Memorie del Terzo Reich (in tedesco: Erinnerungen) è un libro di memorie scritto da Albert Speer, gerarca nazista e architetto personale di Adolf Hitler. Genesi Una prima bozza delle sue memorie fu redatta da Speer quando si trovava a Spandau, dopo essere stato condannato a vent'anni di carcere dal processo di Norimberga per l'uso di lavoratori forzati nell'industria bellica tedesca. Dopo il carcere le memorie furono riorganizzate e scritte a macchina e dopodiché pubblicate, con l'aiuto di Joachim Fest, in due libri distinti: le Memorie del Terzo Reich e I diari segreti di Spandau.

Struttura

Parte prima I: Le mie origini e la mia giovinezza II: Professione artistica e professione ideologica III: Su un nuovo binario IV: Il mio catalizzatore V: Architettura da megalomani VI: Il mio lavoro più importante VII: L'Obersalzberg VIII: La nuova Cancelleria del Reich IX:Ventiquattr'ore alla Cancelleria X:Il piena esaltazione imperiale XI: Il globo terraqueo XII: Inizio del declino XIII: L'eccesso Parte seconda XIV: Il nuovo compito XV: Improvvisazione organizzata XVITroppo tardi XVII: Hitler comandante supremo XVIII: Intrighi XIX: Numero due nella gerarchia dello stato XX: Bombe XXI: Hitler nell'autunno del 1943 XXII: In discesa Parte terza XXIII: La mia malattia XXIV: La guerra perduta tre volte XXV: Ordini sbagliati, armi miracolose, e SS XXVI: Operazione "Walkure" XXVII: L'ondata da Occidente XXVIII: Il crollo XXIX: La dannazione XXX: L'ultimatum di Hitler XXXI: Cinque minuti dopo le dodici XXXII: L'annientamento Epilogo XXXIII: Tappe della prigionia XXXIV: Norimberga XXXV: Conclusione

Sinossi Parte prima Speer racconta le lotte di potere interne al partito stesso e gli eventi più significativi: la notte dei lunghi coltelli, l'Anschluss, la cessione della Boemia e della Moravia, la Notte dei cristalli, la fuga di Hess e ovviamente lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre riflette sugli aspetti dittatoriali del regime in cui è stato coinvolto: l'impossibilità di riflettere su ciò che stava facendo"Fino a un certo livello, i membri del partito venivano educati a pensare che la grande politica fosse una faccenda troppo complicata perché essi potessero comprenderla e giudicarla. Uno, quindi, si sentiva sempre privo di responsabilità. Tutta la struttura del sistema tendeva a non lasciar neppure nascere conflitti di coscienza. Ne derivava l'assoluta infecondità degli scambi di vedute, perché tutti avevano le stesse idee. La reciproca conferma delle opinioni non aveva alcun senso, trattandosi di opinioni uniformi. [...] Noi eravamo predisposti fin dalla giovinezza ad accettare questo genere di cose, i nostri principi fondamentali erano ancora quelli dello stato autoritario, appartenevamo anzi a un'epoca in cui la guerra, con le sue leggi, aveva accentuato il carattere gerarchico dello stato autoritario. Le nostre esperienze ci avevano probabilmente preparati a un modo di pensare che trovammo poi tradotto nella concezione hitleriana. Avevamo nel sangue l'idea dell'ordine rigoroso, idea che ci faceva apparire fiacca, tentennante, incerta la liberalità della Repubblica di Weimar" p.40 cap. IV , le lotte di potere interne per assicurarsi l'appoggio del Führer“I Grandi del partito si fronteggiavano l’un l’altro, invidiandosi reciprocamente come diadochi in attesa. Fino dai primi tempi c’erano state molte lotte fra Goebbels, Göring, Rosenberg, Ley, Himmler, von Ribbentrop e Hess per la conquista delle migliori posizioni.” e soprattutto il suo strapotere tale da far cessare obiezioni in campo tecnico o estetico e imporre decisioni folli come quella di continuare i lavori per Berlino durante la guerra“Quest’ordine sa anch’esso a dimostrare come la mente di Hitler lavorasse fuori dalla realtà e i suoi pensieri procedessero su due binari paralleli. Da una parte egli voleva che la Germania, avendo ormai sfidato il destino, combattesse per la vita o per la morte, dall’altra non sapeva rinunciare al grandioso giocattolo urbanistico che si era creato.” p.203 cap.XII . Speer inoltre racconta gli aspetti della personalità di Hitler come la noiosa routine (in tempo di pace)“Ero abituato a lavorare intensamente e non riuscivo, all’inizio, ad assuefarmi neanche mentalmente allo sperpero di tempo di Hitler. Capivo benissimo che Hitler potesse desiderare di concludere la sua giornata nell’ozio e nella noia, ma mi sembrava che sei ore in media di questo <<rilassamento>> fossero un po’ troppe, e che fossero proporzionalmente troppo poche in rispetto alle ore dedicate al lavoro vero e proprio.” p. 158 cap IX, l'ipocondria“La furia con cui Hitler premeva perché la costruzione della nuova Cancelleria procedesse rapidamente aveva le sue radici lontane nella preoccupazione che egli nutriva per la propria salute. Temeva seriamente che non gli restasse più molto da vivere.” pag. 125 cap. VIII, la megalomania e le contraddizioni umorali vicine alla schizofrenia“Nel giro di pochi giorni avevo assistito all’avvicendarsi di quelle contraddizioni che caratterizzavano profondamente la natura di Hitler, ma vi avevo assistito senza comprenderne, allora, tutta la gravità. Partendo dall’uomo conscio della propria responsabilità, per arrivare fino al nichilista senza umanità e senza scrupoli, Hitler riuniva in sé i contrasti più stridenti.” pag. 208 cap. XII , ma anche il rispetto verso i tecnici e l'amore verso l'architettura e opinioni diverse dagli stessi membri del suo partito, come il desiderio di conservare viva la chiesa dopo l'avvento del nazismo. Oltre all'analisi della figura di Hitler, Speer tratta anche della corruzione dei suoi più fedeli sottoposti come Göring e Goebbels, del primo descrivendo l'attività predatoria nei confronti delle opere artistiche francesi dopo l'occupazione, del secondo il libertinaggio che lo portò a violenti scontri e ricatti con la moglie e inoltre critica l'ignoranza dei Gauleiter. Speer sostiene di aver visto i segni della decadenza del sistema nazista proprio dal tipo di architettura megalomane e pomposa che Hitler gli aveva commissionato. "Questo sviluppo permetteva di seguire, nel breve ciclo di un ventennio circa, un processo per il quale sarebbero occorsi, in condizioni normali, dei secoli. Processo che andava dalle costruzioni doriche della prima età classica alle strutture complesse e involute delle facciate barocche del tardo ellenismo, come quelle di Baalbek, dagli edifici romanici del primo Medioevo, al gotico degenerato del tardo Medioevo. Se avessi saputo essere più conseguente, avrei dovuto continuare il discorso, dire che, proprio come nel tardo impero, anche nei miei progetti urbanistici si preannunciava la fine di un regime, che, in certo modo, la caduta di Hitler si preannunciava confusamente in essi." pag. 194 cap. XI

Parte seconda