Con questione della lingua greca (in neogreco γλωσσικό ζήτημα, anche abbreviato in το γλωσσικό) si intende la lunga disputa su quale dovesse essere la lingua ufficiale della nazione greca: il demotico (ovvero una standardizzazione della lingua effettivamente parlata dal popolo), o una forma di lingua "purificata" (katharèvousa) che riproducesse il greco antico. La questione si dipanò tra il XIX e il XX secolo, fino a risolversi nel 1976 con la definitiva adozione del demotico come lingua nazionale.
Basi linguistiche del problema Mentre il demotico era (ed è) la lingua vernacolare dei greci, la katharevousa era una lingua arcaica e formale che, benché pronunciata come il greco moderno, adottava forme lessicali e grammaticali del greco antico che la lingua parlata aveva perso nei secoli. Per esempio: Forme morfologiche: la katharevousa più severa utilizzava l'antico caso dativo e, per quanto concerne la flessione verbale, forme verbali quali il futuro sigmatico (sostituito nel neogreco da una forma perifrastica, θα + congiuntivo) e il modo infinito, più molti participi caduti in disuso. Particolarità fonetiche: la katharevousa, proponendo una pronuncia rigida, presentava alcuni nessi consonantici che non corrispondevano alla pronuncia del demotico: νδρ (che in antico era pronunciato /ndr/ e nel moderno /(n)dr/, conservando dopo la nasale l'antica pronuncia plosiva, e non spirante, della delta; la katharevousa prescriveva di pronunciare /nðr/); φθ (anticamente /p(ʰ)tʰ/), [α]υθ, [ε]υθ (nel demotico /ft/, nella katharevousa /fθ/); σθ; ρθρ. Particolarità ortografiche: la katharevousa, come poi anche la δημοτική fino al 1982, adottava il sistema politonico e gli spiriti. Il sistema politonico, sviluppato dagli alessandrini in epoca ellenistica per la scrittura del greco antico, utilizzava un sistema a tre accenti (acuto, grave e circonflesso) adatto per la trascrizione di un accento musicale, mentre la pronuncia ereditata dal greco moderno (utilizzata anche dalla katharevousa) possedeva un accento d'intensità, e comunque non era in grado di distinguere foneticamente un accento acuto da uno circonflesso (cosicché καλόν e καλῶν venivano pronunciati entrambi /ka'lɔn/, con distinzione meramente grafica); segnava lo iota sottoscritto (già non più pronunciato quando fu inventato: καλή e καλῇ erano pronunciati rispettivamente /kalεέ/ e /kalέὲj/ da un attico antico, /kaleé/ e /kaléè/ dagli alessandrini, /ka'li/ entrambi da un greco moderno); gli spiriti aspro e dolce, anch'essi introdotti dagli alessandrini, servivano per segnare la presenza o l'assenza di aspirazione nelle parole inizianti per vocale, ma il greco aveva perso la spirante /h/ durante la koinè, ossia circa 900 anni prima (così ἕσπερος, con spirito aspro, pronunciato /hésperos/ da un antico, era pronunciato /'εspεrɔs/ da un moderno, senza aspirazione), rendendo anche gli spiriti dei puri vezzi grafici. Caratteri sintattici: il vernacolo, come accade normalmente con le lingue parlate, usava frasi semplici, mentre la katharevousa si ispirava al periodare complesso della prosa attica o atticista. Forme lessicali: i sostenitori della forma purificata della lingua non accettavano i molti termini che nei secoli la lingua aveva preso in prestito dalle lingue vicine (soprattutto il turco, il latino e l'italiano), sostituendoli o con termini antichi (ἰχθύς anziché ψάρι, pesce) o con neologismi formati usando materiale puramente greco.
Tutto questo comportava che la katharevousa fosse comprensibile solo in parte per un greco senza un'alta istruzione. È importante ricordare che non esisteva un'unica versione della katharevousa: i singoli proponenti della lingua purificata (scrittori, studiosi) sceglievano più o meno discrezionalmente quanto arcaizzare la lingua, in casi estremi avvicinandosi molto all'antico attico, altre volte invece rimanendo più vicino alla lingua parlata.
Sviluppo storico Discussioni prerivoluzionarie (1760-1830) La discussione iniziò alla fine del XVIII secolo: da un lato, Eugenios Voulgaris, Lambros Photiadis e Neophytos Doukas, proponenti una lingua più arcaica; dall'altro, gli studenti di Voulgaris Iosipos Moisiodax e Dimitrios Katartzis, che invece proponevano una lingua più semplice. A favore della lingua arcaizzante si schieravano i fanarioti, una classe nobiliare molto istruita, ostile alla lingua vernacolare. La discussione divenne cruciale allorché si pose il problema su quale lingua scegliere per lo Stato nazionale greco, ancora da fondare. Adamantios Korais, pur sostenitore della lingua vernacolare, riteneva che essa dovesse essere "pulita", espunta degli elementi ritenuti più "volgari"; alla fine ebbe l'idea di una καθαρεύουσα γλῶσσα, una lingua purificata.
Dopo una lunga guerra d'indipendenza, nel 1830 nacque lo Stato greco: la prima capitale fu Nauplia, e poi, dal 1834, Atene.
La lingua del nuovo Stato (1830-1860) L'adozione della katharevousa Durante la guerra, le pubblicazioni e il dibattito intellettuale si rarefecero, ma nel 1830 si era arrivati ad un informale consenso sulla scelta di una lingua scritta unificata basata sulla versione di Korais della katharevousa: "... l'ideologia classico-romantica del nuovo stato emerso [dalla guerra] non poteva permettersi l'uso di un greco parlato "volgare"; pose in uso invece la soluzione compromissoria promossa da Korais, come misura provvisoria finché il greco antico fosse completamente rivivificato. Tuttavia, ciò a cui forse si pensava come ad una soluzione temporanea alla fine si radicò fermamente come la forma di greco fissata per l'uso ufficiale"..
Questa "adozione", tuttavia, non era espressa in termini formali o legali che definissero questa katharevousa come la lingua dello Stato. Farlo avrebbe estinto le speranze dei molti che si aspettavano che, un giorno, il greco antico avrebbe assunto quel ruolo. In effetti, l'unica menzione della lingua nella produzione legislativa si trovava nelle leggi per l'istruzione del 1834 e del 1836, che stabilivano che il greco antico (e non la katharevousa) avrebbe continuato ad essere l'unica lingua dei testi scolastici. Non c'era nemmeno un organismo ufficiale che potesse prendere questa decisione. "Caratteristico del caso greco è che, mentre le riforme linguistiche di altri nuovi Stati furono adottate con l'aiuto di corpi ufficiali o semiufficiali, la katharevousa fu sviluppata in un modo empirico e non sistematico, senza congressi, commissioni o accademie, e con un ristretto supporto ufficiale." ().
Lo stesso Korais, benché fosse un ammiratore della rigida legificazione sulla lingua francese, rifiutava esplicitamente l'idea di un'imposizione "dall'alto" degli standard linguistici da parte di un organismo simile all'Académie française. Repubblicano in politica quanto in linguistica, non gradiva questa "tirannia" e favorì un modello informale, "parlamentare": i poeti e i prosatori sarebbero stati i "legislatori", eletti dal numero dei loro lettori, col dovere di guidare saggiamente la lingua tramite i propri esempi. Una guida era infatti necessaria, per evitare l'eccessiva fluidità del demotico indisciplinato e "scorretto", ma l'autorità ultima avrebbe comunque riposato nel popolo, il cui giudizio a lungo andare avrebbe deciso quali opere e quali autori fossero gli "eletti", i classici da emulare.
In linea con questi principi, Korais si sforzò per non apparire egli stesso unAcadémie. Molti dei suoi scritti sulla lingua vennero pubblicati nelle prefazioni dei suoi sedici volumi di Biblioteca Ellenica, contenenti testi antichi; i soggetti erano intitolati "Pensieri improvvisati sulla cultura e la lingua greche". La maggior parte degli altri suoi studî linguistici uscirono in cinque volumi con il titolo di Atakta, "alla rinfusa". Korais morì nel 1833 e in quell'anno furono pubblicate insieme, in una nuova edizione, le sue prefazioni linguistiche, cosicché le sue idee furono più visibili.
Due fra queste idee, in particolare, ebbero una grande eco: la sua venerazione per la perfezione del greco antico e la sua convinzione nella necessità di una "correzione" della lingua moderna. La retorica del tempo mostra con i propri aggettivi gli orientamenti sulla questione: se il greco antico o la katarevousa sono definiti con termini come corretto, ricco, puro, nobile o addirittura sacro, il demotico riceve attributi quali sgrammaticato, povero, corrotto, alterato, volgare, profano, blasfemo.
Risultavano particolarmente sgraditi i prestiti stranieri. Scrisse Korais: "Prendere a prestito dagli stranieri – o, per parlare più chiaramente, elemosinar parole e frasi di cui i magazzini della lingua sono già ben forniti – crea una reputazione di completa ignoranza o addirittura di idiozia, e parimenti di disonore"Korais, Prodromos ellinikis vivliothikis, 1805
In questo clima intellettuale la popolazione si entusiasmò nel restaurare l'orgoglio e l'onore nazionale "correggendo" il vocabolario greco. I birrai tolsero le insegne con le scritte μπιραρία (biraria, dall'italiano birreria) per sostituirle con ζυθοπωλείον (zythopolìon, casa della birra). I negozi di alimentari tolsero μπακάλικο (bakaliko, dal turco bakkal) e scrissero παντοπωλείον., mentre accademici e professionisti si formavano un lessico appropriato ai loro campi: quanto più "ufficiale" era l'ambito, tanto più simile al greco antico era la lingua appropriata. Ad esempio, gli ufficiali della neonata Regia Marina Ellenica introdussero l'uso di termini nautici antichi, benché i marinai civili continuassero ad usare quelli tradizionali, molti dei quali erano prestiti italiani, genovesi o veneziani.
Le speranze sulla lingua greca negli anni 1830 Ad Atene, la nuova capitale, ora che la katharevousa era stata accettata per gli usi ufficiali, la gran parte delle speranze sul futuro era indirizzata verso la "correzione" e la "nobilitazione" del parlare corrente: al di fuori delle Isole ioniche, (che entreranno nello Stato greco solo nel 1864), in pochissimi pensavano al demotico come lingua per lo Stato. Si riconosceva comunque che, qualora il demotico fosse stato adottato come lingua, esso avrebbe alienato milioni di non grecofoni ortodossi racchiusi nelle potenziali future più larghe frontiere (la lingua della liturgia ortodossa era infatti sempre stata il greco antico, che serviva da lingua comune della fede orientale, così come il latino lo era stata nel Medioevo per l'Europa cattolica: il demotico, al contrario, era il vernacolo dei soli greci).
Fra coloro che credevano nella "correzione", le speranze si dividevano ancora fra coloro che spingevano per la piena resurrezione del greco antico (portando insieme Ἀλήθεια καὶ Ἐλευθερία, Verità e Libertà, come dirà poi Soutsos) e coloro (la maggioranza) che ritenevano, d'accordo con Korais, che questa speranza fosse irrealistica, ma che il demotico poteva ancora essere corretto in un livello meno severo di katharevousa. Entrambi i filoni credevano pienamente nel potere della lingua scritta di trasformare la lingua parlata; speravano che le forme "pure" sarebbero naturalmente filtrate verso il basso sostituendosi a quelle demotiche, "corrotte", e che il vernacolo si sarebbe così elevato ad un livello più "ricco" e "nobile".
C'era anche un aspetto morale e spirituale nella volontà di "correzione" della lingua. Korais pensava che "a causa della loro schiavitù sotto dominanti stranieri, i moderni greci non fossero capaci di pensare correttamente e perciò di scrivere correttamente; la correzione della lingua avrebbe, invece, portato alla correzione sia del pensiero sia del comportamento.".. Si sperava che, riparando gradualmente il danno inflitto alla lingua da secoli di soggezione al "dispotismo orientale", i greci avrebbero iniziato a pensare maggiormente come i loro razionali, critici e creativi ascendenti, e che la vita culturale e politica del Paese si sarebbe così rivitalizzata.