Biografia Stefano Casadio nacque in casa il 26 febbraio 1913, a Cotignola, un piccolo paese adagiato sulla sponda sinistra del fiume Senio. Figlio di Giovanni Casadio (1876-1952), dipendente comunale, e di Severina Bassi (1879-1978), donna di famiglia contadina di condizione modesta, fu il secondo di tre figli.
La formazione e la vocazione sacerdotale La sua educazione fu severa. Oltre ai genitori, l'adulto che influì maggiormente sulla sua formazione fu don Zini, il parroco del paese che, con il suo operato ed il suo carattere, influenzò molto il giovane Casadio, considerato da sempre un ragazzino fin troppo vivace, a tratti discolo. Fu proprio don Zini a far sì che ricevesse un'adeguata istruzione presso il Seminario di Faenza (della cui diocesi fa parte Cotignola), dove il giovane Casadio entrò nel 1926. Durante gli anni da seminarista Stefano cercò anche di imparare un mestiere facendo il garzone presso un falegname. Lesse una biografia di Don Bosco: La vita di don Bosco. Il libro fu particolarmente importante per la sua formazione e particolarmente affine al suo animo, destinato ad essere votato ai giovani e alle iniziative in loro favore. Dopo dodici anni in seminario, nel 1938 Stefano Casadio fu ordinato sacerdote. La sua prima Messa fu celebrata il 2 maggio 1938 a Cotignola, alla presenza di tutta la famiglia. Don Casadio rimase per un anno e mezzo come supporto al parroco, ormai avanti negli anni. Il giovane prete, fresco di nomina, si ritrovò così a svolgere le funzioni del confratello, diventando così di fatto il parroco della cittadina, anche se solo venticinquenne.
La Seconda guerra mondiale Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò ufficialmente in guerra. In luglio don Casadio partì per l'Africa settentrionale quale cappellano militare. L'Italia combatteva con le potenze dell'Asse contro l'Esercito britannico. Il 7 febbraio 1941 don Casadio venne fatto prigioniero dagli inglesi. Già in aprile fu liberato a seguito della riconquista di Bengasi da parte delle forze dell'Asse. Lasciata la Libia, cominciò un lungo viaggio per il rientro in patria. Dopo varie peregrinazioni, il 30 ottobre 1943 poté rivedere Cotignola. Don Casadio si trovò ad affrontare l'occupazione nazista del paese, che visse sei mesi drammatici (novembre 1944 - aprile 1945). La disciplina imposta dai tedeschi era ferrea; il pericolo di rastrellamenti era costante. Don Casadio divenne un protagonista di primo piano della Resistenza. Sottrasse dagli uffici comunali i registri dello Stato civile e dell'Anagrafe, impedendo così ai tedeschi di avere degli elenchi aggiornati della popolazione e poter programmare i loro rastrellamenti.
Collaborò attivamente alla rete messa in piedi clandestinamente da Vittorio Zanzi che, per il suo ruolo di commissario prefettizio, cioè di uomo del regime, rischiò la vita in prima persona. La rete, composta da una trentina di famiglie cotignolesi, fornì nascondigli, viveri, documenti falsi ed altri aiuti a sfollati, ebrei, rifugiati e partigiani. Don Casadio, membro del CLN clandestino come rappresentante cattolico, diede rifugio in sacrestia a numerosi ricercati. Il 10 aprile 1945, quando gli inglesi stavano scatenando l'attacco decisivo alle postazioni tedesche lungo il Senio, don Casadio si recò presso il comando britannico e convinse i militari a non bombardare più il paese, già martoriato (operazione "Bandiera bianca"). Il gesto fu rimarchevole anche perché don Casadio sapeva che gli argini del fiume erano minati in più puntiCristina Tassi, Quarantuno di noi. Storia e storie degli ebrei di Cotignola, Longo, Ravenna 2020, pp. 83 e segg..
Grazie alla sua coraggiosa iniziativa venne insignito di molte onorificenze, fra le quali il «Diploma d'onore al combattente per la libertà d'Italia 1943-1945» (27 febbraio 1985) e la Medaglia di bronzo al valor civile. Dal 13 aprile 1945 al 4 febbraio 1946 fu assessore nella Giunta Comunale di Cotignola.
Dal 1974 alla morte Nel secondo dopoguerra gli fu assegnata una piccola parrocchia della campagna faentina: Reda. Don Casadio si diede subito da fare: ricostruì la chiesa parrocchiale ed avviò un laboratorio tessile che diede lavoro ad una quarantina di operaie; fondò una squadra di pallavolo femminile; aprì e gestì una sala cinematografica. Tutto questo dove prima esistevano solo terreni agricoli e magazzini della frutta. Dopo essere tornato a Cotignola, nel 1974 partì missionario per il Brasile, chiamato da una concittadina che si era fatta suora ed era andata in missione nel Paese sudamericano. Esercitò la sua opera di apostolato per 25 anni a Macaé (Stato di Rio de Janeiro), facendo ritorno nel suo paese natale, ormai anziano ultraottantenne, nel 1999. Don Stefano Casadio visse serenamente gli ultimi anni della sua vita e si spense a Roma il 27 maggio 2001.
Onorificenze Medaglia di bronzo al valor civile.
Intitolazioni L'istituto comprensivo di Cotignola è stato intitolato alla sua memoria nel 2006.
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Medaglie di bronzo al valor civile