Pleurocybella porrigens (Pers.) Singer, 1947 è un fungo lignicolo appartenente alla famiglia Marasmiaceae con carpofori bianchissimi, pleurotoidi, quasi sempre astipitati, relativamente piccoli e con imenio a lamelle. Il genere Pleurocybella è stato a lungo considerato monotipo per la presenza della sola specie P. porrigens, un fungo largamente diffuso in tutte le foreste dell'emisfero settentrionale. Del tutto recentemente , però, si è aggiunta a questo genere un'altra specie, P.ohiae, che cresce sulla corteccia di una mirtacea presente nelle montagne hawaiane.

P. porrigens cresce spontanea, spesso in gruppo, su ceppaie di conifere in decomposizione fruttificando dalla fine dell'estate all'autunno in zone prevalentemente montuose. È stato a lungo considerato un fungo edibile [3,4] fino a quando, all'improvviso e in maniera del tutto imprevista, è stato coinvolto in alcuni episodi di encefalopatia acuta una decina di anni fa in Giappone solo in soggetti con problemi renali [5-7] . In questo Paese il fungo è stato tradizionalmente consumato e largamente utilizzato per il suo particolare aroma (odore gradevole di mandorla dolce) che ne faceva un ricercato ingrediente di molti piatti tra cui la zuppa di miso e la tempura. Va ricordato che lo stesso fungo era anche consumato dagli abitanti francesi delle montagne dei Vosgi e del Giura, tanto da esser presente fino a qualche anno fa nei mercati dei vari dipartimenti nei cui territori si trovano tali monti, e dalle popolazioni che vivono nelle foreste americane che si estendono a Nord Ovest del Pacifico.

Del tutto recentemente, anche P. porrigens come altre specie fungine è stata oggetto di studio per valutarne il potere nutraceutico.

Etimologia Specie : dal latino porrigo= porgere,sta ad indicare un fungo "che si estende in avanti, che sporge orizzontalmente."

Descrizione della specie Cappello Liscio, sessile, a forma di lingua o orecchietta, di colore bianco candido intenso, poco carnoso e fragile, con margine gibboso-lobato nei soggetti a maturità avanzata; il diametro può misurare 2,5–10 cm. Lamelle Molto fitte, strette, forcate, decorrenti, di colore da biancastro a crema. Gambo Quasi inesistente, assente, laterale. Caratteri microscopici Spore Bianche, subglobose; 6-7 x 5-6 µm.

Distribuzione e habitat

È presente nelle regioni montuose temperate del Nord America, del Giappone e dell'Europa. Molto diffuso nei Paesi scandinavi e nel Nord-Est (Haute-Vosges, Jura) della Francia. In Italia la sua presenza, in generale considerata rara, è stata segnalata per la prima volta in Toscana, dapprima (1990) in Abetone su ceppaia di Abies alba dal micologo A. Gennari e qualche anno dopo (1996) a Campolino, Abetone, dai micologi Antonini D. e M. Successivamente il fungo è stato segnalato in Trentino (1997, rispettivamente dal micologo Cervini M. a Strigno-Val Malene e dal micologo Macchi G. a Pieve Tesino) e in Piemonte (in Valsessera, nel comune di Trivero, dai micologi Zorio P. e Tizzoni R., 1998; in Valle Maira, Borgata Soglio di Celle Magra, dai micologi Manavella G. e I.,1999). Dal 2000, le segnalazioni si fanno sempre più frequenti interessando altre regioni : prima l'Abruzzo (in provincia dell'Aquila, località sorgente Sant'Angelo, Villetta Barrea, ad opera del micologo Consiglio G., 2003) seguono poi il Veneto, in provincia di Belluno (a Danta di Cadore ad opera del micologo Padovan nel 2005, e del micologo Lorenzon L. nel 2008-2013; quest'ultimo lo trova anche a Padola nel 2012 e a Lozzo di Cadore nel 2013), di nuovo il Trentino, in provincia di Trento (in località Lozen-Lago di Calaita, Valle del Vanoi ad opera del micologo P.E. Ceccon nel 2011; a Bellamonte, San Martino di Castrozza e nel comune di Canal San Bovo, nel 2013, ancora ad opera del micologo Lorenzon L.) e, inoltre, il Lazio (2013), sui monti Lucretili ad opera del micologo Berna C. I più recenti ritrovamenti (2014) sono stati in Lombardia, in provincia di Bergamo (San Pellegrino Terme, ad opera della micologa Zanella E. e in Val Brembana dal micologo Schirinzi G.) e in Alto Adige (a Versciaco e sul Monte Elmo grazie al micologo Ion R.). In tutti i casi sopra riportati, ad eccezione del ritrovamento laziale in cui l'essenza su cui il fungo è stato trovato era una Quercus sp., verosimilmente Q. pubescens e il periodo del ritrovamento, l'inizio della primavera, la P. porrigens è stata trovata sempre su abete rosso in decomposizione all'inizio dell'autunno.

In Europa si trova su tronchi e ceppaie di conifere (Picea abies, Abies alba), in decomposizione; in particolare, cresce saprofita su rami ben umidi, parzialmente interrati, coperti di muschio, sola o più frequentemente cespitosa o in gruppo, durante il periodo autunnale.

Commestibilità P. porrigens è stato considerato a lungo dai consumatori nordamericani e giapponesi un fungo appetibile, eccellente, al punto da poterlo ritenere un'accettabile alternativa ai galletti (C. cibarius) in una cena a base di funghi. In Italia, invece, è considerato non commestibile per la carne troppo tenace o non appetibile per il sapore di ago di abete. Per la verità è stato considerato un fungo edibile, e sicuro anche per la relativa facilità d'identificazione, fino a quando non è stato coinvolto in 3 documentati episodi di encefalopatia convulsiva in 9 delle 47 prefetture del Giappone [10-13] con il coinvolgimento di 59 persone, tutte affette da problemi renali. Prima di queste non c'erano mai state segnalazioni di avvelenamento da P. porrigens. Le intossicazioni in Giappone Nell'autunno (fine settembre-metà ottobre) del 2004 [10,11,14-19], si verifica un primo episodio che ha interessato numerosi soggetti, molti dei quali settantenni (range 48-93 anni), che hanno manifestato una sindrome encefalopatica acuta associata al consumo di P. porrigens. Dalle indagini epidemiologiche è emerso che la maggior parte dei pazienti colpiti era affetta da insufficienza renale cronica, e per questo molti di essi era in trattamento dialitico, e tutti avevano consumato la P.porrigens prima della comparsa dei sintomi neurologici. In nessun caso sono stati segnalati i sintomi intestinali, comuni nell'intossicazione alimentare (vomito o diarrea). I sintomi iniziali, riscontrati 2-3 settimane dopo il consumo del fungo, in quantità e frequenza variabili, sono stati, infatti, disartria, marcata debolezza alle gambe, accompagnata da movimenti involontari tipo tremori, mioclono e difficoltà nella deambulazione. Alcuni giorni dopo (7-11), i pazienti più gravi presentavano importanti disturbi della coscienza (fino ad arrivare al coma), persistenti in alcuni casi più di un mese, e convulsioni resistenti ai trattamenti per evolvere poi verso uno stato di male convulsivo. Alcuni pazienti hanno richiesto l'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica per deficit respiratorio. Il segno di Babinski, l'atassia, la paresi/paralisi e le parestesie sono state riscontrate nel complesso in maniera assai occasionale. L'esame del liquido cefalorachidiano ha mostrato un'elevata concentrazione proteica senza pleiocitosi. La TC e la RMN, normali nei primi giorni, hanno evidenziato in sesta giornata notevoli lesioni nella corteccia cerebrale. L'esame elettroencefalografico evidenziava scariche periodiche sincronizzate e punte-onde. La morte è sopravvenuta in 18 soggetti all'interno di un quadro clinico di difficoltà respiratoria dopo 13-29 giorni dall'inizio delle convulsioni. La completa guarigione, intesa come ritorno alle condizioni preesistenti l'intossicazione, si è avuta solo nel 40% dei casi; in particolare, tutti quei pazienti che al momento del ricovero presentavano insufficienza renale senza ricorso al trattamento dialitico si sono quasi completamente ripresi dopo circa 1 mese. Questo risultato ha fatto ritenere il grado di insufficienza renale un elemento chiave per la prognosi di questo tipo di encefalopatia. Nel 2007 è stato portato all'attenzione dei medici del dipartimento di neurologia del Kitamurayama Public Hospital di Higashine-shi ,Giappone, un caso di encefalopatia acuta, associato al consumo di P. porrigens, in una donna, affetta da nefropatia diabetica. La paziente di 71 anni consumava abitualmente il fungo ad ogni autunno dall'età di 30 anni. Alcuni giorni prima del ricovero ne aveva consumato in grande quantità. Due giorni prima del ricovero manifestava disartria e andatura barcollante. All'ingresso presentava disartria, moderata emiparesi destra con interessamento del volto senza problemi sensoriali superficiali, difficoltà nella deglutizione e nella protrusione della lingua, segno di Babinski presente bilateralmente. TC e RNM confermavano la diagnosi clinica di encefalopatia; il giorno dopo la paziente entrava in coma e manifestava tetraplegia. Dopo 44 giorni la paziente è stata dimessa senza sequele. Nel 2008 si è verificato un caso, ad esito fatale, di encefalopatia acuta con convulsioni generalizzate e coma in un soggetto di 65 anni dopo l'ingestione di P. porrigens . Diversamente dal precedente caso, questo paziente era affetto da insufficienza renale cronica sottoposto a dialisi per 3 mesi prima dell'intossicazione. L'esame istologico del cervello ha rivelato la presenza di estese aree necrotiche di tipo postinfartuali nel putamen e aree necrotiche multiple, irregolari nella parte profonda della corteccia cerebrale e cerebellare. Conclusioni: i risultati delle indagini istologiche effettuate sul tessuto cerebrale di tutti i pazienti colpiti dall'encefalopatia deceduti hanno evidenziato un quadro di demielinizzazione; ciò significa che la/le sostanza/e tossica/che potenzialmente presenti nel fungo hanno danneggiato gli oligodendrociti che come noto costituiscono la guaina mielinica nel cervello.

I potenziali agenti dell'intossicazione Le intossicazioni sopra riportate hanno sollevato forti dubbi sulla sicurezza alimentare del fungo; in particolare, quando è stato accertato che tutti i soggetti intossicati lo avevano consumato, il fungo è stato indicato come una possibile causa. Tuttavia, il fatto di essere consumato da lunghissima data e di trattarsi di specie non coltivata ma esclusivamente raccolta e consumata da raccoglitori/consumatori abituali portava a negare il suo coinvolgimento nelle intossicazioni. Dal punto di vista micologico, l'anno 2004 è stato caratterizzato in Giappone da un'estate assai calda seguita da un autunno sin dall'inizio fortemente piovoso, come conseguenza dei numerosi tifoni che si sono abbattuti sull'arcipelago, condizioni che hanno favorito la massiccia fioritura e raccolta di P. porrigens. Il fungo di quel periodo, oltreché per l'abbondante diffusione, viene ricordato anche per le eccezionali dimensioni, con esemplari grandi tanto quanto il palmo di una mano. Di conseguenza, il consumo di questa specie è stato non solo assai diffuso ma verosimilmente abbondante. Pertanto, è stato ipotizzato che le intossicazioni potessero essere legate a livelli delle potenziali sostanze tossiche insolitamente alti o che l'elevato consumo del fungo anche da parte di persone con problemi renali abbia provocato il superamento della soglia tossica di qualche componente che in condizioni meteo-ambientali normali non sarebbe mai stata oltrepassata.

Le indagini chimico-tossicologiche Per chiarire la relazione tra l'ingestione del fungo e i casi di encefalopatia acuta e, in particolare, per identificare i potenziali agenti causali delle intossicazioni sono state avviate specifiche ricerche chimiche su campioni di fungo raccolti in diverse prefetture del Giappone dalle autorità locali con il coordinamento del Japan Poison Information Centre, su richiesta del Ministry of Health, Labour and Welfare (MHLW). I risultati di queste ricerche sono di seguito riportati in ordine cronologico e in maniera succinta.