Partecipò all'andata nel popolo, fu tra i membri fondatori di Zemlja i Volja e di Narodnaja volja, del cui Comitato esecutivo fece parte fino all'arresto. Condannato a morte per complicità nell'attacco al Palazzo d'Inverno del 17 febbraio 1880, fu impiccato. Il suo nome di battaglia era Aleksandr I.

Biografia Origine e formazione

Dopo la prima rivolta della nobiltà polacca contro il giogo oppressivo dell'impero zarista, nel novembre del 1830, i fratelli Kvjatkovskij, eredi di un'antica famiglia principesca originaria di Mogilev, furono esiliati in Siberia.Evgenij Demenok, Odissea della mia famiglia. Uno di essi, Aleksandr Vasil'evič, nel 1840 si trasferì a Tomsk ,dove lavorò per un certo periodo ai giacimenti auriferi finché non ne acquisì la proprietà. Sposò quindi la diciassettenne Apollinarija Timofeevna Borovkova (1822ca.-1898), figlia di uno dei primi possessori di miniere d'oro del governatorato di Enisej, dal nome dell'omonimo fiume, e da lei ebbe diversi figli, di cui sette maschi e una femmina raggiunsero l'età adulta: Vasilij,Sarà lui a ereditare e a occuparsi dei giacimenti auriferi di famiglia alla morte del padre, sopraggiunta alla fine del 1880. Innokentij, Pëtr,Tenente della Marina, nel novembre del 1881, fu denunciato dalla moglie per appartenenza al movimento rivoluzionario, che aveva finanziato con non meno di ventimila rubli, e si ucciderà qualche anno dopo. Timofej, Aleksandr, Julija,Nata nel 1859 Julija, all'epoca in cui Aleksandr fu arrestato, viveva a San Pietroburgo e divideva l'appartamento con Ekaterina Olovennikova, una delle sorelle di Marija Ošanina. La denuncia della cognata ai danni di suo fratello Pëtr, colpì anche lei, ragion per cui fu esiliata nella natia Tomsk. Nel 1885 completò gli studi in medicina e, tra l'altro, esercitò come oculista. Morirà dopo il 1930, Ivan e Tichon.Nato nel 1862, si laureò in medicina all'università di Kazan' nel 1888. Lavorò a Mosca, Kiev, Poltava e in Siberia. Prestò servizio anche al fronte nel corso della guerra russo-giapponese e della prima guerra mondiale. Morirà dopo il 1927.

Aleksandr nacque in un giorno imprecisato nella prima metà del mese di gennaio del 1853,Note biografiche, in «Grande enciclopedia sovietica». e fin da piccolo palesò un animo sensibile che lo portò a guardare il duro lavoro dei minatori di suo padre con profondo dolore. La famiglia trascorreva infatti l'estate ov'erano le miniere, e l'inverno a Tomsk. La città era luogo d'esilio di ben noti decabristi, come Gavriil Baten'kov (1793-1863), e vi fu confinato anche Bakunin, che sposerà la cugina dei ragazzi Kvjatkovskij, Antonina, figlia dello zio Ksaver Vasil'evič.Aleksandr Kvjatkovskij, Le ultime lettere alla famiglia.

Indole riflessiva e attenta, Aleksandr, non era interessato ai passatempi soliti dei bambini e dedicava tutto il suo tempo alla lettura. Lo si vedeva sempre chino sui libri, anche a pranzo, e a nulla valevano i rimbrotti e le punizioni paterne. A dieci anni fu iscritto al liceo e qui, entrato in un circolo studentesco che professava l'autoeducazione, si formò compiutamente il suo abito morale e mentale. Cominciò a vivere modestamente, rifiutando ogni comodità, anche di coprirsi con la pelliccia nel gelido inverno siberiano perché era quello un lusso non alla portata di tutti, e dando lezioni per mantenersi con i propri mezzi. Diplomatosi nel 1870, seguì il fratello maggiore Timofej, nato nel 1852, a San Pietroburgo per frequentare l'Istituto tecnologico, che lascerà nel 1874 allorquando i due decisero di «andare nel popolo».

L'attività rivoluzionaria. Dall'andata nel popolo a Narodnaja volja

Il lavoro tra il popolo cominciò nel governatorato di Tula, in cui Aleksandr con il fratello, Innokentij P'jankov (1855-1911) e Dimitrij Sokolov (1853 ca.-dopo 1883) aprì una bottega per fabbri, che volsero presto in un artel''' motivati dall'intento di mostrare la bontà di un sistema produttivo solidale.<ref>Un artel era un'associazione cooperativistica artigianale.</ref> Alcuni anni più tardi, Kvjatkovskij riaffermerà la superiorità di questo modello economico parlando dello Stato che dovrà nascere dalle macerie del vecchio, e dirà che suo scopo è «mettere in luce i vantaggi offerti dalla produzione cooperativistica» ed «evidenziare l'assurdità del modo di produzione capitalistico»Sigizmund N. Valk, Dichiarazione autobiografica di A. A. Kvjatkovskij, in «Krasnyj archiv», vol. I, 1926, p. 17.. A novembre Aleksandr fu arrestato per essere rilasciato nell'aprile successivo.Timofej, dopo questo episodio, andò a Kiev, dove fece propaganda tra i settari. Arrestato nell'aprile del '75 e inviato a San Pietroburgo, fu rilasciato dalla fortezza Pietro e Paolo a maggio. Nuovo arresto l'anno seguente a Serpuchov. Messo sotto sorveglianza, riuscì a eludere il controllo delle guardie, ma mentre era vicino a lasciare il paese per emigrare all'estero, nel gennaio del '77, fu catturato. Giudicato nel processo dei 193, ebbe una condanna a nove anni di lavori forzati da servire nelle miniere d'oro statali, situate lungo il corso del Kara. Nel 1883 fu trasferito in una colonia non penale, e tre anni dopo ebbe il permesso di risiedere nel governatorato di Enisej, che aveva quale centro principale la città di Krasnojarsk. Finalmente, nel 1893 gli fu concesso di soggiornare ovunque, tranne che nella capitale, e Timofej scelse la Siberia, dove svolse un ruolo di primo piano nello sviluppo dell'edilizia e delle infrastrutture locali. Morì dopo il 1898. Cfr. Timofej Aleksandrovič Kvjatkovskij. Tuttavia, nella breve biografia pubblicata dai narodovol'cy sul giornale di partito, uscito un mese dopo l'esecuzione di Kvjatkovskij, non si parla di arresto ma di una debilitazione fisica di Aleksandr, ristabilitosi dalla quale sarebbe tornato in azione nel distretto di Efremov, sempre nel governatorato di Tula, per trasferirsi a Kostroma a seguito della denuncia di un vicino.

Qui s'impiegò per circa sei mesi come operaio metallurgico nella fabbrica Šilov, abilitata anche alla costruzione di navi per la flotta. Il «pesante lavoro da bestie» lo sfiancò e alla fine del 1875, Kvjatkovskij era nella capitale dove, tra la primavera e l'estate del 1876, fu tra i membri fondatori di Zemlja i volja. Cominciò allora a essere soprannominato Aleksandr I.

Per poco meno di un anno, dal luglio del 1876 al giugno del 1877, fece il bracciante nel distretto di Ardanov, governatorato di Nižnij Novgorod, nella colonia populista che aveva contribuito a creare. Poi, per sfuggire alla persecuzione poliziesca, si spostò nella regione del Volga, precisamente nell'area di Voronež, luoghi in cui con Michail Popov (1851-1908) andò girovagando come umile venditore ambulante.In memoria di Kvjatkovskij, cit.

Nel frattempo aveva costituito con Nikolaj Tjutčev (1856-1924) e Andrej Presnjakov (1856-1880) un gruppo d'azione pensato per eliminare spie e agenti provocatori. E quando Presnjakov, che nel luglio del 1877 aveva ucciso la spia Nikolaj Šaraškin, per essere arrestato il 16 ottobre a San Pietroburgo, rischiò il capestro, Kvjatkovskij, in sella al cavallo Varvar (il Barbaro),Il cavallo, un ex campione di trotto e vincitore di un premio, era stato acquistato dal dottor Orest Vejmar (1845-1885) in occasione della fuga del principe Kropotkin, suo amico, avvenuta l'11 agosto 1876, e sarebbe poi stato impiegato in altre imprese, prima tra tutte, l'omicidio del capo della gendarmeria, generale Mezencov. Cfr. Alex Butterworth, Il mondo che non fu mai, Torino, 2011, pp. 114, 143. riuscì il 29 aprile 1878, con il supporto di Aleksandr Chotinskij (1852-1883), a farlo fuggire dal distretto di polizia del quartiere Kolomna dov'era custodito.

In maggio era a San Pietroburgo per lavorare alla revisione dello statuto organizzativo di Zemlja i Volja, in vista delle nuove sfide che la recente assoluzione da parte della giuria popolare di Vera Zasulič, autrice del ferimento del generale Trepov, governatore di San Pietroburgo, lasciava presagire si profilassero all'orizzonte. Sembrava che la società civile si fosse finalmente ridestata dal suo secolare torpore e grandi eventi fossero alle porte, di modo che era priorità indiscussa dei populisti preparare la rivoluzione e coordinare al meglio le forze per dirigerla. Si trattava di inserire in una formazione di rivoluzionari poco inclini alla disciplina e all'obbedienza, proprio questi principi, dotando il partito di un centro direttivo, il «circolo fondamentale», e creando tutta una serie di norme cospirative tese a garantire la sopravvivenza di una struttura clandestina. Aleksandr Michajlov fu il fautore più deciso di detta trasformazione, colui che dovette persuadere gli altri ad accogliere con gioia il nuovo tipo d'organizzazione, giacché da essa «attendiamo il massimo bene e vediamo in lei la salvezza». Infatti, persino Kvjatkovskij e Obolešev, artefici con lui della svolta, non nascosero la propria intima sofferenza per quell'evoluzione che limitava le libertà di ciascuno. Scrisse Kvjatkovskij in una nota che il «circolo fondamentale» era «un male necessario», determinato dall'inesperienza e dalla mancanza di senso pratico «d'un notevole numero di rivoluzionari russi», nonché «dalla difficoltà della situazione in cui si svolge la nostra azione».Franco Venturi, Il populismo russo III. Dall'andata nel popolo al terrorismo, Torino, 1972, pp. 236-237. Fu però solo dopo l'arresto, nell'ottobre successivo, di buona parte del nucleo dirigente di Zemlja i Volja che la concezione professata da Michajlov penetrò e si affermò nell'organizzazione.

Il 13 luglio Kvjatkovskij partecipò, con i migliori elementi del Sud e diversi altri esponenti di spicco di Zemlja i Volja riuniti da Sof'ja Perovskaja, allo sfortunato tentativo di far evadere Porfirij Vojnaral'skij lungo il tratto di strada tra Char'kov e Čuguev, nel mentre veniva condotto alla prigione centrale di Novo Belgorod (ora Pečenegi). Morozov e Michajlov avevano comprato sette revolver militari e un coltello marinaresco per tagliare le cinghie dei cavalli e fermare la carrozza su cui doveva essere portato il prigioniero, dopo di che si sarebbe provveduto a liberarlo, disarmando o uccidendo i gendarmi di scorta.

Secondo il racconto di Morozov, Barannikov e Frolenko, travestiti da gendarmi, fecero fermare la carrozza e spararono alle due guardie sedute a cassetta. Frolenko mancò il bersaglio, non Barannikov che ferì uno dei gendarmi. A Vojnaral'skij, che era incatenato alla panca, non riuscì di approfittare della situazione per fuggire, e a quel punto la carrozza prese il volo, inseguita senza successo da Frolenko e Barannikov. Il cavallo di Kvjatkovskij, che precedeva il veicolo, al rumore degli spari s'era impennato e Aleksandr non poté sparare dalla postazione favorevole in cui si trovava. Dovette perciò attendere che il mezzo gli passasse davanti e colpire da dietro perché a distanza ravvicinata non c'era modo di schivare i proiettili delle guardie. Scaricò l'intera cartuccia del suo revolver senza rendere inoffensivo il cocchiere del carro, il quale alla fine si dileguò. Resta inspiegabile come mai Barannikov e Frolenko non tagliarono le tirelle che avrebbero fatto scappare i cavalli, pur muniti di un'arma capace di trinciare le robuste corde dei bastimenti.