Di seguito i principali avvenimenti dello svolgimento della guerra di secessione americana, combattuta dal 12 aprile 1861 al 23 giugno 1865 fra gli Stati Uniti d'America e gli Stati Confederati d'America, entità politica sorta dalla riunione confederale di Stati secessionisti dall'Unione.

Gli inizi Il precipitare della crisi

La vittoria di Lincoln alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860 spinse la Carolina del Sud a staccarsi dall'Unione (20 dicembre 1860). Nel gennaio del 1861, altri sei stati (Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana e Texas) fecero lo stesso.

Il 7 febbraio, a Montgomery, in Alabama, i rappresentanti dei sette stati elessero presidente Jefferson Davis, un piantatore schiavista del Mississippi, ex ufficiale nella guerra messico-statunitense, che aveva rappresentato il suo Stato al Senato ed aveva rivestito la carica di Segretario alla Guerra degli Stati Uniti d'America sotto la presidenza di Franklin Pierce.

I rappresentanti elaborarono anche una costituzione provvisoria, poi sostituita da quella definitiva, per gli Stati Confederati d'America; questa non differiva di molto da quella degli Stati Uniti, salvo una maggior enfasi sui cosiddetti diritti degli Stati e sulla preservazione della schiavitù negli Stati Uniti d'America. I sette stati iniziarono a confiscare le proprietà federali sui loro territori, incluse naturalmente le strutture militari, come le fortezze e gli arsenali.

Il maggiore Robert Anderson, comandante della guarnigione di Fort Sumter, vicino a Charleston, nella Carolina del Sud, rifiutò di consegnarsi.

Sempre in febbraio, si tennero a Washington dei negoziati, che fallirono. Per il momento, comunque, i rimanenti stati del Sud rimasero nell'Unione. La presidenza di James Buchanan, pur ritenendo incostituzionale la secessione, decise di non reagire militarmente, confidando in una soluzione pacifica e ritenendo di non poter usare la forza contro gli Stati.

Dal canto loro, i governatori di alcuni stati del nord come Massachusetts, New York e Pennsylvania iniziarono segretamente a comprare armi e a preparare le unità della milizia alla guerra.

Il 4 marzo 1861 Abraham Lincoln iniziò il suo mandato presidenziale. Nel discorso inaugurale, il nuovo presidente proclamò che la secessione degli Stati del Sud era contro la Costituzione e, quindi, illegale. Lincoln dichiarò di non voler attaccare gli Stati secessionisti, ma che avrebbe usato la forza per mantenere il possesso delle proprietà federali entro i loro confini.

Il discorso presidenziale si chiuse con un invito a restaurare i legami con la federazione. Lincoln rifiutò di negoziare con gli inviati della Confederazione, in quanto espressi da un governo illegittimo.

Primi colpi di cannone a Fort Sumter. La secessione dell'Alto Sud

Intanto il maggiore Anderson, comandante di Fort Sumter (un ufficiale originario del Kentucky), fece sapere che le sue scorte erano ridotte al lumicino. Dal momento che il forte in questione era uno dei due rimasti all'Unione nel Sud, Lincoln prese contatti con il governatore del South Carolina e gli chiese di permettere l'invio a Sumter di rifornimenti, assicurandogli che non sarebbero stati inviati rinforzi, e neppure armi e munizioni. Su ordine di Jefferson Davis, il generale confederato Pierre Gustave Toutant de Beauregard attaccò il forte prima che i rifornimenti potessero essere inviati.

L'attacco a Fort Sumter avvenne il 12 aprile. Il giorno dopo, la guarnigione si arrese. Lincoln chiese allora agli stati rimasti nell'Unione di inviare truppe per riprendere il forte. Vennero richiamati nell'esercito federale settantamila uomini, per novanta giorni, nella speranza che tre mesi fossero sufficienti a reprimere la rivolta.

La mobilitazione provocò un deciso aggravarsi della crisi: quattro stati, Tennessee, Arkansas, Carolina del Nord e, soprattutto, la Virginia, che fino ad allora avevano rifiutato di aderire alla Confederazione, decisero di non inviare truppe contro gli stati secessionisti. I quattro Stati si staccarono quindi dall'Unione, entrando nella Confederazione.

Per riguardo alla Virginia, la capitale confederata venne spostata a Richmond. La decisione non fu felice dal punto di vista militare, in quanto la città si trovava vicino al fronte, al termine delle linee di rifornimento. La stessa vulnerabilità era peraltro condivisa dalla capitale unionista, Washington, al punto che si era temuta un'incursione nemica il giorno dell'inaugurazione presidenziale.

Altri stati strettamente correlati al Sud, il Maryland, il Kentucky, il Delaware ed il Missouri, rimasero fin dall'inizio nell'Unione. Il presidente proclamò la legge marziale nel primo di questi (d'importanza altamente strategica, in quanto prossimo alla capitale federale) causando in forma diretta il collasso del movimento secessionista locale.

Il Kentucky si dichiarò neutrale, ma le violazioni della sua neutralità da parte delle truppe confederate lo spinsero a parteggiare decisamente per l'Unione. In Delaware i partigiani della secessione furono del tutto minoritari e l'opzione non venne mai considerata seriamente.

Il Missouri dovette essere occupato dalle forze federali, anche se nella capitale dello Stato, Saint Louis (Missouri) la popolazione, formata in buona parte da immigrati tedeschi americani, fu dal principio favorevole agli unionisti.

Anche negli stati secessionisti, peraltro, si trovavano alcune zone favorevoli all'Unione. L'est del Tennessee era anti-secessionista.

La parte occidentale della Virginia, dove non si trovavano piantagioni e la popolazione non amava particolarmente i grandi piantatori, dichiarò la secessione dal resto dello Stato e rimase nell'Unione (nel 1863 sarebbe diventata un nuovo Stato, la Virginia Occidentale). In Alabama, tentò una via simile la contea di Winston.

Il comandante generale dell'esercito statunitense, Winfield Scott, era un ufficiale capace e, contrariamente a molti suoi colleghi e ai dirigenti politici, aveva sentore delle perdite che il conflitto avrebbe potuto provocare. Per vincere la guerra in poco tempo e con il minor spargimento di sangue possibile, egli elaborò quindi il cosiddetto Piano Anaconda.

Esso avrebbe dovuto consistere in un ferreo blocco dell'Unione, un blocco navale dell'intera costa, per strangolare l'economia del nemico. Nel contempo, un'avanzata delle forze federali avrebbe preso il Mississippi, dividendo il Sud e minacciando alle spalle il fronte confederato in Virginia. Lincoln approvò il piano, ma trascurò gli avvertimenti di Scott, ordinando immediatamente l'attacco di Richmond.

Valutazioni sull'episodio di Forte Sumter

L'episodio che diede inizio alla guerra civile è oggetto di due differenti ed opposte interpretazioni. Secondo l'Unione la causa immediata della guerra fu l'attacco delle forze confederate a Fort Sumter, ubicato in Carolina del Sud, quindi sul territorio della Confederazione, ma ancora tenuto da unità dell'Unione. Il bombardamento fu più dimostrativo che altro, e la guarnigione si arrese dopo una difesa poco convinta e pressoché impossibile. L'episodio fu però un casus belli sufficiente perché l'Unione si ritenesse aggredita. Secondo la Confederazione - in base a considerazioni di diritto internazionale - l'Unione, che aveva ricevuto in concessione dagli Stati componenti le fortificazioni costiere, fra le quali Fort Sumter, alla dichiarazione di secessione avrebbe dovuto ritirare le proprie forze militari ubicate sui territori degli Stati secessionisti, salvo ottenere una breve proroga per portare a compimento l'evacuazione. L'Unione, per contro, nel febbraio 1861 rinforzò le proprie guarnigioni, fatto che, secondo il diritto internazionale consuetudinario, costituiva aperta violazione dell'integrità territoriale tanto della Carolina del Sud quanto della Confederazione ed era quindi da considerarsi atto di guerra.

L'Union Army, che nel 1860 non aveva che 16.367 uomini, aveva cominciato a mobilitare ed a decuplicare i suoi effettivi; non esisteva la coscrizione al tempo di questi fatti e solo in seguito si istituì una formazione riservata specificamente ai volontari afroamericani: le United States Colored Troops.

Le Forze armate confederate introdussero la coscrizione all'inizio delle ostilità.

Il Teatro Orientale

Il fronte orientale, che comprendeva Virginia, Virginia Occidentale, Maryland, Pennsylvania, il Distretto di Columbia, e la costa della Carolina del Nord, interessò le aree più densamente popolate e fu teatro delle più sanguinose battaglie della guerra.

Nel 1861 - 1863

La prima battaglia di Bull Run fu la prima grande battaglia terrestre della guerra civile. Combattuta il 21 luglio 1861, vide la schiacciante vittoria confederata che fece temere una possibile occupazione della vicina Washington. In settembre Truppe Confederate entrano nel Kentucky, mettendo fine alla sua neutralità.

Tra il marzo e il luglio del 1862, l'Unione lanciò un'offensiva su larga scala nella Virginia sud orientale. La Campagna Peninsulare, comandata dal maggior generale George McClellan, aveva come scopo di occupare la capitale confederata di Richmond, aggirando le forze nemiche.

Le truppe federali ebbero inizialmente successo arrivando a poche miglia dall'obiettivo, ma l'eccesso di prudenza di McClellan e i successi strategici del generale confederato Thomas Jonathan Jackson nella Campagna della Valle ne rallentarono l'azione. L'entrata in azione del generale Lee cambiò le sorti della campagna e, nelle successive Battaglie dei Sette Giorni, l'Unione dovette subire delle perdite importanti, l'arretramento lontano da Richmond ed il definitivo abbandono del piano di McClellan.

Scampato il pericolo Lee scatenò una violenta controffensiva. Nell'agosto 1862 la vittoria ottenuta nella seconda battaglia di Bull Run aprì le porte all'invasione del Maryland da parte dell'esercito confederato.

Nella successiva Campagna del Maryland, tuttavia, le forze sudiste non ottennero i risultati sperati e le perdite subite nella battaglia di Antietam convinsero Lee ad arretrare le truppe in territorio confederato e, sul fronte opposto, convinsero Lincoln ad emanare il Proclama di emancipazione.

Rimosso McClellan dal comando, fu il maggior generale Ambrose Burnside, al comando dell'Armata del Potomac, a tentare di sconfiggere Lee, ma la sconfitta alla battaglia di Fredericksburg ed il conseguente fallimento della "Marcia nel fango" ne causarono la sua sostituzione. Nel maggio 1863 le truppe confederate sconfissero quelle unioniste nella battaglia di Chancellorsville.

Lee decise di capitalizzare la vittoria, muovendosi in una seconda invasione del Nord, con molteplici obiettivi: sconvolgere i piani Federali per la campagna estiva, recuperare l'Armata imprigionata nell'assedio di Vicksburg da Ulysses S. Grant, strappare all'Unione le ricche fattorie del Nord, minacciare Filadelfia, Baltimora e Washington, dare forza al crescente movimento dei Copperheads (il "pacifismo a tutti i costi" propugnato da una frangia dei Democratici).

Si scontrò con l'esercito unionista nella battaglia di Gettysburg, dove ebbe luogo il più grande scontro che fosse mai stato combattuta sul suolo americano. Alla fine di tre giorni di combattimenti disperati i Confederati dovettero riconoscere la sconfitta. Allo stesso tempo, sul Mississippi, il generale Grant prendeva la città di Vicksburg costringendo alla resa un intero esercito sudista.

L'Unione controllava ormai tutta la valle del Mississippi, tagliando in due la Confederazione. Ma gli sforzi del generale George G. Meade per inseguire ed annientare le truppe di Lee con la Campagna di Bristoe prima e la Campagna di Mine Run poi non sortirono grandi effetti.

Nel 1864 - 1865