La classificazione interna delle lingue romanze è un argomento complesso e spesso controverso che può non avere una risposta univoca. Sono state proposte varie classificazioni, basate su diversi criteri.
Problemi di classificazione
Criteri di classificazione Poiché due varietà linguistiche geograficamente vicine hanno in comune una gran parte del lessico, che è il settore di ogni lingua più soggetto alla variazione, per la classificazione delle lingue è opportuno fondarsi su altri criteri. Si tiene in particolare conto della tipologia linguistica: le lingue romanze sono, entro un certo grado, tipologicamente diverse tra loro; vale a dire, bisogna tener conto di una loro diversa base tipologica. A tal fine vengono messi a confronto fenomeni (fonetici, morfologici, sintattici, lessicali) di conservazione con i rispettivi fenomeni di innovazione. Questi fenomeni si presentano perlopiù indipendentemente gli uni dagli altri, dunque le loro distribuzioni spesso non coincidono. Di conseguenza, nel redigere una classificazione, gli autori devono stabilire una gerarchia tra i fenomeni linguistici.
La maggior parte degli autori (ad esempio C. Tagliavini, W. von Wartburg, A. Vàrvaro, M. Dardano) danno maggiore importanza ai livelli morfologico e sintattico, che rappresentano le strutture fondamentali di una lingua in quanto strutture interne, nelle quali dunque i fenomeni di conservazione e innovazione assumono maggior rilievo. Altri autori invece (ad esempio P. Bec) prediligono la fonetica, intesa - in quanto settore più conservativo di una lingua - come strumento di indagine sul sostrato e sullo stato più antico dello sviluppo della lingua.
Forma del plurale: alcune lingue romanze (come lo spagnolo, il catalano e il francese) formano il plurale aggiungendo /s/ (dall'accusativo plurale latino: illos lupos, illas capras), mentre altre (come l'italiano e il rumeno) cambiano la vocale finale (dal nominativo plurale latino: illi lupi, illae caprae). Un'ipotesi alternativa sostiene che questa differenza sia dovuta in ultima analisi a un mutamento di /+s/ dapprima in */+j/ e successivamente in /+i/, piuttosto che per una derivazione dal nominativo plurale latino: tale ipotesi prende ad esempio l'esito in italiano del latino (sia nominativo sia accusativo) nos → noi. Plurale vocalico: italiano, siciliano, veneto, lombardo<ref name=":0">In lombardo la formazione del plurale al giorno d'oggi spesso non è più vocalica, anche se è chiaramente derivata da questo tipo. In molti idiomi lombardi, infatti, si ha la formazione del plurale dei sostantivi in -t cambiando la -t in -c' (palatalizzazione dovuta a un suono /i~j/ ora caduto, e non per un presunto /s/, che avrebbe comportato un esito /t͡s/ e infine /s/, anziché /c/ > / t͡ʃ /), p.e. punt, punc (scritto anche puncc). Esistono anche altri casi: l-j (/li/ > /lj/ > /ʎ/ > /j/), p.e. cavèll, cavèi; n-t; nn-gn (/ni/ > /nj/ > /ɲ/), p.e. pann, pagn. In buona parte degli altri casi le due forme sono identiche, a seguito della caduta delle vocali finali (p.e. el liber, i liber), la forma plurale perde la vocale "debole" finale (p.e. la scarpa, i scarp), o la vocale finale "forte" o in contesto particolare si mantiene (p.e. el piangina, i piangina; el Navili, i Navili). Da notare come l'articolo plurale è di tipo vocalico (p.e. milanese i, maschile e femminile). Nel lombardo esistono anche plurali metafonetici (e.g. mes, mis), sempre dovuti all'influenza di un suono vocalico finale palatale, poi caduto. È per esempio tipico del dialetto bolognese, di quello ferrarese e di quelli romagnoli, che presentano per i nomi maschili un plurale metafonetico, p.e. váider, vîder. Similmente a molti dialetti lombardi, e per gli stessi motivi, nel dialetto mirandolese i plurali rimangono inalterati rispetto ai singolari, con l'eccezione dei nomi maschili in -l che al plurale terminano in -i (al giurnàl → i giurnài, al gat → i gat) e quelli femminili in -a che conservano -i (la gata → al gati, la man → al man).</ref>, emiliano, romagnolo, piemontese, ligure, dalmatico, rumeno, napoletanoIn napoletano, l'indebolimento della vocale finale in ə non rende visibile tale fenomeno; pertanto, il plurale napoletano è deducibile o dall'articolo determinativo che introduce il sostantivo (fattore spesso determinante, specialmente per i sostantivi femminili, in cui la metafonesi è pressoché assente), oppure dall'esito della metafonesi. Es.: 'o guagglionə → 'e guaggliunə.. Plurale vocalico e sigmatico: friulanoIn friulano la maggior parte dei nomi forma il plurale aggiungendo /+s/, ma alcuni nomi maschili lo formano aggiungendo /+j/, ladinoIn ladino la maggior parte dei nomi forma il plurale aggiungendo /+s/, ma alcuni nomi maschili lo formano aggiungendo /+j/, /+gn/. I plurali dei termini che finiscono in "t" formano il plurale cambiando la "t" finale in "c", romancioIn romancio i nomi formano il plurale aggiungendo /+s/, ma se il plurale indica una quantità indeterminata lo formano aggiungendo /+a/, alcuni dialetti dell’occitano. Plurale sigmatico: portoghese, galiziano, spagnolo, catalano, alcuni dialetti occitani, franco-provenzale, francese, sardo.Lenizione o perdita delle occlusive sorde /p, t, k/: alcune lingue romanze (come spagnolo, portoghese, francese, sardo, ecc.) presentano una lenizione o perdita delle occlusive sorde /p, t, k/, mentre altre (come italiano, rumeno, dalmatico) non mostrano lenizioni o perdite di queste occlusive. Lenizione o perdita delle occlusive sorde /p, t, k/: spagnolo, portoghese, galiziano, asturo-leonese, catalano, occitano, francese, friulano, ladino, romancio, lombardo, piemontese, emiliano, romagnolo, ligure, veneto e sardo. Non-lenizione o perdita delle occlusive sorde /p, t, k/: italiano, napoletano, siciliano, còrso, rumeno, dalmatico e mozarabico.Indebolimento o caduta della vocale finale non accentata: avviene in alcune lingue e non in altre. Per esempio: le parole latine lupu(m), luna diventano in italiano lupo, luna o in spagnolo lobo, luna ma in francese loup ([lu]), lune ([lyn], dal francese antico ['lynə]): Vocali finali intatte: portoghese, gallego, spagnolo, sardo, ligure, còrso, italiano, siciliano; vocali finali cadute, conservate solo nel femminile: catalano, occitano, lombardo, piemontese, emiliano, romagnolo, veneto, friulano, romeno, francese antico; vocali finali cadute: francese modernoComparativo: sparito il comparativo sintetico latino, le varie lingue romanze usano espressioni perifrastiche con continuazioni di plus o di magis:plus: francese, italiano, sardo, còrso, friulano, napoletano, lombardo, piemontese, emiliano, romagnolo, ligure, veneto. magis: portoghese, galiziano, spagnolo, catalano, leonese, occitano, romeno. Numerali: in alcune lingue la parola per 16 è "sei-dieci" come 11-15; in altre è "dieci-sei", come 17-19: "Sei-dieci": sardo, catalano, occitano, francese, corso, italiano, leonese, friulano, siciliano, lombardo, piemontese, emiliano, romagnolo, ligure, napoletano; "Dieci-sei: portoghese, galiziano, spagnolo; "Sei-sopra-dieci": romeno (in quest'ultima lingua tutti i numerali da undici a diciannove si formano seguendo il modello slavo "n-sopra-dieci") Ausiliari: i verbi latini habere, tenere ed esse sono usati in modo differente per "tenere", "avere", "aver fatto" e "c'è": THHH: occitano, francese, siciliano (in francese si dice je tiens, j'ai, j'ai fait, il y a; queste sono quindi rispettivamente derivate di Tenere, Habere, Habere, Habere); THHE: italiano, romeno, friulano, lombardo, piemontese, veneto, emiliano, romagnolo, ligure, e sardo (campidanese) (E per Esse, "essere" in italiano, "este" in romeno); TTTT: portoghese (solo Brasile); TTTH: portoghese, gallego e leonese; TTHH: spagnolo, catalano, napoletano e sardo (logudorese); Passato composto: alcune lingue usano solo "avere" per formare i tempi composti del passato di tutti i verbi; altre usano "essere" per alcuni verbi, generalmente per quelli che esprimono un'idea di movimento o di divenire: Solo "avere": portoghese, gallego, spagnolo, catalano, romeno, siciliano, napoletano; "Avere" ed "essere": occitano, francese, lombardo, veneto, piemontese, emiliano, romagnolo, ligure, sardo, friulano, italiano. Particella affermativa''': dal latino "sic est": italiano, friulano e còrso (sì, isié, iè); spagnolo e catalano (sí); portoghese (sim); galiziano e nizzardo (si); siciliano (sè); retoromanzo (schi nel romancio); istrioto (seî o sèi); "eja", dal latino "etiam": sardo; "emmo","embo" dal latino "immo": sardo; "oui" < "oïl", dal latino "illud est" o "hoc ille (est)": francese; ; piemontese “é”. piemontese (“òj” oppure “ò”)Le particelle affermative in piemontese; Gian Lorenzo Clivio., emiliano ói''").
Schemi di classificazione Vi sono vari schemi di classificazione.
Schema del Tagliavini Carlo Tagliavini propose la seguente classificazione delle lingue neolatine:C. Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine: introduzione alla filologia romanza, Bologna, 1972, p. 354 e seguenti.
dominio balcano-romanzo rumeno dominio italo-romanzo dalmatico (con elementi propri del dominio balcano-romanzo) italiano sardo ladino dominio gallo-romanzo francese franco-provenzale provenzale (e guascone) catalano (con elementi propri del dominio ibero-romanzo) dominio ibero-romanzo spagnolo portoghese
Schema del Bec Lo schema proposto da Pierre Bec per le lingue neolatine, che divide le lingue in due grandi ramificazioni (Romània occidentale e Romània orientale), è invece il seguente:P. Bec, La langue occitane, Paris, 1986, p. 6.
Romània occidentale gallo-romanzo gallo-romanzo "francese" / "d'oïl" francese franco-provenzale gallo-romanzo "occitano" / "d'oc" occitano classico guascone (tendente all'ibero-romanzo) catalano (tendente all'ibero-romanzo) gallo-romanzo "italiano" / "cisalpino" reto-friulano gallo-italiano ibero-romanzo spagnolo portoghese Romània orientale italo-romanzo italiano sardo balcano-romanzo romeno dalmata (tendente all'italo-romanzo)
Schema Ethnologue Secondo Ethnologue (16ª ed.) le lingue neolatine (che sarebbero 43) si differenziano in tre rami principali, a loro volta ancora sottolivellati:
Tra parentesi tonde, è indicato il numero di lingue di ogni gruppo e la zona dove vengono parlate; tra parentesi quadre, è invece riportato il codice di classificazione internazionale linguistico.
Lingue Romanze (43) Lingue romanze orientali (4) Lingua aromena [rup] (Grecia) Romeno[ron] (Romania) Istroromeno [ruo] (Croazia) Meglenoromeno [ruq] (Grecia) Italo-Occidentali (32) Lingue Italo-Dalmate (6) Dalmatico (†) Lingua istriota [ist] (Croazia) Italiano [ita] (Italia) Giudeo-italiano [itk] (Italia) Lingua napoletana [nap] (Italia) Siciliano [scn] (Italia) Occidentali (29) Lingue gallo-iberiche (26) Lingue gallo-romanze (14) Gallo-Italiche (5) Emiliano [egl] / Romagnolo (Italia) Ligure [lij] (Italia) Lombardo [lmo] (Italia) Piemontese [pms] (Italia) Veneto [vec] (Italia) Gallo-Retiche (9) Oil (6) Francese (5) Francese [fra] (Francia) Francese cajun [frc] (USA) Lingua piccarda [pcd] (Francia) Lingua vallona [wln] (Belgio) Zarfatico [zrp] (Francia) Sudorientali (1) Arpitano [frp] (Francia) Retiche (3) Friuliano [fur] (Italia) Ladino [lld] (Italia) Lingua romancia [roh] (Svizzera) Lingue ibero-romanze (12) Lingue d'Oc (2) Lingua occitana [oci] (Francia, Spagna, Italia) Shuadit [sdt] (Francia) † Iberico orientale (1) Lingua catalana [cat] (Spagna) Iberico occidentali (10) Asturiano-leonese (2) Asturiano [ast] (Spagna) Lingua mirandese [mwl] (Portogallo) Lingue castigliane (4) Lingua estremegna [ext] (Spagna) Lingua giudeo-spagnola [lad] (Israele) Lingua spagnola [spa] (Spagna) Lingua spagnola amazzonica [spq] (Perù) Lingua galiziano-portoghese(4) Lingua fala [fax] (Spagna) Galiziano [glg] (Spagna) Minderico [drc] (Portogallo) Portoghese [por] (Portogallo) Lingue Pirenaiche-Mozarabiche (1) Lingue pirenaiche (1) Aragonese [arg] (Spagna) Mozarabico (†)