Preistoria e protostoria Neolitico
Il territorio di Parma risultava scarsamente abitato durante il neolitico antico, compreso all'incirca tra il 5600 e il 5000 a.C.; le uniche tracce umane risalenti a quell'epoca sono costituite dai resti di un piccolo villaggio rinvenuti in località Benefizio a sud-ovest della città.
La situazione mutò nel neolitico evoluto, a partire dal 5000 a.C., quando al primo insediamento, che continuò a essere abitato, se ne aggiunsero altri riferibili alla cultura dei vasi a bocca quadrata, tutti collocati a sud-ovest della città: in via Guidorossi, a Pontetaro, a Vicofertile (ove fu rinvenuta durante gli scavi una rarissima statuetta in ceramica di circa 20 cm di altezza, raffigurante una donna, probabilmente una dea in trono) e a Gaione sia nel parco del Cinghio, sia presso Case Catena e Cascina Marana.
Nel corso del neolitico recente, dalla seconda metà del V millennio a.C., tutti gli antichi villaggi furono abbandonati mentre ne fu fondato uno nuovo, inquadrabile nella cultura di Chassey, a Botteghino, a sud-est di Parma, ove durante gli scavi furono portati alla luce due piccoli attrezzi in rame, tra i primi in Italia.
Durante il neolitico finale si spopolò anche l'insediamento di Botteghino, mentre non esistono tracce di altri centri abitati in quell'epoca.
Età del rame Durante l'età del rame, a partire dalla metà del IV millennio a.C., si svilupparono vari insediamenti nel territorio di Parma: nelle vicinanze dell'aeroporto, a Benefizio, in via Guidorossi, a Fraore, a Martorano e a Gaione presso Case Catena.
Età del bronzo
Durante l'età del bronzo antico, tra il XVIII e il XVII secolo a.C., furono fondati alcuni villaggi ascrivibili alla cultura di Polada: a Beneceto, in un'area a ovest di via Traversetolo e a San Pancrazio Parmense.
Con l'inizio dell'età del bronzo medio, a partire dal XVI secolo a.C., si diffusero nel territorio di Parma e in tutta l'Emilia numerosi insediamenti terramaricoli, tra cui due rinvenuti sotto il centro della città odierna: uno sotto casa Mauri, posta all'incrocio tra strada della Repubblica e borgo Valorio, e un altro tra stradello San Girolamo e il cortile del palazzo Imperiale dell'Arena, con necropoli sotto piazzale della Macina. Si conservano inoltre le tracce di altri insediamenti nei dintorni di Parma: uno a Quingento di San Prospero, uno a Vicofertile, due a Fraore (Oratorio e Vallazza) e uno a Marano.
Alla fine dell'età del bronzo medio alcuni dei villaggi più piccoli, tutti posti nella fascia più alta della pianura, furono abbandonati: Marano, Gaione e Fraore (Oratorio e Vallazza); sorsero però al contempo l'insediamento terramaricolo del Cornocchio, tra Fognano e Roncopascolo, quello di Beneceto e quello di Santa Gertrude a Torricella.
Durante l'età del bronzo recente fu fondata anche la terramara di Ravadese, mentre gli altri villaggi raggiunsero l'apice del loro splendore, popolandosi notevolmente grazie allo sviluppo di una florida rete commerciale.
Improvvisamente, poco dopo il 1200 a.C., tutte le terramare della pianura emiliana furono abbandonate, per cause tuttora ignote; si ipotizza che abbiano concorso sia fattori climatici sia eventi storici, anche se non esistono testimonianze di guerre che abbiano coinvolto le popolazioni terramaricole del territorio.
Età del ferro Durante la prima età del ferro, il territorio di Parma e in generale di tutta l'Emilia occidentale rimasero quasi completamente disabitati per quasi 500 anni.
Soltanto a partire dal VII secolo a.C., in seguito all'espansione degli Etruschi verso ovest, furono fondati nuovi insediamenti nell'Emilia occidentale, ove la presenza di popoli eterogenei comportò una contaminazione tra la cultura etrusca e quella padana, talvolta con influenze anche della cultura di Golasecca; a Parma di quell'epoca si conservano otto lingotti in rame ferroso rinvenuti a Quingento di San Prospero, una fibula in bronzo portata alla luce in via Saragat e una sepoltura scoperta a Fraore.
Nel VI secolo a.C. gli Etruschi presero stabilmente il controllo della regione, ma nella prima metà del secolo si svilupparono alcuni gruppi di popolamento caratterizzati da un particolare rituale funerario, cosiddetto della facies di "Sant'Ilario-Remedello", di cultura probabilmente etrusca ma con influenze liguri; a tale facies sono riferibili alcuni resti rinvenuti a Baganzola, costituiti da alcune fornaci e un sepolcreto. Sempre nel VI secolo sorsero anche altri villaggi nel territorio di Parma: a Pedrignano, a Beneceto, a Roncopascolo e a Botteghino.
Nel IV secolo a.C. l'Emilia subì l'invasione da parte dei Boi, che causarono l'allontanamento degli Etruschi e l'abbandono dei loro villaggi; benché il territorio di Parma si trovasse in posizione strategica, non esistono tracce di insediamenti celtici nella zona, che tornò probabilmente disabitata.
Età romana
L'espansione romana nella pianura padana ebbe inizio nel 283 a.C., con la sconfitta dei Senoni stanziati tra le odierne Romagna e Marche da parte di Manio Curio Dentato; tuttavia, soltanto nel 191 a.C. le truppe romane guidate dal console Publio Cornelio Scipione Nasica riuscirono a sconfiggere definitivamente i celti Boi, che furono costretti ad abbandonare metà dei territori emiliani, ove nel 187 a.C. il console Marco Emilio Lepido realizzò la via Emilia per collegare le città di Placentia, Bononia e Ariminum.
Pochi anni dopo, nel 183 a.C., lungo l'importante arteria stradale i Romani fondarono le due colonie gemelle di Parma e Mutina. Il territorio emiliano fu suddiviso secondo lo schema regolare a maglia quadrata, tuttora parzialmente visibile, delle centurie, dell'ugual dimensione di 710 m di lato, tra loro separate da strade e canali; la via Aemilia fu assunta come decumanus maximus, mentre nella città di Parma il cardo maximus correva probabilmente lungo le odierne strada Farini e strada Cavour, anche se non tutti gli storici sono concordi in tale individuazione. Il territorio parmense così frazionato fu ceduto in proprietà, tramite sorteggio, a 2000 capifamiglia, guidati dai triumviri Marco Emilio Lepido, Tito Ebuzio Parro e Lucio Quinzio Crispino."Eodem anno Mutina et Parmae coloniae Romanorum civium sunt deductae. bina milia hominum in agro qui proxime boiorum, ante Tuscorum fuerat, octona iugera Parmae, quina Mutinae acceperunt. M. Aemilius Lepidus, T. Aebutius Parrus, L. Quinctius Crispinus." Tito Livio, Historiae Romanae, liber XXXIX, 55, 6-8.
Dell'età repubblicana si conservano poche tracce nel territorio, rinvenute qua e là nel territorio durante vari scavi a partire dalla fine del XX secolo: i resti di una fornace per la produzione di ceramiche a Pedrignano, un pozzo a Casalbaroncolo, la base di una villa a Fraore, un tratto di strada nei pressi della via Emilia Ovest, porzioni di un edificio in via Saragat e uno spezzone di acquedotto tra via Felice da Mareto e strada Traversetolo.
Dell'età imperiale sopravvivono invece maggiori testimonianze; a Parma furono allora eretti un grande anfiteatro, un teatro e le terme, mentre il primo ponte in muratura della via Aemilia sul torrente Parma fu costruito durante l'età Augustea, quando la città romana raggiunse la sua massima espansione; nel I secolo d.C. la città ottenne il titolo di Julia, per la fedeltà dimostrata verso Roma..
Medioevo
Alto medioevo
Dopo che Costantino portò la sede dell'impero in Oriente, le provincie dell'Emilia, rimasero in balìa di prefetti consolari inviati da Roma. Nel 370 furono assegnate molte terre contigue al Po ad alcune migliaia di Alemanni, sconfitti da Flavio Teodosio sulle Alpi Retiche. Nel 377 a Modena, a Reggio e nel Parmense si aggiunsero anche i Taifali che valicate le Alpi erano stati vinti dalle milizie dell’imperatore Graziano:<ref>La qual gente nefanda e bestiale prese a cultivare i campi che da queste parti erano stati abbandonati … ''' come ne parla lo Scarabelli: “Quando Costantino portò la sede dell'impero in Oriente queste provincie dell'Emilia, rimasero in balìa di prefetti: e ogni rimasuglio di bene sparì. La comunità fu scomposta: gli ambiziosi emigrarono; i facinorosi rimasero e fatti potenti sottomiser la plebe: la quale abbrutì. I giureconsulti che venivan da Roma regolavano ogni cosa dove la forza non voleva aver ragione. Tutta la parte occidentale dell'impero era in pericolo di esser perduta; né la potevano sostenere i prefetti consolari che per distinte provincie eran mandati a governarla. De' quali noi abbiamo a contare in settant'anni cinque che governarono ambedue le nostre città, Brescello compresa; e di que' cinque, sant'Ambrogio quand'era catecumeno. Disfatto nel 370 furono messi ne' paesi contigui al Po alcune migliaia di Alemanni sconfitti da Teodosio sulle alpi Rezie; e non bastati, furono mandati nel 377 a Modena, a Reggio, a Parma i vinti Taifali che discesi erano dalle alpi a sterminio della Liguria erano stati vinti ed oppressi dai soldati di Graziano imperatore. La qual gente nefanda e bestiale prese a cultivare i campi che da queste parti erano stati abbandonati. Imaginate a che stato eran ridotte queste colonie. Ma elle potevano piangere le loro sventure e pensare almodo di sollevarle. Anche questo bene fu tolto e la miseria fu intera”. L. Scarabelli, Istoria civile dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, I, Piacenza 1858, p. 27.</ref>
Parma dal IV secolo, con il presule ariano Urbano divenne sede vescovile. Nel 452, il suo territorio fu saccheggiato da Attila, ma gli abitanti ebbero il tempo di rifugiarsi sui monti dell'Appennino. Odoacre lo suddivise tra i suoi fidi ma poi venne sconfitto da Teodorico (489 – 526), re dei Goti. Il re ostrogoto restaurò, il Pons Lapidis, l'acquedotto, canali e mulini e altre opere civili contribuendo a una effimera rinascita della città..
La guerra gotica ebbe conseguenze tragiche per la popolazione. La città fu parzialmente distrutta dai Goti del re Totila. Cacciati questi, Parma rifiorì durante il breve periodo di dominazione bizantina (539-568), durante il quale ebbe il titolo, quale custode dell’erario imperiale, di Chrysopolis (città d'oro).
Il ripopolamento e la ricostruzione furono in seguito consolidati in seguito all’invasione, nel 568, dei Longobardi, che s'insediarono espropriando terre, su circa un terzo della superficie abitata, senza peraltro incontrare l'ostilità dalla popolazione residente, stremata dal flagello della peste. Nel 579 la città divenne sede d’uno dei ducati in cui furono ripartite le conquiste di Alboino. Quello di Parma fu strutturato come base strategica, sottoposta al duca, capo militare e politico a un tempo, che controllava il rispetto delle loro leggi in contemporanea vigenza del diritto romano.. I Longobardi utilizzarono come capisaldi bellici l’arena e il teatro a difesa di un perimetro fortificato, organizzato a Sud, verso il quale convergeva a raggiera un sistema di strade. A questo i Franchi dopo il loro arrivo, opposero poi, a Nord, il prato regio che dal IX secolo fu il centro del potere a Parma. Nel 773 Carlo Magno, re dei Franchi, occupò Parma, scendendo verso Roma. Sconfitti definitivamente i Longobardi, la città divenne una contea carolingia. I ducati longobardi furono sostituiti da comitati franchi sui quali esercitarono il potere prima i conti e poi, fra il IX e il X secolo, i vescovi, e tra questi quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Solo nel 877 il vescovo Guibodo ricevette in dono da Carlomanno la corte regia di Parma, questa donazione fu un atto di ringraziamento da parte del re al vescovo che aveva parteggiato per il padre di Carlomanno, Ludovico II il Germanico,nella sfortunata lotta per il titolo di imperatore.
Ebbe così inizio il potere temporale dei vescovi su Parma e Guibodo decise subito di dotarsi di un consiglio che lo affiancasse nella gestione degli affari spirituali e temporali, per questo il 29 dicembre dello stesso anno alla presenza dei vescovi delle città limitrofe annunciò la nascita del Capitolo della Cattedrale di Parma.