Santa Rufina è una frazione del comune di Cittaducale, nella Provincia di Rieti. È il centro più popoloso del territorio comunale.

Geografia fisica Territorio È un paese situato lungo la Via Salaria, strada consolare romana. Geologia Al confine con il comune di Rieti, nei pressi della località Cupaello, sono stati rinvenuti diversi minerali:

Fluorapatite Kalsilite Khibinskite Melilite Merlinoite (ne è la località tipo) Perovskite Schorlomite Thaumasite Willhendersonite

Storia

Il paese, da sempre legato a Cittaducale, fino all'Unità d'Italia ne ha condiviso la funzione di baluardo del Regno sul confine con lo Stato Pontificio e in particolare con la città di Rieti.

Fu fortemente colpito dal terremoto del 1898, che provocò la morte di cinque abitanti., consultabile online sulla pagina dell'Archivio di Stato di Rieti

La frazione conobbe un grande sviluppo urbanistico e demografico con la nascita nei suoi pressi del nucleo industriale di Rieti-Cittaducale (1970), che favorì l'insediamento in paese di molte famiglie impiegate nelle industrie manifatturiere del nucleo. Per tale ragione, e per la sua vicinanza, oggi costituisce di fatto un sobborgo del capoluogo Rieti.

Archeologia

A Santa Rufina, in località Campo Avello (oggi Via degli Ulivi), un terrazzo roccioso prospiciente il fiume Velino ha restituito alcuni frammenti vascolari d’impasto databili tra l’Eneolitico ed il Bronzo antico, tra cui intonaci di capanna. La località ha restituito anche materiale d’impasto della media età del Bronzo U. Calzoni, Località Campo Avello, in Rivista di Scienze Preistoriche IV, 1949, pag. 223 . Il Peroni suppose che si trattasse di uno “scarico” in relazione ad un insediamento che doveva trovarsi sulla sommità del pianoro R. Peroni, Stazione preistorica di Campo Avello (Cittaducale), in Bullettino di Paletnologia Italiana VIII, 1951-52, pagg. 126-129 . In realtà, vista la difficile accessibilità del luogo ed il materiale rinvenuto nella spaccatura della roccia, oggi si è più propensi a considerarlo un deposito cultuale C. Belardelli – P. Pascucci, Repertorio dei siti protostorici del Lazio. Province di Rieti e Latina, Roma 1996, pag. 26 . Questo luogo di culto (probabilmente connesso anche con un abitato) è stato identificato con l’antica Vatia Christian Mauri, La Sabina prima dei Sabini: gli Aborigeni e l’età del Bronzo. I santuari romani in opera poligonale, Aracne editrice 2018, pagg. 95-99 , città degli Aborigeni (mitologia) che Dionigi di Alicarnasso colloca pochi chilometri ad est di Rieti, lungo la Via Calatina Dionigi di Alicarnasso, Storia di Roma arcaica (Le antichità romane), I, 14: “Ancora a partire da Rieti, per chi procede lungo la via Calatina, dopo trenta stadi (5,3 km) si trova Vazia”. La Calatina era il nome con cui era indicato il tratto della Salaria che collegava Rieti con Ascoli, passando per Antrodoco, fatta costruire dal console A. Atilio Calatino nel 258 a.C., da cui ne deriva il nome . Non lontano, a Cittaducale (località Valle Ottara) è stato rinvenuto un altro insediamento della media età del Bronzo (XIII-XII secolo a.C.), in qualche modo connesso con questo. Sembra inoltre che il toponimo Vatia derivi dal latino vaticinium e faccia riferimento proprio al carattere cultuale (forse oracolare) della località.

Tradizioni e folclore Il 10 luglio si tiene la festa patronale, in onore delle sante martiri Rufina e Seconda.

Note

Collegamenti esterni

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