presbiterato, forte anche di un confronto con un teologo residente a Berlino. Pure Karl Neundörfer intraprende la sua stessa strada e Guardini la legge come una conferma.
Nel 1906 finalmente inizia a studiare teologia a Friburgo, nonostante l’ostilità dei genitori, che non comprendono la sua nuova maturazione. Il padre, dopo le incertezze dimostrate, non pensa che il nuovo orientamento del figlio sia stabile, mentre la mamma dimostra una certa avversione al mondo clericale. Questo però non ostacola Guardini dal maturare in sé, proprio a Friburgo, una profonda convinzione di essere chiamato al sacerdozio. Le esperienze e i temi affrontati negli anni precedenti riemergono nel corso dell’attività del futuro prete, dopo che egli ha trovato la sua identità.
Grazie alla preghiera le tensioni gradualmente si risolvono e finalmente trova la sua via.
Nel 1907 egli si trasferisce a Tubinga, luogo della sua precedente sconfitta, per studiare una teologia più moderna. Egli finalmente trova un ambiente a lui favorevole. Frequenta regolarmente le lezioni ed una cerchia di amici che rendono lieti quegli anni. Guardini comincia realmente a prendere coscienza di sé.
Importante stimolo extra-universitario è l’abbazia benedettina di Beuron, non distante da Tubinga. Viene introdotto in quell'ambiente grazie ad un amico conosciuto proprio a Tubinga, Josef Weiger, che era stato novizio presso quel monastero. Lì non solo ha esperienza di una liturgia benedettina modello, ma ha anche il suo primo incontro con Max Scheler, che influenza il suo pensiero successivo. Il legame con il mondo benedettino spingerà Guardini nel 1909 a fare la propria professione come oblato di San Benedetto.
A Tubinga conosce un'altra figura che sarà una costante nella sua vita: Josef Weiger. Anche egli diventerà prete a Rottenburg nel 1911, dopo aver studiato teologia. Dal 1917 al 1957 Weiger è parroco di Mooshausen, luogo tranquillo nella Germania meridionale, vicino al fiume Iller. Guardini viene ospitato dall’amico circa due volte l’anno; lì inoltre troverà rifugio nei duri anni della seconda guerra mondiale, dal 1943 al 1945.
L’amicizia con Josef e con Karl costituisce una base importante e un sostegno alla vita e all’umanità di Guardini.
Si trasferisce a Magonza nel 1908 per frequentare il seminario, ma sarà un’esperienza deludente. Nella sua biografia si legge:
Guardini adulto Nonostante queste difficoltà, Guardini viene ordinato sacerdote nel 1910 a Magonza insieme a Karl Neundörfer.
Gli anni da cappellano sono un altro periodo di ricerca delle proprie attitudini e nella scoperta dei propri limiti. Guardini si dimostra cagionevole di salute e con una certa difficoltà di rapporto con ragazzi sotto i 15 anni di età. Più che un’autorità esteriore, egli è in grado di manifestare una autorità interiore. Lui stesso afferma:
Difficile per Guardini è anche il rapporto con l’associazionismo cattolico. Non solo non riesce ad unirsi ad esso ma ne ha una certa riserva, anche a livello universitario.
Desideroso di trovare un modo per impiegare appieno le proprie potenzialità, egli comprende di dover curare le proprie doti spirituali e intellettuali. Comincia a cercare una collocazione in ambito accademico e chiede dunque di poter completare gli studi di teologia con un dottorato a Friburgo. Egli sceglie come tema la teologia di san Bonaventura, dottore della Chiesa, che lo richiama indirettamente ad altri grandi autori importanti per lui: Agostino, Platone, Dante e san Giovanni evangelista. Si nota un certo antagonismo alla teologia di san Tommaso, anche se egli non si esprime mai contro quest’ultimo.
Egli si laurea nel 1915 e, poco dopo, tornato a Magonza, gli viene affidata la direzione dell’associazione giovanile “Juventus”. Sono anni di continuo peregrinare da una parrocchia ad un'altra e poi, a causa della guerra, sarà chiamato a prestare servizio come infermiere militare.
La “Juventus” era una associazione giovanile che comprendeva per lo più giovani del ginnasio e del liceo. Non aveva un vero e proprio statuto riconosciuto, ma si trattava di una organizzazione con una forma caratteristica di quelle ecclesiastiche, di cui anche lui faceva parte da giovane. Grazie a Guardini l’associazione prende una nuova forma.
In quegli anni intanto, grazie all’amicizia con Richard Knies, Guardini inizia a pubblicare le sue opere presso la “Matthias Grünewald” prima, e la “Werkbund” subito dopo, le sue due principali case editrici. È l’inizio di un successo editoriale. Già nel 1920 compaiono due opere di Guardini fra cui il noto "Via Crucis".
Il vero e proprio ingresso nella notorietà per Guardini avviene con il successo editoriale de "Lo spirito della liturgia" nel 1918. L’opera ha come tema fondamentale non tanto il rinnovamento liturgico, quanto un rinnovamento dell’atteggiamento spirituale da cui può riprendere l’interesse alla liturgia.
Guardini insegnante ed educatore Nel 1920 si avviano due nuove vie dell’esistenza di Guardini: da una parte l’insegnamento all’Università di Bonn e dall’altra l’inizio dell’attività presso il movimento giovanile del castello di Rothenfels sul Meno. Sono anni di rapida ascesa e di proficuo lavoro per Guardini, che hanno come premessa tutto l’impegno silenzioso degli anni precedenti. Si realizzano le capacità spirituali, intellettuali e pedagogiche a cui Guardini era da sempre inclinato.
Nel 1922 Guardini sostiene l’esame per l’abilitazione all’insegnamento con un colloquio orale e una lezione di prova, per la quale sceglie come argomento la teologia di Anselmo d'Aosta. L’esame ha successo e dunque egli diviene libero docente di dogmatica.
Egli però comprende di non essere fondamentalmente un teologo, ma di aver sviluppato una riflessione a cavallo fra diverse discipline. Questa percezione lo accompagnerà nel corso di tutta la sua attività accademica. Anche questo fatto contribuisce al senso di solitudine rispetto ai propri colleghi di facoltà.
A livello economico l’attività accademica non gli rende molto, spesso è costretto a chiedere denaro al proprio editore per le spese di sostentamento.