La F.I.S.A.S.C.A.T. (Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali, Affini e del Turismo) è la Federazione di categoria della CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) che rappresenta i lavoratori e le lavoratrici del settore terziario, turismo e servizi, per i quali stipula i relativi Contratti collettivi nazionali di lavoro, anche nelle sue articolazioni territoriali e aziendali.

Essa è diffusa in tutte le Regioni e in tutte le Province. Si articola in strutture regionali e comprensoriali ed è presente nei luoghi di lavoro tramite le rappresentanze sindacali aziendali (RSA), le sezioni aziendali e le rappresentanze sindacali unitarie (RSU).

Proprio per la pluralità e la complessità dei settori di competenza, la FISASCAT-CISL ha costruito la sua esperienza soprattutto sulla Contrattazione collettiva, sia a livello nazionale che aziendale, in particolare nel terziario, nei gruppi commerciali e nelle aziende dell'ospitalità e del turismo. La FISASCAT-CISL concorre a stimolare l'ammodernamento delle politiche settoriali del sistema distributivo, del turismo e dei servizi ed alla creazione di un più avanzato sistema di relazioni sindacali, anche attraverso la bilateralità. Le controparti datoriali principali della Federazione sono Confcommercio, Confindustria e Confesercenti.

La FISASCAT-CISL nel 2017 ha registrato, con 366.899 iscritti un incremento della base associativa del 4,43% rispetto all'anno precedente. Con 15.553 nuovi tesserati la FISASCAT rimane la prima federazione della CISL per numero dei lavoratori attivi iscrittiI dati dell’introduzione sono ripresi dal sito web ufficiale della FISASCAT (www.fisascat.it), consultato il 2 febbraio 2018.

Nasce la FILSAC

Cinque giorni prima che nascesse la Libera CGIL, la futura CISL, il 12 ottobre 1948 nasceva a Roma la “Federazione Italiana Liberi Sindacati Addetti al Commercio” (FILSAC), la quale accoglieva nel suo primo statuto i fondamenti del “ Libero Sindacato”, volendosi così differenziare in maniera netta dalle consimili federazioni della CGIL, che, dopo la fine del conflitto mondiale, guardava al modello della Russia governata da Stalin.

La FILSAC fin da subito dovette occuparsi di molte categorie dei servizi, tra cui spiccavano il commercio e il turismo, ma che comprendevano anche settori che dovevano essere organizzati sulla base di pochi iscritti e che tuttavia nel corso dei decenni successivi sarebbero diventate molto importanti, comprendendo, a titolo di esempio, i dipendenti delle istituzioni socio assistenziali, quelli degli studi professionali, le colf e le badanti.

Da FILSAC a FISASCAT

Nel corso degli anni la federazione cambiò acronimo: la FILSAC in origine si era ispirata ai principi della Libera CGIL, cosicché, quando, il 30 aprile 1950, la confederazione prese il nome di CISL, la FILSAC perse l'aggettivo “Liberi” e divenne FISAC.

Cinque anni più tardi diventò FISASCA, Federazione Italiana Sindacati Addetti ai Servizi Commerciali ed Affini, perché nel frattempo ad essa si erano uniti i lavoratori della casa, i venditori ambulanti, i giornalai ed i lavoratori delle carrozze letto.

Sarà solo nel 1962, durante il Congresso Nazionale di Sorrento, che la federazione assumerà il suo nome definitivo con l'aggiunta della lettera “T” per turismo.

L'organizzazione della Federazione

La FILSAC all'inizio era una piccola confederazione che comprendeva sindacati di categoria, di mestiere o di professione. Ciò comportava una notevole dispersione delle risorse e non si potevano portare avanti iniziative di unità contrattuale. Fino alla fine degli anni '50 le componenti della federazione erano addirittura 13, ciascuna con una propria dirigenza.

Dopo l'uscita dalla FISASCA di ambulanti e giornalai, i 12 sindacati rimanenti vennero raggruppati in quattro macro categorie: la SILCA si occupava di commercio, la SILOT di turismo, la SILAS dei servizi in genere e la SIAD della distribuzione. Ma sarà solo nel 1973, durante il Congresso Nazionale di Riccione, che la federazione assumerà l'attuale natura monocomposta.

Le prime Segreterie

Il successo della federazione fu garantito sino dagli esordi dai suoi dirigenti sindacali, che furono capaci di favorire un rapido sviluppo dell'associazione e di sottoscrivere numerosi contratti, assai importanti sotto l'aspetto normativo e spesso suggeriti proprio dalla categoria Cislina.

Tra il 1948 ed il 1954 si succedettero tre segreterie, guidate da Pietro Paccagnella (1948-1949), Amleto Mantegazza (1950-1951) e Ugo Zino (1952-1954): ad esse si devono i grandi risultati ottenuti dalla categoria nel primo quinquennio di vita, sia sul piano contrattuale che su quello organizzativo.

Giulio Pettinelli 1955-1971

Fondamentali furono però le segreterie di Giulio Pettinelli, che resse la federazione per 16 anni, nel corso dei quali nacque e si sviluppò il processo di riforma organizzativa che avrebbe portato nel ‘73 alla federazione monocomposta.

Furono anni difficili perché ben presto si esaurì la spinta del boom economico e si dovettero gestire molte vertenze individuali, le quali tuttavia permisero di acquisire nuovi iscritti. Nel frattempo si doveva sviluppare una contrattazione nazionale resa complessa dal progresso disordinato che il Paese stava vivendo.

Già nel 1962 un contratto collettivo nazionale su 6, degli 875 allora esistenti in Italia, riguardava il commercio o il turismo. 38 erano contratti collettivi nazionali di lavoro, mentre 108 erano accordi territoriali, una forma di contrattazione integrativa aziendale che il sindacato, pur senza sminuire l'importanza della contrattazione collettiva nazionale, aveva promosso per favorire lo sviluppo del mercato del lavoro.

Alla fine degli anni ‘60 anche nella grande distribuzione e nei grandi alberghi, sulla scorta di quanto accadeva nel settore industriale, esplosero le prime forme di lotta sindacale. Le turbolenze del periodo comportarono nuove analisi ed un risveglio sindacale che interessò le punte più evolute dei settori inquadrati nella FISASCAT e che portò ad un congresso di “rinnovamento”, in conseguenza anche di quello “storico” della Cisl del 1969. Fu quella l'occasione per un progresso politico, organizzativo e generazionale che porterà nuove idee e nuovi dirigenti alla ribalta.

Nel congresso di Montecatini del giugno 1969 si discusse dell'incompatibilità tra cariche sindacali e incarichi politici ai livelli direttivi: le insanabili differenze di opinione portarono ad una spaccatura della federazione che avrebbe richiesto l'intervento confederale e avrebbe posto di fatto fine alla lunga e fondamentale gestione di Giulio Pettinelli.

Leonardo Romano 1971-1985

la situazione di stallo si protrasse dal ‘69 al ‘71 e trovò soluzione solo in un congresso straordinario “di rinnovamento”, che si tenne a Rimini nel marzo del 1972. È proprio dall'intervento di Leonardo Romano, il quale dalla confederazione era stato nominato «Reggente» della FISASCAT, che possiamo ricavare i principi culturali, politici, sindacali e contrattuali sui quali la categoria cislina avrebbe fondato la propria nuova identità, quella di un sindacato del tutto anomalo rispetto alla tradizione che si era andata consolidando nei settori di sua pertinenza.

Ma quelli erano gli anni in cui si discuteva di ricreare l'unità sindacale, ricongiungendo CISL, CGIL e UIL, operazione che doveva essere preceduta dallo scioglimento prima delle associazioni di categoria e poi delle organizzazioni confederali. Coerentemente a questo progetto la federazione si sciolse, ma poi l'unificazione delle tre confederazioni fallì e la FISASCAT, che non aveva effettivamente smobilitato, procedette a costituire su un piano paritario la federazione unitaria di categoria insieme a FILCAMS e UILTUCS.

Sul piano organizzativo il primo obiettivo di Leonardo Romano fu il compimento della ristrutturazione avviata sotto la gestione Pettinelli, che portò nel 1973 alla federazione monocomposta.

Ma ancora più significativo fu il suo impegno per una riforma del commercio: egli sottolineò in più occasioni e con grande forza la debolezza e la marginalità del settore distributivo nell'ambito del panorama economico italiano e denunciò il fatto che un sistema così arretrato pesava in modo negativo sull'occupazione e nel contempo contribuiva ad aumentare la spinta inflazionistica, che in ultima analisi andava a scaricarsi proprio sulle classi lavoratrici. Così la FISASCAT, praticamente da sola, si schierò contro le leggi 426 e 558 del 1971, con le quali si perpetuava – come richiedevano le parti datoriali – la polverizzazione strutturale del settore commerciale, a cui si sarebbe ovviato solo un trentennio più tardi.

In questa iniziativa la federazione fu osteggiata dalla FILCAMS-CGIL, la quale non vedeva di buon occhio, perché basato sul capitalismo, lo sviluppo della grande distribuzione organizzata, la quale tuttavia avrebbe potuto dare, come di fatto poi avvenne, una risposta alla frammentazione del settore.

Per quel che concerne la contrattazione, Leonardo Romano si impegnò molto per rafforzare il contratto collettivo nazionale di lavoro di ciascuna categoria e per istituire e consolidare il salario nazionale, perché riteneva che questi due elementi potessero essere i fattori aggreganti dei vari settori.

Questa sua azione su vari fronti fu premiata dalla crescita della categoria che sotto la sua guida raggiunse i 100.000 iscritti e si andò così a porre tra le grandi strutture verticali della Cisl.

L'impegno della FISASCAT sul piano politico ormai andava dalla riforma del commercio, del turismo e dei servizi tradizionali al crescente processo di terziarizzazione dell'economia italiana. La federazione chiedeva allora l'applicazione della contrattazione aziendale dovunque ce ne fosse la possibilità e che fossero estesi i diritti fondamentali dei lavoratori e dei loro rappresentanti anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. In questa richiesta all'inizio essa non ebbe molti compagni di viaggio, ma nel corso degli anni ‘80 lentamente si concretizzò con la parte datoriale la possibilità di realizzare questo progetto, mentre sul piano sindacale, dopo tanti anni di confronto e di divergenze, la FISASCAT riuscì a convincere le altre due federazioni di categoria a dotarsi di un ben definito progetto finalizzato a rinnovare strutturalmente il settore.

Renato di Marco 1985-1989

Di Marco era entrato in FISASCAT nel 1969 per iniziativa di Giulio Pettinelli ed aveva accompagnato tutto il percorso di rinnovamento messo in atto da Leonardo Romano quale suo braccio destro: fu quindi logico che ne raccogliesse l'eredità. La sua segreteria fu segnata dalla prolungata e difficile vertenza con la Standa, ma ostiche furono anche le relazioni con la Rinascente e con le basi statunitensi sul territorio italiano, che, nonostante gli accordi sottoscritti, volevano impiegare dipendenti americani al posto dei civili italiani.

Di Marco cercò di favorire la creazione di nuovi casinò, ritenendoli utili allo sviluppo turistico ed all'occupazione del settore, si impegnò ad aumentare le tutele per le colf, per concludere l'annoso problema costituito dai dipendenti dei Consorzi Agrari e perché i dipendenti della Vigilanza privata vedessero riconosciuta la loro figura giuridica e fossero maggiormente salvaguardati mediante l'adozione di nuovi mezzi e di nuove tecnologie.

Mario Cesino 1989-1994

Nel 1992 con il Trattato di Maastricht nacque L'Unione europea, ipotizzata già nell'83: al sindacato spettava dunque ora di confrontarsi con una realtà nuova e Mario Cesino, succeduto nell'89 a Renato di Marco, decise di riunire i consigli generali della FISASCAT di volta in volta in una città europea diversa.