Il concerto per pianoforte e orchestra n. 16 in Re maggiore K 451 fu completato da Wolfgang Amadeus Mozart a Vienna il 22 marzo 1784. Stabilitosi nella capitale asburgica come compositore e pianista indipendente, Mozart organizzava periodicamente concerti destinati ai propri abbonati, riscuotendo notevole successo.
Storia Contesto Dopo essersi stabilito a Vienna nel 1781, Mozart intraprese l'attività di musicista indipendente, rinunciando a un impiego stabile presso una corte e, a metà degli anni '80, si trovava nel periodo di maggiore affermazione della propria carriera, sia come compositore che come pianista. Mozart sosteneva la propria attività attraverso diverse fonti di reddito, fra cui il mecenatismo, le commissioni operistiche, la pubblicazione delle proprie opere, l'insegnamento privato e l'organizzazione di concerti. Fra queste, le esecuzioni pubbliche dei suoi concerti per pianoforte rappresentavano la principale risorsa economica e uno dei mezzi più efficaci per consolidare la propria reputazione artistica.
Poiché durante la quaresima e l'avvento la programmazione operistica era ridotta, questi due periodi erano comunemente scelti dai compositori per presentare nuovi lavori strumentali. Mozart dunque organizzò, negli anni, una serie di accademie per sottoscrizione, cioè concerti su abbonamento destinati a raccogliere fondi a beneficio del compositore, esibendosi in numerose occasioni che contribuirono ad accrescere la sua notorietà presso il pubblico viennese e favorendo l'acquisizione di nuovi allievi e committenti. Complessivamente, Mozart tenne quattro concerti in abbonamento nel 1784 e dieci nel 1785. Inoltre, si esibì in salotti privati almeno diciotto volte nel 1784 e cinque volte nel 1785..
Il fatto di scrivere per sé come solista gli consentì di non dover adattare la parte pianistica alle caratteristiche tecniche di altri esecutori, come era invece avvenuto in diversi concerti risalenti agli anni del periodo salisburghese. Ne derivò una maggiore libertà compositiva, evidente sia nella scrittura pianistica, sia nell'organizzazione formale delle idee, che riflettono in modo diretto la concezione musicale del compositore.
Composizione, prima esecuzione e pubblicazione La data di completamento del concerto per pianoforte e orchestra n. 16 è nota con esattezza perché Mozart, durante gli anni della sua maturità, tenne un catalogo completo delle proprie opere, nel quale inserì questa composizione il 22 marzo 1784. Il concerto venne eseguito per la prima volta, con Mozart stesso al fortepiano, in una sala del Trattnerhof, a Vienna, il successivo 31 marzo, durante un'accademia per sottoscrizione.
Il Trattnerhof era uno dei più imponenti edifici privati nella Vienna del tardo Settecento. Si trattava di un grande complesso residenziale e commerciale fatto costruire dal tipografo, editore e libraio Johann Thomas Trattner fra il 1773 e il 1776 sul Graben, nel cuore della città. Mozart vi abitò, in un appartamento al terzo piano, da gennaio a settembre 1784. La Trattnersaal, un grande salone all'interno del complesso, poteva essere affittata per tenere concerti, balli e banchetti.
Non è noto in che misura Mozart suonò nuovamente questo concerto dopo la prima esecuzione. Dal suo epistolario, tuttavia, si ricava che il compositore cercò di far conoscere i concerti anche al di fuori di Vienna, apparentemente in vista di un possibile impiego. A questo scopo, l'8 agosto 1786 inviò a Sebastian Winter, ciambellano del principe Giuseppe Maria di Fürstenberg a Donaueschingen, una lettera con, allegata, una lista con gli incipit di dodici delle sue ultime composizioni (le sinfonie n. 33, 34, 35 e 36, la sonata n. 33 per violino e pianoforte, il trio per pianoforte n. 2, il quartetto per pianoforte n. 1 e i concerti per pianoforte e orchestra n. 16, 17, 18, 19 e 23), in modo che il principe potesse scegliere le opere di suo gradimento e che Mozart, dopo aver ricevuto il pagamento, potesse poi inviargli le partiture complete.
L'11 settembre 1786 Winter rispose indicando che, fra gli incipit proposti, il principe aveva scelto tre sinfonie (le n. 33, 34 e 36) e tre concerti per pianoforte e orchestra (i n. 16, 19 e 23). Il successivo 30 settembre Mozart scrisse nuovamente a Winter informandolo che le composizioni sarebbero state spedite il giorno successivo. Nella stessa lettera il compositore, riguardo al concerto per pianoforte e orchestra n. 23, diede un consiglio sulla prassi esecutiva: «Il concerto in La maggiore comprende due clarinetti. Qualora non aveste questi strumenti alla vostra corte, un abile copista dovrebbe trasporli nella tonalità richiesta, nel qual caso il primo dovrebbe essere suonato da un violino e il secondo da una viola».
Il manoscritto autografo del concerto per pianoforte e orchestra n. 16 venne venduto, insieme a circa 270 altri autografi, dalla vedova Constanze Mozart nel 1799 all'editore e compositore Johann Anton André di Offenbach sul Meno, che ne rimase in possesso fino alla morte, avvenuta nel 1842. Nel 1873 il manoscritto venne venduto dagli eredi di André alla Biblioteca di Stato di Berlino, dove rimase fino al 1941, anno in cui un grande numero di manoscritti venne trasferito fuori città per proteggerli dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1945, con la nuova suddivisione territoriale del dopoguerra, i depositi dove erano stati trasferiti i manoscritti vennero a trovarsi in territorio polacco e furono quindi incorporati nelle raccolte della Biblioteca Jagellonica di Cracovia, dove si trovano attualmente. Il manoscritto originale può essere consultato online. La prima edizione a stampa fu pubblicata nel 1785 dall'editore Boyer a Parigi. Si tratta, perciò, di uno dei pochi concerti a essere stato stampato durante la vita di Mozart.
Strumentazione La partitura è scritta per un'orchestra composta da:
Archi: violino 1° e 2°, viola 1° e 2°, violoncello. Legni: un flauto, oboe 1° e 2°, fagotto 1° e 2°. Ottoni: corno in Re 1° e 2°, tromba in Re 1° e 2°. Percussioni: timpani in Re-La. Solisti: un pianoforte (originariamente un fortepiano).
Struttura e analisi
Il concerto è formato da tre movimenti:
Allegro assai, in Re maggiore, tempo C. Andante, in Sol maggiore, tempo 2/2. Allegro di molto, in Re maggiore, tempo 2/4.
L'esecuzione integrale dura circa 30 minuti. Seguendo una prassi ampiamente diffusa nel XVIII secolo, il compositore era solito improvvisare parte della scrittura pianistica durante l'esecuzione. In questo concerto, invece, Mozart mise per iscritto le due cadenze solistiche previste nel primo e nel terzo movimento. Il concerto richiede un organico orchestrale particolarmente ampio rispetto a molte delle composizioni mozartiane precedenti. La partitura prevede infatti, oltre al pianoforte solista, un'orchestra composta da flauto, due oboi, due fagotti, due corni, due trombe, timpani e archi. L'impiego di trombe e timpani, strumenti associati abitualmente a contesti celebrativi e solenni, contribuisce a conferire all'opera un carattere brillante e monumentale, particolarmente evidente nel primo e nel terzo movimento, anche in virtù della scelta della tonalità di Re maggiore.
Le parti affidate al flauto, agli oboi, ai fagotti e ai corni non si limitano al tradizionale raddoppio delle linee degli archi, ma partecipano attivamente al tessuto musicale attraverso interventi autonomi, dialoghi con il pianoforte solista e passaggi di rilievo. Questa maggiore complessità della scrittura orchestrale rappresenta un'evoluzione rispetto ad alcuni concerti mozartiani precedenti, nei quali le parti dei fiati potevano avere un ruolo più subordinato. Per le dimensioni dell'orchestrazione e per l'equilibrio richiesto fra le diverse sezioni strumentali, il concerto per pianoforte e orchestra n. 16 appartiene alla categoria dei concerti destinati alle grandi sale da concerto più che alle esecuzioni private.
La pubblicazione dell'opera suscitò infatti apprezzamento per la qualità della composizione, ma fu anche osservato che l'ampiezza dell'organico ne limitava le esecuzioni, così come riporta una recensione contemporanea all'edizione a stampa del concerto: «È un peccato che questo magistrale concerto per tastiera risulti impraticabile in contesti più piccoli a causa del grande numero di strumentisti richiesti, e che sia eseguibile esclusivamente con un'orchestra ampia e ben preparata»..
Anche la parte pianistica riflette le ambizioni virtuosistiche del concerto. Mozart la concepì in funzione delle proprie capacità esecutive, realizzando una delle parti per tastiera più complesse fra quelle composte fino a quel momento. In una lettera a suo padre Leopold del 26 maggio 1784, riferendosi al concerto per pianoforte e orchestra n. 16 e al precedente concerto per pianoforte e orchestra n. 15 in Si bemolle maggiore, sottolineando il livello di difficoltà richiesto all'interprete, Mozart scrisse: «Il concerto che il signor Richter ha tanto lodato a mia sorella è quello in Si bemolle maggiore, il primo che ho composto e che, all'epoca, mi aveva detto che gli era piaciuto molto. Non sono in grado di scegliere fra questi due concerti, li considero entrambi concerti che fanno sudare. Tuttavia, per difficoltà, quello in Si bemolle maggiore supera quello in Re maggiore».
Nel complesso, il concerto n. 16 rappresenta una delle opere più ambiziose del periodo viennese di Mozart: un concerto caratterizzato da un'orchestrazione ricca e articolata, da un ruolo significativo dei fiati e da una parte solistica di notevole virtuosismo, concepito per valorizzare tanto la spettacolarità dell'esecuzione pubblica quanto le capacità tecniche dell'interprete.
Nel pentagramma in chiave di basso del pianoforte Mozart inserì la dicitura ColB., cioè Col Basso, che designa la prassi, diffusa fino alla fine del Settecento, secondo cui il solista, durante i passaggi dell'intera orchestra, raddoppiava con la mano sinistra la linea del basso eseguita da violoncelli e contrabbassi. Tale indicazione riflette il tradizionale ruolo del pianista maestro al cembalo che, oltre a eseguire la propria parte solistica, partecipava al tutti orchestrale mediante la realizzazione del basso continuo.
Con l'affermarsi della distinzione moderna tra le figure del direttore d'orchestra e del solista, all'inizio del XIX secolo, l'uso di raddoppiare con la mano sinistra la linea del basso cadde progressivamente in disuso e, nelle esecuzioni contemporanee, viene omessa. Inoltre, il suono del fortepiano si fondeva agevolmente con quello dell'orchestra, ma seguire questa prassi su pianoforti a coda moderni risulta inappropriato a causa della loro sonorità molto diversa rispetto agli strumenti del periodo di Mozart.
Allegro assai Il primo movimento, Allegro assai, è composto in Re maggiore, è in tempo C ed è strutturato secondo la forma-sonata. L'orchestra apre il movimento con un'energica introduzione di gusto sinfonico caratterizzata dall'impiego di trombe e timpani, che conferiscono all'impianto monumentalità e brillantezza. Il pianoforte entra successivamente con una parte di notevole impegno tecnico basata su scale, arpeggi, salti e rapide figurazioni, che riflette le elevate capacità esecutive richieste al solista. Mozart stesso, infatti, descrisse il movimento come particolarmente impegnativo.