I Lineamenti di filosofia del diritto, pubblicati a Berlino nel 1820 (pur riportando la data del 1821) rappresentano la sintesi complessiva del pensiero etico-politico di Hegel. Con quest'ultima opera pubblicata con il sottotitolo Diritto naturale e scienza dello Stato in compendio, l'autore espone gli aspetti fondamentali dello sviluppo dialettico dell'Idea che mira a «comprendere concettualmente lo Stato e di esporlo come qualcosa di intimamente razionale».Carla Maria Fabiani, Sintesi dei Lineamenti della Filosofia del Diritto di Hegel

Diritto, moralità, eticità Hegel afferma che il diritto studia la volontà libera in sé per sé, nel suo concetto astratto e nella determinazione dell'immediatezza. Il diritto è quindi formale perché prescinde dall'intenzione. In altre parole, il diritto è distinto dalla morale perché il diritto considera solo se l'azione è conforme alla legge e se si disinteressa dei motivi per i quali è compiuta. Il diritto non ha come fine, e nemmeno ha i mezzi per stabilire la volontà delle parti prima dell'atto o del patto che la manifestano: non si possono fare processi alle intenzioni. La morale, invece, come la teorizza Kant, è formale, è una moralità dell'intenzione, che esprime il dovere per il dovere, in cui la buona volontà è rilevante a prescindere dal risultato.

Il diritto è un insieme di regole che la società si dà per impedire la conflittualità delle volontà. La concezione di Hegel su un diritto fattuale separato dalla volontà personale, è quanto mai moderna e ripresa nel diritto di molti Paesi moderni, in particolare nel diritto penale.

Hegel nella Prefazione alla Filosofia del Diritto, in cui afferma l'identità tra razionale e reale («Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale»G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, p. 14.) raccomanda a chi tratterà la sua filosofia in futuro, di presentarla, come egli stesso faceva, in contrapposizione con le filosofie precedenti, con analogie e differenze. Secondo Hegel, Kant è il filosofo che meglio di ogni altro in precedenza trattò la materia del diritto e della morale. Coerenti con l'approccio hegeliano, i temi del diritto e della morale iniziano e terminano con il riferimento a Kant.

Il concetto di fondo a cui si ispira il diritto è: "Sii te stesso, e rispetta gli altri come persone". Hegel interpreta in questa maniera il principio universale del diritto di Kant: "Agisci esternamente in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con quello di ogni altro sotto una legge universale" (Kant, La metafisica dei costumi, Dottrina del diritto). Il principio di fondo dell'etica è l'imperativo categorico di Kant secondo cui "Agisci come se la massima della tua volontà deve potere diventare una legge universale": questa è la formula fondamentale dell'imperativo, presente nelle opere morali kantiane ("Fondazione della metafisica dei costumi del 1785, e "La Critica della ragion pratica" del 1788). C'è anche però un riferimento alla celeberrima seconda formulazione (presente solo nella " Fondazione della metafisica dei costumidel 1785) dell'imperativo categorico: "Agisci in modo da trattare l'umanità nella tua, come nell'altrui persona sempre come fine e mai semplicemente come mezzo". In materia di diritto e di etica, vale di nuovo la critica generale mossa da Hegel alla intera filosofia di Kant: anche la morale kantiana è meramente formale, priva del contenuto, che è costituito, secondo Hegel, dal bene oggettivo. Come la filosofia di Kant, anche la morale kantiana introduce una separazione tra soggetto e oggetto: esiste un bene oggettivo, e la volontà soggettiva non è infallibile, può sbagliare valutando un'azione come buona, mentre in realtà non lo è.

L'imperativo categorico che chiede di rapportarsi agli altri avendoli come fini (e mai semplicemente come mezzi) è una regola universale, che si ferma alla soggettività e trascura il bene oggettivo. Kant però parla di soggettività trascendentale: questa è l'umanità, intesa in maniera illuministica come "natura umana", prescindendo dalle differenze individuali, che restano fuori dell'ambito della filosofia morale: il singolo individuo è studiato da Kant nella sua unicità e diversità solo dall'Antropologia pragmatica (1798), che tratta di come agisce.

Secondo Hegel, la scissione fra soggetto e oggetto della morale kantiana ha un impatto sul piano soggettivo, perché l'imperativo categorico è universale ma troppo generico, perché lascia ai singoli il compito identificare di volta in volta, nelle molteplici situazioni della vita, la ricerca e la scelta del modo in cui perseguire questo fine. Non tutte le persone hanno la stessa crescita dello spirito per compiere le scelte giuste, e la stessa volontà tende a costruirsi una regola propria e di comodo, che maschera, come fine morale, il perseguimento di fini particolari e personali.

Per Hegel però abbiamo nel campo dell'universalità diversi gradi di generalità, e l'imperativo categorico kantiano può e dovrebbe caratterizzarsi con ulteriori regole, sempre altrettanto universalmente valide, ma più particolari e circostanziate, più vicine all'oggetto (il bene oggettivo), in modo da fornire alle persone dei valori di riferimento.La filosofia hegeliana li fornisce quando, all'interno dell'eticità tratta in primo luogo della famiglia, poi della società civile e infine identifica nello Stato il massimo dei valori e dell'eticità.

Lo Stato

Lo Stato rappresenta la sintesi di famiglia e società civile, e costituisce il momento più alto dell'Eticità. Lo stato si colloca cronologicamente alla fine dell'ethos ma in realtà è presente logicamente fin dall'inizio, nel senso che è già presente idealmente nella formazione della famiglia e della società civile, che perderebbero di significato e di realtà se non mirassero sin dal principio alla formazione dello Stato.

Hegel definisce lo Stato la realtà dell'idea etica, in quanto in esso si realizza l'intera eticità. Lo Stato etico non è una somma di volontà individuali, è Spirito vivente, è la Ragione che con un'opera millenaria si è incarnata in un'istituzione al di sopra dei singoli.

«Lo Stato "l’incedere di Dio nel mondo, ciò che lo stato è, il fondamento di esso è la potenza della ragione realizzante sé come volontà. Nel caso dell’idea dello stato non si devono avere dinnanzi agli occhi stati particolari, non particolari istituzioni, si deve piuttosto considerare per sé l’idea, questo Dio reale.»G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Aggiunte redatte da Eduard Gans al § 258, p. 358

Lo Stato non è al vertice dell'ontologia hegeliana,ma solo dello spirito oggettivo; infatti nella Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1817) prosegue come Spirito Assoluto, nel suo sviluppo dialettico di arte, religione e filosofia.

Lo Stato non è inteso come luogo di pace perpetua: arte, religione e filosofia nascono proprio dalla contrapposizione dialettica dello Stato (o meglio dello Spirito Oggettivo), con gli altri tre momenti dello Spirito Soggettivo.

Ricordiamo poi che nella Prefazione alla Filosofia del Diritto, Hegel descrive la propria filosofia come una rara eccezione alla regola dominante, quella di criticare e contraddire tutto quello che Stati e filosofi hanno fatto e detto in passato.

Lo Stato nasce non da un contratto stipulato fra gli individui, poiché non sono gli individui a formare lo Stato, bensì è lo Stato a formare gli individui.In ciò si rivela l'anti-contrattualismo di Hegel, il quale era peraltro anche un avversario del giusnaturalismo.

In quanto momento della manifestazione dello Spirito nella storia, lo Stato: è giusto, giuridicamente lecito, storicamente inevitabile che esista: è più importante degli individui e sopravvive ad essi (è il momento più alto, di sintesi dello Spirito oggettivo); non è indipendente dagli individui (primo momento dello Spirito Oggettivo è il singolo individuo), che nel tempo lo precedono, per cui vi è la coincidenza del diritto privato con l'etica pubblica; Lo Stato non esclude il singolo individuo dalla politica, per ricordarsi di lui nel solo momento del bisogno: la guerra. Per Kant e Hegel, la partecipazione del cittadino alla vita politica è un diritto-dovere del singolo cittadino.

Lo Stato nella storia Hegel è stato un avversario del liberalismo e della democrazia: è impossibile, per Hegel, pensare uno stato di modello liberale, che finirebbe per perdere ogni sua funzione nel semplice compito di tutelare gli interessi delle parti. Hegel è critico anche di uno stato di stampo democratico, in quanto la sovranità non può appartenere al popolo, perché il popolo senza lo Stato altro non è che una massa informe. Per questo la teoria dello Stato hegeliana è stata spesso letta a supporto di regimi totalitari, ma in realtà contiene principi che potrebbero essere presi a supporto di una democrazia moderna, poiché lo Stato è un'idea che non può esistere senza una materia reale, che è il popolo. Lo Stato è tutt'uno con il popolo. Per questo Hegel rigetta sia il contrattualismo, che il giusnaturalismo, perché è inaccettabile che esista un diritto prima e oltre lo Stato. Né lo Stato hegeliano è da considerarsi come dispotico, in quanto esiste pur sempre un sistema di leggi attraverso cui è lo Stato a governare, non il popolo.

Nei suoi scritti, Hegel sostiene il principio della separazione dei poteri ma non in una forma perfetta e rigida, che comprometterebbe l'unità dello Stato. La separazione dei poteri ha una fondazione filosofica molto più forte che nell'Illuminismo, poiché Hegel la fa risalire, non tanto alla tutela della libertà di qualcosa di esterno allo Stato, il singolo individuo, ma alla natura e definizione stessa di Stato inteso come organismo vivente (stato etico), che attraversa i tre momenti della dialettica, sia quella espressa nel rapporto tra i tre poteri, sia quella della loro vita interna.

Hegel rigetta il principio della sovranità popolare, come era inteso all'epoca, nel senso di una partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica, mentre è apertamente favorevole a una partecipazione rappresentativa in cui le leggi siano votate da un Parlamento eletto dal popolo.

Le ideologie successive (di destra, di sinistra ma anche liberale di Benedetto Croce) hanno tentato di leggere nel pensiero hegeliano una forma ideale di Stato e un'idea politica conseguente. Hegel afferma che: Se la morale e le forme di Governo sono queste, ci sarà un motivo, una qualche razionale necessità (sia filosofica che etica).

La filosofia non deve dichiarare quale sia la morale e la forma ideale di Governo e come debbano agire: non perché non può saperlo e nemmeno perché sognando una forma di stato perfetta si cadrebbe nell'utopia mentre la realtà va accettata così come è. La filosofia ha già speculato sulla forma dello Stato e ne ha visto il percorso nella storia dove l'ideale entra in rapporto di complementarità con il razionale. Ciò non significa che una riflessione politica astratta possa dire quale forma di Stato meglio risponde alla filosofia hegeliana, ma questo non equivale a proporre un'azione o reazione storica per concretizzarla, dovendosi riconoscere alla storia la necessità e opportunità di quella che è la realtà al momento presente.

La forma di governo ideale per Hegel è la monarchia costituzionaleFrancesco Matarrese, Hegel e la logica dialettica, Bari, Edizioni Dedalo, 1976 p.13 che risolve organicamente in se stessa anche le altre forme classiche di governo: monarchia (perché il monarca è uno), aristocrazia (al potere governativo intervengono alcuni) e democrazia (con il potere legislativo si manifesta la pluralità in genere).