Il complesso del disseccamento rapido dell'olivo, abbreviato in CoDiRO (Olive Quick Decline Syndrome, o OQDS, nella letteratura scientifica internazionale) è una fitopatologia che colpisce le piante di ulivo (Olea europaea), manifestandosi con disseccamenti del lembo delle foglie (bruscatura), dapprima limitati a rami isolati, poi estesi a intere branche della chioma fino a colpire anche l’intera piantaLuigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana , L'Informatore Agrario, 16 (2015), p. 37 .

Come confermato da diversi studi la patologia è causata da un particolare ceppo batterico (identificato come ST53) di Xylella fastidiosa spp. pauca.

Descrizione La patologia è strettamente associata alla presenza, nelle piante colpite, di un particolare ceppo batterico (identificato come ST53) di Xylella fastidiosa spp. pauca.

La natura causale del nesso tra il batterio e la fitopatologia è stato indagato da molti studi: già affermato dall'EFSA nel marzo 2016, ha trovato ulteriori e ancor più definitive conferme nel 2017 grazie ai risultati di un'analisi condotto dal prof. Giovanni Martelli, dell’Università di Bari e Accademico dei Lincei (oltre che componente della Commissione di ricerca dell'Accademia lincea), e dal prof. Enrico Bucci, della Temple University di Filadelfia, che hanno potuto servirsi dell'enorme messe di dati e campioni raccolti nel corso delle varie campagne di ricerca degli anni 2015 e 2016.

Xylella fastidiosa è un patogeno da quarantena, endemico di alcune zone dell'America settentrionale e centrale, dove è agente causale di diverse patologie, ma estraneo all'Europa e al bacino mediterraneo fino, all'incirca, alla fine degli anni 2000, quando il CoDiRO ha fatto la sua prima comparsa in Italia, tra gli uliveti dell'area salentina della provincia di Lecce (probabilmente tra il 2008 e il 2010, in una ristretta fascia ionica presso Gallipoli). La presenza del batterio è stato accertata nel 2013, quando un suo particolare ceppo (chiamato anch'esso CoDiRO) è stato isolato in ulivi affetti dalla patologia e su altre piante ospiti. L'espansione del CoDiRO, che interessava un'area di circa 8.000 ettari nella tarda estate 2013, si è sviluppata fino a raggiungere un'estensione di circa 25.000 ettari ad aprile 2015, con un impatto così vasto da essere stata definita da Joseph-Marie Bové, dell'Académie d'agriculture de France, come "la peggior emergenza fitosanitaria al mondo".

La denominazione della patologia come un "complesso" risale alle prime fasi di studio del CoDiRO e deriva dallo stato provvisorio delle conoscenze allora ancora in corso di acquisizione. Infatti, prima dell'enucleazione del ruolo chiave svolto da Xylella nell'eziologia del CoDiRO (acquisizione scientifica avvenuta nel 2014), l'attenzione si era concentrata su una serie di possibili e concomitanti fattori causali o di rischio osservati in esemplari di olivo colpiti dalla patologia. Tali fattori, tuttavia, si sono poi rivelati tutti di nulla o secondaria importanza rispetto al ruolo patogeno principale del batterio Xylella, riconosciuto dalla comunità scientifica come agente causale della fitopatologia del CoDiRO.

Il CoDiRO rappresenta un'enorme minaccia potenziale per l'intero comparto dell'olivicoltura italiana, con possibile espansione anche in altre aree del bacino mediterraneo o in California. Per questo, nell'immediatezza, sono state avanzate drastiche proposte per consentirne l'eradicazione dal territorio pugliese, la cui messa in opera ha incontrato notevolissime resistenze, maturate all'interno di un dibattito politico (sconfinato anche su un terreno giudiziario, sia amministrativo sia penale) svoltosi su un piano dialettico che ha lasciato in ombra le indicazioni della comunità scientifica (accusata perfino di complotto) e ha trasformato l'oggetto della discussione in uno strumento per la ricerca di consenso da parte di vari degli attori coinvolti. Il carente stato di attuazione delle misure, dovuto all'opposizione iniziale alle indicazioni e all'inerzia politica nella loro concreta messa in atto, ha fatto sì che l'iniziale obiettivo di eradicazione non era più considerato raggiungibile già nel 2015 (visto che a marzo 2015, l'infezione di X. fastidiosa aveva già raggiunto una quindicina di altre piante ospiti nel vasto areale dell'olivo pugliese nel Salento, l'infezione di X. fastidiosa aveva già raggiunto una quindicina di altre piante ospiti), rimanendo ancora perseguibile la sola prospettiva del contenimento del batterio.

Di fronte al carente stato di attuazione, nell'aprile 2015 sono state varate misure meno drastiche, miranti, ormai, al solo contenimento del batterio nel Salento e nella provincia di Lecce e all'eradicazione della sola espansione settentrionale dei focolai, ma la resistenza rispetto anche a tale ultima misura ha vanificato, di fatto, anche il raggiungimento dell'obiettivo residuale del contenimento a sud della batteriosi.

Sintomi I sintomi del CoDiRO sono quelli tipici che si associano di frequente alle infezioni già conosciute di X. fastidiosa: essi consistono nell'intensa bruscatura delle foglie (leaf scorch, disseccamenti più o meno ampi a carico del lembo foliare): il fenomeno colpisce dapprima rami e piccole branche della chioma, isolati e distribuiti a caso, soprattutto a partire dai palchi superiori, per poi allargarsi a intere branche, fino a giungere a un'estensione tale da colpire l'intera porzione aerea della pianta. Altri sintomi sono il ridotto accrescimento di rami e germogli. Nello stadio finale, la chioma assume un colore bruciacchiato, ma l'albero rimane ancora in vita, benché ischeletrito nell'aspetto esteriore, e le sue radici, finché rimangono vitali, sono ancora in grado di emettere polloni destinati a disseccare in breve tempo. Interventi di potatura sugli esemplari deperiti riescono a favorire solo un'effimera ripresa vegetativa, con ricacci che spuntano in modo sporadico e settoriale, destinati anch'essi a disseccare.

Suscettibilità

La sintomatologia colpisce con particolare gravità gli esemplari più grandi e vetusti, anche pluricentenari, con totale disseccamento degli ulivi antichi, mentre nelle piante più giovani, spesso, l'alterazione si limita a disseccamenti terminali che, in base alle osservazioni disponibili al 2015, non sembrano innescare il declino generalizzato dell'intera pianta. Negli esemplari più vetusti, già prima dell'enucleazione della stretta relazione con il batterio Xylella, erano riscontrati altri due fattori di rischio:

ampi attacchi della Zeuzera pyrina (rodilegno giallo, o falena leopardo, un lepidottero xilofago e fillofago, endemico in Salento, la cui diffusa presenza nella zona era già nota alla fine del XVIII secolo) con le estese e caratteristiche gallerie scavate dalle larve; necrosi del legno dell'annata con infezioni di miceti da varie specie di differenti generi, soprattutto Phaeoacremonium e Phaeomoniella, ma anche Pleurostomophora e Neofusicoccum. Le infezioni fungine si avvantaggiano anche della presenza delle gallerie scavate dalle larve del rodilegno giallo.

I dati e le osservazioni, confermati da uno studio condotto dall'IPSP-CNR (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dall'Università degli Studi di Bari (Dipartimento di Scienze del Suolo della Pianta e degli Alimenti), hanno dimostrato un diverso grado di sensibilità al CoDiRO: ad esempio, si è rilevata una minor suscettibilità della cultivar Leccino rispetto a un'altra varietà locale, la Ogliarola salentina. Nel complesso, è stata evidenziata l'altissima suscettibilità di due varietà locali, la Cellina di Nardò e la già citata Ogliarola salentina.

Questi studi tendono a individuare i fattori che inducono una maggiore resistenza/tolleranza all'aggressione microbica. Le differenti attitudini varietali possono permettere l'individuazione di cultivar resistenti nella platea delle oltre 1500 varietà che compongono il germoplasma conservato nelle principali banche dei semi mondiali.

Origine ed evoluzione dell'evento patologico Focolai puntiformi molto virulenti del Complesso del disseccamento rapido dell'olivo sono segnalati su ulivi in tutto il Salento e nella provincia di Lecce, con centinaia di impianti ormai appassiti e morti. Il fenomeno ha iniziato a manifestarsi nel 2008/2009/2010 nell'entroterra di Gallipoli e nella parte occidentale della penisola salentina. L'estensione dei focolai in Puglia è stata aggravata dalle condizioni climatiche dell'inverno 2013-2014, la cui particolare mitezza non è stata in grado di compiere un abbattimento di massa del vettore sufficiente a contenere la diffusione dell'infezione. Al 2015, infatti, alla distribuzione puntiforme dei focolai della provincia di Lecce se ne è aggiunto anche uno in provincia di Brindisi, nel comune di Oria, che attesta il travalicamento a nord dei precedenti limiti territorialiLuigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana , L'Informatore Agrario, 16 (2015), p. 40 .

Nonostante temperature più rigide, l'espansione settentrionale della batteriosi non si è arrestata nell'inverno 2016/2017, andando a intaccare anche coltivazioni che, in precedenza, ricadevano in zona di contenimento: il 13 gennaio 2017, infatti, è stata resa nota la localizzazione di 5 focolai in agro di Taranto, Fragagnano, Ceglie Messapica, Grottaglie, San Vito dei Normanni. Altri 4 nuovi focolai sono stati individuati nel mese di febbraio 2017 nelle coltivazioni olivicole di Brindisi, Francavilla Fontana, Oria, e Manduria.

Associazione con Xylella fastidiosa spp. pauca

Xylella fastidiosa (, et al., 1986) è un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, che vive e si riproduce all'interno dell'apparato conduttore della linfa grezza (i cosiddetti vasi xilematici, portatori di acqua e sali minerali), noto per la sua attività planticida. Il microrganismo è in grado di indurre pesanti alterazioni alla pianta ospite con grande dannosità per le coltivazioni agricole, essendo all'origine della malattia di Pierce nella vite, della clorosi variegata (CVC) degli agrumi in Brasile, oltre alla strettissima associazione CoDiRO nell'agricoltura italianaLuigi Catalano, Xylella fastidiosa, la più grave minaccia dell’olivicoltura italiana , L'Informatore Agrario, 16 (2015), p. 36 .

Sono oltre 100 le specie di piante affette da Xylella spp. First report of Xylella fastidiosa in the EPPO region - Special Alert -, European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO), con malattie quali il mal di pennacchio nel pesco, la bruciatura delle foglie di oleandro, il cancro degli agrumi; è stato segnalata una notevole incidenza anche su prugno, ciliegio e mandorlo.

Per la sua pericolosità, all'epoca era classificato come specie da quarantena nella lista A1 della EPPO fin dal 1981 (organismi da quarantena non presenti in Europa: a seguito dell'insuccesso nell'eradicazione, dal mese di settembre 2017 il batterio è stato trasferito nella lista A2, relativa agli organismi da quarantena presenti in Europa). La classificazione A1 impone a ogni stato membro, in presenza di segnalazione sul territorio della Comunità europea, l'adozione obbligatoria di drastiche misure di eradicazione e contenimento, in base alla direttiva europea 2000/29/CE.