La letteratura araba () è l'insieme delle attività indirizzate alla produzione di testi scritti, poetici e in prosa, proprie delle popolazioni che hanno fatto uso nello scritto della lingua araba (della famiglia delle lingue semitiche). Pertanto fanno parte della letteratura araba tutti i testi che, a partire dal VI secolo d.C., sono stati composti e scritti in arabo anche da autori che Arabi non erano. Periodo preislamico o Jāhiliyya

La maggior parte della produzione letteraria di questo periodo è databile fra il V e il VI secolo d.C. ed è costituita da componimenti poetici che rispecchiano mentalità e costumi della società, composta sia da nomadi, sia da sedentari della Penisola Arabica e del Vicino Oriente. Tali composizioni, caratterizzate da metrica quantitativa e dall'uso della rima unica, furono composte e trasmesse oralmente per circa due secoli e furono poi raccolte e messe per iscritto da compilatori tra l'VIII e il X secolo. Si pensa che le composizioni più antiche affrontassero diversi temi: la satira, l'invettiva e il lamento funebre che, in un secondo momento, sarebbero confluiti nella forma poetica della qaṣīda, un'ode poetica politematica e monorima dalla struttura che appare già codificata nell'epoca preislamica.

La qaṣīda, codificata da Ibn Qutayba nel IX secolo, segue uno schema che è stato applicato, in linea di massima, per secoli. Tale forma poetica dunque si apre con un preludio amoroso (nasīb) in cui il poeta piange la perdita dell'amata sui resti dell'accampamento della tribù dalla fanciulla, che, partendo, ha separato la coppia. Segue la sezione del viaggio (rāḥil) in cui il poeta, accompagnato dal suo fido destriero (che in genere è un cammello, maschio o femmina, più raramente un cavallo) attraversa il deserto, descrivendone in modo piuttosto preciso flora, fauna e l'alternarsi di giorno e notte. Giunto alla sua meta, il poeta incontra dei personaggi cui dedica i versi finali del poema, che ne rappresentano il fulcro: spesso l'intento è l'elogio (madīḥ) di un capoclan, o il dileggio (hijāʾ) di un rappresentante di tribù rivali; più raramente è il lamento funebre (rithāʾ). Nella realtà poi la struttura non è stata sempre così rispettata dai poeti che, a seconda delle necessità, se ne sono spesso discostati tanto che, fin dalle origini, abbiamo qaside in cui l'ordine dei temi può variare o in cui uno dei temi codificati può essere assente. D'altronde anche l'ambito politico-sociale in cui agivano i poeti è vario. Infatti abbiamo poeti legati alle tribù nomadi di cui sono i portavoce ma anche poeti che hanno svolto la loro attività presso società arabe come quella dei seminomadi Ghassanidi o la corte di al-Ḥīra dei Lakhmidi.

Sui poeti, appartenenti a tribù delle diverse regioni della Penisola arabica, ci sono giunte notizie e versi tramandati in testi scritti già nei primi secoli dell'epoca islamica. Informazioni sulla cui veridicità a lungo si è discusso fra gli studiosi di Arabistica. I più importanti sono: Imru l-Qays, autore elegiaco anche di una delle Muʿallaqāt; Antara ibn Shaddad, leggendario ed orgoglioso guerriero autore anche di una delle Muʿallaqāt; Zuhayr ibn Abi Sulma autore di una delle Muʿallaqāt; al-Ḥārith b. Ḥilliza e 'Amr ibn Kulthum, poeti tribali autori ognuno di una delle Muʿallaqāt; Ṭarafa, aulico e moraleggiante, di cui è giunto anche un diwan (canzoniere) che comprende anche una delle Muʿallaqāt; Ta'abbata Sharran e al-Shanfarā, considerati due poeti avventurieri del deserto; Nābighā al-Dhubyānī e al-Aʿshā che vissero presso la corte dei Ghassanidi e a Hira, la capitale dei Lakhmidi; ʿAdī ibn Zayd di religione cristiana; Samaw'al ibn 'Adiya ebreo della zona Nord-occidentale dell'Arabia; al-Khansāʾ, autrice di numerose elegie per la morte in battaglia dei suoi fratelli; Labīd che una volta convertitosi all'Islam smise di comporre versi; Kaʿb ibn Zuhayr la cui qaṣīda più famosa è la Burda. Ḥassān ibn Thābit che una volta convertitosi divenne il poeta ufficiale di Maometto

L'inizio del periodo islamico (622-750) Il Corano, testo rivelato da Dio al profeta Muḥammad, oltre che documento culturale, che ha influito su tutta la vita religiosa, etica, sociale e politica dell'Islam fino ai nostri giorni, ha costituito anche un testo letterario fondamentale. Redatto in lingua araba, in una prosa ritmata (sajʿ) propria già in epoca preislamica di vaticini e presagi, è considerato dai musulmani opera di Allah, del Dio unico, e quindi modello anche linguistico. Tanto è vero che i primi grammatici ebbero proprio il Corano come testo basilare per la costruzione teorica della grammatica araba.

Maometto pur diffidando dei poeti che, sfruttando con arte il potente valore evocatore del linguaggio, facevano sembrare vero quello che vero non era, ebbe al suo fianco alcuni poeti famosi che si convertirono all'Islam, fra cui Hassān ibn Thābit, panegirista e descrittore della vita e della natura. Anche altri poeti, nati prima dell'avvento dell'Islam, si convertirono alla nuova religione; fra questi ricordiamo Kaʿb b. Zuhayr, Labīd, Abū Miḥjan e al-Khansāʾ, la più famosa poetessa araba.

All'epoca degli Omayyadi gli studi coranici, filologici e le prime traduzioni di opere grecheD. Gutas, Pensiero greco e cultura araba, Einaudi, Torino, 2002 si svilupparono nelle scuole, le madrase, di Bassora e di al-Kufa. In queste due città, opposte in ambito politico, si sviluppò un'ampia elaborazione intellettuale su numerosi temi, tanto da farne i centri culturali del mondo islamico del tempo. Per esempio è a Bassora che nacque il mutazilismo.D. Gimaret, voce su Muʿtazila in Encyclopédie de l'Islam, Brill, Leiden, 1993, vii, pp. 785-795. Per quanto riguarda la poesia non a caso nei suq di Bassora e di Kufa i poeti dell'epoca, recitavano, sfidandosi, i loro componimenti ormai distaccati dalla vita del deserto e rinnovati nei temi in quanto riflessi della vita cittadina. Basti ricordare a tal proposito al-ʿAjjaj, Ruʿba, al-Farazdaq, Jarir e al-Akhṭal. Già nel primo secolo dell'era musulmana in Arabia, accanto alla qaṣīda si sono diffuse poesie monotematiche che, secondo alcuni studiosi occidentali avrebbero avuto origine dai singoli temi che costituivano la qaṣīda. Per esempio il nasīb, il preludio amoroso, sarebbe all'origine dei componimenti amorosi che si affermarono in seguito in tutto il mondo arabo. Fra i numerosi poeti d'amore ricordiamo Jamīl,Canzoniere, a cura di Daniela Amaldi, Tallone, Alpignano 1995, 162 pp. ʿUmar ibn Abī Rabīʿa, al-Aḥwaṣ.

Sempre a Bassora operò Ibn al-Muqaffaʿ (720-757), considerato il primo autore che ha scritto in arabo. Questi, di origine iranica, è autore di numerose opere in arabo fra cui Kalila wa-DimnaIbn al-Muqaffa', Il libro di Kalila e Dimna, a cura di A. Borruso e M. Cassarino, Roma, Salerno editrice, 1991, 272. traduzione ampliata da un testo pahlavi che a sua volta era la traduzione del Pañcatantra, testo indiano del 300 d.C. ca.

L'importanza della figura di Maometto si riflette anche nella nascita della storiografia. Infatti è in questo periodo che viene scritta la biografia del Profeta, la storia delle sue campagne militari (maghāzī) e la raccolta di quanto avesse detto e fatto ḥadīth. Così è in questa fase storica che è stata scritta la più importante biografia del profeta Maometto redatta da Ibn Ishāq (704 - 767 ca.) e che ci è però giunta in una revisione successiva compiuta da Ibn Hishām (m. 833)Guillaume A., The Life of Muhammad, Oxford, Oxford Univ. Press, 1955, XLVIII, 815.. Si cominciarono anche a raccogliere gli ḥadīth, ovvero i detti e i fatti del Profeta Maometto, Le raccolte più antiche di ḥadīth ci sono giunte, in modo frammentario, grazie ad autori dell'epoca seguente che, dopo aver sottoposto tale materiale ad una analisi critica hanno redatto poderose opereal-Bukhari, Detti e fatti del profeta dell'Islam, a cura di V. Vacca, S. Noja, M. Vallaro, UTET Torino, 1982. che costituiscono una delle basi della teologia, della giurisprudenza (fiqh) e di tanti aspetti della vita dei musulmani.

Il periodo classico (750-1050)

Con la presa del potere nel 750 da parte degli Abbasidi il Califfato raggiunse la massima espansione, dal Portogallo all'India. Nel X secolo però questo ampio territorio si frantumò dando origine a potentati locali più o meno indipendenti dal califfo abbaside che aveva per capitale Baghdad. Si trattò di principati diversi ma anche di califfati rivali quali quello dei Cairo e quello degli Omayyadi di Cordova. A questo lungo periodo storico corrisponde, per quanto riguarda la letteratura, il periodo classico prima e quello delle autonomie locali poi. In questa situazione l'Islam e la sua cultura venne a contatto con culture diverse: in primo luogo con quella bizantina, siriaca e persiana e, in seguito con quella indiana e cinese imparando a conoscere oltre agli ebrei, ai cristiani d'Oriente e ai manichei anche i cristiani dell'Europa e i buddisti. L'avidità di sapere e il desiderio di riscattarsi da una primitiva rozzezza, tipica della vita nel deserto, uniti all'atteggiamento positivo dell'Islam verso il progresso tecnico e scientifico, trasformarono gli Arabi nei continuatori dell'eredità culturale greca e non solo da cui, in seguito, trasse beneficio lo stesso Occidente cristiano.

Nella prima epoca abbaside, cioè la seconda metà dell'VIII secolo e la prima parte del IX, nacque e si sviluppò l'adab, la letteratura di adab, con cui si voleva istruire ed educare la nuova classe dirigente del califfato e di cui al-Jāḥiẓ (776-868) è considerato il maggior rappresentante.

Nel IX secolo le due scuole di Bassora e Kufa finirono per cedere il passo a quella di Baghdad, dove, a differenza di quanto era avvenuto in precedenza, si sviluppò lo studio della medicina, della matematica, grazie ad al-Khwārizmī, come pure della dell'astronomia e della geografiaA. Miquel La géographie humaine u monde musulman jusqu'au milieu du 11e siècle Mouton Paris, 4 vol. il cui primo testo è opera di Ibn Khurdadhbih (m. ca. 885). Oltre a opere di geografia vanno ricordate le narrazioni di viaggi, tra cui quella dell'ebreo spagnolo Ibrāhīm ibn Yaʿqūb, che nel 965 assistette a Magdeburgo ad un'udienza dell'imperatore Ottone I di Sassonia. Nello stesso tempo continuò a fiorire la letteratura teologica, con la raccolta, iniziata già nell'epoca precedente come si è detto, delle tradizioni relative al Profeta.

Con gli Abbasidi a seguito della necessità di narrare e tramandare le vicende del califfato si iniziò a redigere opere sulla storia civile. Così al-Balādhurī (m. ca. 892) scrisse la prima opera di storia non legata alla figura del Profeta bensì alla storia profana. Da quel momento la storiografia attrasse un gran numero di cultori a iniziare da al-Yaʿqūbī (m. 897) e al-Ṭabarī (839-923) a cui fece seguito, nel X secolo, quella di al-Masʿūdī (m. 956).

La letteratura profana ebbe come protagonista Al-azdi.

La poesia anche in questi secoli ha continuato ad essere coltivata in tante forme. Infatti accanto alla qaṣīda pur talvolta modificata nei temi, si sviluppò sempre più una poesia monotematica come la poesia d'amore o la poesia bacchica grazie all'attività di numerosi poeti. I poeti più importanti di questo periodo sono: Rabi'a (ca. 714-801) primo poeta mistico. Bashshar b. Burd (714-784) poeta d'amore. Abū Nuwās (766-814 ca.) poeta d'amore e bacchico. Abū l-ʿAtāhiya (m. 828) poeta d'amore in una prima fase della sua vita, ha scritto poesia moraleggiante nella seconda fase. Abu Tammam (800-845 ca.) poeta tradizionale. al-Buhturi (820-897) poeta tradizionale. Ibn al-Rumi (836-896 ca.) compositore di numerosi versi occasionali in cui ampio spazio ha la descrizione di oggetti legati alla quotidianità. al-Hallaj (ca. 858-922) importante mistico musulmano che ha lasciato anche numerosi versi in un suo Dīwān.Tradotto dapprima da Louis Massignon (Parigi, éd. du Seuil, 1955) e, più tardi, sulla scorta del nuovo materiale venuto alla luce, da Alberto Ventura (Genova, Marietti, 1987).