La cosiddetta età teodosiana rappresentò, nell'ambito dell'intera storia romana, il periodo che grossomodo va dal 379 al 455, quando entrambe le metà dell'Impero erano governate da membri della dinastia teodosiana.

Contesto storico

Accadimenti politici e militari

Riguardo ai principali eventi politico militari si rimanda per ogni approfondimento alla voce riguardante la dinastia teodosiana.

Società e governo Imperatori

Regni e popoli clienti

Insediamento di barbari nelle province

Nel 376 i Visigoti, scacciati dalle loro sedi dagli attacchi degli Unni, chiesero all'Imperatore Valente il permesso di stabilirsi sulla riva sud del Danubio e vennero accettati nell'Impero come foederati. Fino a quel momento, i Foederati erano esclusivamente extra fines, ovvero continuavano a risiedere al di fuori dei confini dell'Impero, impegnandosi a non invadere l'Impero e anzi aiutarlo contro incursioni di altre popolazioni barbariche, costituendo dunque una prima linea di difesa avanzata. Fino a quel momento, vi erano stati casi (deditio) in cui l'Impero aveva accolto intra fines, cioè all'interno dei confini, delle popolazioni barbariche, insediandoli come contadini non liberi in zone di confine desolate, ma in tal caso i Romani, per precauzione, disperdevano i popoli insediati per deditio (i cosiddetti dediticii) in modo da distruggere la loro coesione e renderli facilmente controllabili. Nel caso dei Visigoti ciò non fu fatto: ad essi fu permesso di mantenere la loro coesione tribale all'interno dell'Impero, costituendo così il primo caso di Foederati intra fines, ovvero Foederati insediati all'interno dei confini dell'Impero.

Dopo la sconfitta delle legioni romane nella battaglia di Adrianopoli (378) contro i Goti che si erano rivoltati dopo essersi insediati intra fines con il permesso di Valente, Teodosio (chiamato alla guida dell’impero d’Oriente da Graziano dopo la morte di Valente) e i suoi successori adottarono una nuova strategia di contenimento nei confronti dei barbari. In seguito a quest'evento, traumatico per la leadership imperiale e per il sistema romano nel suo complesso, gli imperatori, incapaci di fermare le invasioni militarmente, cominciarono ad adottare politiche di appeasement basate sui sistemi della hospitalitas e della foederatio, ovvero su meccanismi che consentissero l'integrazione e l'assimilazione delle genti che premevano lungo il limes romano. La battaglia, inoltre, accelerò quel processo di apertura all'immigrazione barbarica che già da secoli preoccupava i romani e li vedeva costretti a stipulare patti di accoglienza con le popolazioni d’oltre Danubio che richiedevano di stabilirsi nell'Impero.

Il 3 ottobre 382 fu firmata la pace tra Impero e Goti. Tervingi e Grutungi divennero Foederati dell'Impero, e ottennero terre in Moesia II e in Scythia Minor, e forse anche in Macedonia; fu loro permesso di stabilirsi all'interno dell'Impero, e, anche se non fu loro riconosciuto un capo unico, di mantenere la loro coesione tribale: in cambio i Goti avrebbero dovuto fornire contingenti alleati all'esercito romano. Temistio, retore di Costantinopoli, in un discorso pronunciato nel gennaio 383 al senato bizantino, cercò di raffigurare come "vittoria romana" il trattato di pace (foedus) tra l'Impero e i Goti, nonostante ai Goti fossero state concesse condizioni favorevoli senza precedenti. In tale discorso, Temistio argomentò che Teodosio, mostrando come virtù il perdono, invece di vendicarsi dei Goti sterminandoli in battaglia, decise invece di stringere un'alleanza con essi, ripopolando così la Tracia, devastata dalla guerra, di contadini goti al servizio dell'Impero; Temistio concluse il discorso rammentando come i Galati fossero stati assimilati, con il passare dei secoli, dalla cultura greco-romana ed esprimendo la convinzione che sarebbe accaduto lo stesso con i Goti.

Questa politica di accomodamento con i Goti non fu condivisa da diverse personalità dell'epoca, come lo storico pagano Eunapio, che riteneva che i Goti, o almeno una fazione di essi, fingessero soltanto di servire fedelmente l'Impero, ma in realtà tramassero per cagionarne la rovina dall'interno:

Come afferma Eunapio, non tutti i Goti tramavano tali infidi intrighi contro l'Impero, ma alcuni avevano deciso di servirlo fedelmente: questa fazione era capeggiata dal guerriero pagano Fravitta, mentre la fazione che tramava contro l'Impero era capeggiata da un certo Eriulfo. Intorno al 392, durante uno dei banchetti dell'Imperatore con i capi goti, Fravitta ed Eriulfo litigarono perché Eriulfo confessò i suoi piani di tradire l'Impero: Fravitta uccise Eriulfo e quando i seguaci di quest'ultimo tentarono di vendicare il loro capo, le guardie del corpo di Teodosio intervennero salvando Fravitta.Zosimo, IV,56. Fravitta, secondo Eunapio, servì fedelmente l'Impero fino alla fine.

Nel corso del suo regno, Teodosio ammise anche altri gruppi di Goti all'interno dell'Impero. Nel 386, sconfisse i Goti Greutungi e li insediò in Asia Minore.Zosimo, IV,38. Furono proprio questo gruppo di Goti a rivoltarsi in seguito, capeggiati da Tribigildo.

I Goti accettarono di assistere l'imperatore Teodosio nella campagna contro l'usurpatore Eugenio, che aveva usurpato il trono d'Occidente con l'assistenza del generale franco Arbogaste in seguito alla morte in circostanze sospette dell'imperatore d'Occidente Valentiniano II. Nella battaglia del Frigido, in cui Teodosio ebbe la meglio sull'usurpatore, diecimila Goti che servivano nell'esercito di Teodosio perirono; quando, dopo la vittoria sull'usurpatore, furono inviati nelle loro terre nella Tracia settentrionale, il malcontento nei confronti dell'Impero cominciò a serpeggiare: i Goti temevano che l'Imperatore li avesse esposti in prima linea per indebolirli in modo da annullare la loro autonomia revocando loro il rango di foederati.

Quando poi, spentosi Teodosio, i nuovi imperatori Arcadio e Onorio si rifiutarono di continuare a pagare il sussidio ai Goti, i Goti si rivoltarono eleggendo loro capo unico Alarico; anche questi era adirato con l'Impero in quanto Teodosio gli aveva promesso la carica di magister militum in caso di successo nella battaglia del Frigido, promessa poi non mantenuta.Zosimo, V,5. I Goti di Alarico, in rivolta, devastarono la Tracia e la Grecia finché il primo ministro dell'imperatore d'Oriente Arcadio, Eutropio, non decise di concedere loro ciò che pretendevano, ovvero il rinnovo del trattato del 382 a condizioni più favorevoli per i Goti, con la concessione di nuove terre in Macedonia, e la nomina del loro capo, Alarico, a magister militum per Illyricum.

Sinesio, intorno al 397-399, si recò a Costantinopoli e recitò all'Imperatore un suo componimento in cui esortava l'Imperatore a espellere i Barbari dall'esercito romano:

Basandosi sulle opere di Sinesio (De regno e De providentia), gran parte della storiografia moderna ha dedotto che all'epoca a Costantinopoli vi fossero due partiti in contrapposizione tra di loro, uno antigermanico e uno germanico: quello germanico era favorevole all'ammissione dei Barbari all'interno dell'Impero e dell'esercito, quello antigermanico invece voleva espellerli. Questo partito antigermanico, costituito da senatori e ministri legati alle tradizioni romane, si sarebbe opposto al governo di Eutropio, accusato di essere troppo accondiscendente nei confronti di Alarico e dei foederati goti, e sarebbe stato guidato da Aureliano. Recentemente, tuttavia, alcuni studiosi hanno messo in forte dubbio questa interpretazione delle opere di Sinesio e soprattutto l'effettiva esistenza di questi due partiti.

Nel 399, dei reggimenti dell'esercito romano costituiti soprattutto da Goti e insediati in Asia Minore, si rivoltarono sotto il comando del generale di origini gotiche Tribigildo e cominciarono a devastare l'intera Anatolia. Eutropio inviò i generali Gainas e Leone contro Tribigildo, ma Leone fu sconfitto e ucciso in battaglia dall'esercito ribelle, mentre Gainas rimase in inazione. Si ebbero successivamente forti sospetti che il generale di origini gotiche Gainas fosse colluso con il suo connazionale Tribigildo. Entrambi infatti provavano risentimento per Eutropio ed entrambi volevano ottenerne la rovina. Per porre fine alla rivolta, Arcadio fu costretto ad acconsentire alle richieste di Tribigildo, consistenti nella rimozione di Eutropio: nel luglio 399, Eutropio fu destituito ed esiliato a Cipro, per poi essere richiamato qualche tempo dopo dall'esilio e infine giustiziato a Calcedonia nello stesso anno.

Secondo l'interpretazione tradizionale della storiografia moderna, a questo punto avrebbe preso il potere il partito antigermanico, grazie alla nomina del suo principale esponente, Aureliano, a prefetto del pretorio d'Oriente. La presa del potere di Aureliano e del partito antigermanico avrebbe scontentato Gainas, che era di origini gotiche, e che quindi si rivoltò insieme a Tribigildo per costringere Arcadio a destituire dal potere Aureliano e gli altri esponenti del partito antigermanico. Secondo altri studiosi, invece, Aureliano non avrebbe mostrato alcuna tendenza antigermanica, ma avrebbe continuato, come Eutropio, a mettere in secondo piano Gainas, non concedendogli cariche di rilievo, e ciò avrebbe spinto Gainas a tramarne la destituzione. Alla fine Arcadio fu costretto a destituire del potere Aureliano e i suoi collaboratori, sostituendoli con uomini di fiducia di Gainas (aprile 400).

Gainas a questo punto era diventato la personalità più potente dell'Impero romano d'Oriente. Numerose fonti antiche lo accusano di aver occupato la stessa capitale Costantinopoli con migliaia di truppe gotiche. Alcuni studiosi hanno messo in forte discussione questa tesi, sostenendo che i Goti presenti nella capitale fossero soprattutto civili. Il 12 luglio 400, la popolazione di Costantinopoli, temendo che Gainas intendesse saccheggiare Costantinopoli per prendere il potere, insorse trucidando inferocita tutti i goti presenti nella Capitale. Gainas in quel momento era fuori città e fu proclamato "nemico pubblico" dell'Impero dall'Imperatore Arcadio, che ritenne fondati i sospetti. Gainas saccheggiò conseguentemente la Tracia e tentò di attraversare l'Ellesponto per passare in Asia, ma la sua traversata fu impedita dalla flotta romana condotta dal generale gotico Fravitta, che inflisse all'esercito di Gainas pesanti perdite. Gainas tentò allora la fuga a nord del Danubio, ma fu attaccato e ucciso dagli Unni di Uldino, il quale inviò la testa del ribelle all'Imperatore Arcadio (dicembre 400). Nel frattempo Aureliano e gli altri funzionari destituiti ed esiliati da Gainas furono liberati e poterono tornare nella capitale.