I testi di autori non cristiani su Gesù sono parte delle fonti utilizzate nella ricerca sulla storicità di Gesù: si tratta di testi di autori greci, romani ed ebrei in gran parte risalenti al II secolo.
Le fonti antiche non cristiane sono in generale meno numerose e dettagliate dei testi cristiani su Gesù, ma consentono al tempo stesso di attingere a risorse indipendenti e di documentare l'atteggiamento dei contemporanei verso la vita di GesùGerd Theissen e Annette Merz, citati in John Dickson, Alla ricerca di Gesù. Le indagini di uno storico, Edizioni San Paolo, Milano, 2011.Una approfondita discussione delle fonti storiche non cristiane è disponibile online: Lawrence Mykytiuk, Did Jesus Exist? Searching for Evidence Beyond the Bible, BAR, January/February 2015..
Testi di origine ebraica Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche
Riferimenti a Gesù sono presenti in alcuni passi delle Antichità giudaiche, un'opera scritta dallo storico ebreo Giuseppe Flavio (c.37 - c.100) nel 93 e dedicata alla storia del popolo ebraico dalle origini fino al 66. Nel testo tramandato ci sono tre riferimenti a Gesù e ai cristiani: il primo riguarda la morte di Giovanni Battista (XVIII, 116-119); il secondo la morte di Giacomo il Giusto, che Flavio Giuseppe qualifica come «fratello di Gesù chiamato il Cristo» (XX, 200); il terzo, il più noto, è conosciuto come Testimonium Flavianum (XVIII, 63-64).
In particolare il secondo brano recita:
Il testo, che contiene alcune informazioni sintetiche su Gesù (il nome, il titolo con cui era conosciuto, il nome e la sorte di un suo fratello), si presenta come genuino e non pone particolari problemi agli storici. Più complessa è invece la valutazione del terzo brano, noto appunto come Testimonium Flavianum, che afferma:
Su questo terzo passo, il Testimonium Flavianum, il giudizio degli studiosi è da tempo molto varioGià Voltaire nel suo Dizionario filosofico notava la contraddizione tra questo passo e l'ortodossia ebraica che caratterizzava Flavio Giuseppe. La maggior parte degli studiosi ritiene che il testo sia stato rielaborato da copisti medioevali inserendo alcune note, in particolare sulla natura divina di Gesù e sulla sua risurrezione, in modo da allineare il contenuto con l'insegnamento della ChiesaJ. Dickson, Alla ricerca di Gesù. Le indagini di uno storico, Edizioni San Paolo, Milano, 2011. Un esempio di studioso che propende per interpolazioni parziali è, tra gli altri, John Dominic Crossan, Gesù. Una biografia rivoluzionaria, Firenze, Ponte alla Grazie 1994. Per una discussione: http://www.gesustorico.it/htm/fontinocrist/giuseppeflavio2.asp; questo testo non viene, infatti, citato da alcun padre della Chiesa fino ad Eusebio di Cesarea nel IV secolo.Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pp. 58-68, ISBN 978-88-04-63232-0.Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, 2007, pp. 88-89, ISBN 978-88-304-2427-2. Alcuni studiosi lo ritengono comunque integralmente autenticoÉtienne Nodet, Serge Badet o al contrario interamente oggetto di interpolazioneE. Schürer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 vols., Edinburgh: T.& T.Clark, 1973-87 (tr.it Storia del popolo gludaico al tempo di Gesù Cristo (175 a.C-135 d.C.), Brescia Paideia 1985-1998 (4 volumi); H. Chadwick, The Early Church, 2nd edition, London: Penguin, 1993.. Nei primi anni settanta però, grazie agli studi del filologo ebreo Shlomo Pines, professore all'Università di Gerusalemme, è stata trovata quella che sembrerebbe essere la forma originaria del Testimonium Flavianum, una forma diversa, contestualizzata all'interno della Storia Universale di Agapio di Ierapoli, un vescovo e storico di lingua araba vissuto nel X secolo:
Tale citazione del Testimonium, non edulcorata e non interpolata, evidenzia come Giuseppe Flavio, senza entrare nel merito della divinità di Gesù, ne parli come personaggio storico realmente esistitostudio contenuto in Shlomo Pines, An Arabic Version of the Testimonium Flavianum and Its Implications, Jerusalem, The Israel Academy of Sciencea and Humanities 1971. http://khazarzar.skeptik.net/books/pines01.pdf.
Il Talmud di Babilonia
Il Talmud babilonese, testo ebraico che raccoglie tradizioni molto antiche e messo per iscritto nel V-VI secolo, contiene un riferimento a Gesù, nel quale si dice che egli fu giustiziato alla vigilia di Pasqua perché "praticava la stregoneria".; traduzione inglese del testo in Questo sembrerebbe confermare che Gesù abbia compiuto dei prodigi, che i suoi avversari attribuivano all'opera del demonio.Per uno studio approfondito del testo: Jacob Z. Lauterbach, Rabbinic Essays, Cincinnati: Hebrew Union College, 1951, pp. 486-500.
Esistono peraltro scarsissimi documenti storici relativi all'era del Secondo Tempio: a parte i lavori di Giuseppe Flavio, il più antico testo del periodo, è da ricordare la Mishnah, che è comunque più un codice di leggi piuttosto che un registro di procedimenti giudiziari o un testo di storia generale.
Dai documenti giudaici del periodo, sia orali che scritti, venne compilato il Talmud, una collezione di dibattiti legali e di aneddoti che riempiono trenta volumi. In essi non vi è menzionato mai il nome Gesù (ebraico Yehoshuah): il riferimento più vicino è il nome Yeshu presente nel Talmud di Babilonia e riferito ad uno o più individui, oltre a designazioni indirette e tramite epiteti.Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù, Mondadori (prima edizione 1941).
inoltre si pensa che la parola sia piuttosto un acronimo di yemach shemo vezichro ("sia cancellato il suo nome e la sua memoria") che indica chi cerca di convertire i Giudei dal Giudaismo. Per giunta, il termine non compare nella versione di Gerusalemme del testo, che ci si aspetterebbe dovrebbe menzionare Gesù maggiormente rispetto alla versione di Babilonia. E', inoltre, da sottolineare come il Yeshu del Talmud avesse solo 5 discepoli - Matthai, Nakai, Nezer, Buni e Todah - i cui nomi peraltro non coincidono con i Dodici; in aggiunta, la testimonianza è di periodo tardo - almeno del IV secolo, riportando un insegnamento del rabbi Abbaye, che visse a quel tempo - e le tradizioni del cristianesimo erano già molto diffuse nel bacino del Mediterraneo, permettendo così di estrapolare tale citazione dalle stesse.Soncino Babylonian Talmud, editor I. Epstein, Tractate Sanhedrin, folio 43a, London, Soncino Press, 1935-1948.John P. Meier, A Marginal Jew. Rethinking the Historical Jesus, Vol.I, Doubleay, New York, 1991.
Occorre comunque tener conto che l'esiguità dei riferimenti a Gesù negli scritti talmudici potrebbe semplicemente essere dovuto al fatto che il Cristianesimo fosse ancora una realtà di minore importanza ai tempi in cui la maggior parte del Talmud è stato redatto, unito al fatto che il testo è stato concepito più per insegnare la legge che come manuale storico.
Le Diciotto Benedizioni In una delle redazioni pervenute delle Diciotto Benedizioni, testo liturgico ebraico, compare un riferimento ai cristiani (o "nazareni"):
La preghiera, chiamata Birkat Ha Minim, risale alla fine del I secolo (85-100, anche se si ritiene ci siano redazioni antecedentiPieter W. van der Horst, "The Birkat ha-minim in Recent Research", The Expository Times, vol. 105, 1994, pp. 363-368., ma non è chiaro quando sia stato inserito il riferimento ai cristiani, visto che le altre redazioni del testo menzionano solo "gli eretici"Tratto da Testimonianze extracristiane. Fonti: Johann Maier, Gesù Cristo e il cristianesimo nella tradizione giudaica antica, Brescia, 1994, p. 63, con altri passi paralleli; Romano Penna, L'ambiente storico culturale delle origini cristiane, Bologna, 1984, p. 248. Una trattazione di questa preghiera in E. Schürer, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo, vol. II, Brescia, 1987, pp. 547-554, ove si trova una traduzione delle due recensioni babilonese e palestinese, ed una bibliografia esaustiva.; si ritiene comunque che fu un rabbi di poco successivo a Samuele il piccolo a redigere la versione che citava i cristiani, infatti già GiustinoWilliam. Horbury, The Benediction of the Minim and Early Jewish-Christian Controversy, in «Journal of Theological Studies» vol 33 (1982) pag 19-62; fonte primaria: Giustino, Dialogo con Trifone 16; 47; 93; 95; 123; 133. e cfr. Giustino, Apologia prima 31; 49, 5. (oltre a GirolamoEpistulae 112, 13; Amos 1, 11-12; Isaia 5, 18-19; 49, 7; 52, 2-6 e Epifanio di SalaminaEpifanio, Panarion, I, 2, 29, 9) parla di preghiere ebraiche contro i cristiani. Si ritiene che la forma più arcaica della preghiera in questo senso sia quella ritrovata al CairoSesto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico di Arnaldo Momigliano pag 453-454 nel 1898 dove a fianco al termine Minim (eretici) si trova anche il termine Notserim (Nazareni: riferito ai giudeo-cristiani)
Sepher Toldos Jeschut
Con il nome di Sepher Toldos Jeschut (o anche Toledot Jeschu/Yeschu/Yesu) vengono indicate due opere letterarie sulla vita di Gesù. La prima (II secolo) è un'opera anonima della prima età imperiale romana scritta in ambito ebraico per contrastare il nascente cristianesimo. La seconda, pubblicata nel 1705, è basata sulla prima, che cita esplicitamente.
L'avvertimento riportato da Giustino
Il filosofo cristiano Giustino (100-162/168), nel Dialogo col giudeo Trifone, riporta un avvertimento che sarebbe stato inviato dagli ebrei della Terra d'Israele a quelli della diaspora.Markus Bockmuehl, Donald A. Hagner (a cura di), The Written Gospel, Cambridge University Press, 2010, pag. 212; Morton Smith, Gesù, messia o mago?, Gremese editore, 2006, pag. 82.
In assenza di altre conferme documentarie sapere se questo avvertimento sia mai stato dato per davvero o se esso, invece, fosse un artificio letterario con il quale Giustino fornisce la sua versione sull'opinione dei giudei del suo tempo a proposito di Cristo e dei cristiani.
Se Giustino è venerato da tutte le chiese cristiane come santo e martire, apologeta e Padre della Chiesa, è probabile che non condividesse questa opinione su "Cristo impostore", e che non avesse usato artifici letterari che potevano indurre in errore i lettori che erano parte di coloro che provava a convertire.
Testi romani Tallo Sesto Giulio Africano (160/170 – 240) riporta un passo dello storico romano (per altri greco) Tallo del I secolo (si ritiene del 52 se identificato con Tallo il Samaritano di Giuseppe FlavioGiuseppe Flavio, Antiquitates iudaicae, XVIII,VI,4), che è il primo che fa riferimento alla eclissi della crocifissione di Gesù:
Anche Flegonte di Tralles (circa 100-150), autore delle Cronache (andate perdute) e ripreso dal Chronicon di Eusebio di Cesarea, riporta lo stesso passo affermando che l'episodio avvenne al quarto anno dell'olimpiade 202 (32-33) e durò 3 ore, ovvero dall'ora sesta alla nona.Thallos, TalloIl passo è il seguente: "ἐν ἕκτῃ ὥρᾳ ἔγινε σκότος μέγα ἐν τῇ Ἀσία, ὥστε ἀστέρες ὀφθῆναι ἐν τῷ οὐρανῷ· σεισμὸς δὲ μέγας ἐγένετο ἐν Βιθυνίᾳ, καὶ πολλαὶ τῶν ἐν Νικαίᾳ οἰκίαι κατεστράφησαν". Traduzione "Nell’ora sesta si fece una grande oscurità in Asia, tanto che si videro le stelle nel cielo; e vi fu un grande terremoto in Bitinia, e molte case di Nicea furono abbattute". Robert E. Van Voorst, Gesù nelle fonti extrabibliche, SanPaolo, pp. 34-37
Corrispondenza tra Plinio il Giovane e l'imperatore Traiano
Circa nel 112, in una letteraLettere tra Plinio il Giovane e Traiano, lettera di Plinio a Traiano tra l'imperatore Traiano e il governatore delle province del Ponto e della Bitinia Plinio il Giovane, viene fatto un riferimento ai cristiani. Plinio chiede all'imperatore come comportarsi verso i cristiani che rifiutano di adorare l'imperatore e pregano "Cristo" come dio.