Gli amori pastorali di Dafni e Cloe (in greco antico: Ποιμενικὰ τὰ κατὰ Δάφνιν καὶ Χλόην, riferito anche con titolo abbreviato I pastorali (di Longo), in greco (Λόγγου) Ποιμενικά e in latino (Longi) Pastoralia; in italiano pubblicato anche col titolo Le avventure pastorali di Dafni e Cloe o, più semplicemente, Dafni e Cloe, Δάφνις καὶ Χλόη) è un romanzo greco, scritto probabilmente nel III secolo d.C., unica opera nota del romanziere Longo Sofista. Il romanzo si articola in quattro libri.
Composizione Vari elementi permettono di attribuire l'opera alla prima metà del III secolo. Sono stati portati argomenti per restringere la data di composizione agli anni tra il 235 e il 238.R. di Virgilio, Introduzione dell’edizione citata
Trama Libro primo La vicenda si svolge nelle campagne di Mitilene, sull'isola di Lesbo, città di cui Longo, all'inizio dell'opera, compie una breve descrizione prima di passare a descrivere l'azione. Il capraio Lamone, seguendo una capra che si allontanava dal pascolo, scopre un neonato esposto con abiti regali che la capra stava allattando e decide di prenderlo con sé e di chiamarlo Dafni. Due anni dopo, il pastore di pecore Driante, seguendo una capretta in un santuario delle Ninfe, riviene una bambina con abiti regali, abbandonata, e decide anch'egli di prenderla con sé e chiamarla Cloe. Driante e Lamone, consci della nobiltà dei due fanciulli, tentano di offrir loro la miglior educazione possibile (insegnando loro a leggere e a scrivere) finché entrambi non fanno lo stesso sogno: un fanciullo colpisce insieme, con un solo dardo, Dafni e Cloe e ordina che divengano uno pastore di capre, l'altra di pecore. Così le due coppie cominciano a insegnare il proprio mestiere ai figli adottivi.
Gestendo due pascoli vicini, durante la loro infanzia Dafni e Cloe s'incontrano spesso. Accade poi che, nel vano tentativo di catturare una lupa che stava tormentando i pascoli, i pastori decidano di costruire dei profondi fossati mimetizzati con del terriccio e, inseguendo un caprone, Dafni cade accidentalmente in uno di questi fossati. Rimane illeso e chiede aiuto per uscire dal fossato: arrivano in suo soccorso il bovaro Dorcone e Cloe stessa, che si scioglie la fascia che le regge il seno per creare una fune con cui aiutare Dafni. Rimasto sporco di terra, Dafni si spoglia nudo e va a lavarsi alla fonte delle ninfe mentre Cloe, ammirandone il corpo, s'innamora di lui.
Cloe ascolta anche Dafni suonare la zampogna e comincia a provare i sintomi dell'amore: insonnia, mancanza di fame, instabilità dell'umore, pallore e rossore improvviso, disinteresse per le altre bellezze della vita che giudica nulla in confronto a Dafni. Nel frattempo, anche Dorcone s'è innamorato di Cloe arrivando a scontrarsi con Dafni, cui rivolge vari insulti cui Dafni risponde argutamente. Al termine del confronto, Cloe bacia Dafni che pure sperimenta i sintomi dell'amore. Dorcone non si arrende e va da Driante, padre adottivo di Cloe, tentando di corromperlo con doni e promesse in cambio della mano di sua figlia, ma Driante rifiuta non volendo incorrere nell'ostilità della figlia. Dorcone allora si traveste con una pelle di lupo e si nasconde nelle fratte per aggredire e violentare Cloe, ma i cani a guardia delle pecore sentono l'odore della pelle di lupo e cominciano a morderlo ferocemente, tanto che Dorcone si vede costretto a chiedere aiuto a Dafni e Cloe i quali, dopo averlo salvato, lo riaccompagnano a casa, credendo che con il suo travestimento volesse solo fare uno scherzo ai pastori.
Durante uno dei loro incontri, d'estate, mentre Dafni elogia la bellezza di Cloe, una cicala in fuga da una rondine si nasconde tra i seni della ragazza, dando al ragazzo un pretesto per afferrarla e tirarla fuori con la mano. Dafni racconta a Cloe una novella popolare sull'origine della colomba: essa era in origine una fanciulla battuta in una gara di canto da un ragazzo cui aveva dovuto cedere; per questo otto delle sue mucche passarono al ragazzo ed ella, molto addolorata dalla sconfitta, pregò gli dei di trasformarla in una colomba.
D'autunno dei pirati razziano le campagne di Militene e rapiscono Dafni. Cloe, resasi conto della sua scomparsa, si reca da Dorcone per chiedere aiuto, ma lo trova in fin di vita per le percosse ricevute dai pirati. Il bovaro le regala la zampogna con cui dirigere le mandrie e chiede a Cloe un ultimo bacio, che gli viene concesso immediatamente prima della sua morte. Cloe quindi usa la zampogna per guidare le mucche, che si gettano tutte insieme in mare, creando un'onda anomala che travolge e rovescia la nave. I pirati, appesantiti dalle armi, muoiono annegati, ma Dafni, che ancora girava seminudo per il calore, riesce facilmente a spogliarsi e arrivare a riva appendendosi alle corna delle mucche, ottime nuotatrici. Dopo aver sepolto Dorcone, i due fanno un bagno purificatore alla fonte delle Ninfe ed è la prima volta che Dafni vede il corpo nudo di Cloe.
Libro secondo
All'inizio del secondo libro, viene introdotto il personaggio di Fileta, un vecchio che racconta ai due giovani di aver ricevuto l'apparizione di Eros, che viene descritto come il più potente e antico degli dei e gli parla di Dafni e Cloe. Fileta consiglia ai due di non opporsi a Eros, e dice che gli unici rimedi all'amore sono il bacio, l'abbraccio ed il giacere nudi assieme. I due provano ad applicare questi metodi, ma il pudore li spinge a non dormire nudi insieme.
La narrazione ora si sposta a raccontare di alcuni giovani della città di Metimna che si muovono lungo la costa, attraccando nei villaggi per divertirsi e che, giunti a Mitilene, lanciano i cani alla caccia della selvaggina. I cani spaventano le capre, le quali fuggono vicino al mare e alcune riescono ad arrivare sulla nave e a mangiare la corda e le vele, lasciandola in balia delle onde. I giovani, persa la nave e le ricchezze in essa contenute, se la prendono con Dafni e lo malmenano finché la folla non li separa e la questione viene affidata al giudizio del saggio Fileta. I giovani accusano Dafni di aver causato la deriva della nave, mentre Dafni si discolpa dicendo che la responsabilità è dei cani e del mare agitato, e Fileta gli dà ragione. I giovani non si rassegnano e provano ad aggredire Dafni, ma vengono malmenati e respinti.
I Metimnesi ritornano nella periferia della loro città sostenendo di essere stati aggrediti dai Mitilenesi, e quindi decidono di armare dieci navi per razziare i campi di Mitilene e rapiscono anche Cloe, che invano aveva provato a nascondersi nel santuario delle ninfe. Compreso l'accaduto, Dafni accusa le Ninfe che, nonostante la venerazione di Cloe, non sono riuscite a proteggerla dagli aggressori. Le Ninfe, apparse in visione, dicono però a Dafni di non aver abbandonato Cloe, ma di aver lasciato la questione al dio Pan. E infatti sul calar della notte, sulla nave ammiraglia della flotta di Metimna avvengono vari prodigi: la terra brucia di lampi, si sente l'arrivo di una flotta navale inesistente, le pecore cominciano a ululare come lupi, i remi messi in mare si spezzano, non si riesce a sollevare l'ancora, le bestie marine in agitazione attaccano la nave ferma, diversi uomini si accasciano a terra o vengono feriti da una forza misteriosa e dappertutto risuona un guerresco rumore di flauto.
Infine Pan appare al capitano della nave e gli promette salvezza solo in cambio della restituzione di Cloe (sulla nuca della quale sono apparse fronde di pino) e delle sue greggi e così avviene. Così Cloe torna da Dafni e il gruppo comincia a fare sacrifici in onore delle Ninfe e di Pan a cui si unisce anche Fileta. Durante la festa, Lamone racconta la storia del flauto: in principio questo strumento era una ragazza di cui Pan si era invaghito e che lei aveva respinto, Pan allora la insegue ma la ragazza si nasconde nelle canne vicine a un fiume che Pan taglia, scoprendo che la ragazza si è trasformata in una di esse e allora crea uno strumento unendo canne di lunghezza diseguale, come diseguale era stato l'amore tra lui e lei.
Dopodiché Fileta dà prova della sua grande abilità a suonare con la siringa e poi a esibirsi è Driante che esegue un mimo delle attività della vendemmia. Infine, Dafni (nel ruolo di Pan) e Cloe (nel ruolo di Siringa) fanno una rappresentazione mimica del racconto di Lamone, al termine del quale Dafni suona il flauto tanto bene da essere designato suo erede da Fileta. Poco tempo dopo, Dafni giura su Pan che non abbandonerà mai Cloe e la ragazza giura sulle Ninfe che farà lo stesso con Dafni e successivamente dice al ragazzo di non giurare sull'incostante e fedifrago Pan, ma sul gregge e sulla capra che lo ha allattato che non l'avrebbe mai abbandonata, ma che l'avrebbe uccisa se lei gli fosse divenuta infedele.
Libro terzo Scoperta l'incursione dei Metimnesi, gli abitanti di Mitilene mettono insieme un esercito di tremila fanti e cinquecento cavalieri per conquistare la città nemica. Ma prima della battaglia, un ambasciatore da Metimna propone la pace in cambio della restituzione delle merci razziate, cosa che viene accettata.
Sopraggiunge quindi un inverno alquanto rigido, con la neve che ricopre la terra e costringe a casa contadini e pastori con gran dolore di Dafni e Cloe che non possono vedersi. Dafni lascia però casa con il pretesto di andare a cacciare uccelli e si reca di fronte alla porta di Cloe, ma non sa come entrare senza risultare inopportuno per i genitori di lei e s'immagina anche una serie di possibili giustificazioni e le risposte che esse potrebbero comportare. Per sua fortuna, uno dei cani di Driante, rubato un pezzo di carne, esce dalla casa e il suo padrone, mentre lo insegue, vede Dafni e lo invita ad entrare e poi a trattenersi in vista di un sacrificio a Dioniso che avrebbero fatto il giorno seguente.
Con l'arrivo della primavera, comincia la stagione degli amori tra gli animali e Dafni propone a Cloe di fare quello che fanno loro, ma per pudore e inesperienza, i due non riescono a far nulla. A vederli in questa situazione è Licenio, una donna di città innamoratasi di Dafni e riesce, il giorno seguente, a separare Dafni da Cloe, chiedendo aiuto per salvare una sua oca rapita da un'aquila. Dafni si reca in suo aiuto mentre Cloe resta a badare alle capre e, una volta soli, Licenio ha un rapporto sessuale con Dafni, insegnando al ragazzo cosa deve fare con Cloe. Dafni comunque decide di non avere subito un rapporto con Cloe per evitare di farle male.
Successivamente, Dafni e Cloe sentono l'eco prodotto dal canto dei marinai entrati con la barca in un'insenatura e Dafni racconta a Cloe il mito di Eco: essa era una ragazza figlia di un mortale e di una Ninfa, abilissima nel canto, ed evitava l'amore in quanto amante della propria verginità e così Pan, invaghitosi inutilmente di lei, la punì instillando la pazzia nella mente dei pastori che la fecero a pezzi. La dea Terra, per volere delle Ninfe, seppellì le membra della ragazza e ne assimilò l'abilità nel canto in modo che ripeta ciò che risuoni sopra di essa.
Il rapporto tra Dafni e Cloe, con l'arrivo dell'estate, si fa sempre più intenso e i due arrivano a dormire nudi insieme, ma Dafni ancora evita il rapporto sessuale. Nel frattempo, intorno a Cloe sorge una schiera di pretendenti che cominciano a portare doni e a far promesse a Driante in cambio della mano di sua figlia e, sotto pressione, Cloe rivela il fatto a Dafni, che si dispera e lo rivela a sua volta ai suoi genitori adottivi.