Linglese antico o anglosassone (in inglese Old-English o Anglo-Saxon, in inglese antico englisc o ænglisc) è la più antica forma conosciuta della lingua inglese, parlata tra il V e il XII secolo in zone geografiche che costituiscono parti dell'odierna Inghilterra e della Scozia meridionale. È una lingua appartenente al sottoceppo dell'anglo-frisone (a sua volta parte del più vasto ceppo del germanico occidentale o germanico del nord-ovest), simile proprio all'antico frisone e all'antico sassone. È legata anche al norreno e quindi al moderno islandese (che fa parte però del germanico settentrionale). Eredità linguistica dell'Inglese antico nella lingua inglese attuale A proposito del numero e della classificabilità degli etimi utilizzati dello inglese attuale come famiglie di parole, l'antico inglese ha lasciato una grande eredità nella attuale lingua inglese. Si possono contare i seguenti dati statistici e comparativi, consultando la lunga appendice delle radici indoeuropee, a partire dall'indoeuropeo ricostruito, contenuta nel dizionario The American Heritage Dictionary. 1134 parole di origine germanica 1082 parole ereditate dall'inglese antico 1048 parole ereditate dal latino 656 parole ereditate dal greco Questi numeri evidenziano che l'elemento anglo-autoctono è oggi una componente di poco secondaria alla eredità linguistica germanica nell'inglese, ma prevalente rispetto alla eredità delle famiglie di parole, che dominano il lessico neolatino.

Storia L'antico inglese fu parlato di fatto per un periodo di circa 700 anni, partendo dalle popolazioni anglosassoni nord-germaniche e dello Jutland che arrivarono in Inghilterra. Prima della conquista dei Normanni del 1066, l'inglese antico adottò diversi aspetti di altre lingue parlate da popoli confinanti, conquistati o conquistatori, come i Celti e i Vichinghi. Con la fondazione da parte dei Vichinghi del Danelaw (letteralmente "legge danese", la zona in cui i Vichinghi avevano fondato una vasta colonia), il norreno diede molti vocaboli all'inglese antico. Le parlate celtiche preesistenti nel territorio britannico, diversamente dal norreno e dal latino, non hanno avuto un grande impatto sulla lingua.

Influenza latina Un gran numero di persone colte conosceva il latino, che in quel periodo era lingua di cultura dell'Europa. Ci furono principalmente tre ondate di introduzione di latinismi nella storia inglese. La prima si verificò prima che i Sassoni lasciassero il continente per stabilirsi nell'odierna Inghilterra. La seconda avvenne quando gli Anglo-Sassoni si convertirono al cristianesimo, grazie a sacerdoti che parlavano la lingua latina. La terza, e più consistente, introduzione di latinismi si verificò in seguito alla conquista dei Normanni del 1066, quando un gran numero di parole francesi (e quindi di origine romanza) entrarono nel vocabolario inglese. I Normanni erano una popolazione in origine proveniente dalla Scandinavia, e di lingua norrena, ma essendosi stabiliti in Normandia avevano assimilato molte parole del vocabolario francese, e di conseguenza re-introdussero elementi sia latini che norreni (anche se alterati e non in forma originale) in Inghilterra. La conquista normanna ha praticamente posto fine all'era della lingua inglese antica, tanto che la fase linguistica del periodo intermedio che si colloca tra l'inglese antico e la fase successiva dell'inglese medio (la lingua di Geoffrey Chaucer, l'autore dei Racconti di Canterbury) è detta propriamente anglo-normanno, ed è molto più vicina all'inglese medio che all'inglese antico, praticamente aprendo la strada per l'inglese di Shakespeare, che fa parte invece del periodo cronologico più antico della fase moderna dell'inglese.

La lingua venne alterata molto quando cadde in disuso l'alfabeto runico chiamato fuþorc, che venne sostituito dall'alfabeto latino. Inoltre, le lettere mute dell'inglese moderno erano pronunciate. Per esempio la c dura in cniht, l'equivalente antico di knight, era pronunciata. Le parole inoltre cambiavano pronuncia in base al dialetto locale, per esempio and si poteva pronunciare sia ænd che ond. La pronuncia dell'inglese antico quindi è considerata più varia rispetto a quella dei giorni d'oggi, anche se può riflettere alcune pronunce esistenti, mentre il moderno inglese non può farlo in molti casi.

Influenza vichinga

Molte parole vennero introdotte nell'inglese antico durante l'Età dei Vichinghi, tramite le invasioni del nono e decimo secolo, specie nella zona del Danelaw. In aggiunta a molti toponimi, le parole introdotte erano quelle relative ad oggetti, animali, e cose semplici in generale. I Vichinghi parlavano norreno, una lingua che era imparentata con l'inglese antico e che derivava dallo stesso ceppo proto-germanico. Il norreno antico ha avuto un profondo impatto sull'inglese, con parole tramandate fino ai giorni nostri come sky ‘cielo’, leg ‘gamba’ e il pronome personale they ‘loro, essi, -e’.

Influenza celtica Tradizionalmente molti linguisti ritengono che l'influenza delle lingue celtiche, parlate dagli abitanti originari dell'isola britannica, sia stata scarsa. Il numero di parole prese in prestito dalle lingue celtiche è molto minore rispetto a quelle prese dalle lingue germaniche settentrionali e dal latino. Alcuni sono dell'opinione però che certi tratti celtici siano chiaramente visibili dal periodo seguente alla decadenza della lingua inglese antica nella sintassi.

Dialetti e lingue derivate

L'inglese antico, come quello parlato durante l'eptarchia anglosassone, non dovrebbe essere considerato come una singola entità di linguaggio, così come non lo è l'inglese moderno. Esistevano diversi sistemi fonetici per la lingua. Per esempio la lingua parlata nel Wessex al tempo di Æthelwold di Winchester, chiamata primo sassone occidentale, o sassone di Æthelwold, è significativamente diversa dalla lingua parlata durante il tempo di Alfredo il Grande, chiamata tardo sassone occidentale o sassone alfrediano. Inoltre la differenza tra le due lingue fa sì che il tardo sassone non sia discendente diretto del primo sassone.

I quattro dialetti principali dell'inglese antico erano il merciano, il northumbriano, il kentiano, e il tardo sassone.Campbell, A., Old English Grammar, 1959, ISBN 0-19-811943-7, pagina 4 Ognuno di questi dialetti era associato a un regno indipendente sull'isola. Di queste regioni, la Northumbria e gran parte della Mercia vennero conquistate dai Vichinghi nel IX secolo mentre le rimanenti parti della Mercia e tutto il Kent venivano incorporati nel Wessex.

Dopo l'unificazione dei vari regni anglosassoni e la riconquista del Danelaw, iniziata da Alfredo il Grande nell'878 e portata a termine dai suoi discendenti, vi fu un declino nell'importanza dei dialetti regionali, anche se non scomparvero.

La gran parte dei documenti pervenutici del periodo anglosassone sono scritti nel dialetto del Wessex, il regno di Alfredo. Con la centralizzazione del potere diventò necessario unificare e stabilire una lingua comune nel governo.

Alfredo iniziò un programma che riguardò la traduzione di testi scritti in lingua latina in inglese. Per assicurare la diffusione dei materiali tradotti i monaci e i sacerdoti lavorarono scrivendo nel dialetto di Alfredo. Alfredo stesso sembra che abbia tradotto libri latini in inglese, come la Cura Pastoralis di papa Gregorio I.

A causa delle invasioni vichinghe e della centralizzazione del potere, non è rimasta traccia dello sviluppo di dialetti non appartenenti al ceppo di Wessex dopo l'unificazione dei regni.

La pronuncia britannica non è discendente diretta del dialetto maggiormente conosciuto, il tardo sassone occidentale. Proviene invece da un dialetto della Mercia - probabilmente merciano orientale o sud-orientale. Il tardo sassone non ebbe una grande influenza sullo sviluppo del medio inglese e dell'inglese moderno.

Fonologia L'inventario dell'antico inglese classico è così comunemente ricostruito.  BilabialeLabiodentaleDentaleAlveolarePostalveolarePalataleVelareGlottaleOcclusiva          Affricata              Nasale          Fricativa   Approssimante          Laterale approssimante              

I suoni in parentesi nella tabella sopra sono allofoni: è un allofono di presente dopo e quando geminata; è un allofono di che occorre prima di e ; sono allofoni di rispettivamente, occorrono tra vocali o tra consonanti sonore; sono allofoni di occorrono in coda sillabica, rispettivamente dopo delle vocali frontali e posteriori; è un allofono di che occorre dopo una vocale, in una fase primitiva del linguaggio e nella formazione della sillaba.

Vocali Brevi Lunghe Anteriori Posteriori Anteriori Posteriori Chiusa Media Aperta

La vocale anteriore media arrotondata occorre in alcuni dialetti dell'inglese antico, ma non nelle attestazioni migliori sassoni. Dittonghi Brevi (monomoraici) Lunghi (bimoraici) Il primo elemento è chiuso È incerto se il dittongo si pronunciasse ie/īe oppure . Il fatto che questo dittongo fosse unito con in molti dialetti suggerisce il primo esito. Entrambi gli elementi sono medi Entrambi gli elementi sono aperti

Grammatica Morfologia Differentemente dall'inglese moderno, l'inglese antico è una lingua sintetica ed è, in generale, pronunciato come scritto. Mantiene quattro casi del protoindoeuropeo: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, e sopravvivono tracce di altri due casi: vocativo e strumentale.

Il nome In tutte le lingue conosciute si fa distinzione fra nome (ciò di cui si parla, tema dell'enunciato) e verbo (azione o stato, ciò che viene predicato, rema), con possibilità di reciproca derivazione. Ogni parola semplice indoeuropea si può scomporre in tre elementi: radice, suffisso tematico e desinenza; radice e suffisso tematico costituiscono il tema (morfologico) della parola. La radice dà il significato di base alla parola, il suffisso ne determina il valore semantico, la desinenza indica i rapporti della parola con gli altri membri della frase, e spesso, il genere e il numero (sostantivi) o la persona e il numero (verbo).

A seconda del tema si determina il tipo di flessione del sostantivo. Le varie categorie di temi sono così ordinate nel germanico e nell'inglese antico: a) declinazione di temi in vocale, in -a, -ō, -i, -u; questa declinazione è detta forte; b) declinazione di temi in consonante nasale -n; questa declinazione è detta debole; c) declinazione di temi in consonante con resti di temi in *-er/*-or, *-et/*-ot, *-nt, *-es/*-os; d) declinazione di temi in consonante con temi radice, cioè forme a suffissi zero: dove le desinenze si aggiungono direttamente alla radice.

La flessione nominale distingue tre generi: maschile; femminile; neutro.

Due numeri: singolare; plurale.

Quattro casi: nominativo; genitivo; dativo; accusativo (rare tracce di vocativo e strumentale).

Le classi di declinazione più frequenti sono tre: Nomi maschili e neutri con tema in -a. Questa classe corrisponde ai nomi indoeuropei in -o-s, germ. -a-z, lat. -u-s) Nomi femminili con tema in -ō (corrispondenti all'IE -a-, germ -u, lat. -a) Nomi maschili, femminili e neutri in nasale (ted. Name, Friede).

Altre declinazioni meno frequenti sono la atematica, quella in -r-, quella dei neutri con plur. in -ru. Declinazione in -a-, stān masch. ‘pietra’ sing. plur. nom stān stān-as gen stān-es stān-a dat stān-e stān-um acc stān stān-as Declinazione in -a-, land neutro ‘terra’ sing. plur. nom land land gen land-es land-a dat land-e land-um acc land land Declinazione in -o-, cearu femm. ‘dolore’ sing. plur. nom cear-u cear-a gen cear-e cear-a dat cear-e cear-um acc cear-e cear-a I sostantivi atematici, masch. e femm., cambiano al plurale la vocale tematica in conseguenza di una metafonia palatale: fōt, masch. ‘piede’, plur. fēt ‘piedi’.

Il pronome Le lingue indoeuropee hanno, oltre alla declinazione nominale, una declinazione speciale per i pronomi. Tutti i pronomi hanno la categoria del caso.