La città dell'Aquila è stata fondata due volte nel XIII secolo a causa della distruzione della stessa da parte di Manfredi di Sicilia, che portò al decadimento del primo centro abitato. Le vicende sono narrate da Buccio di Ranallo, poeta e scrittore aquilano che racconta nelle sue cronache rimate della storia della città dal 1254 al 1362, anno che precede la sua morte. La città nacque da un piccolo castello denominato Acculi, probabilmente più popoloso e importante degli altri, tanto da essere stato nel 969 luogo di incontro tra papa Giovanni XIII e l'imperatore Ottone I.I caratteri dell'insediamento nella vicenda storica, pag.89 di L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005 Come riporta lo storico Leopoldo Cassese, Buccio fu:

La raccolta e la valorizzazione del corpus delle cronache aquilane si deve allo storico e arcivescovo aquilano Anton Ludovico Antinori, vissuto nel XVIII secolo.

La leggenda

I castelli

Secondo la leggenda la città fu fondata federando 99 castelli, ossia dei piccoli centri urbani nella conca aquilana, ognuno dei quali ha contribuito alla costruzione di un pezzo della città edificando una chiesa, una piazza e una fontana. A ricordo della fondazione la campana della torre civica di Piazza Palazzo, fino al sisma del 2009 che ha danneggiato la struttura, batteva 99 rintocchi, e questa tradizione, insieme al primo grande monumento della città, la fontana delle 99 cannelle, contribuisce a mantenerne viva la leggenda. Le cannelle della fontana, realizzata da Tancredi da Pentima nel 1272, sono in tutto 99,In realtà al momento della costruzione il numero di cannelle era inferiore, in seguito la fontana fu estesa aggiungendo un altro lato e nuovi mascheroni, oltre a sei cannelli senza mascherone, per raggiungere il totale di 99. mentre per i castelli, molti dei quali ancora oggi esistenti, esiste una dettagliata spiegazione di Bernardino Cirillo negli Annali della città dell'Aquila.Bernardino Cirillo, Annali della città dell'Aquila, 1570, p. 3-4 I borghi che fondarono la città sono oggi distribuiti, seguendo le attuali divisioni comunali e provinciali, nella provincia dell'Aquila e nella provincia di Rieti, in quanto fino al 1927 i comuni del circondario di Cittaducale facevano parte dell'Aquilano: in particolare il contado di Antrodoco contribuì con il più alto numero di castelli (Antrodoco, Corno, Rocca d Corno, Rocca di Fondi, Cesura, Piscignola) dopo il contado Aquilano.

I castelli fondatori, in realtà 71, furono: Aragno, Arischia, Assergi, Bagno, Barete, Barile, Bazzano, Beffi, Bominaco, Cagnano, Camarda, Campana, Caporciano, Cascina, Chiarino, Civitaretenga, Civitatomassa, Collebrincioni, Collepietro, Collimento, Coppito, Corno, Fagnano, Filetto, Fontecchio, Forcella, Forfona (o Civita di Bagno), Fossa, Genca, Gignano, Goriano Valli, Lucoli, Navelli, Ocre, Paganica, Pescomaggiore, Pile, Pizzoli, Poggio Santa Maria, Porcinaro, Preturo, Rascino, Rocca delle Vene, Rocca di Cambio, Rocca di Corno, Rocca di Mezzo, Rocca Santo Stefano, Roccapreturo, Roio, San Benedetto in Perillis, San Pietro della Genca, San Pio delle Camere, San Silvestro, San Vito, San Vittorino, Sant'Anza, Sant'Eusanio, Santa Maria del Ponte, Sassa, Scoppito, Sinizzo, Stiffe, Tempera, Tione, Tornimparte, Torre, Torre di Maiardone, Vasto, Vigliano, Villa di Cese e Vio (o Pedicino).Alcuni dei castelli fondatori non sono più esistenti. Barile era localizzato tra gli attuali comuni di Sant'Eusanio Forconese e Villa Sant'Angelo; Chiarino era ubicato in una valle del Gran Sasso a nord dell'Aquila, così come anche Genca (o Ienca), Rocca delle Vene e Vio; Sinizzo sorgeva a monte dell'omonimo lago, nel comune di San Demetrio ne' Vestini; Torre di Maiardone era tra i comuni di Navelli e Acciano.

La leggenda dei Templari all'Aquila

La leggenda aquilana dei Cavalieri templari riguarda la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, insieme alla chiesa di Santa Maria ad Cryptas di Fossa. Il segreto delle numerologia templare aquilana sarebbe nel 99, che l'Arca dell'Alleanza templare attracca coordinate geografiche, latitudini e longitudini attraverso il disegno "occidentale" di una Gerusalemme riprogettata con i punti cardinali topograficamente invertiti. Una simbologia che nel numero 66, corrispondente alla parola "Dio" per l'Islam, assume le spoglie del 99. Ricostruendo la pianta che dal Tempio di Salomone, trova rifugio e sicura roccaforte nella Basilica di Collemaggio di Celestino V, L'Aquila rinascerebbe dalle ceneri dell'antica Gerusalemme: una città gemella, con il suo Monte degli Ulivi, con una geografia urbana ben delineata da assi longitudinale e latitudinali, che dal Borgo Rivera con la fontana delle 99 cannelle si espande sino ai borghi circostanti. Ciò che combacia maggiormente con Gerusalemme è la mappa catastale della città.

L'impianto urbano della città combacia con Gerusalemme e le due città sorgono su colline: L'Aquila a 731 metri di altitudine, e Gerusalemme 750 metri, e ponendo le due mappe della città una sopra l'altra si ottiene una sovrapposizione quasi precisa, che vede corrispondere il sud dell'Aquila al nord di Gerusalemme. Analogie si hanno anche tra i quarti dell'Aquila e i quattro quartieri storici di Gerusalemme: quello cristiano, il musulmano, l'ebraico e l'armeno; analoga è la disposizione dei rispettivi fiumi: l'Aterno aquilano e il Cedron gerosolimitano, così come simili sono la fontana della Rivera e la piscina di Silo, adiacenti a una porta delle mura nella parte bassa della città.L. Ceccarelli e P. Cautilli, La rivelazione dell'Aquila. Non tutto è stato cancellato..., 2008

Simbolico è il numero 99: 9 sono le lampade nelle Grotte vaticane, 9 erano i Templari che scavarono per 9 anni nel tempio di Salomone, la stanza dove si trovava l'Arca dell'Alleanza misurava 9×9 m, l'ordine dei Templari fu istituito nell'anno 1099. Parlando della città, 99,16 il numero delle lunazioni che si verificano nel corso di 8 anni alla latitudine dell'Aquila; le coordinate della città sono latitudine 42",21' (la cui somma 4 + 2 + 2 + 1 = 9), longitudine 13"23' (somma 1 + 3 + 2 + 3 = 9). Gerusalemme ha come numero 66, il valore numero corrispondente alla parola di Dio.

La fondazione dell'Aquila è un caso particolare, unico nel Medioevo italiano: la città nacque secondo un disegno armonico ben preciso, ovvero la copia in pianta della città di Gerusalemme, che non trova precedenti nella storia dell'architettura urbana (un caso simile, nel 1703, fu la nascita di San Pietroburgo).

Prima fondazione

La richiesta a Gregorio IX e la mancata fondazione Gli abitanti delle diocesi amiternina e forconense si rivolsero a papa Gregorio IX chiedendo il permesso per la costruzione di una nuova città, ribellandosi dunque al vassallaggio dei baronati normano-svevi. La trattativa fu portata avanti tra il 27 luglio e il 7 settembre 1229 da ambasciatori amiternini inviati al pontefice, al quale furono riferite le vessazioni a cui gli abitanti erano sottoposti come conseguenza dello strapotere di Federico II (che durante la conquista d'Abruzzo aveva installato un suo presidio, ricacciando i Conti normanni di Poppleto), rivelando una dura realtà di tasse, imprigionamenti, condanne a morte e mutilazioni varie per chi disobbediva alla legge. Nelle lettere gli abitanti, trovandosi nel demanio della Chiesa romana, chiedevano al Papa di riconoscere tale realtà di fatto e di fondare una nuova città in funzione anti-feudale nella località di Acculi: con una lettera del 7 settembre 1229 inviata dallo stesso pontefice fu accordata la possibilità di fondare un nuovo centro. Tuttavia l'iniziativa non si concretizzò.Alessandro Clementi, , Enciclopedia Federiciana, Vol. II, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani Benché il progetto si sviluppò una trentina di anni più tardi, la fondazione della città fu vista come un atto politico. Nacquero delle controversie attorno al diploma di Federico II, considerato, insieme a Carlo I d'Angiò, come uno dei patrocinatori di tale nascita.

Nel frattempo, nella conca aquilana fu fondato il Convento di San Nicola ad Arischia fuori dal castello abitato, dipendendo dal Santo Spirito di Ocre, mentre a Campo Imperatore venne eretto il monastero di Santa Maria del Monte (di cui oggi si vedono cospicui resti). La fitta trama cistercense portava inevitabilmente denaro all'economia locale, con la produzione di olio, vino, saline, mulini, raccolti. I cistercensi insegnarono ai contadini di Forcona e Amiterno a sviluppare un nuovo sistema di coltivazione che non dovesse seguire per forza i dettami delle vecchie forme di potere longobarde. La centralizzazione dell'ordine cistercense nella zona non si sviluppò soltanto nel campo agrario, ma anche in quello poetico e culturale, come dimostrano le prime composizioni poetiche provenienti dall'Aquila: la Lamentatio Beate Marie de Filio, trascritta in un codice di Celestino V, dove sono evidentissimi i segni del dialetto sabino-amiternino, ma anche un registro stilistico inedito in Abruzzo in quegli anni, che faceva riferimento senza dubbio alla Scuola siciliana, e dunque legata a Federico II, e in parte a quella tosco-umbra.

La nuova richiesta e il privilegio di Corrado IV Buccio di Ranallo parla di riunioni segrete dei villici desiderosi della fondazione, presso delle grotte a San Vittorino e a Bazzano (nella grotta della chiesa di Santa Giusta), segno dei malumori dei cittadini per la mancata realizzazione della fondazione della città. Tali riunioni sarebbero dovute terminare in un eccidio, per scatenare una rivolta. A fatto compiuto, i cittadini mandarono Jacopo de Senizo (o da Sinizzo) dal pontefice per richiedere nuovamente il permesso di fondazione della città, che fu accordato grazie anche alla mediazione di Corrado IV di Svevia che, il 20 maggio 1254, emanò un privilegio nel quale si esortano i castelli degli antichi contadi di Amiternum e Forcona a formare un'unica città. Il documento fu incluso nel "Diploma di Federico II": questo, dunque, sarebbe quello firmato da Corrado (poiché Federico morì nel 1250),G.M. Monti, La Fondazione di Aquila e il relativo diploma in Atti del Convegno Abruzzese e Molisano, I, Casalbordino, 1933, p. 249 dove si sancisce la nascita della città nella località "Acculi" (o Aquili) al fine di impedire il passaggio dei predoni e dei saccheggiatori nella vasta area della conca controllata da alcuni castelli già esistenti, come Forcona e Amiterno.

Vennero stabiliti i confini della città, confiscate le terre e i boschi, si dette la licenza di universitas, e dunque aboliti gli obblighi feudali, oltre all'abbattimento delle varie rocche feudali che si trovavano dentro il territorio, come ad esempio un certo castrum Cassari.A. Clementi, Storia dell'Aquila: dalle origini alla prima guerra mondiale, Laterza editore, 2009, p. 18 L'operazione di Corrado di Svevia di pacificare le lotte intestine dei baroni nel regno, ossia quella di creare una città simbolica per tale pacificazione, affinché fosse anche un punto di riferimento militare al confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio, sembra essere quella più plausibile.

La prima città In generale, non si hanno molte notizie sulla prima città, poiché quella attuale è il frutto della ricostruzione dopo il 1259, quando venne distrutta da Manfredi di Svevia. Si può comunque tide che la città nella prima fondazione fu allo stesso tempo papale, sveva e angioina; alcuni attribuiscono i precedenti dell'origine alla fondazione del monastero di Santo Spirito ad Ocre, nello stesso periodo in cui veniva fondata l'abbazia di Santa Maria di Casanova a Villa Celiera da parte di Margherita, contessa di Loreto Aprutino (1191), insieme ad altri monasteri cistercensi abruzzesi di grande importanza nell'era svevo-angioina.