Il referendum consultivo in Grecia del 2015 si è tenuto il 5 luglio ed ha riguardato l'approvazione del piano proposto dai creditori internazionali per parte della Commissione europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale (la cosiddetta trojka) in cambio di un nuovo programma di supporto finanziario.
Il referendum ha visto prevalere il no all'accordo con il 61,31% dei voti, contro il restante 38,69% del sì .
Il referendum fu annunciato dal primo ministro Alexīs Tsipras nella prima mattina del 27 giugno 2015, e fu ratificato dal Parlamento ellenico e dal Presidente il giorno successivo.
È stato il primo referendum tenuto in Grecia dopo quello del 1974.
Quesito Nello specifico, il popolo doveva approvare o rigettare le proposte avanzate alla Grecia da UE, FMI e BCE durante l'Eurogruppo del 25 giugno. La proposta consisteva di due documenti, intitolati: Riforme per il completamento del programma corrente e oltre Analisi preliminare sulla sostenibilità del debito. Il referendum conteneva due possibili scelte: «I cittadini che rigettano la proposta delle tre istituzioni votino Non approvato/No» e «I cittadini che approvano la proposta delle tre istituzioni votino Approvato/Sì».
Questioni giuridiche Evangelos Venizelos del PASOK, come anche i partiti politici To Potami, KIDISO e Nuova Democrazia, hanno affermato che il referendum è incostituzionale in quanto la Costituzione non permette referendum su temi fiscali.
La Costituzione, tuttavia, prevede due procedure, una per "temi nazionali cruciali" (prima clausola) e un'altra per "Leggi approvate dal Parlamento regolanti importanti temi sociali, con l'eccezione di quelli fiscali" (seconda clausola) e il referendum si sarebbe tenuto in accordo con la prima clausola.
Il Consiglio di Stato greco, a seguito dei ricorsi di alcuni privati cittadini sulla costituzionalità del referendum, ha analizzato la questione e, due giorni prima del voto, ha respinto tali ricorsi stabilendo la piena legittimità della consultazione.
La posizione del governo greco e dei partiti
Nel suo discorso iniziale, Tsipras stesso insinuò, senza rendere la propria posizione chiara, che il popolo greco avrebbe dovuto votare «no». Immediatamente dopo, tutti gli altri ministri sostennero chiaramente il fronte del «no». Il partito ANEL, che è nella coalizione di governo, sostiene il voto «no». Il partito di estrema destra Alba Dorata ha anch'esso preso la parte del «no».
Il Partito Comunista di Grecia (KKE) era contro entrambe le proposte ed affermò che avrebbe provato a cambiare la domanda da proporre al referendum, in modo che il popolo avesse potuto votare non solo contro la proposta delle istituzioni, ma anche contro la proposta del governo greco.
Nel voto che si è svolto nelle prime ore del 28 giugno 2015 al Parlamento ellenico per decidere se indire o meno un referendum, 178 deputati hanno votato per l'indizione del referendum e 120 contro. I deputati di Alba Dorata si sono allineati con la coalizione di governo di Syriza e ANEL, e hanno quindi portato la quota dei «sì» a 178. Tutti gli altri partiti (Nuova Democrazia, KKE, To Potami, Pasok) si sono espressi contro il referendum e due deputati non hanno votato.
Sondaggi prima del voto Due sondaggi sono stati condotti poco prima dell'annuncio del referendum e la successiva rottura dei negoziati. Il primo sondaggio ha chiesto come la gente avrebbe votato se un accordo sul debito fosse stato sottoposto a referendum, mentre nel secondo è stato chiesto se la gente avrebbe sostenuto il raggiungimento di un accordo con le istituzioni creditrici. Entrambi hanno trovato un forte sostegno a favore di un eventuale accordo.
Il sondaggio ProRata del 28-30 giugno è stato svolto a cavallo della chiusura delle banche e presenta anche i risultati prima e dopo la chiusura.
Data Istituto/Fonte Sì No Non so +/- campione 2 luglio–3 luglio Metron Analysis 46,047,0 7,0 1,0 3.612 1–3 luglio GPO 44,1 43,7 12,2 0,4 2.453 1–3 luglio Alco 41,7 41,1 17,2 0,6 1.400 30 giugno–3 luglio Ipsos 44,0 43,0 13,0 1,0 1.001 2 luglio Università della Macedonia 42,5 43,0 14,5 0,5 1.042 30 giugno–2 luglio Public Issue 42,5 43,0 14,5 0,5 1.004 1º luglio Università della Macedonia 44,0 45,0 11,0 1,0 30 giugno–1º luglio Metron Analysis 44,047,0 9,0 3,0 30 giugno–1º luglio Alco 44,8 43,4 11,8 1,4 1.000 30 giugno GPO 47,1 43,2 9,7 3,9 1.000 30 giugno Università della Macedonia 40,5 44,0 15,5 3,5 29–30 giugno ToThePoint 37,0 40,2 22,8 3,2 1.071 29–30 giugno Metron Analysis 42,050,0 8,0 8,0 29 giugno Università della Macedonia 37,5 47,0 15,5 9,5 28–30 giugno ProRata 33,0 54,0 13,0 21,0 1.200 Dopo la chiusura delle banche 37,0 46,0 17,0 9,0 Prima della chiusura delle banche 30,0 57,0 13,027,0 28–29 giugno Metron Analysis 37,053,0 10,0 16,0 28 giugno Università della Macedonia 31,0 54,0 15,0 23,0 27 giugno Università della Macedonia 26,5 52,0 21,5 25,5 24–26 giugnoSondaggio effettuato prima dell'annuncio del referendum Kapa Research 47,2 33,0 19,8 14,2 24–26 giugno Alco 57,0 29,0 14,0 28,0 1.000
Dichiarazioni prima del voto Yanis Varoufakis in occasione della grave crisi prima del referendum sull'economia in Grecia del 2015, ha sostenuto in una intervista al quotidiano spagnolo El Mundo: mentre il capo dell'esecutivo Alexīs Tsipras, in un comizio a favore del NO (ΟΧΙ), ha detto:
Esito totalepercentuale (%) Elettori Votanti62,50 %(su n. elettori) Quorum raggiunto Schede bianche/nulle5,8 %(su n. votanti)
Voti % RISPOSTA AFFERMATIVA 38,69% RISPOSTA NEGATIVA 61,31 % Totale voti validi 100%
Dichiarazioni dopo il voto Il Ministero degli interni greco ha comunicato i dati definitivi con la vittoria dell'NO (OXI) con il 61,3% con 3.558.450 voti, mentre il fronte del SI ha ricevuto 2.245.537 voti con il 38,69; con una partecipazione al voto di 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto.
Subito dopo i leader politici hanno fatto le prime dichiarazioni dopo il voto, tra questi Alexīs Tsipras:
Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni con una frase su twitter «Minister no more!», per favorire l'intesa del governo greco con la controparte europea; infatti, alcuni membri dell'Eurogruppo avrebbero, in precedenza, espresso il desiderio di non trattare con lo stesso Varoufakis.
Nel suo blog Varufakis ha dichiarato: e ancora:
Effetti
Il giorno successivo i creditori si esprimono negativamente e lo vincolano a scegliere tra il programma bocciato dal referendum e l'uscita della Grecia dall'Eurozona. Tsipras opta per la prima opzione e dopo l'approvazione in Parlamento del memorandum, l'ala radicale di Syriza, guidata da Panagiotis Lafazanis, abbandona il partito fondando Unità Popolare e schierandosi all'opposizione del governo. Abbandona Syriza anche l'ex ministro delle Finanze Gianīs Varoufakīs, che tuttavia non aderisce a nessun'altra formazione politica. Fu proprio la sottoscrizione del memorandum a provocare la scissione dell'ala radicale di Syriza.
La sera del 20 agosto 2015, dopo aver perso la maggioranza parlamentare, Tsipras rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Prokopīs Paulopoulos immediatamente dopo l'annuncio, in diretta tv, del ricorso ad elezioni anticipate fissate per il 20 settembre 2015.
Precedenti
Nell'ottobre del 2011 fu annunciata una proposta di referendum consultivo per accettare o meno le condizioni imposte dall'Unione europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca centrale europea di tagliare la metà del debito greco ai creditori privati. Tuttavia, come richiesto dal primo ministro greco George Papandreou, il successivo 3 novembre 2011 si decise di annullare il referendum, ma i partiti di opposizione hanno votato a favore del piano.
Note
Voci correlate Crisi economica della Grecia Crisi del debito sovrano europeo Proposta di referendum consultivo in Grecia del 2011
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Collegamenti esterni
2015 Categoria:Crisi della zona euro Categoria:Debito pubblico della Grecia