Figura di spicco della grande imprenditoria ebraica di Trieste, è stato Presidente delle assicurazioni RAS e protagonista di primo piano nella storia economica della regione tra Ottocento e Novecento.
Biografia I primi anni Discendente dalla dinastia ebraica ungherese "Frigyessy von Racz-Almási", originaria di Budapest, che poi si trasferirà nel 1871 a Vienna. Adolf Frigessi Di Rattalma viene subito promosso segretario di direzione della RAS, compito che porta avanti con una competenza tecnica tale da consentirgli una rapida scalata interna che lo vede, nel 1890, direttore generale. In tale veste sposa la figlia di Arnoldo Pavìa, eroe del Risorgimento e direttore della sede RAS di Milano, promuovendo una solida alleanza tra le due famiglie e un predominio sulla compagnia destinato a durare fino agli anni '30... Mentre il padre brucia le tappe nella compagnia Arnoldo, rimasto a Vienna, completa gli studi superiori ed entra come impiegato in una consociata austriaca del gruppo, la InterUnfal, dove inizia la sua formazione con un intenso tirocinio. Lo stipendio mensile gli consente di pagarsi gli studi all'università di Vienna, dove nel 1904 consegue la laurea in legge ed è pronto al grande salto.
Alla RAS di Trieste inizia a lavorare a gennaio del 1905 collaborando con suo padre e con lo zio, Giuseppe Pavìa, al momento direttore gerente della sede centrale. Il suo ruolo di semplice impiegato è in realtà una complessa gavetta, un tirocinio verso le primarie posizioni di potere interno. Grazie ai viaggi di studio con lo zio nelle varie sedi europee del gruppo (Vienna, Lipsia, Berlino, Praga, Francoforte sul Meno) già l'anno dopo ne prende il posto, diventando direttore gerente della sede centrale, mentre Pavìa viene destinato alla direzione generale italiana con sede a Milano. Quest'ultima carica deriva da una complessa riorganizzazione interna promossa dal Frigessi, che ha riunito nel capoluogo lombardo le tre preesistenti direzioni generali di Milano, Roma e Venezia e che si rivela indovinata lungo il duplice obiettivo di ottimizzare le spese e facilitare l'attività.
La scalata nella RAS La direzione generale per l'Italia è il primo frutto del rinnovamento che il Frigessi ha portato con sé da un paese oltremodo diverso come l'Austria del tempo.. La sua famiglia, infatti, seppure in parte laicizzata è rigidamente ebraica nei costumi come nel rispetto delle feste, ma è allo stesso tempo aperta all'integrazione, ai rapporti non solo interni all'alta borghesia, nell'ottica di una solidarietà universale prima che sulla confessione religiosa. In casa si parlano l'italiano della madre e l'ungherese del padre ma si parla anche il tedesco dell'Austria, e di lingua tedesca sono le scuole che Arnoldo e i suoi fratelli frequentano, in particolare le elementari in un istituto evangelico dove il contatto interreligioso è cosa comune. La sua formazione intellettuale è così quella di un alto borghese cosmopolita, che si sente cittadino del mondo e si rapporta col prossimo senza curarsi delle rigide barriere sociali del tempo e, più ancora, considera il mondo intero come patria... L'operazione gli vale la stima e una crescente fiducia sia della classe dirigente che del personale della RAS, al punto da consentirgli una riforma dello statuto che istituisce il consiglio di amministrazione e, per logica conseguenza, una gestione del gruppo aperta ai rappresentanti di tutti gli azionisti.
L'occasione gli viene dalla creazione di una sede sociale a Trieste, il cui lavoro preparatorio gli vale la nomina a segretario generale della Riunione. In questa veste affronta le conseguenze del decreto NittiConvertito nella legge 4 aprile 1912 n. 305 che istituisce l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, ovvero il monopolio statale nel settore fondamentale della assicurazioni sulla vita. Venuto a mancare un introito non indifferente decide, vincendo le perplessità dei consiglieri, di impegnare una buona parte della riserva di liquidità per espandere il gruppo nell'Europa orientale (Ungheria, Boemia, Grecia, Romania), una scelta che si rivela doppiamente indovinata quando, nel 1923, ai maggiori introiti che ne derivano (tali da superare l'ammanco delle polizze vita) si aggiunge la rinuncia al monopolio dello Stato e la fondazione della Le Assicurazioni d'Italia, Società Anonima, meglio conosciuta come Assitalia, istituto cui le varie compagnie sono ope legis costrette a versare una quota delle polizze vita sottoscritte.
Altra sfida che lo vede vincente è l'opposizione formale al trasferimento della sede RAS a Vienna, disposto dalle autorità austro-ungariche dopo l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale. L'alta borghesia triestina, di cui fa parte a pieno titolo la locale (e facoltosa) comunità ebraica, sostiene infatti la causa irredentista. Il De Rattalma decide di rimanere a Trieste coi suoi diretti collaboratori e contro il parere del padre e dello zio, coi quali prende anzi una netta posizione a favore degli interessi del gruppo prima che delle vicende storiche, inaugurando una netta divisione tra ruoli sociali e ruoli familiari.
In questa decisione, presa quando ancora le sorti e la durata del conflitto non sono prevedibili, concorrono diverse valutazioni di natura politica (il favore accordato dagli austriaci agli slavi contro una borghesia a prevalenza giudeo-massonica) ma più ancora pratica, perché i nuovi interlocutori finanziari italiani si fanno avanti prima ancora che l'esercito italiano ne proclami l'occupazione ed occorre fronteggiare per tempo la situazione che si è venuta a creare con la dichiarazione di guerra. La RAS è infatti emanazione di un paese belligerante, e si trova per certi versi nella stessa situazione della Banca Commerciale Italiana, avversata dai nazionalisti per la presidenza di un tedesco (Otto Joel) e la presenza nel consiglio di amministrazione di cittadini sia tedeschi che austriaci. L'istituto milanese si è fortemente indebolito per una lieve ma significativa diminuzione dei depositi e il timore è che un eventuale calo di entrate possa provocare una scalata italiana alla proprietà del gruppo al pari di quella tentata dall'Ansaldo dei fratelli Perrone alla banca milanese. La carica di direttore generale assunta alla morte di suo padre (7 febbraio 1917), ulteriore segno della grande fiducia che gode nella classe dirigente aziendale, gli facilita notevolmente il compito.
Un difficile dopoguerra
Grazie ai buoni uffici di Salvatore Segrè Sartorio, presidente dell'Associazione tra gli Italiani irredenti, consigliere del Credito Italiano e del Lloyd Triestino, aderisce al movimento nazionalista per poi inoltrare al governo italiano la domanda di revoca del decreto che sottopone la RAS a sindacato. A sostegno della richiesta assicura che il capitale azionario della compagnia è saldamente in mani italiane, ed in effetti, ancora contro il parere della sede di Vienna, fin dal 1916 ha favorito l'ingresso nel capitale di numerosi italiani irredentisti, al punto che se il gruppo non è ancora italiano al 100% lo è ad un punto tale da non consentire cambiamenti. La frammentazione dell'impero austro-ungarico alla fine del conflitto, che segna la scomparsa del retroterra culturale dell'azienda e dell'antica classe dirigente che l'aveva promossa, segna comunque un momento di difficoltà per l'aumento delle barriere doganali, la suddivisione del territorio europeo da 26 a 37 entità economiche e l'aumento da 13 a 27 monete nazionali..
Finita la guerra la piazza di Trieste si trova al centro di grosse manovre speculative. Gli interessi finanziari stranieri sono infatti concentrati nella sede giuliana della Banca Commerciale che, passata la guerra, si trova al centro di una corsa alla conquista dei pacchetti azionari stranieri, rimasti "orfani" dopo la dissoluzione degli imperi centrali. L'assalto è guidato da Bonaldo Stringher, ministro del tesoro nel Governo Orlando e direttore generale della Banca d'Italia.. L'operazione approfitta di un momento di debolezza della Commerciale, che ha visto fallire l'idea di un consorzio col Credito Italiano, la Banca di sconto e il Banco di Roma e si trova alle prese con un'aggressiva scalata da parte dell'Ansaldo dei fratelli Perrone. Frigessi partecipa a un'intesa tra imprenditori italiani ed "austriacanti" (i nostalgici della vecchia amministrazione disposti ad adattarsi al nuovo corso politico) che dovrebbe contrastare l'operazione, ma Jósef Leopold Toeplitz, presidente dell'istituto milanese, riesce a salvare l'indipendenza del suo gruppo con un geniale marchingegno societario e guida la conquista di due importanti compagnie, il Lloyd Triestino e il gruppo Cosulich, in sinergia con il Credito Italiano, l'Ansaldo post fratelli Perrone e il gruppo Cini-Volpi...
Nella Trieste affrancata dal controllo politico e culturale austriaco il De Rattalma deve comunque affrontare il delicato problema di svincolare la RAS dalle sue origini transalpine. Nel 1919, a passaggio di consegne completato, ha convertito il capitale del gruppo da 10 milioni di corone a 10.500.000 lire,. ma la mossa si è rivelata al lungo periodo controproducente a causa di una forte svalutazione della moneta italiana, e comunque non ha attenuato le polemiche sul direttore generale, che a dispetto del nome è un ungherese di origine e un austriaco di nascita. Nemmeno il suo matrimonio con Nidia Castelbolognese, esponente di una famiglia fortemente impegnata nella causa irredentista e sposata nel 1920 con rito ebraico, riesce a recidere in modo netto le radici del gruppo e del suo più illustre dirigente, che dalla sua ha comunque l'appoggio incondizionato dell'alta borghesia ebraica triestina, all'epoca presente in tutte le più importanti realtà del mondo bancario e imprenditoriale.
Il nuovo corso della RAS e la sua espansione nell'Europa ridisegnata dai trattati di pace non può che passare da una solida alleanza con l'altro gruppo assicurativo di Trieste, le Assicurazioni Generali, alla cui presidenza è stato nominato nel 1920 Edgardo Morpurgo, esponente di spicco al pari di De Rattalma della comunità israelitica ed anch'egli alle prese con le origini transalpine della ex Imperial Regia Privilegiata Compagnia di Assicurazioni Generali Austro-Italiche.. La trasformazione tecnica, finanziaria, organizzativa ed anche culturale dei due gruppi si rende necessaria anzitutto per non perdere i mercati di riferimento dell'ex impero (divenuti Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, etc), ed anche per staccarsi definitivamente dalla sede centrale austriaca, laddove le autorità della nuova repubblica vorrebbero nazionalizzare le compagnie che hanno sedi all'estero.. Nella RAS il venir meno dei capitali austro-tedeschi viene compensato da un accordo con il Credito Italiano, le cui garanzie consentono non solo una decisa ripresa dell'attività ma anche una seconda fase di espansione internazionale del gruppo ed un progressivo aumento del capitale sociale fino ai 20 milioni di lire del 1923.
Gli anni del fascismo L'espansione internazionale della RAS